giovedì 25 dicembre 2025

Chiesa Vetero Cattolica Riformata Omelia del Vescovo Primate Notte di Natale 24 Dicembre 2025




Cari fratelli e sorelle in Cristo,

in questa notte santa del Natale 2025, mentre il mondo è travolto da un’ondata di violenza, paura e disperazione come non vedevamo da decenni, vi parlo da padre e fratello, da discepolo che cammina nelle strade ferite della nostra società. Vi parlo nella fedeltà alla tradizione apostolica viva, libera da ogni centralismo autoritario e spalancata alla profezia evangelica che non consola, ma scuote.

Il profeta Isaia annunciava:

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1).

Ma oggi, nel 2025, diciamolo senza ipocrisie: le tenebre sembrano più fitte che mai. Guerre devastano intere regioni – Ucraina, Medio Oriente, Sudan, Siria, Congo, Myanmar – lasciando dietro di sé milioni di morti, feriti, mutilati, profughi senza nome. La crisi climatica non è più una minaccia futura: è un giudizio presente, che affoga città, brucia terre, produce carestie e nuove migrazioni forzate. Le disuguaglianze crescono come una piaga aperta, mentre la polarizzazione sociale trasforma la paura in odio e l’odio in violenza. E non possiamo tacere davanti al genocidio che Israele sta perpetrando ai danni della Palestina, ferita aperta nel corpo dell’umanità. A Gaza, in Cisgiordania, bambini vengono freddati, altri vengono sepolti sotto le macerie mentre il mondo discute di “equilibri geopolitici”. Questo non è equilibrio: è abominio!  Condanniamo senza ambiguità ogni forma di terrorismo, ogni violenza che colpisce civili innocenti, ogni odio antisemita e islamofobo, ogni emarginazione dovuta a motivo di religione, sesso e orientamento sessuale. Ma con la stessa chiarezza evangelica denunciamo l’oppressione sistematica dei popoli, l’occupazione, l’assedio, la distruzione deliberata di vite, case, ospedali, scuole. Non c’è sicurezza costruita sulla negazione della dignità dell’altro. Non c’è promessa biblica che giustifichi l’umiliazione permanente di un popolo. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe non benedice i carri armati e le armi come fanno ancora oggi certe chiese patriarcali e retrograde, ma ascolta il grido degli oppressi. E chi usa Dio per giustificare la morte tradisce Dio stesso.

È questo il mondo in cui vogliamo fare memoria del Bambino di Betlemme?

Il Verbo si fa carne proprio qui, proprio ora, per squarciare le tenebre, per gridare un "basta!” profetico contro l’idolatria della guerra, del profitto, della sicurezza armata, del potere che schiaccia i piccoli.

Osserviamo il presepe per cinque secondi.

Vediamo Giuseppe e Maria, poveri, vulnerabili, profughi, costretti a fuggire in Egitto per strappare il figlio alle mani assassine di Erode. Questo non è folklore: è Vangelo allo stato puro. Oggi quel Vangelo si sta ripetendo nella nostra società: milioni di uomini, donne e bambini fuggono da bombe, fame e disastri climatici. Bussano alle nostre porte e trovano muri, respingimenti, filo spinato, indifferenza di una società che è tornata indietro di un secolo.

Come possiamo celebrare il Natale voltandoci dall’altra parte davanti a questa nuova strage degli innocenti?

Il Magnificat di Maria non è una ninna nanna: è dinamite spirituale.

«Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53).

Questa è una rivoluzione evangelica, non un’immagine poetica. Dio prende partito.

Si incarna nella debolezza umana, massacrata dell'umanità ormai senza pietà, si manifesta negli oppressi, negli emarginati e nei discriminati, contro i sistemi che accumulano ricchezza sulla pelle dei poveri, devastano il creato e seminano morte con armi sempre più sofisticate e “legittimate”.

Come Chiesa, radicata nella libertà dello Spirito e nel rifiuto di ogni forma di dominio clericale e politico, non possiamo tacere, dobbiamo alzare la nostra voce e denunciare le violenze che crocifiggono la nostra società. In questo tempo che ha tratti apertamente apocalittici, siamo chiamati a essere voce profetica, non eco rassicurante del potere non più democratico, dove i giornalisti sono messi a tacere, ogni manifestazione pacifica viene sedata con l'oppressione e la libertà ci sta per venire tolta da chi brandisce rosari e crocifissi.

È finito il tempo delle pie devozioni!

Il Natale ci chiede conversione radicale, e non c’è più tempo di pensare da che parte stare. O si sta dalla parte del Vangelo o si sta contro il Vangelo.

Denunciamo senza ambiguità le guerre che, nel solo 2025, hanno raggiunto livelli record, alimentate da interessi economici, complessi militari-industriali e nazionalismi idolatrici. Speriamo nel disarmo immediato, non come utopia ingenua ma come necessità di sopravvivenza. Auspichiamo la conversione evangelica dei governanti per un'accoglienza reale e incondizionata dei migranti. Speriamo nella giustizia climatica per i popoli del Sud del mondo, che pagano il prezzo più alto della nostra avidità travestita da progresso.

Gesù è chiarissimo, e non lascia scappatoie: «Ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40) e «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9).

Non illudiamoci: la pace non è quiete, non è equilibrio armato, non è il silenzio dei cimiteri. La pace è giustizia incarnata, è resistenza nonviolenta, è fedeltà ostinata al Vangelo contro ogni sistema che nega la dignità umana.

Fratelli e sorelle,

questo Natale non sia una fuga consolatoria, ma un impegno che brucia.

Nelle nostre comunità, nelle strade, nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni.

Stiamo dalla parte di chi costruisce pace, di chi difende il creato, di chi accoglie lo straniero non per carità, ma per giustizia.

La luce di Betlemme non è una luce soffusa da presepe:

è fuoco che brucia l'ingiustizia e nel suo cammino fa sbocciare pace, amore, uguaglianza e libertà.

Un fuoco che deve bruciare le nostre ipocrisie, smascherare le nostre complicità e illuminare i nostri cuori e le nostre menti per una possibilità concreta di un mondo nuovo, del Regno di Dio su questa terra.

Che il Principe della Pace ci conceda il coraggio di essere testimoni scomodi, audaci, fedeli fino in fondo.

++Stefano, arcivescovo primate


https://www.facebook.com/chiesaveterocattolicariformata/posts/pfbid02NMNAoqpJNynJq95mB69KcpASWjn4hFA5WuyfbcpwrHNm2YVUFNYS2pwXV45j8FWQl

martedì 25 novembre 2025

Il capitalismo in tutte le sue declinazioni e gli Angeli

Non esiste critica al capitalismo e lotta per l'uguaglianza senza considerare la dimensione relazionale dell’esistenza: la vita nelle famiglie, nelle comunità, negli spazi intimi(Rodolfo Pezzi-settimanale online L'Indipendente)"


Il capitalismo del profitto, del "pochi, maledetti e subito", della violenza, realizzata in vari modi, dei potenti sugli oppressi e sui fragili, il capitalismo selvaggio di chi chiude con un recinto un orto pubblico e dice "questo è mio", distrugge ogni umana
relazione e l'umana relazione non è pensabile dentro il capitalismo tutto e tutto quanto. Pensare alla relazione e adoperarsi per costruirla è per il capitalismo della sorveglianza un fatto criminale e sovversivo. Chi dice e scrive" relazione umana" "con-divisione" com-passione" , "ha abbattuto i potenti dai troni e ha innalzato gli ultimi ; ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote" è già indagato per terrorismo ed è candidato al 41 bis (Myriam di Nazareth per il suo Magnificat è già al 41 bis ,come il buon samaritano, l'emoroissa e il rabbi di Nazareth e tanti altri ed altre di qualsovoglia orientamento personale e spirituale... Ovviamente il giovane ricco che non voleva lasciar nulla è candidato a diventare segretario generale della Nato )
Il capitalismo della sorveglianza ha un solo obiettivo, riuscitissimo
"fratelli coltelli, parenti serpenti"

il DNA di ogni potere dal web "[...a Milano ] partecipare alla cena charity destinata a raccogliere fondi per la ricerca oncologica e cardiovascolare. Un appuntamento che, come da tradizione, ha attirato volti noti dello spettacolo, della moda e dell’imprenditoria, trasformando la solidarietà in un palcoscenico glamour.

***
Ed anche gli Angeli esiteranno a poggiare il loro piede su questo nostro pianeta dominato dal pensiero unico e dallo sfruttamento, dall'oppressione, dai massacri e dai genocidi e dai signori delle guerre. Non hanno intenzione di essere arruolati nel partito dei massacratori. E non riescono a presentarsi dai massacrati: non ne hanno coraggio. Sanno di essere classificati nella categoria" nemico di classe" E se proprio, per struttura ontologica, devono poggiare il piede sul nostro pianeta, dovranno indossare mutande d'acciaio ed è sempre preferibile che siano guidati dal noto Arcangelo Michele con la spada di fuoco, l'Excalibur che dovrebbe abbattere i potenti e rendere giustizia agli ultimi ...forse... FORSE

Ed anche con la protezione di Myriam di Nazareth che FORSE riuscirà a presentarli ai massacrati, lei che dei massacrati fa parte a pieno titolo.




Tre anni dopo la pubblicazione in Italia di "Dove gli angeli esitano. Verso un’epistemologia del sacro" di Gregory e Mary C. Bateson (Adelphi, 1989, trad. di Giuseppe O. Longo; tit. originale Angels Fear, 1987), “aut aut” dedicò al libro quasi un intero numero della rivista (n. 251, settembre-ottobre 1992), in una sezione intitolata “Bateson: dove gli angeli esitano”, curata da Rocco De Biasi. La sezione (pp.2-66) comprende alcune note di G. Bateson “La Creatura e la sua Creazione”), un testo di Mary C. Bateson sulla genesi del libro (“Come è nato Angels Fear “) e contributi di Alessandro Dal Lago (“Il meta-libro di Bateson”), Rocco De Biasi (“Il fine non perseguibile. Su Bateson e la non-comunicazione”), Gianfranco Gabetta (“La regola di Bateson”) e Pier Aldo Rovatti (“Un occhio appeso al collo”).
 Il Circolo Bateson ha chiesto e ottenuto dall’editore di “aut aut” l’autorizzazione a riprodurre e pubblicare quelle pagine sul proprio sito. Ringraziamo l’editore e l’attuale direttore di “aut aut” - Pier Aldo Rovatti - per aver risposto gentilmente alla nostra richiesta.


domenica 29 giugno 2025

Claudio Lupo Tabacco. .La Democrazia è un Mito che gronda sangue

Fenomenologia della Democrazia.


https://www.facebook.com/cldtabacco/posts/pfbid0FTEGNsJUrhwis4t5jAafTaB7rywTX2ALQsYqsQUXVHtHa7CDjS4kT8sjM5e7hfC4l

Gaza è il “Fenomeno della Democrazia”. Si avete capito bene: il Genocidio, la fame la sete usate come arma di guerra, lo stupro sui corpi impotenti dei Prigionieri, gli abusi anche sessuali sui minori detenuti per aver sventolano una bandiera della Palestina a casa loro, gli stupri di Guerra sulle donne, la Tortura come pratica abituale, usare mortai e cannoni dei carri armati contro civili indifesi che fanno la fila per il pane sono il “Fenomeno della Democrazia”. Quando De Gasperi, quello che vendeva I contadini meridionali un tanto a tonnellata di carbone ai belgi e che ci ha svenduto agli USA, all’Assemblea Costituente disse “Le Democrazie non sono tigri di carta” annunciò Avola I Morti di Reggio Emilia, la terribile stagione della Guerra Civile a bassa intensità, delle bombe fasciste sui treni e nelle stazioni delle uccisioni selettive di compagni come Fausto e Iaio impegnati in indagini sullo spaccio nel quartiere e la correlazione tra spaccio e strutture neo-fasciste, il Corpo/Colpo di Stato di Aldo Moro, il suicidio di Stato della Rote Armee Fraktion. Gaza è l'evidenza radicale della Democrazia, del Totalitarismo Democratico. “Dentro” Gaza ci sono i Decreti Sicurezza, il Panpenalismo, il Codice Penale del Nemico, il Crimine d'Autore, il precariato Sociale, il Lavoro povero, il Riarmo, l'attacco contro la Comunità Lgbtqia+, il 41bis e l'ergastolo ostativo. La Democrazia è un Mito che gronda sangue, la Democrazia non è che il fascismo delle vacche grasse. Gaza è l'essenza della Democrazia nuda dei suoi veli adattativi.

lunedì 23 giugno 2025

Antonio Marra “L’Ekklesia del Cielo Vuoto”






Nel Tempio d’oro,

i sacerdoti contano le monete del Re.
Le vesti di broccato sfiorano la polvere,
mentre le labbra ripetono il Nome.

Ma il Vento che porta il Sussurro dell’Uno
non abita nei palazzi dei trionfi,
non conosce le cattedre dei Dottori,
né il trono dei supremi.

Dicono:
«Fuori dalla nostra casa, solo perdizione!»
Ma il Cielo ride senza suono.
La pioggia cade sui campi dei giusti e dei peccatori.
Il sole accarezza la fronte del mendicante e del re.

L’Ekklesia del Vivente
non ha muri,
non ha dottrine scolpite.
È il respiro che unisce chi ama,
è la carezza del Bambino,
è il perdono dato senza prezzo.

Colui che si crede padrone del Regno
già si chiude fuori dal Giardino.
Colui che offre il cuore
già dimora nell’Abbraccio.

Ascolta, o uomo che temi:
Non il possesso salva,
ma il vuoto fertile del Cuore.

(Antonio Marra © 2025)
Vignetta di NakedPastor

venerdì 20 giugno 2025

Claudio Lupo Tabacco. Apocalisse







Ἀποκάλυψις Ἰησοῦ Χριστοῦ Apocalisse / Ri-Velazione di Gesù Cristo, questo significa Apocalisse. Colui che fu umiliato, torturato, Crocefisso, gettato cadavere nel carnaio della Storia, perso per sempre nella tragedia e nella paura ora torna, si Ri-Vela nella Crisi della Storia come Das Prinzip Hoffnung - Il Principio Speranza, allusione esplicita tanto ad Ernst Bloch quanto a Jürgen Moltmann. Tradotto in termini Secolari le Strutture della Storia sono sovvertite dall’irruzione violenta e Profetica di coloro che hanno subito la perdita della Libertà, l’affamamento come arma di guerra e strumento di tortura, l'abuso sessuale come strumento di distruzione della personalità, la Tortura, la disperazione della cella liscia non importa dove ciò accada, se nei carceri dell’Occupazione o nei CPR italiani o nella Guantanamo dei Migranti e dei Combattenti non importa con quale aggettivo chiamino Dio sono le a simmetriche Strutture della Speranza che avanzano fracassando le Strutture della Storia dell’Oppressione. 

“In carcere è in corso una vera e propria rivoluzione. Nonostante le guardie ascoltino tutto quello che i palestinesi dicono ai loro avvocati in carcere e li puniscano per le testimonianze che fanno, i prigionieri non smettono di parlare e di denunciare. Il loro è un urlo di resistenza, di giustizia e di verità che noi abbiamo il dovere di amplificare. Noi siamo la loro voce. Il mondo deve sapere”. J. operatore della Ong Ad Daamer che opera nelle carceri dell’Occupazione. 
Non diversamente avviene nei CPR dove centinaia di Migranti in detenzione amministrativa vengono devastati nella psiche attraverso la Sottomissione chimica e nel corpo attraverso la costrizione, le botte, la solitudine di chi sa di essere odiato solo perché esiste. La Narrazione degli Abusi, delle Torture, delle procedure di deumanizzazione sono quel Grido che provocò il crollo delle Mura di Gerico. Noi, felice Kairos, viviamo sul crinale dell’Apocalisse dei Crocefissi e degli Spezzati e sulla Epifania del Male, dell’Oppressione, della Guerra come Orizzonte Normalizzato e Finale del Neo-Impero. Chi vincerà? Dipende da chi si Ri-Velerà nell’ in me.

martedì 27 maggio 2025

Riordino del mio Archivio Ecclesiale data 12 Maggio 2007 dal mio caro amico Barsanufio

Questa meditazione  del 2007  del mio amico Barsanufio sul primo social che frequentavamo "Politicaonline"

Barsanufio così aveva riflettuto presentando la sua esperienza

davanti al film Il Grande Silenzio", film di Philip Groening sui

monaci certosini, anno 2005, 3 ore di durata, quasi nessuna parola,

nessuna musica




Vi chiedo che cos'è per voi il senso della vita monastica. Qual è il

monachesimo possibile per un non monaco. Se sono immaginabili nuove

forme, e quali. Se invece pensate che tutto stia sparendo


Qualche considerazione operativa, sulla quale mi piacerebbe avere unavostra opinione.

Prima premessa: la tardo-modernità favorisce un possibilismo

esistenziale, che si proietta naturalmente sulla scelta dello stato

di vita. I gesti definitivi sono diventati non desiderabili,

eccessivamente azzardati, impossibili. Aumentano il numero delle

separazioni e dei divorzi nella famiglia, diminuiscono le vocazioni

religiose, e ciò proprio a causa dell'incombenza del per sempre

(titolo del secondo film citato, peraltro).


Seconda premessa: nell'orizzonte tradizionale - recepito dalla

visione cristiana non ancorando la professione religiosa al livello

del sacramento - la vita monastica non implica necessariamente la

definitività e il per sempre.


Ciò premesso, la mia proposta ai grandi Ordini religiosi della

cristianità è consentire un'appartenenza fluida, non necessariamente

definitiva, e non necessariamente vincolata all'acquisizione di uno

stato di vita preciso.


Per non essere eccessivamente complicato faccio un esempio.


Immaginiamoci un'abbazia cistercense, adagiata in una fertile valle

lombarda o provenzale. Io la vedrei così, nel terzo millennio.


C'è un gruppo di monaci, di un'età che varia - non so - tra i

venticinque e gli ottanta anni, che hanno scelto la professione

monastica definitiva, immergendo la propria vita nella dimensione del

per sempre. Alcuni di questi monaci sono sacerdoti. Tra di essi viene

scelto l'Abate.


Poi vi è un gruppo di monaci, generalmente di età piuttosto avanzata,

i quali hanno scelto di concludere la propria esistenza nel

monastero, pur proveniendo da esperienze differenti. Ci sono:

sacerdoti diocesani, oppure religiosi membri di Ordini "attivi", con

l'assenso del loro Vescovo o con quello del proprio Ordinario;

vedovi, i cui eventuali figli sono già pienamente autonomi; coniugati

anziani, con il consenso del proprio coniuge (il modello potrebbe

essere quello di Pieter e Anne-Marie Van der Meer, discepoli 

olandesidi Leon Bloy e amici intimi di Jacques Maritain); non 

coniugati(vocazioni 'adulte' o 'anziane') sottoposti a discernimento 

attentoda parte dell'Abate.


Il terzo gruppo di monaci è composto da giovani uomini -

frequentemente studenti - che hanno deciso di vivere in monastero un

anno o più della loro preparazione alla vita. Le motivazioni possono

essere varie: attrazione per la vita monastica (ma problemi con

l'aspetto definitivo della stessa), desiderio di trovare un luogo

significativo e silenzioso per studiare, preparsi alla vita,

costruire la propria personalità cristiana. Generalmente questi

monaci (in questo caso potrebbe essere usata la parola 'oblati')

rimangono al monastero un anno, al massimo due. Ma altri restano 

piùa lungo: in questo caso l'Abate li orienterà a pronunciare la

professione monastica definitiva, ma qualora essi manifestino

un'impossibilità reale a compiere un gesto esistenziale definitivo,

potranno - previo discernimento - rimanere 'ad libitum' nello stato

presente, rinnovando i voti anno dopo anno.


Poi vi è un quarto gruppo di oblati, totalmente eterogenei, i quali

passano in monastero periodi di estensione variabile, come 'pausa' di

ritorno al significato nella propria esistenza (vacate et videte).


Ciascuno di questi monaci e oblati ha una cella, un abito monastico,

acquisisce uno stile monastico, rispetta integralmente (anche se

provvisoriamente) i voti, rispetta la disciplina del monastero,

gioca - insomma - il gioco secondo tutte le sue regole. Non li vedo

come terziari o super-ospiti, ma come veri e propri monaci (pur per

un tempo limitato).


L'ispirazione - in generale - è quella, più tradizionale che

induista - dei quattro ashrama, ossia la visione della vita secondo

fasi cronologicamente intese: il giovane studente celibe

(brahmacarya) , l'adulto lavoratore e pater familias (Grihastha), il

maturo e anziano monaco (Vanaprastha) , il rinunciante, perduto

nell'erranza, nel vento e nel sole, senza più regole, indirizzi o

legami (Sannyasi). Mi limiterei ai primi tre ashrama, però, visto che

è evidente che, per il quarto, occidente e cristianesimo non sono

affatto pronti.


Personalmente credo che il monachesimo cristiano verrebbe

rivitalizzato, se accogliesse un'impostazione di questo tipo. E

sarebbe un ottimo modo di dialogo con la tardo-modernità .


Mi permetto di sollecitare un'opinione del padre Giovanni (che, se

non ho capito male, oltre ad essere sacerdote, sposo e padre è anche

periodicamente monaco, ed in tal modo è una vera e propria

incarnazione della tardo-modernità vocazionale, coniugata con le

radici spirituali viventi della tradizione ortodossa).


Grazie, Barsanufio


martedì 13 maggio 2025

LUIGI PINTOR MAL SOPPORTO - da. I luoghi del delitto, Bollati Boringhieri, Torino 2003

Mal sopporto 

chi si ammazza pregando e prega ammazzando, 

chi maneggia libri sacri e carri armati a pari titolo, 

chi confonde salmi e missili, 

chi si ricorda di santificare le feste 

ma non trascura di moltiplicare i sepolcri.



Ringrazio per l'informazione via Facebook  Federica Roselli 






lunedì 12 maggio 2025

Autore. Antonio Marra. SALMO CONTRO GLI IDOLI DELLA LEGGE ( nella tipologia dei Salmi Imprecatori)



O Tu, che abiti nel silenzio tra le ceneri del cuore,

ascolta il pianto dei figli che hai amato

prima che fossero puri,

prima che fossero degni.


Non ti loda chi conta le pietre del peccato,

né chi misura l’amore con il righello dei farisei.

Essi gridano: “Lontano dai sacramenti chi ha amato due volte!”

Ma Tu apri le porte

e versi vino anche nelle mani tremanti

di chi ha rotto il pane con lacrime.


Essi dicono: “Dio non può voler religioni diverse!”

Ma Tu non abiti nei catechismi,

Tu cammini scalzo nei templi di ogni lingua,

e Ti lasci chiamare anche da chi non Ti conosce.


Essi invocano anatemi per statue di terra,

e non vedono il vitello d’oro

che si costruiscono con il potere e la dottrina.


Essi temono l’amore che non somiglia al loro

e benedicono solo chi si inginocchia come loro,

ma Tu, che sei Spirito,

soffi anche tra le tende

dei pastori che nessuno chiama santi.


Essi custodiscono la legge,

ma ignorano il povero che dorme sui gradini della chiesa.

Essi baciano l’altare,

ma chiudono la bocca a chi soffre,

e fanno delle vecchie preghiere

una prigione per le anime libere.


O Tu, Dio senza uniforme,

fa’ crollare i troni che si alzano sopra il Tuo nome,

brucia le formule che opprimono,

e sveglia le pietre

perché gridino ciò che i cuori hanno dimenticato.


Non chiederci coerenza,

chiedici compassione.

Non offrirci dogmi,

ma pane caldo e mani che accolgono.


E se c'è da scomunicare,

che siano le labbra dure,

e non l’amore ferito,

a cadere fuori dal Regno.

(Antonio Marra © 2025)

sabato 10 maggio 2025

Gianluigi Quaranta :Evidentemente, l'incenso delle nostre "sante" liturgie ci ha resi tutti teste di cazzo.




Dio si è dimenticato di Gaza, del Sudan, della perenne guerra indopakistana e russoucraina e di molti altri posti che son diventati l'inferno sulla terra per donne, vecchi, bambini e uomini. Ma noi siamo peggiori di Lui/Lei: non solo crediamo che la "preghiera" per la pace sostituisca l'impegno concreto per la pace (religione oppio dei popoli), ma pure osiamo pregare per la pace senza nominare vittime, luoghi e colpevoli del sangue versato.

Evidentemente, l'incenso delle nostre "sante" liturgie ci ha resi tutti teste di cazzo.

Come sarà mai possibile cantare in gregoriano e recitare sdolcinate melensaggini a Cristo  e alla Madonna quando vengono violentate le donne, uccisi donne e anziani, sterminati i malati negli ospedali, medici e paramedici e si bruciano vivi i bambini?

Che cosa noi e le nostre Chiese "cristiane" del beato cazzo non abbiamo capito del nostro dovere umano e cristiano? Se qualcuno, lo sa, mi aiuti a capire...

Purtroppo le nostre Chiese del cazzo pensano che ricordare vittime, responsabili e luoghi delle nostre oscene violazioni del quinto comandamento sia neutralità, quando invece è solo stoltezza, cerchiobottismo e paraculaggine. Ma la Storia farà pagare il conto, prima o poi...

venerdì 18 aprile 2025

Claudio Tabacco. -La mia fede si ferma al Venerdì Santo, la mia non è fede pasquale. E come faccio ad avere fede pasquale quando tutto attorno è Morte e grida di agonia?

Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato? 




Gesù viene assassinato legalmente nell’ora in cui nel Tempio, immagine di pietra dell’Uomo Maschio Religioso, vengono ammazzati gli agnelli. Il Tempio diventa Mattatoio e Gesù, non agnello sacrificale piuttosto Capro di Yom Kippur, è appeso all’Albero Sterile fuori dalle mura della Città. Gesù è il Maledetto che muore bestemmiando. La mia fede si ferma al Venerdì Santo, la mia non è fede pasquale. E come faccio ad avere fede pasquale quando tutto attorno è Morte e grida di agonia? Ieri, 17 Aprile 2025,sei bambini Palestinesi sono morti bruciati vivi, ho visto le fotografie Mozziconi di Carbone niente più. Bruciati nel loro campo di tende bombardato con bombe incendiare deliberatamente. Sei agnelli bruciati sull’altare di un dio etnico suprematista generato dal l’odio e dalla razializzazione, sei agnelli fatti essere capri dannati al demonio come Gesù. Sei agnelli che si aggiungono alle altre migliaia di Gaza della Cisgiordania del Mediterraneo Centrale un Olocausto, ed uso Olocausto in senso religioso, I fame che grida vendetta contro sé stesso. La mia fede è fede del Venerdì di Morte che non conosce Pasqua al di fuori della Rivolta.


https://www.facebook.com/cldtabacco/posts/pfbid0E1Cvfg9EBMhwjQbN7Db7TDUZ8VNa1sVS5hisw9Z46PBme8pRAJA2AUv87KzMCSMfl

mercoledì 2 aprile 2025

Ennio Flaiano.“Frasario Essenziale per passare inosservati in società “ Bompiani, pag.62 “La fuga”.



 

https://www.facebook.com/photo/?fbid=10229364635284605&set=g.149369041797680


Come la maggior parte degli italiani 

sono un emigrante interno.

Da ragazzo amavo molto il paese dove vivevo,

mi sembrava bellissimo,

abitato da gente dolce e arguta.

Poi quando vidi come cresceva e s’espandeva senza grazia,

quando vidi distruggere una pineta per farne legna da ardere,

o tagliare i platani d’una passeggiata 

per metterci le rotaie del tram,

perché era elegante avere un tram,

quando vidi devastare un giardino pubblico per farvi un ufficio,

e la gente applaudire,

capii che l’arguzia, la dolcezza dei miei compaesani era soltanto apparente 

e che il fondo era stupido e cieco.


Dovetti andarmene, capitai a Roma,

che conoscevo a memoria sui libri e che amavo: 

e da vent’anni assisto alle stesse distruzioni, su scala più grande.

(Tra parentesi, la mia ammirazione per

Antonio Cederna nasce dal fatto ch’egli ha saputo vincere il pregiudizio di “fanatismo “ e battersi contro la mascalzonaggine romana e provinciale.

Avrei voluto essere anch’io un “fanatico”)


L’amore che portavo a Roma s’è infine raffreddato,

ora mi piace perfino il mio paese, così spelacchiato com’è 

e difficile a riconoscersi.


Spesso penso che la vera saggezza sia di continuare a vivere dove si nasce.

Una volta credevo soltanto nella fuga.


Ennio Flaiano.“Frasario Essenziale per passare inosservati in società “ Bompiani, pag.62 “La fuga”.

domenica 30 marzo 2025

il famigerato Kit di sopravvivenza dell'UE commentato dall'elegante perfidia di Carla Benedetti su facebook( 27 Marzo 2025)

 




 

Cosa mettere nel kit di sopravvivenza?

Sicuramente non possono mancare i miei prodotti per la skin care, la cura della pelle è essenziale in qualsiasi momento. E l'eyeliner, perchè gli occhi vanno valorizzati sempre.

Delle salviette deodoranti perché non voglio  puzzare fra eventuali macerie.

Il burro di cacao.

I tappi per le orecchie e la melatonina per sonni tranquilli.

Il kindle perchè, anche se preferisco i libri di carta, lui pesa poco e di libri ne contiene centinaia. 

Il mio telefono che fa anche da radio per ascoltare Fahrenheit e Terza Pagina e vedere i video di Frassica, perchè ridere fa bene alla salute in ogni contesto.

Un quaderno a righe e qualche penna punta fine per descrivere ciò che penso e che vedo. Magari poi viene fuori un libro dal titolo "Kit che non sono il mio", e mi perdoni Carrère.

Un po' di frutta secca. E qualche snack dolce per il calo di zuccheri.

Una borraccia d'acqua e limone

e, soprattutto...

un bel "vai a quel paese" a chi pensa che la deterrenza sia una strategia vincente, a chi crede che sia giusto armarsi.

Le guerre sono  funzionali solo a chi da queste ci guadagna.

Buona giornata amici...


 https://www.facebook.com/carla.benedetti1/posts/pfbid02rhvCwegpLUnKpoXA8H3axiSQadMj2eZvXC7dycFkvJFc2f1PnmL5HiyYdcNAJnxsl


Riporto qualche commento al post di Carla Benedetti 


Terry Liccyetta Cioni

Io metto le scatolette del gatto perché non deve mancargli nulla a lui


Marco Ciani

Una camiciolina a di lana non ce la vuoi mettere ? 

Carla Benedetti :Marco Ciani mi fa prudere la pelle e non è sexy 😝



 

domenica 16 marzo 2025

Claudio Tabacco :Ieri non c'ero né al raduno di Repubblica né al raduno di Piazza Berberini né al raduno di Rizzo e non perché sono in Ospedale, non c'ero e non ci sarei mai stato.




 

Ieri non c'ero né al raduno di Repubblica né al raduno di Piazza Barberini né al raduno di Rizzo e non perché sono in Ospedale, non c'ero e non ci sarei mai stato. 


Perché detesto la retorica, come quella di Serra, mi irrita il pacifismo, sono anti-comunista. Come si fa a pensare alla nazione europea come terra dei diritti e della pace armata e dimenticare il Genocidio Palestinese? Quale malafede o Demone colonialista impedisce di ricordare il Genocidio che accade sotto i nostri occhi? La Pace non è subalterna alla Guerra e la guerra non è solo quella che si combatte in Ucraina o il Genocidio Palestinese. Guerra è lo sfruttamento dei lavoratori guerra sono gli allevamenti intensivi, guerra è il Patriarcato e l'Oppressione di Genere, Guerra è la lotta contro gli Impoveriti dalla Rapina Globale Guerra è la manipolazione dell'Opinione Pubblica, guerra è l'ingiustizia quotidiana. Senza conflitto sociale dal basso non ci sarà mai pace solo Conformismo


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Per quel che mi riguarda non solo concordo con Claudio ma aggiungo che mia nonna Ciccina mi ha insegnato il segreto pieno della vita: i compagni di processione vanno scelti e mai subiti.


E i presenti alle citate manifestazioni, in particolare gli organizzatori e gli elogiatori, suscitano sempre la mia ira e la mia indignazione.

L'Europa? ma per favore.... e quale mai ? quella dei mercanti e dei mercati, del capitalismo finanziario, del liberismo selvaggio...ma per favore.... quella del dissenso dovunque e comunque criminalizzato? ... ma per favore


Ridatemi la pienezza dell'Habeas Corpus e poi ne riparliamo.

#astensionismoattivo

e per il disarmo unilaterale, l'abolizione dell'esercito, delle carceri e della polizia penitenziaria e per imporre alle forze dell'ordine il codice personale identificativo e ben esposto, ove ancora le forze dell'ordine(espressione di estrema volgare oscenità) non siano da abolire.



Giovanni Festa




martedì 11 marzo 2025

da Sara Cassandra #autocriticaaposteriori




Una delle prime cose da fare, quando si prende un computer nuovo, è verificare, con delicatezza, il grado di flessibilità dello schermo. Capire cioè fino a dove lo schermo può essere piegato all’indietro - per non rischiare poi di romperlo, nel tentativo azzardato di piegarlo oltre le sue possibilità.

Questa accortezza, tuttavia, non sembra venire abitualmente destinata agli esseri umani. Nell’incontrare una persona nuova, che qualcuno chiamerà persino “amore”, quand’è che si cerca di capire con delicatezza quali siano i suoi limiti, quale sia il suo grado di flessibilità nella comprensione e nell’azione, prima di forzarla a fare ciò che riteniamo essere il famigerato… “meglio per lei”? 


https://www.facebook.com/sara.cassandra.3/posts/pfbid0gauRPtXwdbtu27kxq8yxo6rxJeUg3w8gfrwJ7j7w9vewzZMCd5KpNECd54B8vLnKl


mercoledì 15 gennaio 2025

I peccati di maturità di Marco Di Salvo 14 Gennaio 2025




https://www.glistatigenerali.com/rubriche/i-peccati-di-maturita/


Inizia spesso così: sei giovane (o quasi), hai entusiasmo misto a disgusto per quello che vedi intorno a te, decidi di fare una cosa tua, circondato da alcuni fidati amici e da giovani pupilli. Parte la nuova testata, sulle prime stenti, ma non senti la fatica, perché la voglia di cambiare da più energia di ogni cosa. Poi qualcuno, che magari si era affiliato per utilitarismo, si allontana per andare verso altri lidi più paludati (magari gli stessi contro cui avevi mosso le prime battaglie), qualcuno cambia mestiere, qualcun’altro arriva e porta il suo vissuto diverso dal tuo.


Ma non demordi, anche se gli anni che si accumulano sembrano non dare i risultati sperati. Il contesto non cambia, anzi, peggiora, nonostante il tuo contributo. E quel punto tu mantieni la postura ma, a poco a poco, cedi nei comportamenti. Intorno a te si forma una specie di culto, tutto quello che non avresti voluto, a pensarci bene, all’inizio. Ma cominci a pensare “bè se non ho dei lettori pensanti ma dei fan, che ci posso fare?” e per arrotondare cominci a stampare magliette, e gadgets di vario tipo per soddisfare le masse (e arrotondare i conti che sono sempre così e così). Poi ti inventi eventi, consolatori e nostalgici, per gente che ama sentirsi dalla parte del giusto, pur sapendo che uscita da quelle venue nulla sarà cambiato nel mondo che li circonda. Poi segui tutte le mode del momento. Si fanno festival e tu fai festival, si fanno podcast e tu fai podcast (con il risultato che hanno i podcast nel nostro paese, che vengono ascoltati più o meno dalla comunità di quelli che li fanno).


Ma il tempo passa tu resisti e, incredibilmente, sei diventato quanto di più lontano dal te degli inizi. Sei un’istituzione. Sei riverito ed ascoltato. E, allora, cominci a fare come le istituzioni. Smussi e moderi, moderi, smussi e giustifichi. Giustifichi e ringrazi, anche quelli che fino a qualche anno fa non avresti degnato di un solo sguardo, altro che omaggiarli. Come diceva un cantante della tua gioventù, è un mondo difficile. Ma qualcuno deve pur viverlo.


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mondo difficile

https://www.youtube.com/watch?v=cu3K1njbYqs