a) "....Quest'oggi fissiamo lo sguardo su Gesù che, all'età di circa trent'anni, si fece battezzare da Giovanni nel fiume Giordano. Si trattava di un battesimo di penitenza, che utilizzava il simbolo dell'acqua per esprimere la purificazione del cuore e della vita. Giovanni detto il "Battista", cioè il "Battezzatore", predicava questo battesimo ad Israele per preparare l'imminente venuta del Messia; e a tutti diceva che dopo di lui sarebbe venuto un altro, più grande di lui, il quale avrebbe battezzato non con l'acqua, ma con lo Spirito Santo (cfr Mc 1, 7-8). Ed ecco che quando Gesù fu battezzato nel Giordano, lo Spirito Santo discese, si posò su di Lui in apparenza corporea come di colomba, e Giovanni il Battista riconobbe che Egli era il Cristo, l'"Agnello di Dio" venuto per togliere il peccato del mondo (cfr Gv 1, 29). Perciò il Battesimo al Giordano è anch'esso un'"epifania", una manifestazione dell'identità messianica del Signore e della sua opera redentrice, che culminerà in un altro "battesimo", quello della sua morte e risurrezione, per il quale il mondo intero sarà purificato nel fuoco della divina misericordia (cfr Lc 12, 49-50)."
b) si
celebra oggi la festa del Battesimo del Signore, che chiude il tempo
del Natale. La liturgia ci propone il racconto del Battesimo di Gesù al
Giordano nella redazione di san Luca (cfr 3,15–16.21–22). Narra
l’evangelista che, mentre Gesù stava in preghiera, dopo aver ricevuto il
Battesimo tra i tanti che erano attratti dalla predicazione del
Precursore, si aprì il cielo e sotto forma di colomba scese su di Lui lo
Spirito Santo. Risuonò in quel momento una voce dall’alto: "Tu sei il
mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Lc 3,22).
Il
Battesimo di Gesù al Giordano è ricordato e posto in evidenza, sia pure
in grado diverso, da tutti gli Evangelisti. Faceva parte infatti della
predicazione apostolica, giacché costituiva il punto di partenza
dell’intero arco dei fatti e delle parole di cui gli Apostoli dovevano
rendere testimonianza (cfr At 1,21-22;10,37-41). La comunità
apostolica lo riteneva molto importante, non solo perché in quella
circostanza, per la prima volta nella storia, c’era stata la
manifestazione del mistero trinitario in maniera chiara e completa, ma
anche perché da quell’evento aveva avuto inizio il ministero pubblico di
Gesù sulle strade della Palestina. Il Battesimo di Gesù al Giordano è
anticipazione del suo battesimo di sangue sulla Croce, ed è simbolo
anche dell’intera attività sacramentale con cui il Redentore attuerà la
salvezza dell’umanità. Ecco perché la tradizione patristica ha dedicato
molto interesse a questa festa, che è la più antica dopo la Pasqua. "Nel
Battesimo di Cristo - canta l’odierna liturgia - il mondo è
santificato, i peccati sono perdonati; nell’acqua e nello Spirito
diveniamo nuove creature" (Antifona al Benedictus, uff. delle Lodi).
C’è una stretta correlazione tra il Battesimo di Cristo ed il nostro Battesimo. Al Giordano si aprirono i cieli (cfr Lc 3,21)
ad indicare che il Salvatore ci ha dischiuso la via della salvezza e
noi possiamo percorrerla grazie proprio alla nuova nascita "da acqua e
da Spirito" (Gv 3,5) che si realizza nel Battesimo. In esso noi
siamo inseriti nel Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa, moriamo e
risorgiamo con Lui, ci rivestiamo di Lui, come a più riprese sottolinea
l’apostolo Paolo (cfr 1 Cor 12,13; Rm 6,3–5; Gal 3,27)."
c) Il
Bambino, che a Betlemme i Magi vennero ad adorare dall’oriente offrendo i
loro doni simbolici, lo ritroviamo ora adulto, nel momento in cui si fa
battezzare nel fiume Giordano dal grande profeta Giovanni (cfr Mt 3,13).
Nota il Vangelo che quando Gesù, ricevuto il battesimo, uscì
dall’acqua, si aprirono i cieli e scese su di lui lo Spirito Santo come
una colomba (cfr Mt 3,16). Si udì allora una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3,17).
Fu quella la sua prima manifestazione pubblica, dopo trent’anni circa
di vita nascosta a Nazaret. Testimoni oculari del singolare avvenimento
furono, oltre al Battista, i suoi discepoli, alcuni dei quali divennero
da allora seguaci di Cristo (cfr Gv 1,35-40). Si trattò contemporaneamente di cristofania e teofania: anzitutto Gesù si manifestò come il Cristo, termine greco per tradurre l’ebraico Messia,
che significa "unto": Egli non fu unto con l’olio alla maniera dei re e
dei sommi sacerdoti d’Israele, bensì con lo Spirito Santo. Al tempo
stesso, insieme con il Figlio di Dio apparvero i segni dello Spirito
Santo e del Padre celeste.
Qual è
il significato di questo atto, che Gesù volle compiere – vincendo la
resistenza del Battista – per obbedire alla volontà del Padre (cfr Mt 3,14-15)?
Il senso profondo emergerà solo alla fine della vicenda terrena di
Cristo, cioè nella sua morte e risurrezione. Facendosi battezzare da
Giovanni insieme con i peccatori, Gesù ha iniziato a prendere su di sé
il peso della colpa dell’intera umanità, come Agnello di Dio che
"toglie" il peccato del mondo (cfr Gv 1,29). Opera che Egli portò a compimento sulla croce, quando ricevette anche il suo "battesimo" (cfr Lc 12,50).
Morendo infatti si "immerse" nell’amore del Padre ed effuse lo Spirito
Santo, affinché i credenti in Lui potessero rinascere da quella sorgente
inesauribile di vita nuova ed eterna. Tutta la missione di Cristo si
riassume in questo: battezzarci nello Spirito Santo, per liberarci dalla
schiavitù della morte e "aprirci il cielo", l’accesso cioè alla vita
vera e piena, che sarà "un sempre nuovo immergersi nella vastità
dell’essere, mentre siamo semplicemente sopraffatti dalla gioia"
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