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LETTERA PASTORALE NELLA GLORIOSA E LUMINOSA SOLENNITÀ
DELLA RESURREZIONE DEL SIGNORE DELL’ANNO DELLA REDENZIONE 2020
CHIUNQUE INVOCHERÀ IL NOME DEL SIGNORE SARÀ SALVO (RM 10, 13)!
† SILUAN
Per grazia di Dio, Vescovo della Diocesi Ortodossa Romena d'Italia Eletta da Dio,
Al piissimo ordine monastico, al reverendissimo clero
e tutti i fedeli ortodossi che ascoltano o leggono questa Lettera Pastorale,
Grazia a voi, Pace e gioia di Cristo il Risorto dai morti, e da noi,
Apostolica e Paterna benedizione, insieme all’antico saluto:
CRISTO È RISORTO!
II digiuno di Pasqua è finito, ma, come si può constatare, il tempo del nostro digiuno non è
chiuso pienamente... poiché digiuniamo, ancora, non potendo andare in chiesa e potendoci
comunicare con il Santo Corpo e Sangue del Signore, digiuniamo non potendoci incontrare con i
nostri fratelli nella fede e darci l’abbraccio pasquale, digiuniamo con il non poterci muovere in libertà
e uscire con i bambini per una passeggiata, digiuniamo nell’impossibilità di poter visitare i genitori
ed i famigliari, digiuniamo nel non poterci rallegrare di tutte le iniziative tradizionali legate alla
Solennità della Resurrezione del Signore...
La solennità della Resurrezione di Cristo Redentore, di quest’anno, ci trova nella infelice
possibilità di manifestare pubblicamente, per le cose esteriori ovviamente, compresa la possibilità di
poter raggiungere la chiesa per ricevere la Santa Luce. Ma mentre la prospettiva esteriore è chiusa,
se seguiamo le indicazioni del Signore di entrare nella camera nostra e chiudere la porta per
pregare il Padre nostro nel segreto (cf. Mt. 6, 6), scopriremo che ci si apre un’altra prospettiva, più
interiore, per le cose intime, cioé l’uomo interiore (cf. 1 Pt. 3, 4).
Anche se non abbiamo più familiarità con la via dell’umo interiore (cf. Efes. 3, 16) e anche se
scendere nel proprio didentro potrebbe spaventare gli sprovveduti, sarebbe bene sapere che
ritrovare se stessi e raccogliersi in se stessi rappresenta una opportunità che non deve essere perduta,
una occasione “più unica che rara” di ritrovare il modo di vivere più confacente con le fondamenta
che si sono messe dentro di noi, attraverso il Battesimo, ma del quale, spesso anche, ci siamo
allontanati, ci siamo dissociati....
Ed ecco cosa ci dice San Paolo Apostolo: non sapete che quanti in Gesù Cristo ci siamo
battezzati, nella Sua morte ci siamo battezzati? Quindi ci siamo seppellito con Lui, nella morte nel
battesimo, per che, come Cristo e risorto dai morti, con la grazia del Padre, cosi camminiamo anche
noi per il rinnovo della vita (Rom. 6, 3-4). E sempre lui dice: vi siete spogliati dell’uomo vecchio,
insieme con i suoi fatti, è vi siete vestiti con quello nuovo, che si rinnova, per la piena conoscenza,
dopo il volto di Colui che l’ha fatto, dove non c’è né greco, né giudeo, né circoncisione, né non
circoncisione, barbaro, scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti (Col.3, 9-11).
Questo significa che, attraverso il battesimo, siamo diventati partecipi della morte di Cristo,
e ci siamo spogliati dell’uomo vecchio e ci siamo vestiti del nuovo, perché simo rinati, dall’acqua e
dallo Spirito (cf. In. 3, 5), e quello che è morto, è morto per il peccato una volta per tutte, è quello
che vive, vive per Dio (cf. Rom. 6, 10). Cioè, attraverso il battesimo ci siamo resi partecipi non solo
alla morte di Cristo, ma anche alla Sua resurrezione, perché se siamo stati innestati su di Lui per la
somiglianza della Sua morte, allora siamo resi partecipi anche a la Sua resurrezione (cf. Rom. 6,
5). In uno Spirito ci siamo battezzati tutti noi, per essere un solo corpo, giudei, greci, schiavi, liberi,
e tutti da un solo Spirito ci siamo abbeverati (1 Cor. 12,13), In questo modo, siamo diventati il Corpo
di Cristo e parti di esso ciascuno di noi (cf. 1 Cor, 12, 27). È se è qualcuno in Cristo, e una nuova
creazione (2 Cor. 5, 17)! E il suo corpo diventa tempio (gr. naos) dello Spirito Santo chi è in lui, Che
ha ricevuto da Dio tramite il battesimo (cf. 1 Cor. 6, 19).
Colui che guarda verso l’uomo da dentro di sé non si incontra solo con il vero “se stesso” –
nuova creazione – ma incontra Cristo morto e risorto, che si trova alla base della nostra vita,
cominciando dal battesimo. Ma per poter entrare nella camera della nostra anima, c’è bisogno di
riscoprire la chiave, o come si dice nel mondo moderno, la “password”. E per questa password che ci
apre la prospettiva verso le cose da dentro nostra anima c’è “Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi
misericordia di me!” o, molto più corto “Signore, misericordia!”.
Chiamare il Nome di Colui che ci ha promesso che sarà con noi tutti giorni, fino alla fine del
mondo (cf. Mt. 28, 20) ci fa scoprire nel cuore Colui che è stato chiamato e chi è presente lì fin dal
Battesimo, e colui che chiama il Nome del Signore si rende partecipe della grazia e della vita di Colui
che ha invocato. E non solo questo. Tutti quelli che invocheranno il Nome di Dio, saranno salvati
(Atti 2,21; Rom. 10, 13)! Ricominciamo quindi a invocare il Nome di Colui in cui crediamo come
nostro Re e Dio nostro, di Colui che confessiamo come il nostro Dio vero da Dio vero, della stessa
Essenza del Padre e che verrà ancora, nella gloria, a giudicare i vivi e i morti. E felice è colui che ha
posto la sua speranza nel Nome del Signore (cf. Salmo. 39, 6). E il Signore che lo chiamiamo, Gesù
Cristo, ieri e oggi e per sempre è lo stesso (Eb. 13, 8).
E siccome questo anno accendiamo la nostra candela dalla nostra lampada, a casa, nello
stesso modo l’invocazione del Nome del Signore riaccende la lampada della Sua presenza nel nostro
cuore, da dove possiamo accendere la candela della fede che ci illuminerà la via verso l’eternità,
qualsiasi siano le condizioni in cui dovremo vivere. Non c’è bisogno di gridare il Nome del Signore,
affinché Lui ci ascolti... Sono sufficienti il parlare sottovoce, mormorio o il pensiero, perché Colui
Che vede nel segreto, può ascoltare e può rispondere. E quello che ascolta con attenzione e con il
cuore aperto e fiducioso la risposta del Signore, sente come un ecco, come un mormorio di vento
leggero (cf.1 Re, 19, 12), che attraversa il cielo e tutto il mondo, dicendo: Cristo e risorto! .... Cristo
e risorto! ... Cristo e risorto!
Anche se non abbiamo più familiarità col sentire la voce dolce e soave del Signore che ha
posto il Suo Regno dentro di noi (cf. Lc. 17, 21), convinciamoci che LUI E’ dentro di noi e con noi,
tutti i giorni, è la Vita della nostra vita ed è più vicino a noi che il nostro stesso respiro ed è più
profondo di quando può essere il nostro pensiero più profondo. Lui è Colui che guarda nei nostri
cuori e le nostre viscere (cf. Geremia 11,20), il Conoscitore delle cose nascoste, Colui che conosce
tutte le cose prima che si compiano (cf. Susanna 1, 42), e la Sua parola e viva e lavora più sottile di
qualsiasi spada a doppio taglio, e penetra fino dividere l’anima dallo spirito, tra le giunture e il
midollo, ed è capace di giudicare i sentimenti e i pensieri del cuore, e non c’è nessun essere nascosto
davanti a Lui, ma sono tutte nude e scoperte (Ebr. 4, 12-13).
Il periodo di ristrettezza che viviamo, e una opportunità provvidenziale di riprendere, ognuno
di noi, il rapporto personale e senza mediatori con Cristo vivente, che per noi è per la nostra
salvezza, è morto e risorto, e sta a la destra del Padre e verrà di nuovo con la gloria, per giudicare,
per salvare e per rinnovare tutta la Su creazione. E il momento di mettere la nostra fiducia in Dio di
più che negli uomini e nei loro “poteri”. E il tempo di stare attenti al momento in cui ci troviamo,
perché e davvero l’ora di svegliarci dal sonno; perché adesso la salvezza e più vicina a noi che
quando abbiamo creduto. La notte sta finendo; il giorno e vicino (cf. Rom. 13, 11-12). Così, se siamo
risorti insieme, con Cristo, cerchiamo le cose di lassù, dove si trova Cristo, seduto alla destra di
Dio; pensiamo alle cose dell’alto e non a quelle terrestri; poiché anche noi siamo morti e la nostra
vita è nascosta con Cristo in Dio (cf. Col. 3, 1-3). Operiamo non per il cibo che perisce, ma per il cibo
che dura la vita eterna che ci darà il Figlio dell’Uomo (cf. In. 6, 27). Qualunque cosa faremo,
facciamolo con tutto il cuore, come per il Signore e non per gli uomini, ben sapendo che dal Signore
riceveremo in premio l’eredità promessa; poiché serviamo Cristo Signore (cf. Col. 3, 23-24). Stiamo
attenti, dunque, ad usare il tempo presente per riorientare la nostra vita nella direzione e il fine che
è alla base del nostro Battesimo, e non ritorniamo alle vecchie abitudini, per non vanificare ciò che
abbiamo guadagnato.
In Cristo Risorto, la Cui presenza riscopriamo nel nostro cuore, non siamo soli, ma
riscopriamo l’Uomo intero, l’Adamo intero e diveniamo partecipi della compassione e della
misericordia del Figlio dell’Uomo, Vincitore del peccato e della morte, verso tutti i malati e verso
coloro che li curano; verso coloro che sono nella ristrettezza, i viandanti, poveri, gli emigrati, le
persone sole, gli scoraggiati o i delusi da questo mondo; verso tutti coloro che soffrono la fame, la
sete o a causa dell’epidemia; verso coloro che sono colpiti dal terremoto, dall’alluvione, dal fuoco,
dalla guerra, dall’invasione di altri popoli o delle guerre tra loro; verso i prigionieri, i schiavi, i non
pagati o sfruttati dai loro simili; verso coloro che sono schiavi delle proprie passioni, debolezze o
fragilità. Verso le nostre sorelle che portano in grembo o partoriscono i loro figli, verso tutti i bambini
e giovani, verso i genitori che li generano, li crescono e li educano cristianamente; verso tutti coloro
che ci amano o che ci odiano, che ci fanno del bene o ci fanno del male; verso le vedove e gli orfani
e verso tutti coloro che soffrono per la morte dei familiari, amici o vicini, così come verso coloro che
nei secoli si sono addormentati: avi, padri e madri, fratelli e sorelle. Verso tutti i cristiani ortodossi,
che riposano qui ed ovunque e tutti i defunti, da Adamo fino ad oggi, che nessuno ricorda più e che
solo Dio li conosce... Insieme a tutti costoro, con tutto l’Adamo, in cui sono annoverati tutti coloro
che nei secoli sono stati graditi a Dio, i Santi, a cominciare della Santissima Deìpara, festeggiamo
oggi e cantiamo: Cristo è risorto!
In questo modo vivono coloro che sono un solo corpo in Cristo di cui ognuno è membro (cf.
Rom. 12, 5), e se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato,
tutte le membra si rallegrano insieme (1 Cor. 12, 26). Amiamoci, dunque, l’un l’altro, poiché l’amore
è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio (1 Gv. 4, 7). Ma non amiamo solo a parole, o
con la bocca, ma con i fatti e la verità (1 Gv. 3, 18).
Ricordando in questo giorno solenne tutto ciò che per noi è stato compiuto dal Filantropo
Dio: la Passione, la Croce, la Sepoltura, la Resurrezione al terzo giorno, l’Ascesa ai cieli e la seconda
e gloriosa venuta, lodiamolo, benediciamolo e ringraziamo il Cristo Redentore Risorto dai morti,
poiché a Lui spetta ogni gloria, onore ed adorazione, insieme al Padre e allo Spirito Santo, ora e
sempre, e nei secoli dei secoli. Amen!
CRISTO È RISORTO!
Nell’abbraccio paterno in Cristo il Risorto e l’Apostolica Benedizione su ciascuno di voi, vi
auguro ogni bene per la salvezza
† Vescovo Siluan
della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia.
Dato dalla nostra Residenza in Roma,
nella splendente solennità della Resurrezione del Signore, nell’Anno della Salvezza 2020.
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