Non abbiamo forze da consacrare all’Impero! E non ne abbiamo bisogno: lasciamo scivolare questo fardello dalle nostre spalle! Esso usa le nostre midolla, ci spolpa e affretta la nostra rovina. Vedo con angoscia che la coscienza nazionale russa si sta svegliando ed è, per larga parte, incapace di liberarsi del modo di pensare di una potenza di grande estensione, di sfuggire ai fumi allucinanti che salgono da un impero. […] Questa è una depravazione estremamente perniciosa della nostra coscienza nazionale.
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Per quanto riguarda la questione specifica della volontà di dominio dell’Ucraina, una costante della storia russa, l’autore di Arcipelago Gulag scriveva già nel 1981:
Nel mio cuore non c’è posto per il conflitto russo-ucraino, e se – ce ne guardi Iddio – le cose arrivassero all’estremo posso dire che mai, in qualsivoglia circostanza, io stesso prenderò parte o lascerò i miei figli partecipare a uno scontro russo-ucraino, per quanto zelanti potranno essere le teste folli che ad esso ci spingeranno.
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