mercoledì 31 agosto 2022

Pensieri laici che forgiano la coscienza e il carattere: il Crocifisso, i giudici e Piero Calamandrei.








Antonino Salsone-Pensieri laici che forgiano la coscienza e il carattere: il Crocifisso, i giudici e Piero Calamandrei. 


Lectio magistralis di uno dei più grandi giuristi della storia dell’Italia sabauda e repubblicana sul ruolo del giudicante e sulla coscienza che lo deve sempre caratterizzare. 

Ad docendum.

https://www.facebook.com/toninosalsone/posts/pfbid0WUajWHEGJM4GuboMnNJnWvVJ6wVRsSBxqQcnSi9GaZDKq5VjNUchoLAa7EZimgGel

«Non disdice all’austerità delle aule giudiziarie il Crocifisso: soltanto non vorrei che fosse collocato, come è, dietro le spalle dei giudici. In questo modo può vederlo soltanto il giudicabile, il quale, guardando in faccia i giudici, vorrebbe aver fede nella loro giustizia; ma poi, scorgendo dietro a loro, sulla parete di fondo, il simbolo doloroso dell’errore giudiziario, è portato a credere che esso lo ammonisca a lasciare ogni speranza: simbolo non di fede ma di disperazione. Quasi si direbbe che sia stato lascia­to lì, dietro le spalle dei giudici, apposta per impedire che lo vedano: e invece si vorrebbe che fosse collocato proprio in fac­cia a loro, ben visibile nella parete di fronte, perché lo conside­rassero con umiltà mentre giudicano, e non dimenticassero mai che incombe su di loro il terribile pericolo di condannare un innocente».

🖋 Piero Calamandrei. 


sabato 27 agosto 2022

Alessandro Bergonzoni. gridare la tenerezza e la compassione


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Odiatori, nella vita come nella Rete. L’ondata di cattivismo che sta infestando il dibattito pubblico rischia di sovvertire millenni di etica, con i samaritani del 2000 disprezzati, accusati di salvare vite e occuparsi dei fragili, come fosse una colpa anziché ciò che ci fa uomini. Rigurgiti odierni di “aporofobia” (disgusto verso i poveri), fenomeno mai visto prima... 

Ho finito le guance. Ho già porto anche l’altra, non ne ho più; ormai è uno stato di isteria, una malattia effettiva e affettiva. Rabbia e paura ci hanno drogato, ci hanno alterato quasi chimicamente, fino alla patologia. L’odio nasce da un cortocircuito, avvenuto per poter scaricare una rabbia che è stata preparata accuratamente.

Credevamo di avere gli anticorpi contro tutto questo, che gli errori del passato ci avessero resi irrimediabilmente migliori. Invece assistiamo al trionfo della ci/viltà, l’anonimato è la forza con cui si esprime oggi chi odia: ti insulto tanto io non so chi sei e tu non sai chi sono io. È la ci/viltà dei social, dei media, la viltà da dietro un vetro. Come ha scritto Zamagni su Avvenire, il potere ha paura dei solidali, colpevoli di trovare soluzioni che toglierebbero il dominio alla nuova economia. Allora avalla questo delirio di impotenza, questa fame di diffamare... Mi dai l’inimicizia su Facebook?

Così ci si assuefà a tutto e può anche accadere, a Manduria per esempio, che un anziano debole sia seviziato per mesi da baby bulli, fino alla morte, nel silenzio osceno di tutti. L’anonimo è vile perché è forte della debolezza altrui, macchia la tela bianca e sa che la tela non potrà rispondere. La povertà è invisibilità, se la si vede la nascondiamo, inchiodiamo i ferri sulle panchine per non far sedere i mendicanti, per non farli ri/posare. I Comuni dicono ci pensi lo Stato, ma lo Stato è confusionale e allora chi ci pensa è il terzo settore, il volontariato, quello odiato, che però è all’elemosina, perché il potere non si può permettere un’economia sociale... E allora tocca per esempio all’Elemosiniere ridare non solo quella luce (una vera Illuminazione) che non nasconde più nel buio il bisogno, il disagio e la vita, ridando altra energia a quelli a cui l’abbiamo tolta da troppo tempo e che dobbiamo difendere con ogni costo a tutti i costi per non continuare a vergognarci.

Chi esprime tenerezza diventa quasi un nemico, mai nel passato la Croce Rossa o Medici senza Frontiere o la Caritas erano stati insultati in quanto umanitari... Ci vuole un cambio di frequenza che muova da dentro, da dove parte la tua idea di vergogna: quando parlo di diritti non regge più la sola Costituzione, manca una sana costituzione interiore. I partiti hanno creato questo momento storico, hanno acceso il fuoco perché potesse bruciare, perché si calpestasse il pane purché non andasse ai rom: quando arrivi a questo è già tardi, bisogna agire nelle scuole, raccontare lì il tema della paura che nasce da una mancanza d’amore, e raccontare il mistero degli Interni, il mistero della Giustizia, il mistero della Salute, il mistero dell’Istruzione. La libertà di parola quali condizionamenti può avere? Davvero ognuno può scrivere tutto? Ognuno può offendere? C’è una sproporzione umana che chiede una condizione di sovrumanità, altro che sovranismo! E poi perché vogliono depotenziare la storia a scuola? Questo è lavorare sull’annientamento della memoria, renderci poveri, sì, ma di idee, il potere è malato, teme gli spiriti liberi della solidarietà, perché dimostrano che la povertà può diventare ricchezza. In questo momento c’è un Dna del buio.

Cosa possiamo fare, allora? Cambiare il linguaggio, gridare la tenerezza e la compassione, urlare nei teatri, sui libri, ovunque, contro questa cultura in vitro – il vetro della tivù e dei computer – che non la tocchi e non la annusi, che non ha sensi. Ma c’è una nuda verità che viene prima: essere o essere? Questo mi interessa. Attenzione, il volontariato verso i bisognosi esiste, anche a Bologna ne vedo tanto, ma oggi occorre indossare questa povertà, abitarla, sentirla con un settimo senso, ecco il cambio di frequenza che tocca a noi, non ci sta più solo la denuncia e la manifestazione. C’è un fare l’impossibile e un fare l’impassibile, io devo fare il mio volontariato quotidiano che è lo sguardo, il non avere paura d’avvicinarmi. Il mercato ci ha detto cosa dobbiamo avere per mantenere il nostro benessere e il suo benestare, senza cadere mai sotto la famosa soglia della povertà... Invece no, dobbiamo attraversarla avanti e indietro questa soglia, ognuno come può, lavorare sulla nostra santità, altra parola che fa tanta paura. Invertiamo la rotta, mettiamocela addosso questa santità, per combattere il morbo dell’aporofobia c’è bisogno di uno scatto, un moto a luogo, altrimenti poveri... noi.

Di che cosa si accusa il povero? Mai visto nella storia un accanimento come oggi. Il povero... non ti ha fatto assolutamente nulla. Semplicemente ti accanisci contro questa condizione inerme e sai che non reagirà. E siamo pure arrabbiati perché stiamo male, a differenza di chi sta male: quello che vive sotto i ponti dà fastidio a noi. Penso ai cartoni animati , quelli dei clochard, con dentro degli uomini... Bisognerebbe aprire l’era del risarcimento per togliere l’in/fame nel mondo e restituire il maltolto, invece su questa gente si consuma la fame di fama che ci vede potenti sui social, dove li disprezziamo e così siamo forti. Pensare che social con una “e” in più diventa sociale, cioè terzo settore, pietà, condivisione. Invece il social è vedo e colpisco. I nativi digitali moriranno tra atroci divertimenti, dipendenti dalla Rete non conoscono la concezione tattile, olfattiva, umana dell’altro, è questo il sacrilegio che vedo. Io auspico il cambio di frequenza dal basso all’altro, e non lo lascio solo alle religioni, tutti noi abbiamo una parte divina che non ci è permesso esercitare: siamo stati lavorati sulla stanchezza, sottomessi a spauracchi con mezzi di distrazione di massa. Liberiamo i nostri figli dalla paura! Diciamogli che la persona disagiata è chi guarda, non chi è nel disagio. Che il cibo è spazzatura, ma per molti la spazzatura è il cibo. Liberiamoci dal conflitto di disinteresse. Il cambio dev’essere esistenziale, non di partito: portiamolo nelle scuole, è lì il vero Parlamento.

Alessandro Bergonzoni

giovedì 25 agosto 2022

Claudio Ze'ev Tabacco. Perché, e lo ripeto sino alla nausea, Gesù è l'Uomo dell'Apocalisse che toglie il Peccato del Mondo, non i "peccati individuali" che separano dagli altri esseri umani e che si regolano con processi riparativa in cui vittima - sopravvissut@ e "carnefice" tornano a riconoscersi parte della medesima umanità, ma il Peccato, che definiremmo, Strutturale. Il Peccato che regge i processi economico-finanziari per cui due terzi dell'Umanità sono combustibili umani per le élite che dominano e trasformano in kapò il rimanente terzo.






Gesù disse ai suoi discepoli: "Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.

Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà. 

Vegliate, cioè, siate pronti, l'alluvione alla notte dell'Esodo è evidente. Occorre essere vigili ai segni dei tempi, occorre essere pronti ad accogliere il Figlio dell'Uomo quando verrà per spupazzare via, come l'Angelo Sterminatore nella notte di Pasqua, le violente strutture di Potere che costituiscono il "Peccato del Mondo". Perché, e lo ripeto sino alla nausea, Gesù è l'Uomo dell'Apocalisse che toglie il Peccato del Mondo, non i "peccati individuali" che separano dagli altri esseri umani e che si regolano con processi riparativa in cui vittima - sopravvissut@ e "carnefice" tornano a riconoscersi parte della medesima umanità, ma il Peccato, che definiremmo, Strutturale. Il Peccato che regge i processi economico-finanziari per cui due terzi dell'Umanità sono combustibili umani per le élite che dominano e trasformano in kapò il rimanente terzo. Quello è il Peccato contro cui e su cui viene il Figlio dell'Uomo. Bello allora prego, e aspetto, digiuno, e aspetto, mi mortifica in mille penitenze, e aspetto. No, non è così, questo è l'adeguamento spiritualista al Peccato. Se tu fai l'elemosina e non lotti contro le strutture di morte che producono miseria, tu sei loro complice, tu ti opponi al Figlio dell'Uomo e dunque partecipi della "sorte di morte" delle Strutture Economiche e Finanziarie.

Helder Cámara, Vescovo di Recife negli anni tremendi della dittatura militare brasiliana, ebbe a dire: quando aiuto i poveri tutti dicono: che bravo vescovo. Quando chiedo il perché vi sia la povertà: tutti mi chiamano vescovo comunista. 

Se si fa caso a ciò che viene scritto sui giornali, alle parole dei politici: la povertà è una devianza sociale, i poveri, gli oppressi, i negati, gli/le Spezzat@,non esistono, sono genericamente: quelli che fanno fatica, quelli che rimangono indietro. Una siffatta narrazione è assolutoria verso il Potere, se non ci sono Oppressi non ci sono neppure Oppressori, e, peggio, getta lo stigma sociale sugli e sulle Spezzat@.

Essere poveri è una colpa che in senso darwinistico può essere letta come una tara evolutiva, quando si imbocca questa china AktionT4 non è lontana e l'eugenetica di Stato diviene prossima. 

Occorre vegliare con i fianchi cinti, il bastone in mano ed i sandali ai piedi per unirci al Figlio dell'Uomo, così che le parole di Isaia nel Canto del Vignaiolo siano vane. Se noi siamo uomini e donne che partecipano del Regno di Di@, e dunque siamo Di@ che agisce nella Storia vediamo il Figlio dell'Uomo venire sui barconi della disperata speranza, per noi accogliere è atto rivoluzionario perché denuncia e fattualmente contraddice le compatibilità politico sociali economiche. Oggi accogliere è come "pellicce e caviale" per tutt@ degli anni settanta. Noi, se apparteniamo al Regno di Di@, leggiamo nel rider senza tutele l'orfano a cui deve essere resa giustizia secondo i Profeti di Israele. Leggiamo nella lotta delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso schiavizzat@ la lotta per la dignità e la liberazione della sessualità dalla morale religiosa e borghese. Noi vediamo nel carcere il pilastro di ogni oppressione che deve essere abbattuto. 

Leggere i segni dei tempi per essere con il Figlio dell'Uomo donatori di Vita. La Rivoluzione / Ribellione è la Vita che esplode schiantando le catene della Morte. 

Amen