domenica 30 maggio 2021

José Mujica: non dobbiamo lasciarci dominare dall’egoismo, altrimenti sognare un mondo migliore è un sogno irrealizzabile… Scritto LUGLIO 25, 2020

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Mujica spiega che “il nostro tempo, il nostro mondo, la nostra società è figlia di una rivoluzione ormai distante nel tempo ben tre secoli, una rivoluzione che ha cambiato le basi della vita umana” e questo è avvenuto sotto l’influenza di “avidità e ambizione”, che in breve, sono diventati “il motore della storia e del comportamento umano”. Da allora questo motore ha spinto “la scienza a risvegliare e spargere tecnologia e produttività del lavoro”.


Grazie a questo “egoismo” certamente la società è migliorata, basti pensare che oggi “in media viviamo 30 o 40 anni in più rispetto agli uomini antichi”.

Ma poiché allo stesso tempo “nulla è libero”, in questo corso “si è anche moltiplicata la mancanza di empatia con il dolore umano, e questa è la parte negativa di tale processo: l’egoismo”.

“Ho ancora i ricordo della giovinezza, a quel tempo eravamo tutti sì poveri, mamolto meno egoisti”, ricorda Mujica.


E l’egoismo si vede “quando lo Stato cerca di limitare la vergognosa differenza sociale scatenando l’ira di coloro che vivono nell’abbondanza (e talvolta anche di chi è in rovina)”.

L’egoismo è in quelle classi sociali in cui “l’idea che i più poveri, la gente dei bassifondi, sono così perché così vogliono essere, perché si sono abituati a convivere con la miseria, abituati a commettere crimini, e con i crimini di solito prosperano”. Insomma “esiste una doppia punizione per la povertà, la povertà in se e l’egoismo di chi sta intorno”.

Mujica conclude che “la mia generazione ha ingenuamente pensato che cambiando i rapporti di produzione e distribuzione avremmo avuto un uomo nuovo, ma non ha realizzato che nessuna costruzione è solida e se non si costruisce prima una cultura coerente con le proprie idee”. Per questa ragione, “in sostanza, la società non migliorerà se non è accompagnata da un cambiamento culturale, se non siamo in grado di renderci conto che l’egoismo (che ha una grande spinta e una formidabile forza creativa), ha anche un volto amaro, cattivo, infinitamente ingiusto”.

Quindi “non dovremmo lasciarci dominare da quell’egoismo. Altrimenti, sognare un mondo migliore è un sogno irrealizzabile”


L'intera riflessione  al sito  https://elogioallafollia.altervista.org/jose-mujica-non-dobbiamo-lasciarci-dominare-dallegoismo-altrimenti-sognare-un-mondo-migliore-e-un-sogno-irrealizzabile/

martedì 25 maggio 2021

L'abbandono alla misericordia di Dio. Intervista a padre Ray Simpson fondatore della comunità monastica ispirata alla spiritualità celtica"


La salvaguardia del creato


L'abbandono alla misericordia di Dio. Intervista a padre Ray Simpson fondatore della comunità monastica ispirata alla spiritualità celtica"






Lindisfarne è una isola a nord  dell’Inghilterra con poco più di cinquecento abitanti, ad una manciata di chilometri dalla Scozia: non a caso i suoi colori ricordano le highlands scozzesi. Culla della spiritualità celtica, è conosciuta come l’Isola Santa. La sua particolarità è che si presenta collegata alla terra ferma da un istmo che la rende raggiungibile a  piedi o in macchina due volte al dì, con la bassa marea. A Lindisfarne padre Ray Simpson, un sacerdote anglicano celibe, ha fondato la comunità monastica ecumenica dedicata a sant’Aidane sant’Hilda per vivere e far conoscere la spiritualità cristiana celtica. Al centro, un rinnovato impegno nella cura e nella salvaguardia del creato

https://www.academia.edu/27945650/Labbandono_alla_misericordia_di_Dio_Intervista_a_padre_Ray_Simpson_fondatore_della_comunità_monastica_ispirata_alla_spiritualità_celtica?email_work_card=thumbnail


Quali i punti di contatto tra

la l’enciclica “Laudato Sì” di

Francesco e la spiritualità

cristiana celtica?


I cristiani celtici riconoscono che la creazione è Dio, e Dio è la creazione,di cui tutti noi siamo parte. Così i cristiani celtici sono legati a tutte le creature, amano gli animali, capiscono che la natura ci ha fatto tutti eguali. Mentre la nostra società capitalistica ci porta a sfruttare il più debole per aumentare in maniera esponenziale le ricchezze dei più ricchi. Nella Bibbia domina la creazione. Nel capitalismo domina il denaro e si distrugge la creazione. Papa Francesco sta dicendo quello che noi cristiani celtici abbiamo detto già da un centinaio di anni. Ciò che diciamo è che in natura gli uomini sono tutti uguali. E papa Francesco sta dicendo questo, il pensiero in cui noi crediamo da un centinaio di anni. Ossia che i poveri sono stati abbandonati al loro destino e che la terra, con le sue risorse naturali, sta per essere distrutta. Dobbiamo impegnarci a cambiare tutto ciò. Insieme.


giovedì 6 maggio 2021

La giustizia riparativa di Lucia Izzo SECONDA PARTE LA MEDIAZIONE PENALE



Il modello maggiormente compiuto di giustizia riparativa quale modalità di risoluzione dei conflitti è rappresentato dalla c.d. mediazione penale della cui definizione si occupa la Raccomandazione del Consiglio d'Europa n. 19/99, ovvero la fonte più importante e specifica riguardante questo strumento di risoluzione.


Tale procedimento "permette alla vittima e al reo di partecipare attivamente, se vi consentono liberamente, alla soluzione delle difficoltà derivanti dal reato con l'aiuto di un terzo indipendente (mediatore)".


Per avviare la mediazione penale, dunque, si rende necessario il consenso delle parti affinché la loro interazione conflittuale si spinga al punto da ricercare un accordo soddisfacente per entrambe risolutivo del conflitto. Necessaria all'uopo l'assistenza di un mediatore, terzo e neutrale, il quale promuova e agevoli l'attività di facilitazione usualmente nel rispetto di rigidi schemi e particolari standard.


L'obiettivo principale del procedimento, dunque, è quello di raggiungere un accordo tra le parti, senza che a decidere il giudizio sia una sentenza. Ricorrendo alla mediazione, senza i traumi che un procedimento penale necessariamente implica tra le pari, si possono raggiungere soluzioni in tempi indubbiamente più rapidi rispetto a quelli del processo e si possono trovare accordi validi e soddisfacenti per ambo le parti.


In tal modo, inoltre, si evitano non solo i rischi connessi al processo e al suo esito, ma si affrontano costi estremamente ridotti. Gli attori principali, la vittima e il reo, si "riappropriano" del proprio ruolo e il dialogo tra loro viene assicurato da una specifica figura professionale quale quella del mediatore.

 



Fonte: La giustizia riparativa 

https://www.studiocataldi.it/articoli/31602-la-giustizia-riparativa.asp#ixzz6u7Hs2YJq

(www.StudioCataldi.it)


prima parte

http://paroleortodosse.blogspot.com/2021/04/la-giustizia-riparativa-di-lucia-izzo.html