domenica 7 gennaio 2018

p. Placide Deseille Preghiera, digiuno, sonno

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Il digiuno e l'astinenza ai quali il monaco è chiamato non sono dunque una semplice moderazione nel bere e nel mangiare, tali da farci evitare ogni eccesso, né una semplice osservanza di regole esteriori, per quanto queste siano necessarie e debbano essere osservate fedelmente nello spirito che le ha redatte; il senso dell'astinenza deve ancora spingerci a tagliare con fermezza, con un generoso slancio spirituale e con con la libertà d'animo che offre l'assenza di ogni ricerca mascherata di se stessi, tutte le nostre "volontà proprie" e tutte le nostre voglie di cercare la nostra soddisfazione nell'alimentazione. La debolezza di salute obbliga forse l'uomo moderno ad utilizzare maggior moderazione rispetto al passato per quanto riguarda il digiuno in senso stretto. Ma esistono pure forme di digiuno che gli sono particolarmente necessarie: la restrizione dell'uso di eccitanti, di tranquillizzanti e di diversi prodotti farmaceutici di cui si ha, talora, un abusivo consumo in certe realtà comunitarie.
Seguendo la Scrittura, i Padri stabiliscono uno stretto legame tra il digiuno e la preghiera. Da una parte, in effetti, il digiuno (come d'altra parte il servizio effettivo del prossimo) da consistenza e autenticità alla nostra preghiera [...]. La nostra contrizione, la riconoscenza della nostra miseria e il nostro amore al Signore rischierebbero di essere più teorici, immaginari e sentimentali che reali, se non fossero vitalmente simbolizzati dal digiuno; grazie a quest'ultimo la nostra preghiera può divenire più veridicamente un atto che procede dal nostro cuore, dal fondo più intimo del nostro essere e nella quale siamo interamente impegnati. E, d'altra parte, il digiuno è un ausilio indispensabile della preghiera contemplativa perché sviluppa in noi il senso delle realtà spirituali e il gusto di Dio. Ecco perché il digiuno ha una grande affinità con il silenzio e il raccoglimento: i giorni in cui digiuniamo devono essere giorni di maggior silenzio e, al contrario, una giornata di ritiro non può di certo concepirsi senza digiuno.
Ecco perché al digiuno i Padri associano ordinariamente le veglie. Il digiuno sviluppa in noi il gusto di Dio e tale gusto ci incita a prevalere sul nostro sonno, a sacrificare una parte del nostro riposo corporeo, per prolungare o anticipare il nostro intrattenimento con Dio. Nulla lo esprime meglio se non le veglie, la vigilanza dell'attenta anima in modo che il torpore spirituale non la invada e attenda ardentemente il divino incontro,  tali visite dello Sposo quali preludi a quella dell'ultimo giorno.
"Da quando si inizia a digiunare, dice sant'Isacco di Ninive, si è immediatamente spinti dallo Spirito Santo ad intrattenersi con Dio. Un corpo che digiuna non sopporta passare la notte intera nel letto poiché il digiuno porta naturalmente a vegliare in compagnia di Dio" (Sant'Isacco di Ninive, Trattati Mistici [in inglese], Wensinck, p. 161)

p. Placide Deseille, Nous avons vu la vrai lumière
L'age d'Homme, Lausanne 1990,  p. 86.
 
tratto  da 
http://traditioliturgica.blogspot.it/2017/11/preghiera-digiuno-sonno.html 
 
 

Décès de l’archimandrite Placide Deseille

sta in

 https://orthodoxie.com/deces-de-larchimandrite-placide-deseille/

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