mercoledì 8 luglio 2026

Libro in arrivo ---Écran total, Manifesto contro la gestione e la digitalizzazione delle nostre vite-edizioni Malamente



Écran total


Manifesto contro la gestione e la digitalizzazione delle nostre vite

Il collettivo Écran total si è formato e consolidato attorno alle resistenze contro la digitalizzazione della società: in questo manifesto ribadisce che il processo di informatizzazione totale è un grave regresso sociale, culturale ed ecologico. Attraverso un’analisi radicale, il testo risponde punto per punto alle obiezioni e ai luoghi comuni più diffusi: «è solo uno strumento», «è necessario per il progresso medico», «è pratico e semplifica la vita», «aiuta a organizzare le lotte», «non è il problema principale»… Il collettivo presenta i suoi principi, il suo funzionamento e le sue aspirazioni: far emergere un movimento di disobbedienza e resistenza per riprendere il controllo della nostra autonomia, dei nostri saper fare e, in ultima analisi, delle nostre vite.

 

INDICE

I. Breve storia di Écran Total: di fronte all’accelerazione digitale, dei barlumi di resistenza **

II. La digitalizzazione, una grande regressione sociale, culturale ed ecologica
1. Ma il digitale è solo uno strumento…
2. Ma il digitale è così pratico!
3. Ma il digitale eleva il livello di conoscenza
4. Ma il digitale avvicina le persone e aiuta a organizzare le lotte, no?
5. Ma il digitale è indispensabile per la “transizione ecologica”
6. Ma, senza il digitale, il progresso medico si fermerebbe!
7. Ma il digitale non è il problema principale
8. Ma non possiamo fare nulla contro il digitale e la tecnologia…
9. Ma il digitale contribuisce a migliorare l’umanità

III. I nostri principi politici, il nostro funzionamento, le nostre aspirazioni

Appendice 1 – Appello di Beauchastel conro la scuola digitale
Appendice 2 – «Non liberateci, ci pensiamo noi!»
Appendice 3 – L’informatica, strumento di disumanizzazione


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I. Breve storia di Écran Total: di fronte all’accelerazione digitale, dei barlumi di resistenza

scaricabile senza oneri  



ulteriori notizie in francese 



mercoledì 10 giugno 2026

Claudio Lupo Tabacco "aggiornamenti dalle terre dell'odio"





aggiornamenti dalle terre dell'odio 


i ferri ringhiando contro la carne non-conforme bottiglie di vetro rompono corpi non-conformi è lecito abusare le soggettività non-conformi

silenzio

non si obietta

zecche

nemici del popolo

le mie mani sono fiamma io bruciò e consumo

le pietre sanno rendere alla violenza il volto 

sono carne da catena che sputa in faccia 

aggiornamenti dalle terre dell'odio 


Inizio in modo assolutamente immodesto, non sono mai stato modesto e neppure umile in un regime che ci vuole con la schiena flessa e grati dell’umiliazione... essere arroganti e orgogliosi è l'unica postura morale, con una mia poesia tratta da “Canti” presto nelle peggiori librerie di Caracas e venduta da spaccini di strada per arrotolare canne proletari. 

Una donna, Alina, di trentasei anni viene convocata dalla Polizia Morale di Stato, i Servizi Sociali, per verificare l'abbandono di minori per aver fatto uno sciopero della fame davanti al Parlamento per chiedere, ciò che a tutte le persone con moralità è palese, il riconoscimento del Genocidio Palestinese. 

In Parlamento si è svolto un convegno pro-life in cui di fronte ad un vice-premier ed a numerosi ministri le donne che abortiscono sono state chiamate assassine. Il paradosso dei pro-life è fantastico: i feti conformi vanno difesi gli altri possono essere abortiti per lo spavento delle bombe o annegare nella Fossa Comune  denominata Mediterraneo Centrale. 


aggiornamenti dalle terre dell'odio 

i ferri ringhiando contro la carne non-conforme bottiglie di vetro rompono corpi non-conformi è lecito abusare le soggettività non-conformi

silenzio

non si obietta

zecche

nemici del popolo

le mie mani sono fiamma io bruciò e consumo

le pietre sanno rendere alla violenza il volto 

sono carne da catena che sputa in faccia 

aggiornamenti dalle terre dell'odio 

venerdì 24 aprile 2026

Verso il 25 Aprile.... Piero Calamandrei




Parate partigiane del 6 maggio 1945 [Fonte Istituto Nazionale Ferruccio Parri - Milano Libera]

Verso il 25 Aprile....

"I ragazzi delle scuole imparano chi fu Muzio Scevola o Orazio Coclite, ma non sanno chi furono i fratelli Cervi. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perché non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: «Li conoscerete quando verranno a vendicarmi», e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: «Sono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi». Non sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagliò con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parlò. Non sanno come si chiama quell'adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all'improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baciò sorridente dicendogli: «Muoio anche per te… viva la Germania libera!». Tutto questo i ragazzi non lo sanno: o forse imparano, su ignobili testi di storia messi in giro da vecchi arnesi tornati in cattedra, esaltazione del fascismo ed oltraggi alla Resistenza''.

(Piero Calamandrei)




domenica 15 febbraio 2026

Piero Gobetti. Elogio della ghigliottina. anno 1922



Nella notte tra il 15 Febbraio e il 16 Febbraio 1926 moriva, esule, a Parigi Piero Gobetti  stremato nel corpo dalle aggressioni fasciste


ELOGIO DELLA GHIGLIOTTINA (“La rivoluzione liberale”, a. 1, n. 34, 23 novembre 1922, p. 130)


testo integrale in  

https://www.centrogobetti.it/images/Tra_rivoluzione_e_autobiografia_della_nazione_di_Pietro_Polito.pdf


Evidenzio alcuni punti  

.) La nostra polemica contro gli italiani non muove da nessuna adesione a supposte maturità straniere; né da fiducia in atteggiamenti protestanti o liberisti. Il chiamarci di volta in volta con unnome piuttosto che con un altro non é dunque una questione di stile, ma appena un modo di eluderele persecuzioni e di farci sopportare. Se dovessimo salire davvero in cattedra saremmo dei benstrani predicatori, e chissà chi potrebbe capire le nostre pazze intenzioni. Ossia il nostro antifascismo non è l'adesione a un'ideologia, ma qualcosa di più ampio, così connaturale con noi che potremmo dirlo fisiologicamente innato.


.) C'è un solo valore incrollabile almondo: l'intransigenza e noi ne saremmo per un certo senso i disperati sacerdoti.


.) E bisogna sperare (ahimè, con quanto scetticismo) che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sinoin fondo. Si può valorizzare il regime; si può cercare di ottenerne tutti i frutti: chiediamo le frustate perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia perché si possa veder chiaro.

giovedì 12 febbraio 2026

L’ULTIMA VOCE PER LA PALESTINA. di Raniero La Valle in nome e per conto di chi si riconosce nel blog "Prima Loro"




L’ULTIMA VOCE PER LA PALESTINA.  di Raniero La Valle in nome e per conto di chi si riconosce nel blog "Prima Loro" 



Cari amici,


la richiesta ufficiale formulata dal governo francese di revocare all’ambasciatrice Francesca Albanese il ruolo di relatrice speciale dell’ONU per il popolo palestinese è di una gravità sconsiderata perché vuol dire togliere al popolo palestinese l’ultimo filo di voce che ancora ne raccontava l’esistenza sulla terra.


Non crediamo che l’ONU, ovvero le potenze che la gestiscono, arriveranno a tale nefandezza dopo che l’ONU ha visto ignorate e contradette innumerevoli sue pronunzie e prescrizioni per la soluzione della questione palestinese, dopo essere stata accusata da Netanyahu di essere una palude dell’antisemitismo e dopo aver assistito senza intervenire e fare alcunché per fermare il genocidio del popolo palestinese a Gaza. Tuttavia la richiesta francese, alla quale pare che anche l’Italia non si opponga, è uno scandalo che denuncia ancora una volta la decadenza di questa Europa che si prepara a spaccarsi sempre di più, non solo nel conflitto contro la Russia, ma anche nella nuova contrapposizione tra Francia e Germania, ora anche legata dall’”asse” con Roma.


L’accusa alla relatrice speciale Albanese è quella di denunciare il genocidio in corso contro il popolo palestinese. Tutti, però, ormai riconoscono che, si usi o no la parola, tale genocidio è in atto e proprio in questi giorni esso è confermato dallo stesso Netanyahu, che è andato a Washington oltre che per sbrigare la pratica con l’Iran, per firmare la propria adesione e il proprio ingresso nel Board voluto e presieduto da Trump, per avviare la grandiosa speculazione edilizia su Gaza e trasformare Gaza da un cumulo di macerie, di morti e di tragicamente sopravvissuti, in un paradiso di letizie e in un paradiso fiscale. Ma Netanyahu è andato a Washington anche per avanzare un’istanza di indiscutibile coerenza, e dice a Trump: “non possiamo avviare questa meravigliosa operazione mediterranea se prima non mi lasci finire il lavoro della soppressione degli abitanti palestinesi”, adempimento finale a cui l’esercito israeliano si è già preparato. Pertanto, che un relatore dell’ONU sulla Palestina giri gli occhi da un’altra parte e non parli di tale genocidio, è impossibile a pensarsi e a credersi.


Dunque non per questo l’Albanese dovrebbe essere rimossa. Ma perché nel denunciare che chi fa questo non è solo un nemico del popolo palestinese, ma è anche un nemico dell’umanità farebbe una professione di antisemitismo, metterebbe in causa la fede di Israele e tutto il popolo ebraico anche fuori di Israele. Ma la stessa coerenza per cui si ammette che non si può ricostruire Gaza se prima non lo si ripulisce della presenza dei suoi attuali abitanti, dovrebbe far riconoscere anche alla Francia che non è colpa di Francesca Albanese se l’autore di questo genocidio è il governo dello Stato di Israele e se lo Stato di Israele è oggi quale è governato, rappresentato e teorizzato dinnanzi a tutto il mondo da un capo politico, di religione ebraica che alla definitiva realizzazione della sua idea di che cosa siano l’ebraismo, lo Stato di Israele e la soluzione definitiva della questione palestinese (con l’assoluta esclusione dei due Stati) ha fatto la ragione non solo della sua carriera politica, ma di tutta la sua vita.


Il problema sta dunque nel fatto che il soggetto che rivendica queste azioni si presenta esso stesso come la vera e tendenzialmente intera espressione della tradizione di Israele, della sua fede e del popolo ebraico anche della diaspora.


È chiaro che tutto questo l’Occidente lo capisce poco perché è ormai secolarizzato, si crede laico e pensa d’istinto che una cosa è la politica e un’altra la religione, che una cosa è lo Stato e altra cosa sono la Sinagoga e la Chiesa, che una cosa è lo Stato di Tel Aviv (col suo nome nobilissimo: Israele) e un’altra cosa sono l’esercito di Israele, i Servizi Segreti di Israele, il governo di Israele e i progetti di Israele per il futuro del Medio Oriente e di quella parte del mondo che esso include nell’area della “Benedizione”.


Però l’Occidente potrebbe, se non vuole giudicare da sé, semplicemente ascoltare quello che lo Stato di Israele, versione Netanyahu, dice di se stesso e che ha detto proprio in quella sede dell’ONU da cui oggi dovrebbe essere rigettata la relatrice speciale della Palestina.


Nell’ultimo discorso fatto da Netanyahu all’assemblea generale dell’ONU il 27 settembre 2024, il premier israeliano aveva annunciato la sua decisione di combattere fino alla “vittoria totale”, affermando che non c’è nessun posto in Iran, ma nemmeno in Medio Oriente, che non possa cadere sotto i colpi dell’esercito di Israele e aveva presentato la carta del mondo divisa in due mappe, una della “Benedizione” e un’altra della “Maledizione” a seconda del rapporto di ciascuna di queste due parti con Israele. E, ancora più importante, aveva rivendicato il fondamento indiscutibile di questa pretesa di predominio che risalirebbe a migliaia di anni fa, e deriva da una lettura fondamentalista, integralista, letterale della Bibbia di fronte a cui l’Occidente che ormai ignora queste categorie e non sa leggere la Bibbia è disarmato e non può entrare in dialogo con i suoi assertori.


In quella occasione Netanyahu, rivolgendosi agli iraniani, li aveva chiamati il “popolo persiano”, quello di Ciro, accomunandolo al popolo ebraico, come due popoli che hanno millenni di storia alle spalle; aveva invocato il precedente biblico di Mosè, ripetendo ciò che aveva detto l’anno precedente nella stessa sede delle Nazioni Unite, e cioè che “ci troviamo di fronte alla stessa scelta senza tempo che Mosè pose al popolo di Israele migliaia di anni fa quando stavamo per entrare nella Terra Promessa. Mosè ci disse che le nostre azioni avrebbero determinato se avremmo lasciato in eredita alle generazioni future una benedizione o una maledizione”. E aveva citato a testimone re Salomone, e Samuele che aveva proclamato: “l’eternità di Israele non vacillerà”, e aveva detto che “Israele ha sempre eseguito il comando di Mosè”, che “l’antica promessa è stata sempre mantenuta”. Si tratta di una interpretazione mondana e politica del messianismo ebraico certo presente nel sionismo, ma contestata dai più avvertiti intellettuali e rabbini ebrei e che è penetrata anche al di fuori del mondo ebraico fino a ispirare un certo messianismo americano che ora in Trump non si sa più dove vada.


Sono temi difficili e tutti da approfondire, ma oggi la selvaggia politica che ci sta investendo ci costringe a uno sforzo di comprensione fuori dell’ordinario.


( newsletter del sito in data 12 Febbraio 2026) 


martedì 20 gennaio 2026

Ennio Flaiano, "La valigia delle Indie" - Bompiani - 1996- IL GATTO




Il gatto

di Ennio Flaiano 


Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma...
ma ne deduce che è nero.

Il Filosofo cerca un gatto,
un gatto che non c'è
in una stanza buia.
Non lo trova ma...
ma continua a cercare.

Il Teologo, oh il Teologo
cerca lo stesso gatto.
Non lo trova ma dice
di averlo trovato.

venerdì 9 gennaio 2026

Il Professor Franco Berrino anni 81 epidemiologo e nutrizionista: in TV non fa sconti a nessuno





Il Professor Franco Berrino  anni 81 epidemiologo e nutrizionista in TV non fa sconti a nessuno 


e non fa sconti a nessuno. Soprattutto a quell’industria alimentare che, parole sue, “ha creato un sistema che uccide”. Detto con calma, lucidità e una coerenza che pesa più di qualsiasi slogan.


Berrino non predica, spiega. E soprattutto testimonia: a 81 anni è la prova vivente di ciò che sostiene da decenni. Il messaggio è semplice e diretto: mangiare cibo vero, quello che viene dalla terra, non quello costruito in laboratorio. Niente demonizzazioni isteriche, ma una presa di posizione netta. ”


Lo zucchero fa male”, dice. Senza giri di parole. E aggiunge che merendine, prodotti ultra-processati e gran parte dei salumi non sono nutrimento, ma compromessi tossici venduti come normalità.


Occhio pure alla carne rossa, da mangiare in poche quantità “perché causa tumori dell’intestino”. Mentre per quanto riguarda i pesci sono da preferire quelli più piccoli e dei nostri mari. Berrino parla di responsabilità collettiva, di un sistema che ha scelto il profitto al posto della salute.