lunedì 30 maggio 2022

Il Patriarca Ecumenico ha celebrato la Divina Liturgia al monastero di Iviron, sul monte Athos, indossando le vesti di un semplice prete con sopra l'omoforion, come i santi vescovi sono sempre raffigurati nelle icone.




Dalla  pagina Facebook di Leonardo Lenzi 

https://www.facebook.com/leonardo.lenzi/posts/10160262939733069


Da 'Contro la religione', del filosofo e teologo greco Christos Yannaras  (2006)

"Il segno distintivo del vescovo era l''omoforion' da tenersi sopra il 'felonion' del presbitero, come nella tradizione iconografica sono rappresentati i padri della Chiesa. Oggi, anche nelle diocesi più piccole e più povere, il 'sommo sacerdote' e 'despota' sale sul trono letteralmente vestito come un extraterrestre in mezzo a una povertà contadina e operaia: con il 'sakkon' di un imperatore romano, la 'mantyia' (o manto caudato), una corona (mitra), uno scettro (pateritsa), mentre viene salutato abbondantemente dai cantori (con l'elogio imperiale: 'Ad multos annos, Eis polla eti despota') e viene incensato come un idolo dai diaconi.

I 'sommi sacerdoti' difendono questo rituale ormai tradizionale spiegando che devono circondarsi di questa magnificenza favolosa per simbolizzare il Cristo che ha assunto la natura umana per glorificarla con una gloria regale. Non spiegano perché devono simbolizzare solo la gloria regale della natura umana di Cristo e mai il modello che egli ha lasciato come precetto ai suoi discepoli: 'Dovette lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi" (Gv 13, 14-15) [ndr: e anche perché debbano mostrare solo la natura umana del Cristo trans-figurata e mai quella s-figurata sulla Croce].

Parole il cui significato è stato devitalizzato dal bisogno innato di istituzionalizzazione religiosa. E davvero stupisce come uomini che ricevono simili onori di sacralizzazione della loro individualità riescano a conservare un equilibrio psicologico (e intellettuale), quando specialmente assurgono a simili grandezze provenendo da un basso ambiente sociale e culturale (come è la regola nelle condizioni della modernità) e quando tutta questa ordinaria, programmatica e istituzionalizzata adulazione dei loro impulsi narcisistici è accompagnata dalla privazione sessuale. Una privazione che (spesso o di regola) non hanno scelto perché chiamati alla vita monastica e ascetica e neppure per il desiderio di comunione (il cenobio monastico), ma hanno soltanto accettato programmaticamente come presupposto della carriera, per salire cioè a dignità religiose dominanti.

In ogni caso la conseguenza più dolorosa dell'alienazione 'pontificale' della funzione episcopale è piuttosto l'oscuramento dello scopo (la speranza per l'umanità) che l'evento della Chiesa serve. Il comportamento 'pontificale' del Vescovo distorce l'attuazione eucaristica dell'evento dellla Chiesa in uno spettacolo e in un'audizione religiosi, in una gratificazione individuale sentimentalmente consumabile indipendentemente dal cambiamento del modo dell'esistenza."




giovedì 26 maggio 2022

Dal web. autore. Leonardo. Lenzi. Ufficio Notturno



https://www.facebook.com/leonardo.lenzi/posts/10160254564628069


Sono nella Città Proibita, sono nel palazzo della Regina delle Nevi, sono nel Qadosh haQodashim, sono nell'Area 51, sono nell'Ise Jingu, sono a North Sentinel Island, sono nel caveau della Banca di Inghilterra, sono nel

bosco di Lothlorien, sono nel Club 33, sono sulla vetta del monte Kailas, sono in uno dei luoghi più inaccessibili del pianeta: sono nella Grande Certosa. 

La campana suona a mezzanotte. I corridoi sono enormi, risonanti, labirintici e completamente bui. Le porte hanno chiavistelli vecchi, cigolanti e molto complicati da aprire e da chiudere. Ma ecco, sono nell'alta tribuna sopra il coro della chiesa. 

Nel buio totale mi sembra vuota. Mi infilo in uno stallo. Dopo un po' mi accorgo di un'ombra bianca alla mia destra, immobile, si intravede nell'oscurità, come un nevaio sul fianco nero di una montagna. Passa ancora del tempo e capisco che è un monaco incappucciato. Strano che sia qui, dovrebbe essere giù in coro. È così fermo che sembra neppure respiri. 

D'un tratto, dalla voragine buia davanti a me, affiora un canto latino lentissimo, ruvido come le scogliere del Grand Som che domina il monastero: nulla a che vedere con il gregoriano romantico, riscoperto nel 1800, a cui l'orecchio è abituato. Sono le preghiere introduttive e il salmo invitatorio con le sue antifone, intonate a memoria. Si accendono poi delle piccole luci nel coro: adesso con attenzione i monaci si intravedono, col cappuccio alzato, nella tipica postura certosina perennemente inclinata. Tre notturni, tre serie di letture, tre responsori. Tre ore. Finirà alle tre. L'Ufficio Notturno. 

Ufficio Notturno delle madri che si risvegliano per il pianto dei loro figli. Ufficio Notturno dei malati tenuti desti dal dolore nei loro letti. Ufficio Notturno degli operai alle catene di montaggio. Ufficio Notturno dei capi ciondolanti sui treni, le navi e gli aerei. Ufficio Notturno degli amanti a cui l'amore non dà pace. Ufficio Notturno delle badanti a cui l'anziano non dà pace. Ufficio notturno dei cantieri di chi asfalta le autostrade e Ufficio Notturno di chi quelle autostrade percorre. Ufficio Notturno del crampo mentale, morale o spirituale che non fa chiudere gli occhi. Ufficio Notturno di coloro che chiusi nei rifugi sentono i boati delle bombe e Ufficio Notturno di coloro che - lontani - pensano ai parenti e agli amici chiusi nei rifugi e a cui le bombe esplodono nel cuore. Ufficio Notturno des hommes qui ne dorment pas et qui même Dieu n'aime pas secondo Péguy. Ufficio Notturno degli uomini, delle donne e dei bambini che non dormono. 

Ecco che comprendo che tutte queste veglie scomposte giungono come per segrete vie al coro dei certosini e da essi ricevono parola, suono, ordine, postura, e mediante essi diventano implorazione, lode, preghiera. Nell'oscurità vedo, non immagino ma vedo, come la veglia dei monaci bianchi riassume, raccoglie, raduna le veglie del mondo e le presenta a Dio nella forma di un canto. Ma un po' ruvido. Parce que c'est plus doux.

mercoledì 25 maggio 2022

First, we need to seek the truth, and then we seek diplomacy – Taras Dyatlik





April 30, 2022

Voices from Ukraine


https://www.ethos.org.ua/en/first-we-need-to-seek-the-truth-and-then-we-seek-diplomacy-taras-dyatlik/

First, we need to seek the truth.

And then we seek diplomacy…


Do not invest in theological educators.

Invest in human beings who seek the truth and do theological training


Do not invest in students of theology.

Invest in human beings who seek the truth and want to be educated theologically.


Do not invest in theological education.

Invest in the Church through supporting the truth and theological training.


Investment and education are not a project to reach the results.

It is a long journey to reach Transfiguration through the truth.


And yes, the language matters:


not a conflict, but the invasion

not a crisis, but the war

not a situation, but the aggression

We cannot be truly human if we avoid the truth for the sake of diplomacy… not offend an offender… avoiding the truth for the sake of diplomacy in the ‘negotiations’ of the collective West and Russia has led to the deaths of … how many? … civilians, children, women, aged people…


Do not invest in crisis, conflict, and situation.

Invest in Truth and human beings.

Do not be afraid to offend aggression.

Think about compassion for the suffering…


If there is no truth, but just diplomacy, then there is no mercy, no compassion, no true love…


Before hearing a rooster Peter followed diplomacy…

After hearing Jesus at the sea of Galilee Peter followed the Truth…


Peace be to you, the People of the Bridge…


Taras Dyatlik, 65th day of the war

https://www.ethos.org.ua/en/first-we-need-to-seek-the-truth-and-then-we-seek-diplomacy-taras-dyatlik/


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martedì 24 maggio 2022

Claudio Tabacco Sermoni del Tempo di Pasqua (Martedì della sesta settimana) .il nostro scellerato Patto con il Principe di questo Mondo


"Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.

E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; "

Le discepole ed i discepoli sono tristi, non capiscono, non possono capire questo lungo discorso di commiato. Anche la Comunità Redigente è nella tristezza perché è morto colui che l'aveva fondata, è nello sconforto perché travagliata dalle persecuzioni. Anche noi siamo tristi perché ci sentiamo soli, abbandonati da Dio/Dea, abbiamo innalzato preghiere e suppliche affinché la pandemia finisse, ed essa non è finita, abbiamo innalzato preghiere e suppliche affinché l'Altissimo fermasse la mono omicida di Caino e in Ucraina la guerra divora vite, facendo di quella terra un mattatoio, altre circa novecento guerre fanno del Mondo una spugna intrisa di sangue e dolore. Dio non ha ascoltato le nostre suppliche. 

"riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato". Chi è il Principe di questo Mondo? Non è il diavolo, nell'antichità si riteneva che ogni pianeta fosse governato da un Arconte che è la sintesi, in un certo senso il Simbolico, di tutto ciò che è. Se, come abbiamo visto, questo Mondo coincide con le Strutture del Peccato Sociale: Oppressione / Dominio, Egoismo /Rapina legale da parte della Finanza, Schiavitù / Precarizzazione dei Lavoratori e delle Lavoratrici così che sono totalmente espropriat@ del potere decisionale sulle proprie vite, allora la Predicazione del Buon Annuncio ha già sconfitto il Simbolico del Potere in favore della Simbolica della Comunione / Condivisione. Il Paracleto che come Chiesa abbiamo ricevuto a Pentecoste ci ha insegnato che il Principe di Questo Mondo, il Simbolico del Potere, è già stato sconfitto, ma noi ci siamo fatti ciechi e sordi e muti ed abbiamo stretto un Patto con il Principe di questo Mondo. Ora ci sentiamo abbandonati perché le nostre preghiere sono senza risposta. Abbiamo invocato e pregato l'Idolo costruito dal Patto con il Principe di questo Mondo, abbiamo supplicato il dio maschio bianco della tradizione, ci siamo rivolti al deus ex machina e questi ci ha delusi. Quel dio è morto poiché partecipa dello scellerato patto con il Principe di questo Mondo. 

Ascoltando certi gerarchi delle Chiese ed osservando certe prassi delle Chiese vien da dire che Gesù invano è vissuto, invano ha predicato, invano è morto, invano è risorto, invano ci ha lasciato lo Spirito di Santificazione. 

Lo Spirito di Santità non urla sussurra occorre che facciamo un grande silenzio ed ascoltiamo quel flatus vocis che sommesso parla negli Abissi del nostro psichismo collettivo ed individuale. Il Simbolico del Potere è già a terra, sconfitto oltre ogni possibilità di ri-vincita, la Simbolica della Comunione / Condivisione ha già e definitivamente trionfato. La Fede che la Chiesa dovrebbe mostrare è proprio questo totale abbandono allo Spirito di Dio. L'Oppositore è sconfitto noi siamo l'Alternativa, lui fu l'Occidente, terra della Morte, noi siamo l'aurora Eterna della Vita. Noi, non per merito nostro, siamo nella Storia la Simbolica della Comunione e della Condivisione che si fa concretezza di Liberazione, evidenza d'Amore che accoglie ogni alterità, manifestazione di Dio/Dea che ogni realtà caduca rende divina. 

Amen

lunedì 23 maggio 2022

Friedrich Wilhelm Nietzsche.--Gegen den Positivismus,--Contro il positivismo,





- Non ci sono fatti ma solo interpretazioni -

“ Contro il positivismo, che si ferma ai fenomeni: «ci sono soltanto i fatti», dire: no, proprio i fatti non ci sono, bensì solo interpretazioni. Noi non possiamo constatare alcun fatto «in sé»; è forse un’assurdità volere qualcosa del genere. «Tutto è soggettivo», direte voi; ma già questa è un’‹interpretazione›, il «soggetto» non è niente di dato, è solo qualcosa di aggiunto con l’immaginazione, qualcosa di appiccicato dopo. – È infine necessario mettere ancora l’interprete dietro l’interpretazione? Già questo è invenzione, ipotesi.

In quanto la parola «conoscenza» abbia senso, il mondo è conoscibile; ma esso è ‹interpretabile› in modi diversi, non ha dietro di sé un senso, ma innumerevoli sensi. «Prospettivismo».

Sono i nostri bisogni ‹che interpretano il mondo›: i nostri istinti e i loro pro e contro. Ogni istinto è una specie di sete di dominio, ciascuno ha la sua prospettiva, che esso vorrebbe imporre come norma a tutti gli altri istinti.”

FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE (1844 – 1900), “Frammenti postumi 1885 – 1887”, in “Opere di Friedrich Nietzsche”, edizione italiana diretta da G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano 1975 (I ed.), volume VII, tomo I, testo critico originale stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari, versione di Sossio Giametta, ‘Fine 1886 – Primavera 1887’, 7 [60], pp. 299 – 300.


“ Gegen den Positivismus, welcher bei dem Phänomen stehen bleibt «es giebt nur Thatsachen», würde ich sagen: nein, gerade Thatsachen giebt es nicht, nur Interpretationen. Wir können kein Factum «an sich» feststellen: vielleicht ist es ein Unsinn, so etwas zu wollen. «Es ist alles subjektiv» sagt ihr: aber schon das ist ‹Auslegung›, das «Subjekt» ist nichts Gegebenes, sondern etwas Hinzu-Erdichtetes, Dahinter-Gestecktes. — Ist es zuletzt nöthig, den Interpreten noch hinter die Interpretation zu setzen? Schon das ist Dichtung, Hypothese.

Soweit überhaupt das Wort «Erkenntniß» Sinn hat, ist die Welt erkennbar: aber sie ist anders ‹deutbar›, sie hat keinen Sinn hinter sich, sondern unzählige Sinne «Perspektivismus».

Unsre Bedürfnisse sind es, ‹die die Welt auslegen›: unsre Triebe und deren Für und Wider. Jeder Trieb ist eine Art Herrschsucht, jeder hat seine Perspektive, welche er als Norm allen übrigen Trieben aufzwingen möchte.”


https://www.facebook.com/156805224711/photos/a.10153515348374712/10153515348549712/?type=3

sabato 21 maggio 2022

Fenomenologia dei dissennatori e successivo elogio delle streghe e dei maghi contro i dissennatori.

"I Dissennatori sono le creature più disgustose della terra.

Infestano i luoghi più cupi e sporchi, esultano nella decadenza e nella disperazione, svuotano di pace,  speranza e felicità l'aria che li circonda... Se ti avvicini troppo ad un dissennatore  ogni sensazione piacevole, ogni bel ricordo ti verrà succhiato via. Se appena può, il dissennatore si nutrirà di te abbastanza a lungo  da farti diventare simile a lui...malvagio e senz'anima. Non ti rimarranno altro che le peggiori esperienze della tua vita."


ELOGIO DELLE STREGHE E DEI MAGHI 


"Nelle  rare occasioni in cui si catturavano una vera strega e un vero mago, i roghi non avevano alcun effetto. La strega o il mago eseguivano un semplice incantesimo 'Freddafiamma' e poi fingevano di urlare di dolore  mentre in realtà provavano una piacevole sensazione di solletico.

Wendelin La Stramba era così contenta di farsi bruciare  che si lasciò catturare non meno di quarantasette volte  sotto vari travestimenti."


giovedì 19 maggio 2022

Raniero La Valle-- Perchè la secolarizzazione è irreversibile

 


tratto dalla Meditazione "In Quel Tempo"

https://www.facebook.com/ranierolavalle/posts/10207214375795100


....una Chiesa profondamente rinnovata, quale mai era stata pensata dopo il tempo delle origini.
Essa era cresciuta e aveva preso la fisionomia attuale in un’altra epoca, detta di “cristianità” che ormai era finita e anzi licenziata. La riforma di cui essa aveva bisogno andava ben oltre il matrimonio dei preti e i ministeri femminili, ma in quello stato di cose la Chiesa questo non lo poteva fare. A compiere l’opera doveva essere il pontificato e la Chiesa di Francesco, in continuità col Concilio. Ma papa Francesco, mentre realizzava la riforma più radicale che è la pubblicazione del Dio ancora inedito, nella riscoperta trasfigurante della persona del Padre, ha spiegato da Santa Marta che dentro questa crisi, della Chiesa e del mondo, non era possibile fare i cambiamenti che pure si vorrebbero. Come dice un proverbio della sua Argentina, “quando passi un fiume non cambiare cavallo”: in tempi di pace si possono fare miracoli, come dicono gli Atti degli Apostoli, ma quando c’è la crisi e la gente non regge le parole di vita e se ne vuole andare, tanto che Gesù chiese agli apostoli se se ne volevano andare anche loro, non bisogna sfidarla con la necessaria discontinuità.
Ma allora se non era la Chiesa e neanche le religioni stabilite che potevano operare il cambiamento in quel tempo di crisi, chi doveva e poteva farlo perché il tempo nuovo caricasse le vele? Era il mondo che doveva farlo, lui era il soggetto della liberazione, l’umanità tutta intera, il popolo di Dio nella sua dimensione più ampia che abbraccia tutta la Terra. Questo è il popolo amato dal Padre e chiamato alla salvezza, il popolo di Dio, dentro e fuori le Chiese, di ogni denominazione e senza denominazione. È il vasto popolo del mondo che non ha un suo nome che lo distingua, come è dei Greci o degli Spagnoli, perché il suo nome sarebbe quello di Dio, ma il nome di Dio non è esprimibile in termini umani. Perciò i musulmani invocano i 99 bei nomi di Dio ma non giungono all’ultimo, perciò nell’ebraismo esso è nascosto nel tetragramma sacro, perciò nel cristianesimo non c’è altro nome al di sopra del nome di Gesù, perché il nome di Dio è il suo stesso essere, “Io sono”. Perciò non si può nominare il nome di Dio invano, perché nessuno possa appropriarsene per distinguersi gli uni dagli altri. Non si può spartire. Si può essere buddisti, confuciani, animisti, maomettani, anche cristiani, ma col nome di Dio nessuno si può far differenziare. La tunica non si divide.
Ma in che modo il popolo di Dio che è l’umanità tutta intera poteva e può farsi protagonista dell’avvento del tempo nuovo?
La formula è semplice: convertitevi e credete al Vangelo, è l’invito rivolto da Gesù alle folle all’inizio della sua predicazione. Ma quale Vangelo? Per noi i vangeli sono i quattro ben noti, di Marco, Matteo, Luca e Giovanni, ma c’è anche un quinto vangelo, il vangelo di Gesù. Naturalmente è lo stesso Vangelo, e quello di Gesù è contenuto e anche nascosto negli altri quattro.
Ma c’è una differenza: i quattro Evangelisti parlano di Gesù, e questi sono i pilastri su cui è costruita la Chiesa; il quinto vangelo, il Vangelo di Gesù parla del Padre, e anche quando parla di sé lo fa per far vedere il Padre e lo rivela, ne fa l’esegesi come Padre e pastore di tutti senza discriminazione di lingua di religione o di peccato.
Il Vangelo di Gesù è dunque un Vangelo non denominazionale e ad esso davvero possono convertirsi tutti i popoli della Terra: paternità, fraternità, grazia di Dio, tutto, tutto, come diceva papa Giovanni nel suo discorso della luna. E pace, mitezza, servizio ai poveri, pane spezzato, lavoro non schiavo; e come pastori, dice Francesco, non solo i ministri del culto ma i medici, i governanti, e le donne, anello più alto della congiunzione tra uomo e natura.
Papa Francesco è all’incrocio di questi processi: conversione della Chiesa nel rinnovato annuncio del vangelo di Gesù sul Padre e conversione del mondo nell’apertura al vangelo narrato da Gesù anche senza conoscerlo o magari scoprendone nei cristiani la memoria al loro spezzare il pane.
In ciò forse consiste il mistero Bergoglio. Si parlò ai tempi del Vaticano secondo di un “mistero Roncalli”, perché senza mai averci pensato prima, aveva indetto il Concilio per mettere a nuovo la Chiesa. Ora il mistero Bergoglio, la sua missione di papa sembra essere quella di mettere a nuovo il mondo. In questo c’è la vera continuità con Francesco d’Assisi. Francesco ebbe la visione che dovesse restaurare la Chiesa. Fu interpretato che dovesse restaurare la chiesa di san Damiano, poi che dovesse restaurare la Chiesa romana. Ma lui non la prese così; il suo vero orizzonte fu il servizio a tutte le creature, fu il restauro del mondo, anche in nome di un Vangelo, quel quinto vangelo, ai più sconosciuto. Per questo si spogliò delle armi della crociata, e per questo andò dal Sultano. Dopo di ciò “pace e bene” è stato l’augurio uscito da milioni di bocche.
Papa Francesco è in questa linea di successione. Predica il vangelo di Gesù, ossia il vangelo sul Padre; vorrebbe, a saperle, dire le parole corse sulla strada di Emmaus, quando era Gesù a spiegare le Scritture ai discepoli. E nel far questo nello stesso tempo indica e promuove la restaurazione del mondo. Nella giustizia. È come se respirasse con due polmoni, quello del popolo della Chiesa e quello del popolo del mondo, la diastole e la sistole di un unico cuore da cui procede un unico respiro; la Chiesa dei santi, dei richiedenti asilo nel Regno, e quella degli uomini tutti, la vera Chiesa.
Sarà questa la nuova “cristianità”, che non avrà questo nome, e anzi alcun nome, perché non si può né possedere né spartire il nome di Dio? Perché la secolarizzazione è irreversibile.

Raniero La Valle


martedì 17 maggio 2022

Claudio Tabacco-Sermoni del Tempo di Pasqua (Giornata Internazionale contro l'omotransfobia) .





"Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi." 

Oggi si celebra la Giornata Internazionale contro l'omotransfobia, sarebbe meglio dire contro l'odio verso la Comunità LGBTQ e le persone che ne fanno parte. Perché di odio si tratta, non di paura, ma di odio ed in molti Paesi dalla Russia, Ucraina, all'Ungheria e la Polonia di discriminazione legale, in altri come Afghanistan, Arabia Saudita, Indonesia, Nigeria di vera persecuzione. In ogni Paese gli atti di odio verso la Comunità LGBTQ sono in costante aumento, compresa l'Italia. Qual è la situazione nelle Chiese? Nella maggior parte delle Chiese Evangeliche Storiche dopo un lungo, faticoso ed a tratti doloroso percorso si è giunti al pieno accoglimento delle persone e della Comunità LGBTQ, così nelle Chiese Cattoliche Indipendenti, non così nelle chiese pentecostali, non così nella Chiesa cattolica romana e nei suoi riti orientali, non così nell'ortodossia. Le Chiese più legate al Potere Costituito non a caso sono quelle che più rifiutano, a volte camuffando il rifiuto con ipocriti artifici verbali, l'omosessualità come normale orientamento sessuale. L'Evangelo non parla mai di etica sessuale e quando ne parla, donna adúltera, è per distruggerla e quindi superarla. Mai pericope evangelica cadde più a "fagiolo" di quella che oggi siamo invitati a meditare:

"Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi." Gesù si sta accomiatando dalle discepole e dai discepoli, la loro paura è tristezza è grande (eppure i discepoli maschi fuggiranno, abiureranno, solo le discepole rimarranno sotto la croce e con loro il misterioso Discepolo Senza Nome). Gesù, che è già il Signore, il Cristo, dice loro: Vi lascio la Pace, già sappiamo che non è Irenismo o Quietismo, al contrario lo Shalom è Pienezza di Vita e Gioia. Non come la da il mondo, la pace del mondo è stomaco satollo, conformismo al potere, oppiaceo sentirsi bene alla new age, una spiritualità autocentrata. La Pace globale non è possibile, solo la pace interiore dell'individuo è raggiungibile: ecco la pace che da il mondo (Vito Mancuso docet). La Pace che ci lascia Gesù, che è per diventare Cristo, il Risorto, è un dinamismo che inquieta, che spinge e incita ad andare oltre, a penetrare ed immergersi in ogni luogo dell'Umano, anche nei suoi Abissi, per portare anche nelle terre oscure la Luce, ad abitare l'Utopia. La Pace che lascia Gesù non è estranea al conflitto, al turbamento, non è estranea al "peccato" (cosa è la fuga dei discepoli e nostra, di figli del patriarcato, se non peccato estremo?) entra nel peccato e riscatta da esso. I Discepoli convertiti dalle Discepole torneranno, affronteranno mille traversie, affronteranno il martirio del sangue. Certo sono ancora imperfetti, pur abitando il Futuro Estremo, il Regno di Dio/Dea, ancora vivono la storia, ancora sono imbevuti di patriarcato, di sessuofobia, vedi Paolo. Ed ecco che il ruolo delle donne viene occultato, l'odio verso l'omosessualità accolto, istituzionalizzato, iscritto in quella bestemmia che è il Codice di Diritto Canonico, ed infine nel catechismo, il definitivo inaridirsi e morire della Parola. La pace delle Chiese non è la Pace di Gesù, non è la Pace di Cristo. Noi Popolo Nuovo chiamato dallo Spirito fuori da Gerusalemme a riprendere il cammino nel Deserto verso il Villaggio della Comunione Totale e Globale viviamo la Pienezza di Vita e Gioia e la annunciamo ad ogni uomo ad ogni donna: liberiamoci insieme dalle catene religiose che mortificano l'umanità che pulsa in noi, liberiamoci dalle castrazioni religiose che impongono limiti all'amare, abitiamo insieme l'Utopia dell'Arcobaleno, ora, adesso. 

Amen.


sabato 14 maggio 2022

Un nuovo libro di Maurizio Renzini, edito da Nerbini per la collana ‘Thomas Merton: per un nuovo umanesimo’.







https://www.nerbini.it/prodotto/thomas-merton-una-spiritualita-inquieta/




L’eredità culturale e spirituale di Thomas Merton, a mezzo secolo dalla scomparsa, non tende a spegnersi, persistendo una miriade di studi intorno alla sua imponente opera che spazia in ambiti diversificati come la mistica cristiana, la vita contemplativa, il rinnovamento monastico, l’azione sociale, le varie religioni nel mondo e la condizione intima dell’uomo indagata anche attraverso un’ampia produzione poetica. Affrontare la sua figura significa seguire gli stessi percorsi apparentemente indipendenti della sua scrittura, che trovano l’elemento unificante nella volontà di mettere in luce le esigenze latenti di un’umanità confusa, esiliata dalle verità più profonde. Attraverso il pellegrinaggio geografico e spirituale di Merton si coglie l’archetipo dell’uomo in una continua ricerca, che fa esperienza di Dio nella vita contemplativa per porsi poi in quello stato di irrilevanza, di marginalità che facilita la genuina apertura verso altri mondi, altre culture, verso una moltitudine di persone che possono far confluire le differenze in un’antica, originaria unità.

Questo volume traccia l’evoluzione e il dispiegarsi della vita di Merton in una serie di fasi ove la mistica si coniuga con i problemi del mondo e con quelli dell’esistenza umana.


La. Prefazione di  Mario Zaninelli sta in

https://www.nerbini.it/wp-content/uploads/269-Renzini-inizio.pdf


L'INDICE DEL lIBRO. STA IN


https://www.nerbini.it/wp-content/uploads/269-Renzini-indice.pdf




"L’attualità di T. Merton (1915-68) è fuori discussione anche perché troppi eventi di allora richiamano quelli di oggi, ma vorrei sottolineare che il rapporto tra il monachesimo e la realtà concreta, storica, quotidiana, quel suo scoprirsi membro di una unica umanità senza esenzioni e privilegi (la caduta quindi dell’illusione che una professione monastica rendesse creature “altre”) era emerso nella sua problematicità anche con Charles de Foucauld che muore quando Merton nasce, quindi pienamente una generazione prima. Anche fr. Charles aveva avuto una giovinezza segnata da cose molto simili a quelle di Merton (il restare orfani, la vita disordinata ecc) ed è passato attraverso la trappa o meglio le trappe, in Francia e ad Akbes in Siria, e ne esce per essere più uomo tra gli uomini, fratello universale, ma come dentro resta monaco !.

Tale problematicità era sentita forse in modo diffuso, ovviamente non da tutti, ma nella storia cristiana si potrebbero trovare tanti segni; certo Merton gli dà voce in modo intenso e particolare; una problematicità che dura tuttora non solo nel monachesimo ma in tutta la vita consacrata, visibile o nascosta nel quotidiano: il rapporto Chiesa- Mondo lanciato dal Concilio è un cammino in atto sotto tutti gli aspetti, non certo esaurito.

Ma la capacità di cogliere i problemi del mondo, la vastità delle relazioni, il voler cogliere una fraternità al di là delle differenze religiose sono proprio frutto della vita da monaco capace di risalire alle sorgenti, all’essenziale dietro aspetti rituali ed istituzionali, che nella storia avevano preso il sopravvento, non solo non ne fanno una vocazione laicale se non nel senso originale per il quale il monaco non era necessariamente prete, ma viceversa indica ai laici impegnati nelle realtà di questo mondo che devono essere interiormente più monaci per capire e osare di più, per raggiungere come credenti profondità e coerenza: La Pira insegna!

C’è nella tradizione cristiana orientale quello che si chiama monachesimo interiore che rende bene come sono i cristiani tutti a dover attingere alle fonti monastiche essenziali per una testimonianza coerente o per lo meno per vivere con profondità il proprio posto nel mondo (il padre spirituale di Dostoevskij non gli chiedeva di smettere di giocare, ma di finire i romanzi che erano il suo compito….).

Prima di toccare un secondo punto vorrei ricordare che negli stessi anni un processo similare viveva anche Matta el Meschin (1919-2006) , il monaco copto ortodosso che restaura a Scete (Egitto)il monastero di San Macario; anche lui scrive moltissimo per riattualizzare la tradizione ed è pienamente immerso nella storia del suo popolo e scrive note sul potere politico e quello religioso attuali anche per noi. (Anche i consigli di fr Charles al capo Tuareg non è che non vadano bene anche oggi!). Ci sono cose essenziali che maturano nel tempo e danno frutti diversi in luoghi diversi: il valore di una persona come Merton è farsi eco anche per gli altri di questo e non l’esclusività. Più si contestualizza, più si coglie l’unicum di una persona, sia nella sua fragilità che nella luce che gli irradia da dentro.

Secondo punto: Questo sguardo nuovo, che diventa anche stile nuovo di vita, emerge da persone che hanno desiderato, gustato la solitudine concretamente almeno in un arco della loro vita, ma interiormente forse costantemente.

La fuga autentica dei padri, dei monaci e monache di ogni tempo, dal mondo, è porsi al cuore del mondo, è andare a ciò che veramente conta che è ritrovato proprio in una sana distanza dal proprio particolare tessuto di vita; quella che chiamiamo fuga non è perdere il contatto con i propri simili, ma viverne in profondità i legami in quanto creature della stessa pasta e in ricerca di ciò che possiamo anche chiamare felicità.

La solitudine autentica di cui ci parla Merton in varie sue opere (Pensieri nella solitudine e ancor più nel, credo postumo, “Un vivere alternativo”) non si oppone a fraternità o ad autentica amicizia, queste sono chiamate a custodire solitudine, silenzio, preghiera, lo stesso scrivere (questo fa emergere quanto si ha nelle profondità!) del fratello/sorella, dell’amico/a perché sono i luoghi in cui la propria vocazione acquista spessore. La fraternità, per essere tale, non può non essere intessuta col peso delle diversità, con quel tanto di solitudine che esse implicano, e anche la vocazione più estrema di eremitismo è per i fratelli o non è. Potremmo qui evocare personaggi che hanno vissuto tipi diversi di deserto e solitudine, ma che finiscono per essere pienamente consonanti con questi monaci significativi, penso ad Etty Hillesum, a Bonhoeffer, a Nicu Steinhardt (vive il deserto delle carceri romene), ecc.

Quel margine di solitudine che è poi proprio di ogni persona, se vissuto bene, rende più umani e più cristiani, più capaci di cogliere in profondità eventi e situazioni. Per questo io amo cogliere in figure come Merton il profondo nesso tra la loro ricerca spirituale e la loro lettura del mondo, al di là della chiamata testimoniale che alla fine forse è propria di Merton, almeno nella sua vasta portata, ed è significativo che questa conviva con l’esperienza del limite della propria problematica affettiva che si rivela in pieno nel suo, non certo raro, innamorarsi da cinquantenne di una giovane, al cui bene forse solo a fatica arriva poi a pensare (altrimenti si sarebbe fermato prima, ricordandosi di quanto aveva esperito e detto della solitudine): riscegliere la propria vocazione quando si intravede altra strada è potenziarla, e forse senza questo evento non avremmo avuto il Merton asiatico.

La fecondità della relazione uomo – donna, al di là della consumazione fisica, è tutta , tutta ancora da scavare! Anche se è poco di competenza sua, l’attualità di Merton sta anche nel richiamare una ricerca a riguardo di una vita consacrata, divenuta negli uomini troppo tutt’uno col sacerdozio, e comunque legata talmente a servizi che rischiano di non essere più espressione di tale ricerca e di non offrire più ai cristiani in genere quella testimonianza di profondità, di attesa del Regno, di unificazione di cui hanno bisogno.

Non credo che sia casuale che a riavvicinarci a certe figure monastiche siano oggi uomini come l’autore del libro su citato di altra competenza, più scientifica e sociale che ecclesiale: se si vive la Chiesa come recinto, viene meno il respirare in largo e non si incontrano i nuovi ricercatori delle vie dello Spirito, i sognatori di una vita per il Signore in novità di vita e di cuore, con orizzonte il mondo.


Giuliana Babini--- Note su T. Merton-- in occasione della presentazione del libro:Maurizio Renzini, Thomas Merton Una spiritualità inquieta-- Nerbini 2017


https://giulianababini.it/

venerdì 13 maggio 2022

IS THIS TINY DIVIDED ORTHODOX NATION THE NEXT FRONT IN RUSSIA’S RELIGIOUS WAR?(BY KATHERINE KELAIDIS MAY 5, 2022)



RELIGION DISPATCHE



https://religiondispatches.org/is-this-tiny-divided-orthodox-nation-the-next-front-in-russias-religious-war/

In his recent Easter message, Patriarch Petru declared that war is caused by “injustice, violence, disregard, lack of freedom and dignity, oppression and the desire to become more powerful than others.” This statement places him in direct opposition to Patriarch Kirill, not least by rejecting Kirill’s claim that the Russian fight was a “metaphysical battle” necessitated by evil forces, and by implicitly insisting that the war is the result of Russian oppression and power lust


https://orthodoxtimes.com/metropolitan-of-bessarabia-peace-is-the-only-option-for-people/



I wrote for RD on the eve of the Russian invasion of Ukraine that any war between Russia and Ukraine would be a religious war. The same is true in Moldova (and would, for that matter, be true in Estonia and Georgia), because the current recurrence of Russian aggression is intimately linked to the intra-Orthodox conflict over liberalism and modernity that extends across the Orthodox world, that mirrors so much of what we saw within Islam, at the turn of the century. 

https://berkleycenter.georgetown.edu/responses/the-third-rome-and-the-caliphate-understanding-religious-nationalism-as-alternative-modernity




**Katherine Kelaidis is the resident scholar at the National Hellenic Museum and a senior correspondent for Religion Dispatches. She also serves on the editorial board of the Wheel, an independent journal of Orthodox Christian thought. Her current work focuses on contemporary Orthodox Christian identity in geopolitics and the role of historical memory.


giovedì 12 maggio 2022

Let your steps blaze new trails for the theology of tomorrow. Perhaps you will be condemned, perhaps we will be condemned, for modernism. Butdon’t forget the words of Gregory the Theologian: “Modernists are what the presumptuous call the prudent.”



LIVING TRADITION.  Mission and Culture--The Wheel 24| Winter 2021


Metropolitan Alexander of Nigeria

https://static1.squarespace.com/static/54d0df1ee4b036ef1e44b144/t/61227bcf9c7893588de41453/1629649872404/01_MetropolitanAlexander.pdf


Finally, let me make a personal comment. You are all charismatic people.

God has endowed you with a sharp  mind, prudent thinking, lively speech,inspiration, creativity, deep faith, love  for him and his Church, humility,and simplicity. Give us your talents.

“For coming into the universe, you helped us.” What you are, what you  do, what you say and write—please realize that it is not your achievement. It is the work of the Holy Spirit. Do not be afraid to recognize that. Open yourselves up to the calls and challenges of God and history. “Hear what the Spirit says to the churches”today, here and now (Rev. 3:22)! Express the concerns of the new churches. Let your pens record our concerns. Let your steps blaze new trails for the  theology of tomorrow. Perhaps you will be condemned, perhaps we will be condemned, for modernism. Butdon’t forget the words of Gregory the Theologian: “Modernists are what the  presumptuous call the prudent.” (5)

(5) Gregory the  Theologian, “Περὶ  τὸν ἑαυτοῦ βίον,”

ΡG 37:1152, lines  1760–61.



 Alexandros (Gianniris) of Nigeria is the Archbishop of Nigeria and Exarch of the Gulf of Guinea (Nigeria, Niger, Benin, Togo), part of the Church of Alexandria.

domenica 8 maggio 2022

Claudio Tabacco -Sermoni del Tempo di Pasqua.-Il Lampo di Eraclito Domenica quarta dopo Pasqua calendario gregoriano




Sermoni del Tempo di Pasqua 

(quarta domenica dopo Pasqua). 

(Apocalisse 7,9-14,17)

Le nostre Chiese vuote, la secolarizzazione (benedetta sempre sia) che morde e ci interroga e ci inquieta e ci spaventa. La guerra tra popoli orgogliosamente "cristiani" appartenenti alla medesima Confessione Ortodossa addirittura alla medesima chiesa Russo Ortodossa il cui Patriarca abbandona parte del proprio gregge ai lupi famelici e sostiene una dottrina, Ruskij Mir, condannata da un Concilio Pan-Ortodosso (Costantinopoli 1872) come eretica. È in un contesto di cupa tragedia, quasi di perdita della fede, che si sviluppa il genere letterario delle Apocalissi. La sostanza è la carne, non solo letteraria, delle Apocalissi è il Tempo della Crisi. Il Tempo delle Scelte che spiazzano e spezzano. Le Apocalissi non sono mai "pre-visione del futuro" ma Teologia profonda della Storia e della Politica. Le Apocalissi con il loro linguaggio simbolico leggono la Storia e la Politica alla luce della Ri-Velazione, ed infatti Apocalisse significa Ri-Velazione. Per esse vale il "lampo di Eraclito", così come interpretato da Gadamer : il lampo che squarcia la notte cupa della tempesta illumina per alcuni violenti istanti la pianura, puoi distinguere gli alberi, le case, gli animali sotto l'infuriare della tempesta, poi il buio torna ancor più impenetrabile. Ecco l'Apocalisse è questo squarciarsi del Divino che nella cupa notte della paura sotto lo sferzare della tempesta illumina il non-senso della Storia e in esso fa emergere una Lettura Altra e del tutto nuova ed inattesa poiché in essa si appalesa come folgore l' Inatteso, quel crocefisso che sul patibolo ulula la propria umanità al punto da attirare, come un ragno nella tela, Dio/Dea in essa ed "imprigionare" irreversibilmente il Dio/Dea, così che Umano e Divino su quel patibolo si uniscono in un matrimonio che nessuna potenza potrà più spezzare. 

Le moltitudini di ogni popolo con candide vesti che si affollano sotto il trono del Dio/Dea sono la moltitudine dei Risorti che si sono cibati dell'Agnello e che nel suo sangue - vita hanno lavato le loro vesti. Non sono vesti - esistenze "nuove" ma sono vesti-esistenze ordinarie rese sfolgoranti dall'essere state lavate-battezzate nel sangue-vita dell'Agnello. Su di esse-noi Dio/Dea stenderà la sua "tenda", come nel Deserto vi era la tenda del Patto in cui l'Assemblea del Popolo rendeva culto così nel caracollare in ogni dove della Storia impazzita, del violento frantumarsi nella guerra di ogni ordine internazionale, su di noi si stende la Tenda del Padre/Madre e noi, nonostante le "chiese siano indifferenti a Cristo" (Fulvio Ferrario) non siamo popolo senza Pastore, discepoli senza Maestro, poichè il Padre/Madre ci è Pastore, e sempre il Padre/Madre ci è Maestr@. Non ci colpirà più il sole, né fame o sete ci affliggeranno poiché, nonostante i gerarchi di chiesa affannati di potere ci abbiano venduto ai lupi, nostro Pastore e nostro Maestro è Dio/Dea, non poi ma ora, non dopo ma adesso. 

Amen.

domenica 1 maggio 2022

Ulteriore meditazione sulla Domenica 1 Maggio 2022. Nel calendario dei cristiani ortodossi .Domenica di Tommaso celebrata come Domenica in Albis nelle chiese cristiane d'occidente in data 24-04-2022




Testo del Vangelo di Giovanni per la Domenica di Tommaso e della Domenica in Albis 

sta in


I versetti dal 24 al 31  della pericope evangelica  indicano , a mio avviso,   il segno fondamentale della mediazione della comunità cristiana nell'annuncio della Resurrezione, la comunità cristiana  come soggetto collettivo/congregazionale della professione di fede ed una comunità cristiana alla quale far riferimento per la  scrittura e trasmissione dei Vangeli  in quanto congregazione già annunciatrice dell'evento pasquale della Resurrezione...quel soggetto collettivo è  già post-pasquale

E quindi viene narrata una drammatizzazione nell'accettazione di Tommaso del kerigma della Resurrezione

" vv. 24-25, il lettore viene informato che uno dei Dodici, Tommaso, non era insieme con gli altri quando il Signore si presentò in mezzo a loro. I discepoli gli danno l’annuncio: “Abbiamo visto il Signore”, ma Tommaso non crede alle loro parole e anzi pone condizioni al suo credere al Risorto: il vedere e constatare di persona."(Luciano Manicardi priore della Comunità di Bose) 

Tommaso qui rifiuta l'annuncio e la mediazione della congregazione dei fratelli e chiede in alternativa totale a tale loro annuncio, di  verificare direttamente.


"Nei vv. 26-29, Gesù si manifesta di nuovo in mezzo ai discepoli e tra di loro c’è anche Tommaso. Per la terza volta Gesù si presenta con il saluto benedicente “Pace a voi” e poi si rivolge a Tommaso accondiscendendo alle richieste, anzi alle pretese che egli aveva avanzato. E stavolta la reazione di Tommaso è radicalmente diversa da quella precedente. Perché? Perché Tommaso si scopre accolto anche nella sua pretesa, nella sua sfiducia, nel suo non credere alla parola dei fratelli. Tommaso si scopre amato anche nella sua incredulità e perdonato. Questo è ciò che vince le sue resistenze. Gesù non mette in atto strategie di convinzione, ma accondiscende a ciò che Tommaso aveva preteso mostrando di conoscere in profondità il cuore di questo discepolo. Tanto che Tommaso non sente nemmeno più il bisogno di mettere il dito nelle ferite, di stendere la mano e metterla nel fianco, di guardare le mani. Tommaso non compie i gesti che pure aveva solennemente posto come condizioni del suo credere, ma subito perviene alla confessione di fede in Gesù quale Signore e Dio. Tommaso ora crede all’amore e se ne lascia vincere. E rinuncia a se stesso, accettando anche di fare la figura di chi smentisce se stesso. Tommaso diviene figura di chi si pente, mostrando che, a volte, credere è anche ricredersi. Tommaso si accetta accettando e riconoscendo di essere amato. Allora Gesù pronuncia la beatitudine per coloro che crederanno senza avere visto."(Luciano Manicardi priore della Comunità di Bose) 

Qui il punto, a mio avviso, centrale ...Tommaso rientra pienamente nella professione di fede della congregazione che collettivamente ha scritto quel Vangelo e quella professione di fede  Beato dunque, in quella e per quella comunità cristiana post  pasquale, chi vive l'evento Gesù di Nazareth reso e costituito Cristo e Signore attraverso la mediazione del Vangelo e  della congregazione cristiana e la comunità cristiana del Vangelo di Giovanni in questa pericope confessa che Gesù è Signore e  Dio

testo integrale del commento del priore Manicardi






1 Maggio 2022. Nel calendario dei cristiani ortodossi .Domenica di Tommaso celebrata come Domenica in Albis nelle chiese cristiane d'occidente in data 24-04-2022

 


Testo del Vangelo di Giovanni per la Domenica di Tommaso e della Domenica in Albis 




 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».  Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.  Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi».  Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo;  a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.  Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».  Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».  Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».  Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.  Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome


Meditazione del fratello in Cristo Claudio Tabacco sul Vangelo della Domenica in Albis 

Le discepole ed i discepoli erano chiusi in una stanza, le porte erano sprangate, era il primo giorno della settimana. La comunità di Gerusalemme viveva nel dubbio, nello sconcerto, nella paura; con termine moderno "nell'angoscia". Angoscia che deriva dal tedesco Angst, senso di soffocamento, le bombe che cadono in Ucraina, anche oggi che è Pasqua, i missili che colpiscono Gaza, l'attacco Turco contro i Curdi nel Curdistan Siriano, la soppressione e il violento attacco, "manu militari", contro l'uso della parola Pace, generano un senso di soffocamento in noi, che è difficile da esprimere. Giovanni ci racconta in quelle parole che narrano lo stare chiusi con le porte sprangate delle discepole e dei discepoli. Il Risorto attraversa le porte della paura, non le schianta come a Gerico la voce di tuono degli Oppressi fatti Popolo schiantò le possenti porte, le attraversa. Non le apre le attraversa. Quando il popolo nuovo dei Risorti, che hanno preso coscienza e consapevolezza di essere Dio, di essere Cristo nel Tempo Presente, perché l'indicibile della Resurrezione è proprio divenire consapevoli di essere in totale Comunione di Vita con Dio/Dea e di essere Dio/Dea nella sua manifestazione storica, esattamente come Gesù, incontra Gerico non muove guerra ma passa attraverso la Paura. Il Popolo Nuovo che è Dio stesso, la Forza Insopprimibile della Vita delle Vite, non si cura delle chiusure, che poi ogni chiusura "è stato di morte" entra in esse e le fa Risorgere. Perché la Resurrezione ha a che fare con la Vita più che con la morte (biologica), la Resurrezione parla di Zoé più che di Bios, è come il vento che soffia e nulla può fermarlo, è come l'aria che è ovunque anche quando non ci pensi, anche quando l'angoscia ti toglie il respiro. Egli, dunque, venne attraversando le porte della "morte - paura" e disse Pace a voi. Pronunciò la Parola Sacrilega in ogni tempo, di ogni tempo, perché il Mondo si fonda sulla Guerra: Novus Ordo novum bellum dicevano gli antichi ed ancora Si vis pacem para bellum, lo stesso termine Occidente, forzando un poco l'etimo, allude alla Terra del Massacro in cui il Sole è ucciso, tutto è orientato alla morte. Tutta la filosofia post-parmenidea, su cui si fonda l'intera nostra cultura, è un fugace apparire dell'Essere che poi precipita nel Nulla. Dire, dunque, Pienezza di Vita a voi, su di voi attraverso voi, è contraddire in ogni tempo l'Ordine. "Come il Padre ha mandato me io mando voi" il Mandato come ministr@ della Resurrezione è portare la Pienezza di Vita ovunque a chiunque attraversando ogni porta della paura, varcando per osmosi con i negati ogni muro, ogni recinto che separa, scendendo ogni scala che conduce negli inferni della Storia. Portare la Pienezza di Vita significa portare il conflitto insanabile tra l'Ordine Dorico dello Spirito e la Carovana dei Liberati - Risorti che attraversano Tempo e Spazio liberando dalla Morte. Il Risorto mostra le sue piaghe, come l'Agnello Trionfante mostra la gola tagliata. Entrare nella dimensione divina, essere Dio nella Storia, non ci aliena dai vissuti di dolore, non ci aliena dalla storia di morte oppressione negazione, quella ci accompagna perché è la Storia di Dio, perché Dio è lo straziato nelle cantine delle torture, Dio è il massacrato di Babin Yar, Dio è lo stuprato nella carne e nello spirito nelle miniere del Congo, Dio è il vilipeso sempre, perché Dio e Umanità sono facce della medesima moneta. Annunciare la Pienezza di Vita non è annunciare una religione è Processo di Liberazione concreta ed è dire:tu sei Dio perché uno Spezzato ha alitato su di te il Soffio della Vita ed io che non ho nulla, né oro né argento, ma solo il Soffio Vitale ti dico alzati e lotta, perché io ti dico la Pienezza della Vita sia su di te e su di te alito il Soffio della Vita. 
Il Risorto sono io, il Risorto sei tu, il Risorto siamo Noi in cammino nel Deserto della Morte. Alziamoci nella Lotta attraversiamo le porte di Gerico - Gerusalemme - Chiese e alitiamo sui morti la vita. 
Amen