Che cosa significa fare un doposcuola di volontariato? Significa misurarmi con la mia capacità di amare l’Altro senza chiedergli nulla in cambio. Significa allearmi con la versione ideale di me e rompere i patti con la versione caricaturale di me, l’Io, così ridicolmente concentrato sul riconoscimento del suo valore. Spostarmi sul valore che mi orbita intorno, anziché restare impigliata nel mio. Ecco, l’altro giorno ho aiutato una bambina ucraina a fare i compiti. Di lei ricordo l’immobilità del volto, mi sembrava scolpito in una ostruzione dell’ambiente. Mi hanno detto che è fuggita dalla guerra, tregua, due ore per fare i bagagli, tre settimane in questa città, quaranta parole comunicate, migliaia di parole incomunicabili, tregua. Ho pensato che quella bambina deve aver corso così tanto, e così tanto, che la sua radicale immobilità del volto è il riposo di chi ha conosciuto la fretta radicale. Ho pensato che quella immobilità fosse il contraltare della frenesia di scappare dalla morte. “Non è ferma” mi dissi “sta solo riequilibrando le cose”. Quanto ha dovuto correre, la bambina che adesso si riposa nell’immobilità? (riposati pure, l’affanno retrocede e si fa sospiro di sollievo)
lunedì 31 ottobre 2022
sabato 15 ottobre 2022
Claudio Tabacco. Sabato 15/10/202-la Storia Sacra come Storia dei Processi di Liberazione posti in essere dal basso

martedì 11 ottobre 2022
ci siamo appropriati della sua Cena. di Claudio Tabacco
venerdì 7 ottobre 2022
Ci sarebbe davvero bisogno di un "credo laico" in Italia, di un rinnovato "I care" - quello di don Milani ad esempio...
Ci sarebbe davvero bisogno di un "credo laico" in Italia, di un rinnovato "I care" - quello di don Milani, ad esempio – capace di spingere la fede personale, la passione delle motivazioni "alte", verso l'azione e la prassi della partecipazione alla vita degli altri, all'impegno sociale.
Che conta, infatti, la fede, la fede in Dio ad esempio, se è chiusa in un "intimo" egoistico che non riconosce il Tu-Tutti (la compresenza e la produzione "comune" dei valori), che nega la ricchezza di un volto divino che si riverbera - ed esiste - nel volto di chiunque, del singolo e delle moltitudini?
Che conta la fede se non è fede nel volto dei tanti crocifissi del mondo cui Cristo (Raimon Panikkar ci ha insegnato che esiste un "cristo sconosciuto" in tante tradizioni religiose) è fratello nella sofferenza? In tale ottica, allo stesso tempo, quindi, mistica e davvero concreta, il "credere" si scioglie nella politica, diviene servizio e paradigma includente di una democrazia, neutra perché laica, ma non neutrale, non indifferente.
È il senso, in breve, della nostra democrazia nata dalla Costituzione repubblicana, il senso di un prendere parte per un preciso corso storico, interpretato non come destino necessario, ma come compito esistenziale.
Aldo Moro, padre costituente, fu sul punto estremamente chiaro: contro l'indifferentismo etico (un falso laicismo succube di un certo nichilismo conservatore) si oppose alla declinazione della Costituzione come "a-fascista". Moro chiarificò, invece, il senso della "Costituzione Antifascista" fondata sul lavoro, sulla persona libera, sull'eguaglianza sostanziale: il fascismo è il "vuoto politico" dell'autoritarismo e degli interessi privati inenarrabili, è la finzione del totalitarismo che nasconde l'anarchismo violento dell'appetito dei forti, del patto leonino che strozza i lavoratori .
Per questo la Costituzione antifascista rappresenta l'Ideologia necessaria della Nazione, l'aggancio documentale, la legge suprema che si riannoda - generazione dopo generazione - alla fonte del "potere costituente", alla Liberazione, al cedimento di sovranità a favore di Organismi internazionali che assicurino - per tutti - pace e giustizia.
Questo "credo" dunque, questo approccio che non cerca idoli o altari, ma esempio e lotta quotidiana, merita il valore politico di un progresso da costruire senza garanzie "trascendenti" ma con la forza trascendentale di valori, sogni, obiettivi incardinati nella Storia, nelle battaglie passate, nel fuoco dell'esempio di madri e padri vittime di un sacrificio proficuo e produttivo.
Il "credo" costituzionale, quindi, può essere tradotto come Libertà e Giustizia - insieme - nel Diritto, per Tutti. Una "giustizia", quindi, che non mortifica l'indagato, l'imputato, il condannato, che non dimentica gli ultimi degli ultimi come i "carcerati", per i quali lo stesso Moro si augurava non un diritto penale migliore, ma "qualcosa di meglio del diritto penale".
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Autore. ENZO MUSOLINO.Nato a Reggio Calabria nel 1975, si laurea in giurisprudenza e diventa avvocato. A Venezia assume l’incarico di ispettore del lavoro. Cultore del pensiero teologico e politico occidentale, nel 2008 pubblica per la casa editrice Il Prato di Padova il testo “Potere e paranoia. Il concetto di potere nell’analisi di Elias Canetti”. Nell’aprile 2013 acquisisce il titolo di dottore di ricerca in ‘metodologie della filosofia’ presso l’Università di Messina e pubblica per la casa editrice Disoblio di Bagnara il saggio “Eccezione e Trascendenza. La teologia politica di Carl Schmitt".

