“Se tutte le spade d'Inghilterra fossero puntate alla mia testa, le vostre minacce non mi
smuoverebbero. Sono pronto a morire per il mio Signore, che nel mio sangue la Chiesa
possa ottenere libertà e pace.”
Thomas Becket, Arcivescovo di Canterbury
il post è del 2018 ed ogni anno ritengo necessario,doveroso e cristianamente opportuno
ripubblicarlo e ,per il 2020, riportando come introduzione un dialogo telematico con il
fratello Stefano Grandesso
Giovanni Festa "quando il potere politico (spesso alleato,condizionato,ricattato o dal turbocapitalismo
americano in salsa liberal et similia o dall'arroganza politica del sovranismo in salsa zio Vlad che usa il
cristianesimo come instrumentum regni ) entra arrogantemente negli affari delle chiese,allora sono sempre
"uccelli senza zucchero " e le chiese si dividono spesso in modo trasversale sia esso implicito con la modalità
dello scisma sommerso o in modo esplicito con schieramenti mondanizzati che nulla e per nessuno hanno di
ecclesiale e di cristico. Io ormai la vedo brutta ma proprio brutta per tutte le chiese cristiane
Stefano Grandesso "concordo in pieno. O ci si riprende la "Libertas Ecclesiae", anche come dato psicologico e
metodologico, o si diventa instrumentum regni o Ong
Martirologio Romano : "In Inghilterra, nel 1170, martirio di san Tommaso
Becket , arcivescovo di Canterbury. Esiliato a causa della giustizia e
della libertà, trascorse sei anni a Pontigny, dove vestì l'abito
cistercense benedetto dal papa Alessandro III. Ritornato nella sua
diocesi, dopo innumerevoli fatiche e sofferenze, venne assassinato nella
sua cattedrale dai sicari del re. Fu sepolto con la cocolla
cistercense."il post è del 2018 ed ogni anno ritengo necessario,doveroso e cristianamente opportuno
ripubblicarlo e ,per il 2020, riportando come introduzione un dialogo telematico con il
fratello Stefano Grandesso
Giovanni Festa "quando il potere politico (spesso alleato,condizionato,ricattato o dal turbocapitalismo
americano in salsa liberal et similia o dall'arroganza politica del sovranismo in salsa zio Vlad che usa il
cristianesimo come instrumentum regni ) entra arrogantemente negli affari delle chiese,allora sono sempre
"uccelli senza zucchero " e le chiese si dividono spesso in modo trasversale sia esso implicito con la modalità
dello scisma sommerso o in modo esplicito con schieramenti mondanizzati che nulla e per nessuno hanno di
ecclesiale e di cristico. Io ormai la vedo brutta ma proprio brutta per tutte le chiese cristiane
Stefano Grandesso "concordo in pieno. O ci si riprende la "Libertas Ecclesiae", anche come dato psicologico e
metodologico, o si diventa instrumentum regni o Ong
Ovviamente sul piano dei calendari San Tommaso Becket Vescovo e martire Londra, Inghilterra, c. 1118 - Canterbury, Inghilterra, 29 dicembre 1170 non è nel nostro sinassariio.Per me non è un problema.. Tommaso ha difeso la libertas ecclesiae senza se e senza ma e fino al martirio davanti al potere anche davanti al potere cosidetto cristiano ed è quindi stato ucciso perchè cristiano,prete e vescovo e allora De Hoc satis..
INFATTI
la canonizzazione come Martire di Tommaso Beket , anche se avvenuta dopo la data convenzionale di scisma, fu accolta dalla Chiesa della Rus e che a Kiev si cantò una dossologia nella Chiesa di santa Sofia quando arrivò la lettera che annunciava la canonizzazione del martire

Una delle scelte più indovinate del grande sovrano inglese Enrico II fu quella del suo cancelliere nella persona di Tommaso Becket, nato a Londra da padre normanno verso il 1117 e ordinato arcidiacono e collaboratore dell'arcivescovo di Canterbury, Teobaldo. Nelle vesti del cancelliere del regno, Tommaso si sentiva perfettamente a proprio agio: possedeva ambizione, audacia, bellezza e uno spiccato gusto per la magnificenza. All'occorrenza sapeva essere coraggioso, particolarmente quando si trattava di difendere i buoni diritti del suo principe, del quale era intimo amico e compagno nei momenti di distensione e di divertimento.
L'arcivescovo Teobaldo morì nel 1161 ed Enrico II, grazie al privilegio accordatogli dal papa, poté scegliere Tommaso come successore alla sede primaziale di Canterbury. Nessuno, e tanto meno il re, prevedeva che un personaggio tanto "chiacchierato" si trasformasse subito in uno strenuo difensore dei diritti della Chiesa e in uno zelante pastore d'anime. Ma Tommaso aveva avvertito il suo re: "Sire, se Dio permette che io diventi arcivescovo di Canterbury, perderò l'amicizia di Vostra Maestà".
Ordinato sacerdote il 3 giugno 1162 e consacrato vescovo il giorno dopo, Tommaso Becket non tardò a mettersi in urto col sovrano. Le "Costituzioni di Clarendon" del 1164 avevano ripristinato certi abusivi diritti regi decaduti. Tommaso Becket rifiutò perciò di riconoscere le nuove leggi e si sottrasse alle ire del re fuggendo in Francia, dove visse sei anni di esilio, conducendo vita ascetica in un monastero cistercense.
Conclusa con il re una pace formale, grazie ai consigli di moderazione di papa Alessandro III, col quale si incontrò, Tommaso poté far ritorno a Canterbury, accolto trionfalmente dai fedeli, che egli salutò con queste parole: "Sono tornato per morire in mezzo a voi". Come primo atto sconfessò i vescovi che erano scesi a patti col re, accettando le "Costituzioni", e il re questa volta perse la pazienza, lasciandosi sfuggire una frase incauta: "Chi mi toglierà di mezzo questo prete intrigante?".
Ci fu chi si prese questo incarico. Quattro cavalieri armati partirono alla volta di Canterbury. L'arcivescovo venne avvertito, ma restò al suo posto: "La paura della morte non deve farci perdere di vista la giustizia". Egli accolse i sicari del re nella cattedrale, vestito dei paramenti sacri. Si lasciò pugnalare senza opporre resistenza, mormorando: "Accetto la morte per il nome di Gesù e per la Chiesa". Era il 23 dicembre del 1170. Tre anni dopo papa Alessandro III iscrisse il suo nome nell'albo dei santi.
L'arcivescovo Teobaldo morì nel 1161 ed Enrico II, grazie al privilegio accordatogli dal papa, poté scegliere Tommaso come successore alla sede primaziale di Canterbury. Nessuno, e tanto meno il re, prevedeva che un personaggio tanto "chiacchierato" si trasformasse subito in uno strenuo difensore dei diritti della Chiesa e in uno zelante pastore d'anime. Ma Tommaso aveva avvertito il suo re: "Sire, se Dio permette che io diventi arcivescovo di Canterbury, perderò l'amicizia di Vostra Maestà".
Ordinato sacerdote il 3 giugno 1162 e consacrato vescovo il giorno dopo, Tommaso Becket non tardò a mettersi in urto col sovrano. Le "Costituzioni di Clarendon" del 1164 avevano ripristinato certi abusivi diritti regi decaduti. Tommaso Becket rifiutò perciò di riconoscere le nuove leggi e si sottrasse alle ire del re fuggendo in Francia, dove visse sei anni di esilio, conducendo vita ascetica in un monastero cistercense.
Conclusa con il re una pace formale, grazie ai consigli di moderazione di papa Alessandro III, col quale si incontrò, Tommaso poté far ritorno a Canterbury, accolto trionfalmente dai fedeli, che egli salutò con queste parole: "Sono tornato per morire in mezzo a voi". Come primo atto sconfessò i vescovi che erano scesi a patti col re, accettando le "Costituzioni", e il re questa volta perse la pazienza, lasciandosi sfuggire una frase incauta: "Chi mi toglierà di mezzo questo prete intrigante?".
Ci fu chi si prese questo incarico. Quattro cavalieri armati partirono alla volta di Canterbury. L'arcivescovo venne avvertito, ma restò al suo posto: "La paura della morte non deve farci perdere di vista la giustizia". Egli accolse i sicari del re nella cattedrale, vestito dei paramenti sacri. Si lasciò pugnalare senza opporre resistenza, mormorando: "Accetto la morte per il nome di Gesù e per la Chiesa". Era il 23 dicembre del 1170. Tre anni dopo papa Alessandro III iscrisse il suo nome nell'albo dei santi.

Mosaico di S. Tommaso Becket tra i SS. Silvestro, Lorenzo e Nicola, 1180 circa, Cattedrale, Monreale.
Il Santo vescovo ebbe diversi contatti con la Sicilia, che gli rimase legata anche dopo il martirio (v. qui).
La Sicilia e l'Inghilterra ebbero, nel XII secolo, importanti relazioni politiche e culturali, culminate nel 1177, nel matrimonio celebrato o Palermo tra il Re di Sicilia Guglielmo II detto il buono e la Principessa Giovanna d'Inghilterra sorella di Riccardo Cuor di Leone e figlia di Enrico II il Plantageneto. Palermo ospitava allora una folta colonia di studiosi, ecclesiastici ed uomini politici inglesi che costituivano, insieme ai greci, agli arabi ed ai francesi, parte integrante di una corte raffinata e cosmopolita. La capitale dell'Isola era allora uno dei poli più importanti per la politica europea oltre che cerniera culturale tra l'Oriente e l'Occidente.
> Tra gli inglesi presenti a Palermo spiccava Walterius Offamilio,precettore del futuro Re Guglielmo, ed in seguito arcivescovo di Palermo, costruttore della Cattedrale e della chiesa di Santo Spirito (in seguito detta dei Vespri). Il fratello Bartolomeo fu vescovo d'Agrigento. Un altro inglese, Riccardo Palmer, fu vescovo di Siracusa ed amico del Re d'Inghilterra. Uomini di scienze e di lettere come Abelardo di Bath, soggiornarono in Sicilia per conoscere le opere dei filosofi greci, tradotte dagli studiosi arabi. La Sicilia divenne per gli Inglesi una terra leggendaria: Gervasio di Tillbury che fu a Palermo nel 1183 ambientò sull'Etna la conclusione della storia di Re Artù scrivendo che il sire mortalmente ferito, fu trasportato dalla sorella Morgana tra le selve del vulcano Siciliano dove attende ancora di ritornare tra i Cavalieri della Tavola Rotonda.
> Gli avvenimenti politici accaduti in quegli anni nelle duecorti ebbero talvolta un reciproco, anche se indiretto coinvolgimento. Il caso più eclatante riguardò la disputa tra l'arcivescovo di Canterbury, Tommaso Becket ed il suo Re, Enrico II il Plantageneta, deciso ad affermare il suo potere temporale sulla Chiesa inglese. Sia il Re che l'Arcivescovo si appellarono alla corte di Palermo. Il primo, chiese appoggio politico, il secondo protezione per i suoi parenti che, perseguitati in Inghilterra, ebbero in seguito asilo in Sicilia, grazie all'aiuto della Regina Margherita di Navarra, madre di Guglielmo II e di Riccardo Palmer.
> Per la corte di Palermo, il contrasto tra i due illustripersonaggi fu davvero imbarazzante. Se da un lato, emotivamente e politicamente si parteggiava per Becket, dall'altro non si poteva ignorare che Enrico II chiedeva solo una parte dei privilegi accordati dal Papa, decenni prima, ai regnanti normanni di Sicilia. Da parte sua, anche la Regina di Sicilia ebbe bisogno dell'autorevole aiuto dell'Arcive-scovo di Canterbury. Morto il marito Guglielmo I Margherita divenne reggente di una nazione multietnica, in attesa che il figlio, Guglielmo II, divenisse maggiorenne.
> Ben presto i baroni normanni non tollerarono più che funzionaridi corte arabi reggessero le fila dello stato e si ribellarono, fomentando congiure e disordini. Margherita chiamò in aiuto dalla Francia il cugino Stefano di Perche, amico fraterno di Becket. Uomo energico ed onesto, Stefano riprese ben presto in pugno il controllo del regno, ricoprendo la carica di Cancelliere e successivamente di Arcivescovo di Palermo. Tuttavia a causa della sua inflessibile rettitudine si attirò l'inimicizia dei poteri occulti della corte e al culmine di una sommossa fu costretto all'esilio. Al suo posto venne eletto arcivescovo: Walterius Offamilio. La Regina costernata scrisse all'Arcivescovo di Canterbury, affinchè facesse leva, con il suo autorevole intervento, presso il re di Francia ed il Papa al fine di non ratificare l'elezione di Gualtiero e far tornare a Palermo Stefano. Thomas Becket fece di tutto per esaudire la Regina, ma ogni sforzo fu vano. Persino una lettera scritta al suo vecchio amico Riccard, vescovo di Siracusa e personaggio influente alla corte di Palermo, rimase senza esito. D'altronde lo stesso Riccardo e gli altri inglesi di Palermo si preparavano ad abbandonare la causa di Becket, nella speranza d'imparentare il giovane re di Sicilia con i regnanti inglesi. Intanto gli eventi precipitarono e malgrado una breve riappacificazione tra Tommaso ed Enrico avvenuta a Frétéval i rapporti tra i due peggiorarono: il 29 Dicembre del 1170 quattro cavalieri di Enrico convinti di eseguire il volere del loro sovrano uccisero l'arcivescovo nella Cattedrale di Canterbury. Tommaso spirò mormorando: Accetto la morte in nome di Gesù e della sua Chiesa. I drammatici eventi consumati dagli uomini del Re nella cattedrale di Canterbury, suscitarono orrore e riprovazione in tutto il mondo ed ebbero a Palermo l'effetto di allontanare l'idea di un matrimonio inglese per il Re di Sicilia. Tuttavia, trascorsi due anni dal martirio di Tommaso Becket, il Papa Alessandro III, constatato il sincero e pubblico pentimento del monarca inglese, lo perdonò, dandogli l'assoluzione. L'anno dopo (1173), lo stesso Alessandro canonizzò Tommaso Becket: Canterbury divenne così il più importante centro di pellegrinaggio in Inghilterra.
Una volta ripristinati i rapporti tra la Santa Sede e la coronainglese, alla corte di Palermo si ripresero le trattative per il tanto auspicato matrimonio anglo-siculo, visto di buon occhio anche dal Papa che così avrebbe avuti due baluardi omogenei a Nord ed a Sud d'Europa contro la minaccia dell'imperatore tedesco. Il matrimonio fu celebrato a Palermo il 13 Febbraio del 1177 tra l'entusiasmo dei palermitani per la giovanissima regina inglese e lo stupore dei dignitari del suo seguito per le ricchezze e lo sfarzo della città siciliana.
> Giovanna fu per i suoi sudditi una buona regina e nonostante fossela figlia dell'implacabile nemico di S. Tommaso si ha notizia che fosse a questi sinceramente devota. Il martire di Canterbury non venne mai dimenticato a Palermo da quanti lo avevano conosciuto, amato e venerato, ed abbiamo visto quanto egli fosse stato vicino alla Sicilia. Alcuni dei suoi parenti si erano stabiliti definitivamente nell'Isola a Palermo e a Sciacca. Guglielmo II volle, tra le prime immagini dei santi mosaicate nell'abside del duomo di Monreale anche quella di Tommaso di Canterbury, collocata non a caso, tra gli altri martiri caduti in difesa della Chiesa. E' una delle effigi più belle che si conoscano del martire inglese ed ha un notevole valore storico, poiché fu composta dopo circa tre anni dalla sua morte. Ma non fu questo l'ultimo omaggio che Palermo tributò al Santo; nella cappella della Trinità della Cattedrale di Canterbury esiste un pavimento a mosaico nel luogo che dal 1220 al 1538¸ ospitò il reliquiario di Tommaso. Questo pavimento mostra, nello stile e nel disegno geometrico, l'impronta inconfondibile degli artigiani palermitani. ( da www. Duomomonreale.it )
Gli fu intitolata una Cappella in Vicolo del Lombardo annessa al Palazzo Papè di Valdina e il Duomo di Marsala ( TP )
https://reliquiosamente.com/2013/05/14/tommaso-becket-e-la-ragion-di-stato/

Today, the 29th of December, in the HCCI, we remember St Thomas of Canterbury, Bp.M.
O God, our strength and our salvation, who didst call thy servant Thomas Becket to be a shepherd of thy people and a defender of thy Church: Keep thy household from all evil and raise up among us faithful pastors and leaders who are wise in the ways of the Gospel; through Jesus Christ the shepherd of our souls, who liveth and reigneth with thee and the Holy Spirit, one God, for ever and ever. Amen.
Un Omaggio cristico e cristiano pieno e totale alle sorelle e ai fratelli della Chiesa di Roma Antica che il 29 dicembre ricordano la memoria di un grande martire della loro santa tradizione (a separazione avvenuta ahinoitutti...) ..San Tommaso Beckett martire per avere difeso davanti al potere politico la radicalità del Vangelo e la Libertas Ecclesiae

museo-diocesano-Treviso-martirio Becket-particolare-affresco XIII secolo 1
Martyrium Thomas Beckets im Braunschweiger Dom, Seccomalerei um 1250
Il Martirio di Thomas Becket. Spoleto Chiesa dei SS Giovanni e Paolo

Martirio di Thomas Becket. Immagine contenuta nell'opera di Umberto Gnoli, Pittori e miniatori nell'Umbria. Spoleto 1923
Opera Omnia e tutte le biografie dell'epoca dal Migne Patrologia Latina, con indici analitici.
sta in
http://www.documentacatholicaomnia.eu/30_10_1162-1170 _Thomas_Cantuariensis_Archiepiscopus.html
Tomaso Becket nella basilica di Aquileia: celebrazione o propaganda?
sta in
Il 29 dicembre 1170 fu ucciso nella cattedrale di Canterbury l’arcivescovo, primate d’Inghilterra, Tomaso Becket. Il 29 febbraio 1173 Alessandro III chiuse positi vamente, e in tempi inusitatamente breve, il processo di canonizzazione. Se la cattedrale di Canterbury era divenuta immediatamente meta di pellegrinaggi per la profonda commozione nata attorno alla vicenda dell’arcivescovo, sono molte le testimonianze ad attestare che anche in Italia, come nel resto d’Europa, il culto del martire inglese si diffuse velocemente grazie allo slancio propagandistico impresso dalla Sede Apostolica, al tempo in pieno conflitto con l’impero di Federico I. Agli inizi degli anni Ottanta del secolo xii Becket venne dunque rappresentato anche ad Aquileia, sede patriarcale da sempre legata alla politica imperiale, quale simbolo della Chiesa Romana e della sua resistenza contro l’autoritarismo temporale. Si propone qui una considerazione dell’antependio aquileiese effigiante Becket nel contesto della complessa situazione politica patriarchina e di una rassegna delle prime testimonianze del culto.

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