lunedì 31 ottobre 2022

Sara Cassandra: .la mia capacità di amare l’Altro senza chiedergli nulla in cambio


Che cosa significa fare un doposcuola di volontariato? Significa misurarmi con la mia capacità di amare l’Altro senza chiedergli nulla in cambio. Significa allearmi con la versione ideale di me e rompere i patti con la versione caricaturale di me, l’Io, così ridicolmente concentrato sul riconoscimento del suo valore. Spostarmi sul valore che mi orbita intorno, anziché restare impigliata nel mio. Ecco, l’altro giorno ho aiutato una bambina ucraina a fare i compiti. Di lei ricordo l’immobilità del volto, mi sembrava scolpito in una ostruzione dell’ambiente. Mi hanno detto che è fuggita dalla guerra, tregua, due ore per fare i bagagli, tre settimane in questa città, quaranta parole comunicate, migliaia di parole incomunicabili, tregua. Ho pensato che quella bambina deve aver corso così tanto, e così tanto, che la sua radicale immobilità del volto è il riposo di chi ha conosciuto la fretta radicale. Ho pensato che quella immobilità fosse il contraltare della frenesia di scappare dalla morte. “Non è ferma” mi dissi “sta solo riequilibrando le cose”. Quanto ha dovuto correre, la bambina che adesso si riposa nell’immobilità? (riposati pure, l’affanno retrocede e si fa sospiro di sollievo)




sabato 15 ottobre 2022

Claudio Tabacco. Sabato 15/10/202-la Storia Sacra come Storia dei Processi di Liberazione posti in essere dal basso

goel

Julius Schnorr von CarolsfeldRuth in Boaz's Field, 1828. The Book of Ruth tells the story of Ruth and her mother-in-law Naomi. After her husband's death they both move to Naomi's native land, where she is redeemed from poverty and widowhood through Ruth by her goel, Boaz.

Julius Schnorr von Carolsfeld: Ruth nel campo di Boaz, 1828. Il Libro di Ruth racconta la storia di Ruth e di sua suocera Naomi. Dopo la morte del marito, entrambe si trasferiscono nella terra natale di Naomi, dove quest'ultima viene riscattata dalla povertà e dalla vedovanza grazie a Ruth dal suo goel, Boaz.

«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio."
Riconoscere, conoscere di nuovo dopo il trauma della sua uccisione ignominiosa sulla croce, Ri-Conoscere lo Spezzato negli Spezzati. Restituire agli Spezzati il Privilegio Ermeneutico, dunque la Lettura della Storia Sacra come Storia dei Processi di Liberazione posti in essere dal basso, dai Negati, Ri-Conoscere nel Corpo Negato della Donna il Corpo Rifiutato ed Appeso all'Albero Sterile del Figlio dell'Uomo. Riconoscere è attraverso la Memoria delle Lotte, delle Sconfitte, vedere il Go'El*, il Vendicatore dei Sangui Versati, che sorge dalle profondità del Mediterraneo, dai barconi, dalla fotta balcanica, dalle foreste della disperazione dei Balcani per pronunciare la Sentenza di "Sterminio" dei Primogeniti come nell'ultima Makhoth. Egli pronuncia le nostre parole di negazione, di oppressione, di guerra su di noi. Non è in lui, Figlio dell'Uomo, la Parola di Morte ma è nel nostro dire e tale dire ci precipita sul capo come le stelle del cielo in Apocalisse.
Il Risorto non è un corpo tornato in vita ma un Universo Umano che diviene Di@ per ogni spezzat@,per ogni negat@, per ogni opprress@.
Amen.
***


*Il goel (ebraico: גואל, lett. "redentore"), nella Bibbia ebraica e nella tradizione rabbinica, è una persona che, in quanto parente più prossimo di qualcuno, è incaricata di ripristinare i diritti di quella persona e di vendicare i torti subiti. Un dovere del goel era quello di riscattare (riacquistare) un parente che era stato venduto come schiavo. Un altro era quello di vendicare la morte di un parente che era stato ingiustamente ucciso; chi compiva questa vendetta era conosciuto come goel hadam, comunemente tradotto in inglese come "vendicatore di sangue" Il termine goel è usato anche in riferimento ad altre forme di redenzione. Nel Libro di Isaia, Dio è chiamato il redentore di Israele, mentre riscatta il suo popolo dalla cattività; il contesto mostra che la redenzione comporta anche il passaggio a qualcosa di più grande. Nel cristianesimo, il titolo di goel è applicato a Cristo, che riscatta l'umanità da ogni male offrendo se stesso come agnello pasquale.


martedì 11 ottobre 2022

ci siamo appropriati della sua Cena. di Claudio Tabacco




Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro.


Gesù è invitato a pranzo da un fariseo, ma il Maestro non compie le abluzioni rituali. Gesù pone in essere un comportamento provocatorio, quello che potremmo definire un "agire profetico". Dietro la provocazione vi è l'insegnamento e la lettura profonda della società in cui il fariseo è concretamente immerso e che riproduce nei suoi comportamenti quotidiani.
I farisei furono gli antenati dell'attuale rabbinato, ovvero coloro che con un grande sacrificio collettivo ed un ancor maggiore impegno permisero all'ebraismo di sopravvivere e di superare il trauma della distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dei romani. Quando nelle nostre predicazioni ci scagliamo contro i farisei manifestiamo l'antisemitismo teologico e nascondiamo il fatto che nelle nostre Chiese ci comportiamo assai peggio di coloro che condanniamo. Un "religioso", uno di noi, piuttosto in vista invita Gesù a pranzo e lo "rimprovera" perché non rispetta i rituali religiosi previsti prima di mangiare. E Gesù risponde: tu ti preoccupi del formalismo e non della tua relazione profonda con Di@. Mentre noi pranziamo i poveri, gli ultimi, gli esclusi, quelli che tu chiami peccatori, sono alla finestra e guardano e ci osservano mentre mangiamo ciò che a loro appartiene. Gesù viene da noi invitato alla Cena - Memoriale… dovrebbe essere il contrario: Gesù invita noi alla sua Cena, ma abbiamo talmente stravolto nella Liturgia la Realtà e ci siamo talmente appropriati della sua Cena che noi siamo coloro che invitano e lui è l'invitato. Indossiamo gli abiti della Festa, le donne vantano le pellicce, simbolo dello stato di schiavitù crudele a cui abbiamo ridotto la natura, i bambini sono "firmati" da capo a piedi perché sono la vetrina dello status familiare, i preti indossano i paramenti Sacri, i ministranti intossicano l'intera assemblea con nuvole di incenso. Tutto parla di una società di persone integrate nel sistema socio-religioso, di benpensanti in campo politico, di quella "maggioranza silenziosa" ovvero i kapò, felici di esserlo, della sanguinaria Tecnopoli Globale, e di una disciplinata casta sacerdotale che si preoccupa di omologare ed alienare. Tutto è ordinato, pulito, sanificato, ma gli sguardi, gli atteggiamenti del corpo, le parole stesse della liturgia ci parlano di avidità, cupidigia di potere, malevolenza che esclude. Ci si preoccupa dell'esterno del piatto o della tomba ma l'interno è marciume e puzza. Ed i "peccatori" fuori. Ed allora Gesù, l'invitato alla cena che dovrebbe a lui appartenere si alza e se ne va. Se ne va con i peccatori, gli esclusi, gli spezzati e noi neppure ce ne accorgiamo e imperterriti continuiamo con i Kirye eleison e con le schitarrate che danno un inutile e volgare segno di modernità alla tomba sacrale in cui solitari ci siamo rinchiusi.
Maranatha.





venerdì 7 ottobre 2022

Ci sarebbe davvero bisogno di un "credo laico" in Italia, di un rinnovato "I care" - quello di don Milani ad esempio...




Ci sarebbe davvero bisogno di un "credo laico" in Italia, di un rinnovato "I care" - quello di don Milani, ad esempio – capace di spingere la fede personale, la passione delle motivazioni "alte", verso l'azione e la prassi della partecipazione alla vita degli altri, all'impegno sociale.


Che conta, infatti, la fede, la fede in Dio ad esempio, se è chiusa in un "intimo" egoistico che non riconosce il Tu-Tutti (la compresenza e la produzione "comune" dei valori), che nega la ricchezza di un volto divino che si riverbera - ed esiste - nel volto di chiunque, del singolo e delle moltitudini?


Che conta la fede se non è fede nel volto dei tanti crocifissi del mondo cui Cristo (Raimon Panikkar ci ha insegnato che esiste un "cristo sconosciuto" in tante tradizioni religiose) è fratello nella sofferenza? In tale ottica, allo stesso tempo, quindi, mistica e davvero concreta, il "credere" si scioglie nella politica, diviene servizio e paradigma includente di una democrazia, neutra perché laica, ma non neutrale, non indifferente.


È il senso, in breve, della nostra democrazia nata dalla Costituzione repubblicana, il senso di un prendere parte per un preciso corso storico, interpretato non come destino necessario, ma come compito esistenziale.


Aldo Moro, padre costituente, fu sul punto estremamente chiaro: contro l'indifferentismo etico (un falso laicismo succube di un certo nichilismo conservatore) si oppose alla declinazione della Costituzione come "a-fascista". Moro chiarificò, invece, il senso della "Costituzione Antifascista" fondata sul lavoro, sulla persona libera, sull'eguaglianza sostanziale: il fascismo è il "vuoto politico" dell'autoritarismo e degli interessi privati inenarrabili, è la finzione del totalitarismo che nasconde l'anarchismo violento dell'appetito dei forti, del patto leonino che strozza i lavoratori .


Per questo la Costituzione antifascista rappresenta l'Ideologia necessaria della Nazione, l'aggancio documentale, la legge suprema che si riannoda - generazione dopo generazione - alla fonte del "potere costituente", alla Liberazione, al cedimento di sovranità a favore di Organismi internazionali che assicurino - per tutti - pace e giustizia.


Questo "credo" dunque, questo approccio che non cerca idoli o altari, ma esempio e lotta quotidiana, merita il valore politico di un progresso da costruire senza garanzie "trascendenti" ma con la forza trascendentale di valori, sogni, obiettivi incardinati nella Storia, nelle battaglie passate, nel fuoco dell'esempio di madri e padri vittime di un sacrificio proficuo e produttivo.


Il "credo" costituzionale, quindi, può essere tradotto come Libertà e Giustizia - insieme - nel Diritto, per Tutti. Una "giustizia", quindi, che non mortifica l'indagato, l'imputato, il condannato, che non dimentica gli ultimi degli ultimi come i "carcerati", per i quali lo stesso Moro si augurava non un diritto penale migliore, ma "qualcosa di meglio del diritto penale".


sta in 

https://www.stradeonline.it/istituzioni-ed-economia/4660-il-credo-di-salvini-senza-fede-ne-carita?fbclid=IwAR1upzs5pfwcpTwq33vg5jMO9h8bpu63H8zl8CkD6UNV-mczb-vl22NgZBQ


Autore. ENZO MUSOLINO.Nato a Reggio Calabria nel 1975, si laurea in giurisprudenza e diventa avvocato. A Venezia assume l’incarico di ispettore del lavoro. Cultore del pensiero teologico e politico occidentale, nel 2008 pubblica per la casa editrice Il Prato di Padova il testo “Potere e paranoia. Il concetto di potere nell’analisi di Elias Canetti”. Nell’aprile 2013 acquisisce il titolo di dottore di ricerca in ‘metodologie della filosofia’ presso l’Università di Messina e pubblica per la casa editrice Disoblio di Bagnara il saggio “Eccezione e Trascendenza. La teologia politica di Carl Schmitt".


https://www.stradeonline.it/component/contact/contact/208