venerdì 8 dicembre 2023

Dalla Professoressa Elisabetta Cipriani una meditazione sull'icona"La Madonna Sistina", noto anche come "La Madonna a Treblinka", è un racconto dello scrittore ebreo russo Vassilij Grossman

"La Madonna Sistina", noto anche come "La Madonna a Treblinka", è un racconto dello scrittore ebreo russo Vassilij Grossman che poté vedere la luce solo con la perestrojka (l'autore era morto nel 1964). Riassumerlo è svilirlo, si può dire solo: cercatelo. A Grossman, l'agnostico, l'ebreo Grossman, il volto di Maria in questo quadro ricordava quello delle madri a Treblinka nella loro angosciosa dignità e consapevolezza della croce (allo stesso modo, il volto del Bambino esprimeva a suo dire quello dei bimbi del lager precocemente adulti). 

Per il suo sguardo, scriveva, "noi conserviamo la fede che la vita e la libertà siano una cosa sola e non vi sia nulla di più alto dell'umano nell'uomo". 

La conserviamo, probabilmente, perché qualcosa di consustanziale in noi è sempre aperto al desiderio, al mistero, alla fiducia che una creatura possa passare attraverso il fango del mondo restandone, ciononostante, immacolata.


Elisabetta Cipriani 

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martedì 7 novembre 2023

J. L. Borges: La sentenza




Quella notte, all’ora del Topo, l’imperatore sognò di essere uscito dal suo palazzo e di passeggiare nell’oscurità del giardino, sotto gli alberi in fiore, quando qualcosa si inginocchiava ai suoi piedi e gli chiedeva protezione.

L’imperatore gliela accordava. Il postulante diceva di essere un drago e che gli astri gli avevano rivelato che il giorno seguente, prima di notte, Wei Ch’eng, ministro dell’imperatore, gli avrebbe tagliato la testa. Nel sogno, l’imperatore giurava di proteggerlo. Al risveglio, l’imperatore chiese di Wei Ch’eng. Gli dissero che non era a palazzo; l’imperatore lo fece cercare e lo tenne occupato tutto il giorno affinché non uccidesse il drago, e verso l’imbrunire gli propose di giocare a scacchi. La partita si protraeva, il  ministro era stanco e si addormentò. Un boato scosse la terra. Poco dopo irruppero due capitani che trascinavano un’immensa testa di drago intrisa di sangue. La gettarono ai piedi dell’imperatore e gridarono: 


«È caduta dal cielo». Wei Ch’eng, che si era svegliato, la guardò perplesso e disse: «Che strano, ho appena sognato di uccidere un drago come questo».  


Wu Ch’eng-en (1505-1580 ca)




***
Jorge Luis Borges

«Uno dei molti piaceri che la letteratura può offrire è il piacere della narrazione. Questo libro intende proporre al lettore alcuni esempi di tale genere, relativi ad avvenimenti sia immaginari che storici. Abbiamo quindi interrogato testi di nazioni e di epoche diverse, senza trascurare le antiche e generose fonti orientali. L’aneddoto, la parabola e il racconto trovano qui ospitalità, a condizione che siano brevi. In questi brani sta, osiamo ritenere, l’essenziale di ciò che è narrazione; il resto è episodio illustrativo, analisi psicologica, felice o inopportuno ornamento verbale. Ci auguriamo, lettore, che queste pagine divertano te come hanno divertito noi». Il libro in questione è Racconti brevi e straordinari di Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares che firmano nel luglio 1953 la citata introduzione. Due autori che si sono divertiti a curare un’antologia di brani provenienti da una straordinaria varietà di opere, non esitando a introdurre graziose falsificazioni e spudorati lemmi bibliografici e apocrifi, arrivando – a volte – ad attribuire le opere ad autori inesistenti, quando in realtà l’autore era lo stesso Borges

lunedì 3 aprile 2023

Milan Kundera compie 94 anni. L’autore del romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere” è nato infatti il 1° aprile 1929 a Brno, all’epoca in Cecoslovacchia (oggi in Repubblica Ceca).




https://www.filodiritto.com/milan-kundera-una-leggenda-vivente

Nel 1975 emigrò volontariamente in Francia, ove ha insegnato alle Università di Rennes e di Parigi. Nel 1979 gli fu tolta la cittadinanza cecoslovacca dopo la pubblicazione de “Il libro del riso e dell'oblio”, un romanzo scritto in sette parti, “in forma di variazioni”come scrisse l’autore. Il regime, che già da tempo aveva vietato le sue opere, non gradì lo scritto, iniziando proprio dalle seguenti prime battute che riportano un fatto vero:

Nel febbraio 1948 il dirigente comunista Klement Gottwald si affacciò al balcone di un palazzo barocco di Praga per parlare alle centinaia di migliaia di cittadini che gremivano la piazza della Città Vecchia. Fu un momento storico per la Cecoslovacchia. Un momento fatale, come ce ne sono uno o due in un millennio. Gottwald era circondato dai suoi compagni e proprio accanto a lui c'era Clementis. Faceva freddo, cadevano grossi fiocchi di neve, e Gottwald era a capo scoperto. Clementis, premuroso, si tolse il berretto di pelliccia che portava e lo posò sulla testa di Gottwald. La sezione propaganda diffuse in centinaia di migliaia di esemplari la fotografia del balcone da cui Gottwald, con il berretto di pelo in testa e il compagno a fianco, parlava al popolo. Su quel balcone cominciò la storia della Cecoslovacchia comunista. Dai manifesti, dai libri di scuola e dai musei, ogni bambino conosceva quella foto. Quattro anni dopo Clementis fu accusato di tradimento e impiccato. La sezione propaganda lo cancellò immediatamente dalla storia e, naturalmente, anche da tutte le fotografie. Da allora Gottwald, su quel balcone, ci sta da solo. Lì dove c'era Clementis c'è solo la nuda parete del palazzo. Di Clementis è rimasto solo il berretto che copre la testa di Gottwald.


giovedì 23 marzo 2023

SCRITTORI D'OGGI Gianni Fazi: Bucha (Ucraina)

SCRITTORI D'OGGI

Gianni Fazi: Bucha (Ucraina)






23 Marzo 2023 


Avanzo piano 


sotto un cielo oleoso di fumo scuro,


lampi improvvisi sibilano


a marchiare cemento sgretolato,


ferri contorti e case di fuoco.


Stordito arranco tra spettri di palazzi e vecchi demoni.


Attorno solo rottami di vite svanite,


ingoiate da ali d’acciaio 


che arroventano l’aria e 


pezzi di corpi una volta umani.


Ogni parola brucia nell’orrore e 


nelle lacrime dell’anima.


Più in là un girotondo bambino,


la mano dell’uno in quella dell’altra,


distesi,


immobili nello stesso colore di cera,


solo piccoli petali rossi brillano 


nell’ incubo nero


su petti senza respiro.


Nella nebbia di polvere gelida


ombre di donna tentano una carezza,


l’ultima.


Intanto un silenzio irreale 


singhiozza e urla l’atavico dolore 


partorito dall’antica follia


che solo nella morte riconosce la pace.



https://www.ilsecondomestiere.org/gianni-fazi-bucha-ucraina/?utm_source=il+secondo+mestiere&utm_campaign=0a2ff0a509-EMAIL_CAMPAIGN_2023_03_23_08_26&utm_medium=email&utm_term=0_-0a2ff0a509-%5BLIST_EMAIL_ID%5D



martedì 7 marzo 2023

Il Racconto I due re e i due labirinti Da “L'Aleph” di Jorge Luis Borges





Narrano gli uomini di fede (ma Allah sa di più) che nei tempi antichi ci fu un re delle isole di Babilonia che riunì i suoi architetti e i suoi maghi e comandò loro di costruire un labirinto tanto involuto e arduo che gli uomini prudenti non si avventuravano a entrarvi, e chi vi entrava si perdeva.

Quella costruzione era uno scandalo, perché la confusione e la meraviglia sono operazioni proprie di Dio e non degli uomini.

Passando il tempo, venne alla sua corte un re degli arabi, e il re di Babilonia (per burlarsi della semplicità del suo ospite) lo fece penetrare nel labirinto, dove vagò offeso e confuso fino al crepuscolo. Allora implorò il soccorso divino e trovò la porta. Le sue labbra non proferirono alcun lamento, ma disse al re di Babilonia ch'egli in Arabia aveva un labirinto migliore e che, a Dio piacendo, gliel'avrebbe fatto conoscere un giorno.

Poi fece ritorno in Arabia, riunì i suoi capitani e guerrieri e devastò il regno di Babilonia con sì buona fortuna che rase al suolo i suoi castelli, sgominò i suoi uomini e fece prigioniero lo stesso re. Lo legò su un veloce cammello e lo portò nel deserto. Andarono tre giorni, e gli disse: "Oh, re del tempo e sostanza e cifra del secolo! In Babilonia mi volesti perdere in un labirinto di bronzo con molte scale, porte e muri; ora l'Onnipotente ha voluto ch'io ti mostrassi il mio dove non ci sono scale da salire, né porte da forzare, né faticosi corridoi da percorrere, né muri che ti vietano il passo." Poi gli sciolse i legami e lo abbandonò in mezzo al deserto, dove quegli morì di fame e di sete.

La gloria sia con Colui che non muore.


https://www.ilsecondomestiere.org/jorge-luis-borges-storia-dei-due-re-e-dei-due-labirinti/?utm_source=il+secondo+mestiere&utm_campaign=fedb2f1126-newsletter&utm_medium=email&utm_term=0_73253ad4f7-fedb2f1126-561309049



Consultare anche

ESERCIZIO DI COMPRENSIONE, ANALISI E PRODUZIONE

Jorge Luis Borges, I due re e i due labirinti (Los dos reyes y los dos laberintos, 1939)

Proponiamo la lettura di un breve apologo di Jorge Luis Borges tratto da L’Aleph, con originale

in spagnolo a fronte per le classi che studiano anche questa lingua, sul quale gli alunni,

compiuto il percorso sul tema del labirinto, potranno esercitare la propria riflessione personale.

In questo testo, i due re e i due labirinti assumono una dimensione simbolica, rinviando

all’opposizione tra arte e natura, tra opera dell’uomo e opera di Dio.


file:///Users/mac/Downloads/Link_4_Borges-I%20due%20re%20e%20i%20due%20labirinti.pdf


ed anche


https://www.lucafalconi.it/wp-content/uploads/2010/11/ADGP02.pdf


Claudio Tabacco: l'evento laico del sacro laico



Le biblioteche, le librerie sono "Sacre" laicamente Sacre, perché in esse riposa la Libertà intellettuale e spirituale dell'Umanità. Le Chiese di qualunque Confessione Cristiana, le Sinagoghe, le Moschee, i Templi di qualunque religione sono "Sacre" laicamente Sacre poiché custodiscono la Libertà Religiosa, e dunque anche la Libertà di essere atei, agnostici, non credenti. Chiunque attacchi o deturpi Librerie, Biblioteche, e Chiese si pone contro e fuori la Libertà e si deve definire Barbaro e Tiranno.




https://www.facebook.com/cldtabacco/posts/pfbid0dFQbyikZ8deMbr4ugQmqWbjyfeJXgSDkpobYDTLJLMPSFBPK5UfxZfGn9TVs1YSel








lunedì 6 marzo 2023

L'Avaro autore Andrea Marcigliano


Alberto Sordi nel 1989 in una scena del film “L’Avaro” diretto da Tonino Cervi – .


L’altra notte, mentre attendevo l’alba, una delle mie usuali insonnie, mi è accaduto un fatto abbastanza insolito. Una visita… inusuale.

Il solito fantasma? già mi pare di sentirlo, il Direttore… non è che riattacchi con Marx, Bakunin e altri bei tomi consimili? Sinceramente stai un po’ stufando…

No… è una cosa più strana. Sì… diciamo pure che di un fantasma, o meglio di una visita fantasmatica si è trattato… ma diversa dalle solite.

Dunque, per farla breve, attendevo l’alba. E forse mi ero leggermente appisolato sul divano…

Apro gli occhi, e, nella poca luce, lo vedo là. Seduto di fronte a me. Però non lo conosco. Né vi è alcun segno che mi possa permettere di riconoscerlo.

È un vecchio. Con una papalina in testa. E una vecchia palandrana, credo una veste da camera, tutta lisa. Mi sembra che abbia anche un paio di pantofole. O ciabatte.

Mi guarda in silenzio. Torvo.


Chi sei?

Devo ripetere la domanda. Perché il silenzio dura a lungo. Non vorrei fosse un incubo… colpa delle trippe mangiate ieri sera da Enzo… eccellenti, ma non proprio… leggere.

Poi….


“Beh… ho molti nomi”. La voce è roca.

“Euclione… Arpagone…Scrooge…. magari anche Pantalone e Todaro – una risatina chioccia – o Paperon de’ Paperoni…”

Annuisco.

Ho capito. Sei… l’Avaro. Un personaggio da commedia.

Ma che ci fai qui? Perché mi vieni a trovare? Carnevale è finito da un bel po’. E Natale è lontano…


Annuisce.

“Beh, però io non sono una maschera. E non sono legato ad una stagione… io sono quello che sono sempre. Tutto l’anno. Per me non contano feste e ricorrenze. Conta solo una cosa…” una pausa, mi sembra si umetti le labbra… “Avere. Possedere”.


Sono io ad annuire, ora.

Già, tu sei la figura emblematica dell’Avarizia. Alcuni dicono la Lupa di Dante. Che è la madre di tutti i vizi….


Altra risatina…

“Se è per questo sono molto di più. Sono il dare un prezzo a tutte le cose. Materiali e immateriali. E ridurle, quindi, a mero interesse economico. Sentimenti, amori, odii, ideali, sogni… per me sono solo merce. Cone le patate o i diamanti. E l’unico piacere è trarne profitto. Niente altro mi può dare diletto. Solo il possedere. Il più possibile. Rinunciando a tutto ciò che quelli come te considerano importante. E chiamano vivere”.


Bello schifo di esistenza, la tua…

“Non credere… non è così male, sai? Io ne sono soddisfatto. Anche se mai appagato – schiocca la lingua – perché voglio sempre di più…”

E che te ne fai? Di tutto quello che giungi a possedere? non ti godi nulla…


“Ma è il possedere in sé il mio piacere. È l’idea astratta del possesso che mi dà l’unico godimento della vita. Tutto il resto … non conta niente. Le vite umane non contano niente…” Fa una pausa.

“Vedi, quel Dante che tanto ami, e che poi altro non era che un morto di fame come tutti i poeti, su una cosa aveva ragione. Con il procedere dei tempi io sono diventato sempre più potente. Mi sono accoppiato, per usare il suo linguaggio allegorico, con bestie e mostri diversi…nun tempo ero solo un vecchio usuraio. E tutti mi disprezzavano, anche se cominciavano ad avere sempre più bisogno me. Vedi Shakespeare, o Marlow… ma oggi…. oggi comando io. Oggi sono invidiato, onorato, ammirato. E sono dappertutto. Decido delle guerre, della distruzione dei popoli, della vostra salute…. sono io Dio!

E ride, questa volta, come un folle.


Resto senza parole. Questo non è un fantasma. Questo è un… incubo. Ma lui continua…


“E la cosa più divertente è che, ormai, tutti, o quasi, mi adorano. E fanno esattamente ciò che impongo loro con ogni mezzo. Dalla persuasione occulta, alla violenza.

Ho vinto. Anzi, ho trionfato. Aveva ragione il tuo vecchio amico Marx. Tutto, ormai, è solo una variante dell’interesse economico. Non esiste altro.”

Resto di ghiaccio. Poi, con voce afona…


Marx non è mio amico…. anche se ha visto giusto sull’alienazione che produce nella società, e nei singoli uomini, la bramosia di ricchezza. Però non so se hai vinto… certo ora domini le menti, decidi i destini. Sei l’unica morale riconosciuta. E ti credi Dio. Ma in fondo… sei solo il più squallido tra i demoni. E ti ricordo Dante… un giorno verrà un veltro… e allora….


Ridacchia.

“Staremo a vedere…”

E, improvvisamente, se ne va. Ho come la sensazione che prenda il volo. Con ali da pipistrello. Mi viene in mente un nome.

Gerione.


l'articolo sta in

https://www.inchiostronero.it/lavaro/


Il sito citato è schierato apertamente in ogni ambito  nella cultura non conformista di destra

Non è la mia. Ma io sono per il meticciato e la contaminatio e alcune riflessioni proposte dal e nel sito,come questa, mi sono gradite.