
Adriano Frinchi è, anche prima di essere fratello di fede , un mio amico ..ma sul serio amico mio...
1)
Quando ha scoperto la spiritualità ortodossa e quale è stata di fatto
la ragione per cui ha scelto la conversione all'Ortodossia?
Faccio
una premessa: non mi piace parlare di conversione all’Ortodossia, è una
terminologia che può andare bene per un non cristiano ma io sono nato
cristiano in una terra cristiana. Preferisco dire che grazie
all’Ortodossia sono giunto ad una retta impostazione della vita, ad una
piena contemplazione della Verità.
Si
è trattato di un percorso lungo che è iniziato negli anni di studio
alla Facoltà Teologica di Sicilia, un’istituzione che ha una singolare
peculiarità nel panorama accademico cattolico e cioè lo studio della
teologia orientale. Il primo contatto con l’Ortodossia è stato sui
libri, con i Padri della Chiesa e con i grandi teologi greci, russi e
romeni, con lo studio della liturgia. Era un mondo che mi affascinava e
mi stimolava non solo nello studio ma anche nella vita spirituale.
In
quegli anni ero anche alunno del Seminario cattolico di Palermo e lì il
padre spirituale mi diede da leggere il ‘Racconto di un pellegrino
russo’, un testo che mi aiutò tantissimo e che segnò irrimediabilmente
la mia vita spirituale.
Più
andavo avanti nelle letture e nello studio dell’Oriente cristiano e più
capivo che mi mancava qualcosa. In questo senso per me furono
illuminanti alcune parole del celebre teologo russo Pavel Florenskij:
“L’Ortodossia si mostra, non si dimostra. C’è un solo metodo per chi
desidera capire l’Ortodossia e cioè immergersi di colpo nell’elemento
ortodosso, vivere dell’Ortodossia”. Così è stato per me. Per lungo tempo
e nonostante gli alti e bassi della vita ho frequentato delle comunità
ortodosse, dapprima una del Patriarcato Ecumenico poi una del
Patriarcato di Mosca. Ero uno ‘spettatore’ attento con il cuore lambito
dalla bellezza del Mistero. Se ci penso bene non c’è una ‘ragione’ per
cui ho deciso di immergermi totalmente in questa bellezza, non c’è
nessun calcolo della mente nessuna speculazione solo un’adesione
interiore, un moto della volontà.
Se
dovessi usare un’immagine utilizzerei quella del mare, cara a tutti i
siciliani, che nelle calde giornate estive attrae con la sua bellezza,
la sua profondità e la sua freschezza. Ad un certo punto fiaccato dal
caldo non puoi fare altro che fare un tuffo, facendoti avvolgere dalle
acque cristalline e fresche, divenendo tutt’uno col mare. Così è stato
per me che ho trovato ristoro nella profondità e nella bellezza del mare
dell’amore di Dio per gli uomini.
2)
Vista la sua scelta di diventare ortodosso, perché dovremmo dire che
l'Ortodossia rappresenta la via giusta e la verità di Gesù Cristo?
In
russo Ortodossia si dice ‘Pravoslavie’. E’ una parola molto bella e a
me cara perché rimanda anzitutto alla ‘vera gloria’ prima ancora che
alla ‘retta dottrina’. L’Ortodossia mostra il cristianesimo per quello
che è: il luogo della gloria di Dio e della salvezza dell’uomo. E’ in
questo luogo che una vita che altrimenti sarebbe inutile e informe si
trasfigura in bellezza, in armonia divina. E’ in questo luogo che si
realizza il compimento della vita nuova in Cristo.
3)
Si potrebbe dire che ci sono delle differenze tra il modo in cui Lei
percepiva il senso della vita come eterodosso e il modo in cui Lei
percepisce il senso della vita come ortodosso?
Mi
sovviene una bella espressione di Pavel Evdokimov che diceva
sostanzialmente che l’orizzonte di senso della vita dell’uomo non è la
conquista del mondo ma ‘il rapire il Regno di Dio’. Posso dire anche io
che adesso sono meno interessato a ‘conquistare’ il mondo ma totalmente
preso dal cammino verso la theosis, la partecipazione alla vita divina
della santissima Trinità.
4) Quali sarebbero per Lei le virtù più importanti dell'Ortodossia che un eterodosso dovrebbe scoprire?
Guardi
io diffido sempre da chi addita virtù ad altri e quindi me ne guardo
bene anche io, so bene di zoppicare in tante cose. Però se potessi dare
un consiglio agli uomini e alle donne delle mie latitudini vorrei
chiedere loro di riscoprire il cuore. Riconsiderare il cuore non deve
sembrare una deriva romantica, si tratta di una categoria che ha una
profonda radice biblica e patristica e una rigogliosa tradizione
ascetica e spirituale anche in Occidente. Sta scritto “il Regno di Dio è
dentro di voi” (Lc 17,21), ecco io credo che sia necessario lasciarsi
interpellare in modo radicale da questo richiamo evangelico seguendo
l’insegnamento spirituale di Isacco il Siro che ci dice: “sforzati di
entrare nel tesoro che è in te e vedrai il regno dei cieli”. Il cuore è
il luogo d’incontro tra l’umano e il divino è il luogo interiore del
Cristianesimo Ortodosso. Aveva ragione san Serafino di Sarov quando
definiva il cuore “altare di Dio”, il cuore è logo della Sua presenza,
organo della Sua ricettività. Ecco, credo che senza cuore non ci sia
Cristianesimo, non ci sia nessuna Ortodossia.
5)
Come descriverebbe Lei dal punto di vista ortodosso la relazione tra
uomo e Dio e quale sarebbe l'unicità di questa prospettiva?
Credo
non ci sia migliore sintesi dell’icona della Risurrezione dove Cristo
afferra per il polso Adamo, l’uomo, e lo trascina con una presa
salvifica nella luce che l’avvolge nella mandorla. L’uomo rimane
creatura pur divenendo dio per grazia, come Cristo è rimasto Dio
divenendo uomo nell’incarnazione. La relazione tra uomo e Dio è tutta in
questa dinamica di luce che si comprende pienamente solamente nel
Cristo.
6) Crede che solo nell'Ortodossia si possa capire davvero come Dio è, quello che ha fatto per noi e cosa vuole da noi?
Tutte
queste cose si possono capire solo in Cristo e attraverso Cristo. E’ il
Signore, il Teantropo il supremo criterio di verità. L’Ortodossia ha
senso ed esiste solamente nel Dio-Uomo Gesù Cristo.