venerdì 25 febbraio 2022

Giovanni Marcotullio- Tutti a fare i vaghi



È da ieri sera che mi rimbomba in testa una frase dell’Armadillo di (Z)ZeroCalcare (non mi torna in mente la storia in cui si trova la tavola): «Come quando Coso invase la Polonia… e tutti a fare i vaghi!».

Per ora forse è questa la sorpresa piú sconcertante, ciò che (a margine del sacrilegio che l’#invasione dell’#Ucraina da parte della #Russia di #Putin) piú mi spaventa: abbiamo scoperto per tabulas che si può aggredire un Paese sovrano in orbita UE senza che nessuno al mondo opponga una reazione efficace nell’immediato.

Perché non la Romania domani, l’Ungheria dopodomani, l’Austria la settimana prossima? Tanto tutti hanno soprattutto premura di dire che neanche un soldato sarà schierato, e poco fa Monica Maggioni diceva che la notizia degli ucraini che intendono resistere all’#assedio di #Kiev «non è una buona notizia». 

Come se in fondo stessimo tutti aspettando che il #Blitzkrieg sia piú rapido possibile. Ho sempre biasimato l’adagio massimalista “fiat iustitia, pereat mundus”, ma non sono tanto sicuro che il suo esatto rovescio – fiat mundus, pereat iustitia – sia preferibile.


Sara Cassandra "Il mio amico vive a Est dell’Ucraina."



Il mio amico vive a Est dell’Ucraina. Non l’ho sentito piangere al telefono. Non era un pianto, quello. Era qualcosa di più. Una tonalità di strazio in più. Fa più male, il silenzio di chi ha già previsto ogni grido. Lo capisco. La disperazione non aspetta atti confermativi del reale, si è destata in anticipo. Il mio amico mi parla delle sue abitudini interrotte. Ha già smesso con le tisane bollenti, dice, quel fumo mi ricorda ciò che esce dagli edifici bruciati. Accidenti Sara, com’è difficile dire la verità quando c’è una guerra. Il mio fratellino mi ha chiesto che festa c’era oggi, di chi erano quei grossi fuochi d’artificio, gli ho risposto che stavolta è una festa al contrario, si festeggia quando i fuochi si spengono. Mi ha detto che lui può aiutarci tutti a spegnerli, che lui sa soffiare forte forte, anche se è un nanetto. Gli ho detto lascia stare fratello, conserva il fiato, ce ne servirà tanto per tornare a respirare aria di pace. 
E tu Sara, hai scritto altre parodie? No macché, non ho nessuna voglia di ridere. E io non ho nessuna voglia di vivere, come la mettiamo? (mi parla come parlano i quasi morti, elenchi di vite vissute e di vite possibili) Forse ho guardato troppe mani di sfuggita, oppure è la vita che mi sfugge dalle mani, forse ho dato spintoni alle emozioni più belle, oppure sul più bello mi ha spinto l’autodistruzione, che alla fine fa lo stesso, sette debiti con Dio per venti patti col diavolo, non c’è che dire, una dozzinale offerta pubblicitaria, ho imparato a vivere leggendo gli slogan dell’aldilà, sarà per questo che ora miro troppo in alto e non mi reggo in piedi. Stammi bene Sara, c’è una guerra là fuori e io mi sento un coglione fuori luogo, perché stavo appena iniziando a sondare questa qui dentro


giovedì 17 febbraio 2022

Sara Cassandra Riflessione Aforistica "ho creato l’intenzione del no, mediante la combinazione delle mie emozioni oppositive."




https://www.lafactoria.site/riflessione-aforistica?fbclid=IwAR0CukIumsSVhXLT3USXHLJwI8Cv37EywTKyQ1M3899gGdNpwmlyIUUxUGs


1.

“Se tu mi obblighi a essere buono, mi fai violenza. Se tu mi obblighi a essere un vincente, mi fai violenza. E persino se tu mi obblighi a essere felice mi fai violenza. Ma se tu mi obblighi a creare, e io rispondo no, ecco che ho appena creato.

Perché nell’oppormi alla tua tentata violenza di obbligarmi a creare, io ho già creato un’intenzione, un pensiero, una parola, ho creato l’intenzione del no, mediante la combinazione delle mie emozioni oppositive. Questa mia intuizione mi fa capire che il senso ultimo dell’esistenza umana non può risiedere nella bontà, nella vittoria, o nella felicità, ma più probabilmente risiede nella creazione.”


2.


“La mia intera esistenza si ridusse al senso di colpa e al tempo sprecato: al senso di colpa per il tempo sprecato, al tempo sprecato nel senso di colpa.”


3.


“Il big bang è il primo delirio psicotico di Dio. Il mondo è la sua maestosa allucinazione autoreferenziale.”


4.


“L’inconscio è quello spazio nascosto in cui viene eseguito il download di un file che un giorno ti stupirai di ritrovare fra le cartelle della tua coscienza. E alla sua vista penserai: chi diavolo ce l’ha messo qui? Mica mi interessava!”


“Noi non siamo lì per migliorare la scuola in modo che la società resti uguale, siamo lì per cambiarla”





Cambiare la scuola per cambiare il mondo. Così pensava Mario Lodi, indimenticato maestro, pedagogista, scrittore, di cui ricorre oggi il centenario della nascita.
Un uomo impegnato, dal pensiero limpido, che sapeva benissimo da che parte stare, e infatti pagò con il carcere il suo antifascismo.
Un maestro speciale che auspicava la collaborazione fra insegnanti e genitori per favorire una educazione profonda e liberare “i bambini dall’insincerità e dal conformismo.”
Un maestro che credeva che “Insegnare a parlare significhi insegnare a pensare.”
Un maestro che amava la scuola come una “fabbrica dei cittadini” e la considerava “il luogo dove si entra competitivi e, dopo aver lavorato e studiato insieme, si esce rispettosi degli altri e tolleranti”

Chissà cosa penserebbe oggi Mario Lodi di quello che sta succedendo alla scuola. Di questa fretta terribile di strappare i giovani dai banchi, dai libri, ma soprattutto dai sogni e dalla fantasia, per mandarli a conoscere prima del tempo il mondo del lavoro. Un lavoro che a volte uccide, perché non è fatto in sicurezza, un lavoro che forse serve solo per bruciare inutilmente le tappe. Perché per lavorare c’è tutta la vita, mentre per stare sui banchi di scuola solo pochi anni. Perché questa fretta?
Mario Lodi lo aveva già capito perfettamente:
“Oggi è difficile educare perché il nostro impegno di formare, a scuola, il cittadino che collabora, che antepone il bene comune a quello egoista, che rispetta e aiuta gli altri, è quotidianamente vanificato dai modelli proposti da chi possiede i mezzi per illudere che la felicità è nel denaro, nel potere, nell'emergere con tutti i mezzi, compresa la violenza. A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l'educazione dei sentimenti: parlare di amore a chi crede nella violenza, parlare di pace preventiva a chi vuole la guerra. Dobbiamo imparare a fare le cose difficili, come disse Gianni Rodari in una delle sue ultime poesie: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco, liberare gli schiavi che si credono liberi.”
Impariamo, prima che sia troppo tardi.

La farfalla della gentilezza

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domenica 13 febbraio 2022

Una "simpatica omelia" sulla Domenica del Fariseo e del Pubblicano



  Ieri sera  ho telefonato ad un mio carissimo confratello e concelebrante ieromonaco  che ne ha viste e subito di tante e di tanto nel suo ministero e nel suo servizio a causa, ovviamente, del fuoco amico.

Ci siamo scambiati gli auguri ministeriali per un sereno periodo prequaresimale del Triodion e il mio confratello ieromonaco finalmente sereno, esistenzialmente ed ecclesialmente sereno, mi ha narrato due episodi anticipando la natura del racconto "Suvvia Padre Giovanni concludiamo con un sorriso"


Il Padre Ermogene  di venerata memoria  celebrava nella chiesetta Ortodossa di via Sardegna a Roma  dove  c'erano altri preti. La domenica del Fariseo e del Pubblicano..entrando in chiesa ..abbracciava e baciava tutti i preti..facendo loro gli Auguri..

Ai soli preti...Quindi era escluso che gli Auguri facessero riferimento al Triodion.. Un giorno un allora giovane prete ed ieromonaco gli chiese il senso di questo augurio.

"Oggi è la nostra festa..La. domenica del Fariseo..."


Poi anche la successiva domenica, domenica del figliol prodigo, stessa scena. con sorpresa finale.. Ma di questo  ne scriverò domenica prossima.

giovedì 10 febbraio 2022

i. giornalisti secondo. Giorgio. Gaber




Mi fa male la carta stampata, gli editori... tutti. Mi fanno male le edicole, i giornali, le riviste con i loro inserti: un regalino, un opuscolo, una cassetta, un gioco di società, un cappuccino e una brioche grazie.

Mi fanno male quelli che comprano tutti i giornali perché la realtà é pluralista. Nooo, non mi fa male la libertà di stampa. Mi fa male la stampa. Mi fa male che qualcuno creda ancora che i giornalisti, si occupino di informare la gente. I giornalisti, che vergogna! Cosa mettiamo oggi in prima pagina? Ma sì, un po’ di bambini stuprati. E’ un periodo che funzionano. Mi fanno male le loro facce presuntuose e spudorate, facce libere e indipendenti ma estremamente ma rispettose dei loro padroni, padroncini, facce da grandi missionari dell’informazione, che il giorno dopo guardano l’indice d’ascolto. Sì alla televisione, facce completamente a loro agio che si infilano le dita nelle orecchie e si grattano i coglioni. Sì, questi geniali opinionisti che gridano litigano,  si insultano, sempre più trasgressivi. Questi coraggiosi leccaculo travestiti da ribelli. E’ questa libertà di informazione che mi fa vomitare.

https://www.youtube.com/watch?v=bdNrNdfJomk


il testo complessivo di mi fa male il mondo in


https://www.youtube.com/watch?v=0LFsM0poLMY


https://www.giorgiogaber.it/discografia-album/mi-fa-male-il-mondo-seconda-parte-canzone-prosa-testo


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Le informazioni si sbranano tra loro e spesso – anzi quasi sempre – è la medesima notizia che si rosicchia da sola, a partire dalla coda. Ne rimane una carcassa che le iene si contendono ghignando. Ma per quanto ci si scanni a vicenda, è questa la cosa strana, in realtà nessuno crepa. Quello dell’informazione globale è un universo nel quale, pur non vivendo, non si muore. Ogni cadavere riprende a deambulare e rimane tra i coglioni per tutta l’eternità. Politici, cantanti, poeti, prestigiatori, imbonitori, scienziati, musicanti, comici, filosofi, presentatori e nullafacenti di successo, nessuno si assenta in modo definitivo. Al massimo danno notizia del fatto che si assenteranno. Ma poi tornano sempre. Nel peggiore dei casi per essere commemorati.

autore. Ugo Rosa

https://www.glistatigenerali.com/costumi-sociali_societa-societa/vocabolarietto-portatile-notizia-notiziario/

martedì 1 febbraio 2022

Violento è il processo, soprattutto se diventa eterno, violento è il carcere, che pare costruito appositamente per diseducare, invece che reinserire.



"Perché la forza dello Stato, per quanto ammantata di legalità, può essere violenta. Violento è il processo, soprattutto se diventa eterno, violento è il carcere, che pare costruito appositamente per diseducare, invece che reinserire. Ricostruire la relazione, ricucire lo strappo. Questo è quel che serve, oggi. In genere -è la teoria della giustizia riparativa tanto cara alla ministra Marta Cartabia– la rottura del patto sociale avviene a opera di chi commette il reato, di chi uccide, di chi rapina, di chi violenta. I “cattivi”. E spetta ai “buoni”, lo Stato, una buona amministrazione della giustizia, i buoni funzionari del carcere, aiutare il “cattivo” nel suo percorso che lo porti con animo e storia di vita ormai diversa verso la vittima, con una nuova relazione che giovi a entrambi. Ma come comportarsi quando lo strappo sociale avviene anche a opera di quelli che dovrebbero ricoprire sempre il ruolo dei “buoni”? Quando si usa la giustizia come una spada e non come l’ago e il filo che ricuciono, che riparano e restituiscono la vita anche dove si sta spegnendo?"(Piero Sansonetti, Tiziana Maiolo

https://www.ilriformista.it/oltre-700-firmano-per-pittelli-lezione-della-societa-civile-di-fronte-alla-violenza-dello-stato-277436/