Hai imparato a usare le parole giuste per disvelare i tuoi sentimenti. E hai imparato a usare le parole giuste per dissimulare i tuoi sentimenti. Insomma, che sia per tradurre le tue emozioni o che sia per tradurre il nascondimento delle tue emozioni, tu adesso sai trovare le parole giuste
sabato 10 settembre 2022
mercoledì 31 agosto 2022
Pensieri laici che forgiano la coscienza e il carattere: il Crocifisso, i giudici e Piero Calamandrei.
Antonino Salsone-Pensieri laici che forgiano la coscienza e il carattere: il Crocifisso, i giudici e Piero Calamandrei.
Lectio magistralis di uno dei più grandi giuristi della storia dell’Italia sabauda e repubblicana sul ruolo del giudicante e sulla coscienza che lo deve sempre caratterizzare.
Ad docendum.
«Non disdice all’austerità delle aule giudiziarie il Crocifisso: soltanto non vorrei che fosse collocato, come è, dietro le spalle dei giudici. In questo modo può vederlo soltanto il giudicabile, il quale, guardando in faccia i giudici, vorrebbe aver fede nella loro giustizia; ma poi, scorgendo dietro a loro, sulla parete di fondo, il simbolo doloroso dell’errore giudiziario, è portato a credere che esso lo ammonisca a lasciare ogni speranza: simbolo non di fede ma di disperazione. Quasi si direbbe che sia stato lasciato lì, dietro le spalle dei giudici, apposta per impedire che lo vedano: e invece si vorrebbe che fosse collocato proprio in faccia a loro, ben visibile nella parete di fronte, perché lo considerassero con umiltà mentre giudicano, e non dimenticassero mai che incombe su di loro il terribile pericolo di condannare un innocente».
🖋 Piero Calamandrei.
sabato 27 agosto 2022
Alessandro Bergonzoni. gridare la tenerezza e la compassione
https://www.facebook.com/cultura.libera.aperta/photos/a.676982032348239/5455777127802015/
Odiatori, nella vita come nella Rete. L’ondata di cattivismo che sta infestando il dibattito pubblico rischia di sovvertire millenni di etica, con i samaritani del 2000 disprezzati, accusati di salvare vite e occuparsi dei fragili, come fosse una colpa anziché ciò che ci fa uomini. Rigurgiti odierni di “aporofobia” (disgusto verso i poveri), fenomeno mai visto prima...
Ho finito le guance. Ho già porto anche l’altra, non ne ho più; ormai è uno stato di isteria, una malattia effettiva e affettiva. Rabbia e paura ci hanno drogato, ci hanno alterato quasi chimicamente, fino alla patologia. L’odio nasce da un cortocircuito, avvenuto per poter scaricare una rabbia che è stata preparata accuratamente.
Credevamo di avere gli anticorpi contro tutto questo, che gli errori del passato ci avessero resi irrimediabilmente migliori. Invece assistiamo al trionfo della ci/viltà, l’anonimato è la forza con cui si esprime oggi chi odia: ti insulto tanto io non so chi sei e tu non sai chi sono io. È la ci/viltà dei social, dei media, la viltà da dietro un vetro. Come ha scritto Zamagni su Avvenire, il potere ha paura dei solidali, colpevoli di trovare soluzioni che toglierebbero il dominio alla nuova economia. Allora avalla questo delirio di impotenza, questa fame di diffamare... Mi dai l’inimicizia su Facebook?
Così ci si assuefà a tutto e può anche accadere, a Manduria per esempio, che un anziano debole sia seviziato per mesi da baby bulli, fino alla morte, nel silenzio osceno di tutti. L’anonimo è vile perché è forte della debolezza altrui, macchia la tela bianca e sa che la tela non potrà rispondere. La povertà è invisibilità, se la si vede la nascondiamo, inchiodiamo i ferri sulle panchine per non far sedere i mendicanti, per non farli ri/posare. I Comuni dicono ci pensi lo Stato, ma lo Stato è confusionale e allora chi ci pensa è il terzo settore, il volontariato, quello odiato, che però è all’elemosina, perché il potere non si può permettere un’economia sociale... E allora tocca per esempio all’Elemosiniere ridare non solo quella luce (una vera Illuminazione) che non nasconde più nel buio il bisogno, il disagio e la vita, ridando altra energia a quelli a cui l’abbiamo tolta da troppo tempo e che dobbiamo difendere con ogni costo a tutti i costi per non continuare a vergognarci.
Chi esprime tenerezza diventa quasi un nemico, mai nel passato la Croce Rossa o Medici senza Frontiere o la Caritas erano stati insultati in quanto umanitari... Ci vuole un cambio di frequenza che muova da dentro, da dove parte la tua idea di vergogna: quando parlo di diritti non regge più la sola Costituzione, manca una sana costituzione interiore. I partiti hanno creato questo momento storico, hanno acceso il fuoco perché potesse bruciare, perché si calpestasse il pane purché non andasse ai rom: quando arrivi a questo è già tardi, bisogna agire nelle scuole, raccontare lì il tema della paura che nasce da una mancanza d’amore, e raccontare il mistero degli Interni, il mistero della Giustizia, il mistero della Salute, il mistero dell’Istruzione. La libertà di parola quali condizionamenti può avere? Davvero ognuno può scrivere tutto? Ognuno può offendere? C’è una sproporzione umana che chiede una condizione di sovrumanità, altro che sovranismo! E poi perché vogliono depotenziare la storia a scuola? Questo è lavorare sull’annientamento della memoria, renderci poveri, sì, ma di idee, il potere è malato, teme gli spiriti liberi della solidarietà, perché dimostrano che la povertà può diventare ricchezza. In questo momento c’è un Dna del buio.
Cosa possiamo fare, allora? Cambiare il linguaggio, gridare la tenerezza e la compassione, urlare nei teatri, sui libri, ovunque, contro questa cultura in vitro – il vetro della tivù e dei computer – che non la tocchi e non la annusi, che non ha sensi. Ma c’è una nuda verità che viene prima: essere o essere? Questo mi interessa. Attenzione, il volontariato verso i bisognosi esiste, anche a Bologna ne vedo tanto, ma oggi occorre indossare questa povertà, abitarla, sentirla con un settimo senso, ecco il cambio di frequenza che tocca a noi, non ci sta più solo la denuncia e la manifestazione. C’è un fare l’impossibile e un fare l’impassibile, io devo fare il mio volontariato quotidiano che è lo sguardo, il non avere paura d’avvicinarmi. Il mercato ci ha detto cosa dobbiamo avere per mantenere il nostro benessere e il suo benestare, senza cadere mai sotto la famosa soglia della povertà... Invece no, dobbiamo attraversarla avanti e indietro questa soglia, ognuno come può, lavorare sulla nostra santità, altra parola che fa tanta paura. Invertiamo la rotta, mettiamocela addosso questa santità, per combattere il morbo dell’aporofobia c’è bisogno di uno scatto, un moto a luogo, altrimenti poveri... noi.
Di che cosa si accusa il povero? Mai visto nella storia un accanimento come oggi. Il povero... non ti ha fatto assolutamente nulla. Semplicemente ti accanisci contro questa condizione inerme e sai che non reagirà. E siamo pure arrabbiati perché stiamo male, a differenza di chi sta male: quello che vive sotto i ponti dà fastidio a noi. Penso ai cartoni animati , quelli dei clochard, con dentro degli uomini... Bisognerebbe aprire l’era del risarcimento per togliere l’in/fame nel mondo e restituire il maltolto, invece su questa gente si consuma la fame di fama che ci vede potenti sui social, dove li disprezziamo e così siamo forti. Pensare che social con una “e” in più diventa sociale, cioè terzo settore, pietà, condivisione. Invece il social è vedo e colpisco. I nativi digitali moriranno tra atroci divertimenti, dipendenti dalla Rete non conoscono la concezione tattile, olfattiva, umana dell’altro, è questo il sacrilegio che vedo. Io auspico il cambio di frequenza dal basso all’altro, e non lo lascio solo alle religioni, tutti noi abbiamo una parte divina che non ci è permesso esercitare: siamo stati lavorati sulla stanchezza, sottomessi a spauracchi con mezzi di distrazione di massa. Liberiamo i nostri figli dalla paura! Diciamogli che la persona disagiata è chi guarda, non chi è nel disagio. Che il cibo è spazzatura, ma per molti la spazzatura è il cibo. Liberiamoci dal conflitto di disinteresse. Il cambio dev’essere esistenziale, non di partito: portiamolo nelle scuole, è lì il vero Parlamento.
Alessandro Bergonzoni
giovedì 25 agosto 2022
Claudio Ze'ev Tabacco. Perché, e lo ripeto sino alla nausea, Gesù è l'Uomo dell'Apocalisse che toglie il Peccato del Mondo, non i "peccati individuali" che separano dagli altri esseri umani e che si regolano con processi riparativa in cui vittima - sopravvissut@ e "carnefice" tornano a riconoscersi parte della medesima umanità, ma il Peccato, che definiremmo, Strutturale. Il Peccato che regge i processi economico-finanziari per cui due terzi dell'Umanità sono combustibili umani per le élite che dominano e trasformano in kapò il rimanente terzo.
Gesù disse ai suoi discepoli: "Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.
Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.
Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.
Vegliate, cioè, siate pronti, l'alluvione alla notte dell'Esodo è evidente. Occorre essere vigili ai segni dei tempi, occorre essere pronti ad accogliere il Figlio dell'Uomo quando verrà per spupazzare via, come l'Angelo Sterminatore nella notte di Pasqua, le violente strutture di Potere che costituiscono il "Peccato del Mondo". Perché, e lo ripeto sino alla nausea, Gesù è l'Uomo dell'Apocalisse che toglie il Peccato del Mondo, non i "peccati individuali" che separano dagli altri esseri umani e che si regolano con processi riparativa in cui vittima - sopravvissut@ e "carnefice" tornano a riconoscersi parte della medesima umanità, ma il Peccato, che definiremmo, Strutturale. Il Peccato che regge i processi economico-finanziari per cui due terzi dell'Umanità sono combustibili umani per le élite che dominano e trasformano in kapò il rimanente terzo. Quello è il Peccato contro cui e su cui viene il Figlio dell'Uomo. Bello allora prego, e aspetto, digiuno, e aspetto, mi mortifica in mille penitenze, e aspetto. No, non è così, questo è l'adeguamento spiritualista al Peccato. Se tu fai l'elemosina e non lotti contro le strutture di morte che producono miseria, tu sei loro complice, tu ti opponi al Figlio dell'Uomo e dunque partecipi della "sorte di morte" delle Strutture Economiche e Finanziarie.
Helder Cámara, Vescovo di Recife negli anni tremendi della dittatura militare brasiliana, ebbe a dire: quando aiuto i poveri tutti dicono: che bravo vescovo. Quando chiedo il perché vi sia la povertà: tutti mi chiamano vescovo comunista.
Se si fa caso a ciò che viene scritto sui giornali, alle parole dei politici: la povertà è una devianza sociale, i poveri, gli oppressi, i negati, gli/le Spezzat@,non esistono, sono genericamente: quelli che fanno fatica, quelli che rimangono indietro. Una siffatta narrazione è assolutoria verso il Potere, se non ci sono Oppressi non ci sono neppure Oppressori, e, peggio, getta lo stigma sociale sugli e sulle Spezzat@.
Essere poveri è una colpa che in senso darwinistico può essere letta come una tara evolutiva, quando si imbocca questa china AktionT4 non è lontana e l'eugenetica di Stato diviene prossima.
Occorre vegliare con i fianchi cinti, il bastone in mano ed i sandali ai piedi per unirci al Figlio dell'Uomo, così che le parole di Isaia nel Canto del Vignaiolo siano vane. Se noi siamo uomini e donne che partecipano del Regno di Di@, e dunque siamo Di@ che agisce nella Storia vediamo il Figlio dell'Uomo venire sui barconi della disperata speranza, per noi accogliere è atto rivoluzionario perché denuncia e fattualmente contraddice le compatibilità politico sociali economiche. Oggi accogliere è come "pellicce e caviale" per tutt@ degli anni settanta. Noi, se apparteniamo al Regno di Di@, leggiamo nel rider senza tutele l'orfano a cui deve essere resa giustizia secondo i Profeti di Israele. Leggiamo nella lotta delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso schiavizzat@ la lotta per la dignità e la liberazione della sessualità dalla morale religiosa e borghese. Noi vediamo nel carcere il pilastro di ogni oppressione che deve essere abbattuto.
Leggere i segni dei tempi per essere con il Figlio dell'Uomo donatori di Vita. La Rivoluzione / Ribellione è la Vita che esplode schiantando le catene della Morte.
Amen
sabato 23 luglio 2022
Claudio Ze'ev Tabacco Perché a loro parli in parabole? Il Midrash
Sermoni del Tempo Ordinario
(Giovedì della XVI settimana. Oggi facciamo Memoria della peggiore sospensione dei diritti costituzionali e civili avvenuta a Genova durante il G7 del 2001. Perché il vento profetico sorto dal basso con i manganelli e gli abusi polizieschi lo puoi spezzare ma non fermare.)
Perché a loro parli in parabole?
Il genere letterario del Midrash, commento per parabole della Torah, è tipico del rabbinato e si collega direttamente ai Libri Sapienziali. Il Midrash è una narrazione che lascia all'ascoltatore la decisione circa l'interpretazione, che coinvolge dunque l'ascoltatore nella sua complessità esperienziale, biografica, spirituale. Gesù usa con ampiezza lo strumento midrashico o parabólico. I discepoli chiedono: perché a loro insegni attraverso le parabole? E la risposta di Gesù fa gelare il sangue: affinché si adempiano le parole del Profeta, perché guardando non vedono ed ascoltando non sentono. È il tema apocalittico della Parola come "spada a doppio taglio" che squarcia e separa, in questo caso che acceca e rende sordi. Coloro che ascoltano le parabole ma non sono parte del Regno di Di@, che quindi non si sono fatti carne sangue nervi delle Beatitudini, si perderanno nei meandri interpretativi, si consegneranno anima e corpo al Pil Pul ovvero agli estenuanti dibattiti sull'ermeneusi testuale. Coloro che invece sono parte del Regno di Di@, quindi corpo storico delle Beatitudini, vedono faccia a faccia poiché le loro Comunità sono l'accampamento di Di@ e delle Donne e degli Uomini, il luogo in cui il Danzante Mistero d'Amore e Vita prende dimora trasformando Donne e Uomini in Di@.
Andavamo il giovedì sera e ci sarebbero state tre di noi del college e tre ragazze del centro di detenzione che si sarebbero incontrati per un po' di studio biblico e servizio in chiesa. Penso che sia una di quelle esperienze da cui non puoi tirarti indietro. Una volta che vedi, queste che sono giovani ragazze incarcerate, in verità sono tra i migliori teologi che abbia mai incontrato. E stavamo solo vivendo queste profonde esperienze di comunità in questa piccola sala riunioni di questa struttura in mezzo al nulla.
Tratto da una intervista ad Hannah Bowman teologa e fondatrice del Movimento Cristiani per l'abolizione del carcere.
Il Regno di Di@, lo Spazio temporaneamente liberato dalle leggi della subordinazione sociale e del consumo, non può essere limitato neppure dalle spesse mura e dalle sbarre del carcere poiché partecipa dell'Energia del Tutto. Coloro che facendosi Storia delle Beatitudini entrano in quella dimensione, il Regno di Di@, sono infinit@. Mentre coloro che dimorano nello Spazio del Sacro sono Perfetti cioè Compiuti, cioè Morti, ecco che l'insegnamento Sapienziale li precipita nella cecità nella sordità e nell'afasia, frullano su sé stessi dissipandosi, i loro digiuni, le loro mortificazioni sono sterili atti di vacuità rivolti al Nulla.
Amen
mercoledì 20 luglio 2022
Thinking Abolition Theologically: An Interview with Hannah Bowman
giovedì 7 luglio 2022
Metaphysical Therapy Superare in Gesù la metafisica della violenza redentrice per la metafisica della misericordia fino in fondo.
Metaphysical Therapy di Ted Grimsrud Shalom Mennonite Congregation—December 12, 2010
Testo in inglese sta in
Per una traduzione in Italiano
testi biblici per la meditazione Osea 11:1-9; Salmo 130; 1 Corinzi 2:1-13; Luca 15:11-32
Ho intitolato questo sermone “Terapia metafisica”. Quando ho cercato la parola "metafisica", ho letto questo: "il termine non è facilmente definibile". Quindi, ho pensato che forse avrei dovuto trovare un nuovo titolo. Ma ho continuato a leggere: “la metafisica tenta di rispondere a due domande fondamentali: 'cosa c'è?' e 'com'è?'” Ho pensato, beh, è di questo che voglio parlare.
Affrontiamo le sfide poiché le persone che credono che la compassione, la nonviolenza e la giustizia riparativa debbano essere centrali per la vita sociale. La nostra cultura americana non sembra ospitale per queste convinzioni.
La nostra cultura tende più alla crudeltà, alla violenza, alla giustizia retributiva. E molti dei problemi possono derivare dalla nostra metafisica. Cioè, i problemi possono derivare da come crediamo sia la realtà. Il mondo in definitiva è un luogo amichevole o ostile? La vita va vissuta con una mentalità di abbondanza o di scarsità? La violenza fa parte della nostra natura o no? Questo "piccolo pianeta rotondo", come chiede Bruce Cockburn nella citazione sul bollettino, è "benedetto" o "maledetto"?
Se la natura dell'universo punta verso la scarsità, non possiamo non essere tenuti a essere avari, ad aggrapparci a ciò che abbiamo, a vedere le relazioni umane in termini conflittuali . La nostra posizione di base, con buone ragioni, dovrà essere in preda alla paura Ma se la natura dell'universo punta verso l'abbondanza, allora ha più senso ed è più naturale essere generosi, fiduciosi e disposti ad essere vulnerabili nelle nostre relazioni.
La "terapia metafisica", quindi, cerca di guarire la nostra comprensione della realtà, di spostarci dalla paura alla fiducia. Suggerirò che tale terapia metafisica è una parte centrale del ministero di Gesù. Il suo messaggio sfida sempre la nostra visione della natura della realtà.
Questi passaggi che leggerò illustrano come la considerazione di Gesù del modo in cui le cose stanno veramente sta dentro la Scrittura . Vorrei prendere qualche minuto quindi per chiedervi di condividere alcune risposte. La domanda a cui vorrei che pensaste mentre leggo è questa: quale o quali parole usate a proposito della realtà, dell'universo, della nostra esistenza? L'universo è... cosa?
Salmo 130:(testo italiano https://www.wordproject.org/bibles/it/19/130.htm
Osea 11: testo italiano in
https://www.wordproject.org/bibles/it/28/11.htm
1 Corinzi 2: testo italiano in
https://www.ebible.it/1_corinzi/2/
Luca 15: (parabola del figliol prodigo o del padre misericordioso)
Testo in italiano sta in https://www.biblegateway.com/passage/?search=Luke+15&version=NR2006
Quindi, chiedo ancora, come concluderesti questa frase con una o due parole. Il mondo o l'universo o la realtà è... cosa? o, è come... cosa?
Questo autunno ho imparato tutto quello che potevo sulla seconda guerra mondiale e sulla sua eredità. Mi ritrovo colmo di dolore, certamente per tutte le vite distrutte o gravemente danneggiate da questa guerra, ma anche per il fatto che questo terribile, terribile evento ha un'immagine così positiva nella nostra società.
Kathleen ed io siamo andati in Oregon in ottobre per visitare la famiglia e gli amici. Abbiamo parlato molto della mia ricerca. Una persona, quando ho detto che stavo lavorando per capire la seconda guerra mondiale, e che è impegnativo, ha sbuffato e ha detto: “Cosa c'è di così difficile? Reagire al male non è così complicato”. Voleva dire che ovviamente i nazisti ei giapponesi erano malvagi: non avevamo altra scelta che dichiarare loro una guerra totale e fermare il male. Ciò che sembra ovvio al mio amico mi sembra sempre meno ovvio per quanto più imparo. È certo che quando si verificano atti malvagi, la violenza di massa è la risposta migliore? Dobbiamo distruggere grossi pezzi del mondo per salvare il mondo?
In parte, si tratta di metafisica. Come comprendiamo la realtà? L'universo è il tipo di posto in cui dobbiamo semplicemente combattere il male con il male? L'universo è il tipo di posto in cui la bontà è scarsa e il poco di libertà e verità che possiamo ottenere richiede la forza bruta per proteggerlo? L'universo è il tipo di posto in cui, quando i nostri leader dicono, combatti!, dobbiamo semplicemente dire "Ci sono. lasciami fare "?
C'è una storia famosa in filosofia. In realtà è una di quelle storie che nessuno sa davvero se sia realmente accaduta. Ma trasmette qualcosa di importante che lo rende veritiero anche se è semplicemente un mito.
«Un famoso scienziato tenne una volta una conferenza pubblica su un argomento di astronomia. Egli parlò di come la Terra orbiti attorno al Sole e di come il Sole, a sua volta, compia un’ampia rivoluzione attorno al centro di un immenso aggregato di stelle noto come la nostra galassia. Al termine della conferenza, una piccola vecchia signora in fondo alla sala si alzò in piedi e disse: “Quel che lei ha raccontato sono tutte frottole. Il mondo, in realtà, è un disco piatto che poggia sul dorso di una gigantesca tartaruga.” Lo scienziato si lasciò sfuggire un sorriso di superiorità prima di rispondere: “E su cosa poggia la tartaruga?” “Lei è molto intelligente, giovanotto” disse la vecchia signora. “Ma ogni tartaruga poggia su un’altra tartaruga!”Tartarughe fino in fondo, non abbiamo bisogno di nient'altro."((Stephen Hawking, Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo (1988).)
Questo è il problema della misericordia e della compassione. Può forse essere misericordia fino in fondo ? In molte visioni della realtà, sia teistiche che atee, la misericordia deve poggiare su qualcos'altro: chiamatela giustizia retributiva o santità, l'idea che la trasgressione richieda una punizione, altrimenti lo stesso tessuto morale dell'universo sarà lacerato. Chiamiamo questa una metafisica della violenza redentrice.
Qui, l'unico modo per trovare la salvezza dal male è distruggerlo con la forza. La natura dell'universo ci porta a imitare la logica di Lamech da Genesi 4: “Ho ucciso un uomo per avermi ferito, un giovane per avermi colpito. Se Caino è vendicato sette volte, in verità Lamec settantasette volte» (4,23-24).
La logica di Lamech trovò espressione nella giustificazione del Presidente Harry Truman per le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki alla fine della Seconda Guerra Mondiale: "Avendo trovato la bomba, l'abbiamo usata. L'abbiamo usata contro coloro che ci hanno attaccato senza preavviso a Pearl Harbor, contro coloro che hanno affamato, picchiato e giustiziato i prigionieri di guerra americani, contro coloro che hanno abbandonato ogni pretesa di obbedire alle leggi internazionali di guerra".
La dichiarazione di Truman è piena di terribile ironia. Il bombardamento di un Giappone indifeso nel 1945 - non solo le bombe atomiche, ma anche i bombardamenti incendiari illimitati di quasi tutte le principali città giapponesi (ad esempio, 80.000 abitanti di Tokyo furono bruciati in una notte) - questo bombardamento probabilmente superò la settantasettesima vendetta di Lamech.
Eppure, questa "guerra buona" rimane il fulcro morale della storia americana. Come ha affermato lo stesso Presidente Obama nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Pace, la necessità di condurre una guerra totale nella Seconda Guerra Mondiale convalida la convinzione che la guerra e la preparazione alla guerra rimangano necessarie anche oggi (anche se-ha detto- purtroppo).
Penso che queste convinzioni riflettano una metafisica della violenza redentrice (che in realtà è una metafisica della schiavitù della violenza; come diceva un mio vecchio amico, un grande guerriero per la pace, "alla fine, una guerra giusta è ancora guerra giusta ”). Queste convinzioni sottolineano l'importanza della testimonianza di Gesù a qualcosa di molto diverso. Prestiamo attenzione a Gesù - dobbiamo prestare attenzione a Gesù - soprattutto perché ci fornisce la terapia per guarire la nostra comprensione della realtà come morte e di morte
Questo è il punto di vista che voglio assumere riflettendo sulla storia di Gesù dei due figli e del loro padre misericordioso. Cominciamo dal contesto in cui Gesù racconta questa storia. Il Vangelo di Luca racconta i primi giorni della testimonianza pubblica di Gesù: egli guarisce, insegna la grande misericordia di Dio, riunisce una comunità di operatori di pace. E poi si scontra con alcune potenti forze di resistenza.
Alla fine di Luca 9, sentiamo la musica di sottofondo passare a una tonalità minore. Un senso di presagio diventa palpabile. "Quando si avvicinavano i giorni in cui Gesù doveva essere preso, egli si mise in cammino verso Gerusalemme" (9,51). Si mise in cammino verso la croce. Ora il focus del racconto cambia. Gesù concentra le sue energie nel preparare i suoi seguaci a vivere con amore perseverante, a vivere una vita di resistenza alla violenza dell'impero e della religione consolidata, a vivere con chiarezza la natura dell'opera messianica di Gesù: non violenza rivoluzionaria, ma compassione rivoluzionaria.
Lo ripete continuamente: "Chi non porta la croce e non mi segue non può essere mio discepolo". Seguire la via di Gesù significa condividere il suo destino: la persecuzione, l'ostilità, persino la morte, per mano dei dominatori di questo tempo, coloro che accettano una metafisica della violenza redentrice e non esitano a distruggere chiunque contesti il loro status
Questo è il contesto per la storia dei due figli. Gesù, in Luca 14, parla del costo del discepolato. Ma dobbiamo notare cosa c'è al centro di questo discepolato: compassione e accoglienza, non giudizio e ipocrisia. Si legge all'inizio del capitolo 15: «Si avvicinavano tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltare Gesù» (15,1). Il punto non è : soffrirai per come condanni i peccatori. Piuttosto, è questo: soffrirai quando parteciperai alla compassione e all'accoglienza di Gesù.
Leggiamo poi: «I farisei e gli scribi mormoravano e dicevano: 'Costui accoglie i peccatori e mangia con loro'» (15,2). Non essendo uno che si tira indietro dal confronto, Gesù sfida a testa alta questa mormorazione . Ci salta dentro e racconta due storie per chiarire le sue intenzioni: la sua missione è la misericordia. Esulta per la guarigione piena degli emarginati. C'è la pecora smarrita e la moneta perduta; in entrambi i casi, quando ciò che era perduto viene ritrovato, la gente si rallegra. Si noti un altro aspetto del "prendere la croce": è legato alla gioia e alla celebrazione!
Per essere sicuro di non essere frainteso, Gesù si lancia in una parabola più lunga. I due figli di un padre misericordioso. Leggiamo questa parabola alla luce del suo contesto conflittuale. E forse possiamo ricordare l'altra grande parabola di cui ho parlato il mese scorso, quella del "buon samaritano". In quella parabola, Gesù provoca i mugugni facendo di un personaggio discutibile (un membro dell'odiato popolo samaritano) il modello di vicinanza. Qui, Gesù fa qualcosa di simile. Dà ai suoi ascoltatori un personaggio che sicuramente troveranno scandaloso: il figlio minore che essenzialmente sputa negli occhi di tutti i credenti della tradizione religiosa stabilita.
Questo figlio minore spinge la metafisica del padre ai suoi limiti. Dà al padre ogni scusa per escluderlo completamente dalla famiglia. Si può immaginare un adolescente che sente la sua energia , che si sente forse anche un po' represso dalle tradizioni della sua famiglia. Vuole uscire, aprire le ali, finalmente divertirsi.
Ma nel farlo supera diversi limiti. Chiede al padre la sua eredità - trattando di fatto il padre come se fosse già morto per lui, come se fosse solo un bancomat, una fonte di ricchezza per alimentare il narcisismo del giovane. Il padre cede, e il figlio si dirige verso le luci della ribalta - e in breve tempo va incontro a un disastro. Sperpera la ricchezza e, cosa altrettanto offensiva, finisce per sguazzare con i maiali (un ripudio finale delle tradizioni del suo popolo che vedeva i maiali come intrinsecamente impuri).
Poi arriva il momento chiave: il figlio torna verso casa. Non ci vengono forniti dettagli, solo che il figlio "si riprende". Principalmente, a quanto pare, è solo che tocca il fondo e nella sua miseria, si rende conto di avere un'alternativa alla fame: tornare nella proprietà del padre e vivere come un servitore (riconosce di aver perso lo status di figlio di suo padre).
Sorprendentemente, però (e ricordate come ciò avrebbe offeso così tante sensibilità), i presupposti metafisici del padre sono stati spinti fino ai loro limiti ma non sono stati modificati. Il padre rifiuta una metafisica della violenza redentrice. Il padre nega la necessità di ripagare il male del figlio con la punizione e la giustizia retributiva.
“Mentre il figlio era ancora lontano, suo padre lo vide e ne fu pieno di compassione; corse, lo cinse con le braccia e lo baciò. Allora il figlio gli disse: 'Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te; Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». Ma il padre disse ai suoi servi: 'Presto, tirate fuori una veste, quella migliore, e rivestitela... Mangiamo e facciamo festa; poiché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato!' E si misero a festeggiare» (15,20-24).
Sì, una storia sorprendente. La metafisica del padre non riguarda la misericordia che poggia su un fondamento più profondo di giustizia come equità e sulla necessità di punire le azioni sbagliate per ristabilire l'equilibrio morale. No, la metafisica del padre riguarda la misericordia fino in fondo. Misericordia fino in fondo
Tuttavia, per quanto edificante e stimolante sia l'abbraccio del padre al figlio ribelle, dobbiamo ricordare che la storia non finisce qui. Dobbiamo ricordare che Gesù racconta questa storia nel contesto di un conflitto intenso, persino di vita o di morte.
Ora entra in scena il fratello maggiore. È davvero un sostituto per i "brontoloni" - e probabilmente della maggior parte di noi, , a dire il vero. Insiste, questo è ingiusto. È stato veramente fedele. È rimasto a casa, ha trattato suo padre con rispetto e si sente dato per scontato. Peggio, si sente mancato di rispetto e offeso. Che razza di mondo sarà questo se il figlio più giovane può fare quello che vuole, impunemente, ed essere comunque accolto di nuovo nell'abbraccio del padre?
Il padre supplica il fratello maggiore, cercando di rassicurarlo. «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo» (15,31). Non puoi unirti a me per celebrare il ritorno in vita del tuo ex fratello morto?
Qui finisce la storia. Non sappiamo come risponderà il fratello maggiore.
Nella misura in cui il fratello maggiore rappresenta i governanti dell'epoca ai tempi di Gesù, sappiamo che la loro risposta sarà quella di giustiziare Gesù, di rifiutare la sua metafisica della misericordia. E il ciclo della violenza continua anche ai nostri giorni. Tuttavia, la storia, come tutte le grandi storie, si ripresenta a ogni pubblico successivo. Nessuno di noi è tenuto a rispondere con insensibilità alla misericordia offerta ai figli prodighi. Nessuno di noi è obbligato a rimanere all'interno di una metafisica della violenza redentrice.
Ognuno di noi ha la propria ricchezza di motivi per prestare attenzione a Gesù, nella misura in cui lo si fa . Si spera che una ragione sia che riconosciamo che anche noi abbiamo bisogno della sua terapia. Anche noi abbiamo bisogno della forza che il suo messaggio e il suo Spirito ci offrono, per aiutarci a liberarci dalle dinamiche della morte nel nostro mondo e a volgerci verso la vita. Amen.
Ted Grimsrud Shalom Mennonite Congregation—December 12, 2010


