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Sono nella Città Proibita, sono nel palazzo della Regina delle Nevi, sono nel Qadosh haQodashim, sono nell'Area 51, sono nell'Ise Jingu, sono a North Sentinel Island, sono nel caveau della Banca di Inghilterra, sono nel
bosco di Lothlorien, sono nel Club 33, sono sulla vetta del monte Kailas, sono in uno dei luoghi più inaccessibili del pianeta: sono nella Grande Certosa.
La campana suona a mezzanotte. I corridoi sono enormi, risonanti, labirintici e completamente bui. Le porte hanno chiavistelli vecchi, cigolanti e molto complicati da aprire e da chiudere. Ma ecco, sono nell'alta tribuna sopra il coro della chiesa.
Nel buio totale mi sembra vuota. Mi infilo in uno stallo. Dopo un po' mi accorgo di un'ombra bianca alla mia destra, immobile, si intravede nell'oscurità, come un nevaio sul fianco nero di una montagna. Passa ancora del tempo e capisco che è un monaco incappucciato. Strano che sia qui, dovrebbe essere giù in coro. È così fermo che sembra neppure respiri.
D'un tratto, dalla voragine buia davanti a me, affiora un canto latino lentissimo, ruvido come le scogliere del Grand Som che domina il monastero: nulla a che vedere con il gregoriano romantico, riscoperto nel 1800, a cui l'orecchio è abituato. Sono le preghiere introduttive e il salmo invitatorio con le sue antifone, intonate a memoria. Si accendono poi delle piccole luci nel coro: adesso con attenzione i monaci si intravedono, col cappuccio alzato, nella tipica postura certosina perennemente inclinata. Tre notturni, tre serie di letture, tre responsori. Tre ore. Finirà alle tre. L'Ufficio Notturno.
Ufficio Notturno delle madri che si risvegliano per il pianto dei loro figli. Ufficio Notturno dei malati tenuti desti dal dolore nei loro letti. Ufficio Notturno degli operai alle catene di montaggio. Ufficio Notturno dei capi ciondolanti sui treni, le navi e gli aerei. Ufficio Notturno degli amanti a cui l'amore non dà pace. Ufficio Notturno delle badanti a cui l'anziano non dà pace. Ufficio notturno dei cantieri di chi asfalta le autostrade e Ufficio Notturno di chi quelle autostrade percorre. Ufficio Notturno del crampo mentale, morale o spirituale che non fa chiudere gli occhi. Ufficio Notturno di coloro che chiusi nei rifugi sentono i boati delle bombe e Ufficio Notturno di coloro che - lontani - pensano ai parenti e agli amici chiusi nei rifugi e a cui le bombe esplodono nel cuore. Ufficio Notturno des hommes qui ne dorment pas et qui même Dieu n'aime pas secondo Péguy. Ufficio Notturno degli uomini, delle donne e dei bambini che non dormono.
Ecco che comprendo che tutte queste veglie scomposte giungono come per segrete vie al coro dei certosini e da essi ricevono parola, suono, ordine, postura, e mediante essi diventano implorazione, lode, preghiera. Nell'oscurità vedo, non immagino ma vedo, come la veglia dei monaci bianchi riassume, raccoglie, raduna le veglie del mondo e le presenta a Dio nella forma di un canto. Ma un po' ruvido. Parce que c'est plus doux.
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