giovedì 20 giugno 2024

Trent’anni senza vederli. autore Fabrizio Tesseri.

 


Incipit 

Nelle campagne di Latina gli indiani come Satnam Singh ci sono da trent'anni, ma tutti fanno finta di non vederli, così da poter dimenticare il vero costo del nostro cibo a basso prezzo 


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Vediamo i prezzi della frutta e verdura in offerta sui banchi dei supermercati. Compriamo contenti il Sottocosto. Ammiriamo la villa e la fuoriserie dei loro Padroni




Presentazione di Stefano Feltri 

Buon pomeriggio, 

oggi a Prima Pagina, su Radio3, abbiamo parlato molto della morte di Satnam Singh, un indiano di 31 anni che lavorava senza contratto nei campi di Latina. In un incidente nei campi ha perso un braccio, il suo datore di lavoro lo ha abbandonato davanti a casa con il braccio in una cassetta della frutta. 

Satnam è morto, lascia una moglie che lo aveva seguito e un debito con i trafficanti che gli toglievano i pochi euro che riusciva ad accumulare. 

Ho promesso agli ascoltatori di Prima Pagina e ai lettori di Appunti di fare anche io la mia parte per capirne di più, e ci sto lavorando. 

Intanto ho chiesto a Fabrizio Tesseri, ormai firma ben conosciuta al pubblico di Appunti, di condividere le sue idee sulla vicenda, visto che Fabrizio quelle campagne dell’Agro Pontino le conosce da tutta la vita, e le sa raccontare come nessun altro.

 Anche se era molto impegnato sul lavoro, Fabrizio ha trovato il tempo per scrivere, e vi mando il pezzo subito, con una illustrazione del fumettista e attivista Gianluca Costantini, che è sempre tanto attento a queste vicende quanto generoso nel concedere agli altri il proprio lavoro per diffondere consapevolezza e scardinare l’indifferenza. 

Buon pomeriggio, 
Stefano


***

Trent’anni senza vederli

di Fabrizio Tesseri

Facile indignarsi per i morti. Al massimo dura fino al funerale, poi tutto come prima.

Bisognerebbe indignarsi per i vivi.

Ma noi non li vediamo, i vivi. Letteralmente. 

A volte non li vediamo al punto da travolgerli di notte sulle strade di campagna, scaraventandoli nelle scoline con le loro biciclette, quando va bene. Quando li vediamo è perché indossano quei gilet catarifrangenti che noi abbiamo in macchina in caso di incidente. Quando li vediamo è, appunto, un caso, un incidente. 

Però non è che li abbiamo rimossi, propio non li abbiamo mai considerati.

Eppure sono decenni che sono qui, almeno tre decenni. Trent'anni fa, per esempio, alcuni singalesi e indiani, molto giovani, erano ospitati in un piccolo hotel fuori mano, trasformato da allora in una sorta di residenza per stranieri. È in campagna, ma era appiccicato ad un paio di grandi industrie, allora.

Da anni, al posto della più grande, la Goodyear, è rimasto un rudere e, con ogni probabilità, amianto e altri rifiuti sepolti sotto terra e sotto una memoria labile che ha cancellato i morti e i disoccupati. 

È rimasta la fabbrica di alluminio, la sola piscina da 25 metri sul territorio e quel vecchio hotel malandato.

Beh, trent'anni fa, un misto di delinquenti e fascistelli (si lo so, è ridondante, sono sinonimi) andarono a picchiare i rifugiati in quel vecchio alberghetto. Per la verità, le presero per bene. 

Ci fu tensione, venne organizzata una manifestazione di solidarietà, la polizia schierata in forze manco fosse un derby di quella che era la serie D del tempo, riuscì a picchiare chi manifestava solidarietà e il risultato fu che tutti ci distraemmo. Quasi tutti. 

Alcuni da anni seguono e denunciano le condizioni dei migranti nella Pianura Pontina, su tutti Marco Omizzolo.

La maggior parte di noi però, semplicemente, non li ha mai visti.

Eppure sono tanti, lavorano nelle serre, nelle campagne, quasi tutti maschi, dormono in vecchie case o stalle, quando va bene. A decine, tutti insieme. 

Qualcuno però ha fatto il salto sociale e ha aperto un negozietto oppure è stato fortunato e non solo è sopravvissuto, ma ha trovato anche un buon datore di lavoro, non un padrone, e ha messo su famiglia.

E allora vivono per lo più nei centri più o meno storici e ci sono i ragazzi nelle nostre scuole e per la quasi totalità dei nostri figli sono loro compagni, senza aggettivi o caratterizzazioni. Loro li vedono.

Noi queste famiglie, non gli altri, le vediamo solo perché vivono accanto a noi. Più colorati nei vestiti, odori diversi, magari più confusione, e in alcuni quartieri quelle donne e quegli uomini arrivati da lontano sono i soli a parlare con i "nostri" vecchi, soli dietro le persiane accostate al sole. Sono gli unici che si affacciano a vedere come mai la signora oggi non si è vista e magari sta male e ha bisogno.

Però, gli altri non li vediamo.

Ma vediamo il prodotto della loro esistenza.

Vediamo i prezzi della frutta e verdura in offerta sui banchi dei supermercati. Compriamo contenti il Sottocosto. Ammiriamo la villa e la fuoriserie dei loro Padroni.

Questi, spesso ma non sempre, hanno cognomi tronchi, che finiscono per enne, si tratta di famiglie che hanno avuto la terra nel ventennio, pezzi di famiglie del nord smembrate e portate a colonizzare la terra redenta. Coloni. Ma di cosa? Qui ci vivevano i Volsci, forse anche avanguardie di Etruschi e i Romani, di sicuro, che hanno lasciato il loro segno e la Regina Viarum. Coloni di cosa, dunque?

Gente che ha conosciuto la povertà, la fame, la guerra, la malaria, i lutti, la fatica indicibile.

Uno si aspetterebbe che se uno ha vissuto questo, mai farebbe vivere lo stesso o di peggio ad altri esseri umani e invece...ma allora, come è possibile? Perché?

Forse perché abbiamo dimenticato. Forse perché negli ultimi trent'anni abbiamo buttato nell'indifferenziato il concetto di comunità. 

Abbiamo smesso di vedere l'altro ma solo quello che l'altro ha. E abbiamo voluto arricchirci o almeno illuderci di farlo. Abbiamo smesso di dare valore e iniziato a dare un prezzo, a tutto. 

E quando dai un prezzo a qualsiasi cosa vuol dire che sei in competizione e la competizione porta a voler prevalere e finisce che bari pure con te stesso quando fai i solitari.

E tutti siamo contenti di comprare le zucchine a 0,99 euro al chilo e il Padrone compra un altro ettaro e abbassa la paga da 4,50 euro l'ora a 4 euro, preserva il margine di profitto, la grande distribuzione apre nuovi scintillanti ipermercati, noi oltre le zucchine compriamo i pomodori maturi, si fa per dire, a marzo.

È una magia!

Qualcosa di inspiegabile. Qualcosa di invisibile. 

Tranne che ogni tanto.

Quando sotto una macchina non finisce una volpe ma un ventenne troppo stanco da scordare il gilet catarifrangente.

Tranne che ogni tanto, per un incidente sul lavoro o una rissa tra disperati.

Ma dura poco, meno della pubblicità tra il TG e i Talk Show della sera.

C'è il volantino delle offerte nella cassetta postale, sabato si fa spesa.



mercoledì 5 giugno 2024

L' imam Yahya Pallavicini Dove sono i fratelli del consolatore e del Salvatore? Dove sono i credenti nella Rivelazione del Dio Unico? Dov’è l’orientamento verso Gerusalemme?



https://www.sacrumetpolis.com/articoli/2024-06-03-il-consolatore-fratello-del-salvatore/


03/06/24 - Yahya Pallavicini, Membro del Muslim Council of Elders (Abu Dhabi) e dell’ICESCO (Rabat)


“Il Muslim Council of Elders (Consiglio Musulmano degli Anziani), presieduto da Sua Eminenza Dr. Ahmed al-Tayyeb, Grande Imam di Al-Azhar, ha condannato l'attacco israeliano dei campi di rifugiati palestinesi a Rafah, a sud della Striscia di Gaza, che ha provocato numerose vittime e feriti tra i civili. Nella dichiarazione, il Consiglio si è appellato alla comunità internazionale e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché intraprendano una seria e urgente azione, assumendosi le proprie responsabilità per porre fine all'attuale aggressione di Israele verso la Striscia di Gaza. Ha inoltre fatto appello per la riapertura del valico di frontiera di Rafah al fine di permettere gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

Il Muslim Council of Elders ha ribadito la sua posizione riguardo al fatto che il traguardo di una pace giusta e onnicomprensiva potrà essere raggiunto soltanto riconoscendo il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione e alla costituzione di uno Stato Palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale.” (WAM – Emirates News Agency, 28/05/2024).

In Italia, alcuni organi di comunicazione si soffermano sulle grottesche imprese di un imam anarchico che occupa un’aula universitaria per fare una predica antisemita o sulla arbitraria e diseducativa decisione unilaterale di un docente laico di esimere alcuni studenti musulmani dallo studio della Divina Commedia. Dall’estero, un collega di Sarajevo mi ricorda una circostanza che ha provocato lo stermino dei musulmani bosniaci e la distruzione delle loro case nella città europea di Prijedor. Ogni casa di ogni famiglia musulmana era stata contraddistinta da un velo bianco e ogni musulmano bosniaco era stato indotto a rivestire l’avambraccio da una banda bianca. “The Day of White Armbands”, il giorno delle bande bianche sul braccio, sembra ricordare in modo simbolico seppure asimmetrico, la circostanza biblica nella quale l’angelo della morte venne inviato da Dio in Egitto per punire l’ostinazione sacrilega degli abitanti pagani entrando nelle case che non erano state contrassegnate dal sangue di un sacrificio al Dio Unico. Forse ci ricorda anche l’altro insegnamento del vangelo dell’apostolo Matteo quando il delegato in Palestina dell’imperatore Cesare Augusto ordinò di uccidere tutti i neonati per timore che fosse nato un Re alternativo al suo potere.

L’ostinazione di non liberare gli ostaggi da parte di una organizzazione terroristica ha molto in comune con la corruzione del paganesimo degli antichi egizi che si ostinarono a non rispettare alcun negoziato, a non liberare gli ebrei e persino a rincorrere il loro esodo con l’esercito prima di naufragare nel Mar Rosso. L’ignoranza e la disobbedienza ai principi religiosi da parte di Hamas sembrano simili all’arroganza e alla decadenza di una classe di falsi sacerdoti che verranno sconfitti intellettualmente e spiritualmente dalla profezia di Mosè e di suo fratello Aronne. Sempre in misura asimmetrica ma con una sproporzione drammatica di vite umane assistiamo allo sterminio di un popolo accusato di essere complice e compiacente, ambiguo e colluso, una passiva copertura di un gruppo di terroristi oppure un “danno collaterale” di una guerra dell’esercito guidato dal primo ministro Netanyahu: bisogna distruggere tutto e uccidere tutti! Ma questo davvero provocherà la liberazione? Non possiamo proprio salvare nessun innocente, nessun giusto? Senza fede, speranza e carità, quale sicurezza e salvezza per le nuove generazioni in Israele?

Se Erode “il Grande” aveva ordinato l’uccisione dei neonati nel suo regno di Giudea, un altro delegato dell’impero pagano romano, il prefetto Ponzio Pilato, ha interpretato la sua funzione essendo complice con alcuni membri corrotti del sinedrio nella messa in scena di una libera scelta democratica: salvare un ladro popolare o salvare un salvatore benedetto? In pochi hanno risposto per il salvatore, in molti hanno gridato in favore del ladro.

Se avessero potuto studiare la Divina Commedia avrebbero scoperto i significati e i livelli dei linguaggi nel simbolismo di una vita come anticipazione di un viaggio ultraterreno. Se avessero seguito il profeta Mosè e suo fratello Aronne avrebbero realizzato la liberazione nell’esodo, una conversione e un’elezione spirituale che apre ad un nuovo ciclo. L’attesa Messianica non è quella manipolata da alcuni ex governatori in Iran o da alcuni moderni ideologi in Russia né tantomeno quella invocata da alcuni fanatici rabbini ultraortodossi o quella dimenticata tristemente da molti fedeli musulmani e vescovi cristiani.

In Europa, a Srebrenica, c’è un quadro con una scritta: UN United Nothing. Sembra un richiamo a non porre tutte le speranze soltanto sulle risoluzioni di un organismo internazionale che, in Bosnia, è stato complice e compiacente, ambiguo e colluso, con il tiranno di una milizia di guerriglieri serbi nell’esodo e nel genocidio dei musulmani. Cosa fanno i popoli, i credenti e i politici, abdicano alla loro responsabilità di cittadini, religiosi e amministratori per fare appelli giuridici e demandare la soluzione finale alle organizzazioni internazionali? Ai credenti ebrei, cristiani e musulmani in Occidente e in Oriente spetta il compito di credere con coraggio e umiltà in un salvatore autentico per tutti senza diventare un artificio o una cifra o una ragione o un diritto con cui associarsi e senza diventare un feticcio in contrapposizione al prossimo, contro l’altro credente e cittadino, facendo un utilizzo volgare ed esclusivo della propria forma o interpretazione religiosa. È questa antitesi ostinata, questa polarizzazione viscerale, a disgregare non soltanto l’intelligenza e la fede ma anche l’innocenza e la purezza della profezia e il santo deposito della tradizione, a ostacolare l’accesso alla fonte della Verità e dalla Pace. Dove sono i fratelli del consolatore e del Salvatore? Dove sono i credenti nella Rivelazione del Dio Unico? Dov’è l’orientamento verso Gerusalemme?

“Tra le brutali uccisioni e distruzioni israeliane, il cui ritmo è senza precedenti, e la dura posizione del governo sionista nel rimanere sordo a tutti gli appelli globali per fermare lo spargimento di sangue palestinese, l'Islamic World Educational, Scientific and Cultural Organization (ICESCO) ribadisce la sua condanna di questo comportamento barbaro, che ignora tutti gli appelli, senza che si veda la luce in fondo a questo tunnel di oppressione e ingiustizia.

L'ICESCO fa appello al mondo intero, compresi i leader politici, le organizzazioni internazionali e regionali e le istituzioni giudiziarie, molte delle quali hanno ancora una coscienza, e all'umanità intera, affinché si uniscano contro questo comportamento ostile di Israele, che sta portando il mondo in un'anarchia che non risparmierà nessun luogo o persona.

Inoltre, l'ICESCO rinnova con tutta fiducia il suo fermo e incrollabile sostegno al nostro popolo a Gaza, Rafah e in tutti i territori palestinesi, e condanna fermamente la politica in corso di distruzione dei campi di profughi inermi e sfollati senza riguardo per i bambini, che sono diventati bersagli deliberati di questi massacri, o per gli anziani, che non possono più trovare alcun rifugio dalla politica di distruzione dall'entità sionista, che deporta la popolazione di Gaza dalle proprie case e insegue i feriti a Rafah, ignorando le decisioni della Corte Internazionale di Giustizia e di altre aule della giustizia globale.” (ICESCO, 28/05/2024).

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