mercoledì 8 luglio 2026
Libro in arrivo ---Écran total, Manifesto contro la gestione e la digitalizzazione delle nostre vite-edizioni Malamente
mercoledì 10 giugno 2026
Claudio Lupo Tabacco "aggiornamenti dalle terre dell'odio"
aggiornamenti dalle terre dell'odio
i ferri ringhiando contro la carne non-conforme bottiglie di vetro rompono corpi non-conformi è lecito abusare le soggettività non-conformi
silenzio
non si obietta
zecche
nemici del popolo
le mie mani sono fiamma io bruciò e consumo
le pietre sanno rendere alla violenza il volto
sono carne da catena che sputa in faccia
aggiornamenti dalle terre dell'odio
Inizio in modo assolutamente immodesto, non sono mai stato modesto e neppure umile in un regime che ci vuole con la schiena flessa e grati dell’umiliazione... essere arroganti e orgogliosi è l'unica postura morale, con una mia poesia tratta da “Canti” presto nelle peggiori librerie di Caracas e venduta da spaccini di strada per arrotolare canne proletari.
Una donna, Alina, di trentasei anni viene convocata dalla Polizia Morale di Stato, i Servizi Sociali, per verificare l'abbandono di minori per aver fatto uno sciopero della fame davanti al Parlamento per chiedere, ciò che a tutte le persone con moralità è palese, il riconoscimento del Genocidio Palestinese.
In Parlamento si è svolto un convegno pro-life in cui di fronte ad un vice-premier ed a numerosi ministri le donne che abortiscono sono state chiamate assassine. Il paradosso dei pro-life è fantastico: i feti conformi vanno difesi gli altri possono essere abortiti per lo spavento delle bombe o annegare nella Fossa Comune denominata Mediterraneo Centrale.
aggiornamenti dalle terre dell'odio
i ferri ringhiando contro la carne non-conforme bottiglie di vetro rompono corpi non-conformi è lecito abusare le soggettività non-conformi
silenzio
non si obietta
zecche
nemici del popolo
le mie mani sono fiamma io bruciò e consumo
le pietre sanno rendere alla violenza il volto
sono carne da catena che sputa in faccia
aggiornamenti dalle terre dell'odio
venerdì 24 aprile 2026
Verso il 25 Aprile.... Piero Calamandrei
Parate partigiane del 6 maggio 1945 [Fonte Istituto Nazionale Ferruccio Parri - Milano Libera]
Verso il 25 Aprile....
"I ragazzi delle scuole imparano chi fu Muzio Scevola o Orazio Coclite, ma non sanno chi furono i fratelli Cervi. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perché non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: «Li conoscerete quando verranno a vendicarmi», e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: «Sono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi». Non sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagliò con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parlò. Non sanno come si chiama quell'adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all'improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baciò sorridente dicendogli: «Muoio anche per te… viva la Germania libera!». Tutto questo i ragazzi non lo sanno: o forse imparano, su ignobili testi di storia messi in giro da vecchi arnesi tornati in cattedra, esaltazione del fascismo ed oltraggi alla Resistenza''.
(Piero Calamandrei)
domenica 15 febbraio 2026
Piero Gobetti. Elogio della ghigliottina. anno 1922
Nella notte tra il 15 Febbraio e il 16 Febbraio 1926 moriva, esule, a Parigi Piero Gobetti stremato nel corpo dalle aggressioni fasciste
ELOGIO DELLA GHIGLIOTTINA (“La rivoluzione liberale”, a. 1, n. 34, 23 novembre 1922, p. 130)
testo integrale in
https://www.centrogobetti.it/images/Tra_rivoluzione_e_autobiografia_della_nazione_di_Pietro_Polito.pdf
Evidenzio alcuni punti
.) La nostra polemica contro gli italiani non muove da nessuna adesione a supposte maturità straniere; né da fiducia in atteggiamenti protestanti o liberisti. Il chiamarci di volta in volta con unnome piuttosto che con un altro non é dunque una questione di stile, ma appena un modo di eluderele persecuzioni e di farci sopportare. Se dovessimo salire davvero in cattedra saremmo dei benstrani predicatori, e chissà chi potrebbe capire le nostre pazze intenzioni. Ossia il nostro antifascismo non è l'adesione a un'ideologia, ma qualcosa di più ampio, così connaturale con noi che potremmo dirlo fisiologicamente innato.
.) C'è un solo valore incrollabile almondo: l'intransigenza e noi ne saremmo per un certo senso i disperati sacerdoti.
.) E bisogna sperare (ahimè, con quanto scetticismo) che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sinoin fondo. Si può valorizzare il regime; si può cercare di ottenerne tutti i frutti: chiediamo le frustate perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia perché si possa veder chiaro.
giovedì 12 febbraio 2026
L’ULTIMA VOCE PER LA PALESTINA. di Raniero La Valle in nome e per conto di chi si riconosce nel blog "Prima Loro"
L’ULTIMA VOCE PER LA PALESTINA. di Raniero La Valle in nome e per conto di chi si riconosce nel blog "Prima Loro"
Cari amici,
la richiesta ufficiale formulata dal governo francese di revocare all’ambasciatrice Francesca Albanese il ruolo di relatrice speciale dell’ONU per il popolo palestinese è di una gravità sconsiderata perché vuol dire togliere al popolo palestinese l’ultimo filo di voce che ancora ne raccontava l’esistenza sulla terra.
Non crediamo che l’ONU, ovvero le potenze che la gestiscono, arriveranno a tale nefandezza dopo che l’ONU ha visto ignorate e contradette innumerevoli sue pronunzie e prescrizioni per la soluzione della questione palestinese, dopo essere stata accusata da Netanyahu di essere una palude dell’antisemitismo e dopo aver assistito senza intervenire e fare alcunché per fermare il genocidio del popolo palestinese a Gaza. Tuttavia la richiesta francese, alla quale pare che anche l’Italia non si opponga, è uno scandalo che denuncia ancora una volta la decadenza di questa Europa che si prepara a spaccarsi sempre di più, non solo nel conflitto contro la Russia, ma anche nella nuova contrapposizione tra Francia e Germania, ora anche legata dall’”asse” con Roma.
L’accusa alla relatrice speciale Albanese è quella di denunciare il genocidio in corso contro il popolo palestinese. Tutti, però, ormai riconoscono che, si usi o no la parola, tale genocidio è in atto e proprio in questi giorni esso è confermato dallo stesso Netanyahu, che è andato a Washington oltre che per sbrigare la pratica con l’Iran, per firmare la propria adesione e il proprio ingresso nel Board voluto e presieduto da Trump, per avviare la grandiosa speculazione edilizia su Gaza e trasformare Gaza da un cumulo di macerie, di morti e di tragicamente sopravvissuti, in un paradiso di letizie e in un paradiso fiscale. Ma Netanyahu è andato a Washington anche per avanzare un’istanza di indiscutibile coerenza, e dice a Trump: “non possiamo avviare questa meravigliosa operazione mediterranea se prima non mi lasci finire il lavoro della soppressione degli abitanti palestinesi”, adempimento finale a cui l’esercito israeliano si è già preparato. Pertanto, che un relatore dell’ONU sulla Palestina giri gli occhi da un’altra parte e non parli di tale genocidio, è impossibile a pensarsi e a credersi.
Dunque non per questo l’Albanese dovrebbe essere rimossa. Ma perché nel denunciare che chi fa questo non è solo un nemico del popolo palestinese, ma è anche un nemico dell’umanità farebbe una professione di antisemitismo, metterebbe in causa la fede di Israele e tutto il popolo ebraico anche fuori di Israele. Ma la stessa coerenza per cui si ammette che non si può ricostruire Gaza se prima non lo si ripulisce della presenza dei suoi attuali abitanti, dovrebbe far riconoscere anche alla Francia che non è colpa di Francesca Albanese se l’autore di questo genocidio è il governo dello Stato di Israele e se lo Stato di Israele è oggi quale è governato, rappresentato e teorizzato dinnanzi a tutto il mondo da un capo politico, di religione ebraica che alla definitiva realizzazione della sua idea di che cosa siano l’ebraismo, lo Stato di Israele e la soluzione definitiva della questione palestinese (con l’assoluta esclusione dei due Stati) ha fatto la ragione non solo della sua carriera politica, ma di tutta la sua vita.
Il problema sta dunque nel fatto che il soggetto che rivendica queste azioni si presenta esso stesso come la vera e tendenzialmente intera espressione della tradizione di Israele, della sua fede e del popolo ebraico anche della diaspora.
È chiaro che tutto questo l’Occidente lo capisce poco perché è ormai secolarizzato, si crede laico e pensa d’istinto che una cosa è la politica e un’altra la religione, che una cosa è lo Stato e altra cosa sono la Sinagoga e la Chiesa, che una cosa è lo Stato di Tel Aviv (col suo nome nobilissimo: Israele) e un’altra cosa sono l’esercito di Israele, i Servizi Segreti di Israele, il governo di Israele e i progetti di Israele per il futuro del Medio Oriente e di quella parte del mondo che esso include nell’area della “Benedizione”.
Però l’Occidente potrebbe, se non vuole giudicare da sé, semplicemente ascoltare quello che lo Stato di Israele, versione Netanyahu, dice di se stesso e che ha detto proprio in quella sede dell’ONU da cui oggi dovrebbe essere rigettata la relatrice speciale della Palestina.
Nell’ultimo discorso fatto da Netanyahu all’assemblea generale dell’ONU il 27 settembre 2024, il premier israeliano aveva annunciato la sua decisione di combattere fino alla “vittoria totale”, affermando che non c’è nessun posto in Iran, ma nemmeno in Medio Oriente, che non possa cadere sotto i colpi dell’esercito di Israele e aveva presentato la carta del mondo divisa in due mappe, una della “Benedizione” e un’altra della “Maledizione” a seconda del rapporto di ciascuna di queste due parti con Israele. E, ancora più importante, aveva rivendicato il fondamento indiscutibile di questa pretesa di predominio che risalirebbe a migliaia di anni fa, e deriva da una lettura fondamentalista, integralista, letterale della Bibbia di fronte a cui l’Occidente che ormai ignora queste categorie e non sa leggere la Bibbia è disarmato e non può entrare in dialogo con i suoi assertori.
In quella occasione Netanyahu, rivolgendosi agli iraniani, li aveva chiamati il “popolo persiano”, quello di Ciro, accomunandolo al popolo ebraico, come due popoli che hanno millenni di storia alle spalle; aveva invocato il precedente biblico di Mosè, ripetendo ciò che aveva detto l’anno precedente nella stessa sede delle Nazioni Unite, e cioè che “ci troviamo di fronte alla stessa scelta senza tempo che Mosè pose al popolo di Israele migliaia di anni fa quando stavamo per entrare nella Terra Promessa. Mosè ci disse che le nostre azioni avrebbero determinato se avremmo lasciato in eredita alle generazioni future una benedizione o una maledizione”. E aveva citato a testimone re Salomone, e Samuele che aveva proclamato: “l’eternità di Israele non vacillerà”, e aveva detto che “Israele ha sempre eseguito il comando di Mosè”, che “l’antica promessa è stata sempre mantenuta”. Si tratta di una interpretazione mondana e politica del messianismo ebraico certo presente nel sionismo, ma contestata dai più avvertiti intellettuali e rabbini ebrei e che è penetrata anche al di fuori del mondo ebraico fino a ispirare un certo messianismo americano che ora in Trump non si sa più dove vada.
Sono temi difficili e tutti da approfondire, ma oggi la selvaggia politica che ci sta investendo ci costringe a uno sforzo di comprensione fuori dell’ordinario.
( newsletter del sito in data 12 Febbraio 2026)
martedì 20 gennaio 2026
Ennio Flaiano, "La valigia delle Indie" - Bompiani - 1996- IL GATTO
Il gatto
di Ennio Flaiano
Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma...
ma ne deduce che è nero.
Il Filosofo cerca un gatto,
un gatto che non c'è
in una stanza buia.
Non lo trova ma...
ma continua a cercare.
Il Teologo, oh il Teologo
cerca lo stesso gatto.
Non lo trova ma dice
di averlo trovato.
venerdì 9 gennaio 2026
Il Professor Franco Berrino anni 81 epidemiologo e nutrizionista: in TV non fa sconti a nessuno
Il Professor Franco Berrino anni 81 epidemiologo e nutrizionista in TV non fa sconti a nessuno
e non fa sconti a nessuno. Soprattutto a quell’industria alimentare che, parole sue, “ha creato un sistema che uccide”. Detto con calma, lucidità e una coerenza che pesa più di qualsiasi slogan.
Berrino non predica, spiega. E soprattutto testimonia: a 81 anni è la prova vivente di ciò che sostiene da decenni. Il messaggio è semplice e diretto: mangiare cibo vero, quello che viene dalla terra, non quello costruito in laboratorio. Niente demonizzazioni isteriche, ma una presa di posizione netta. ”
Lo zucchero fa male”, dice. Senza giri di parole. E aggiunge che merendine, prodotti ultra-processati e gran parte dei salumi non sono nutrimento, ma compromessi tossici venduti come normalità.
Occhio pure alla carne rossa, da mangiare in poche quantità “perché causa tumori dell’intestino”. Mentre per quanto riguarda i pesci sono da preferire quelli più piccoli e dei nostri mari. Berrino parla di responsabilità collettiva, di un sistema che ha scelto il profitto al posto della salute.
giovedì 1 gennaio 2026
Chiesa Vetero Cattolica Riformata. Riflessione del Vescovo Primate sul Prologo Evangelico
PROLOGO ODIERNO (prima parte)
All’inizio non c’era il silenzio, ma una Voce.
Una Voce che non gridava, ma dava senso alle cose.
Quella Voce stava al centro di tutto,
prima degli schermi, prima degli algoritmi,
prima delle paure che ci tengono svegli la notte.
E quella Voce era già relazione, era dialogo, era Dio.
Tutto ciò che esiste ha preso forma attraverso di lei:
le città illuminate di notte, le mani che curano gli altri,
le parole che costruiscono e distruggono.
Senza quella Voce, nulla di ciò che conta davvero avrebbe avuto vita.
In lei c’era la vita, e quella vita era luce per le persone:
una luce che non acceca, ma orienta;
che non domina, ma accompagna.
La luce continua a brillare nel rumore costante delle tante notifiche, nelle crisi, nelle guerre, nelle solitudini affollate, e l’oscurità prova a soffocarla, ma non ci riesce.
Ci sono stati uomini e donne mandati a ricordare quella luce: non erano la luce, ma indicavano una direzione,
in mezzo alla confusione.
La loro voce invitava a non smettere di credere
che un altro modo di vivere fosse possibile.
La luce vera era già nel mondo,
anche se il mondo non se ne accorgeva.
Camminava tra grattacieli e periferie,
tra successi esibiti e fallimenti nascosti.
Il mondo era nato attraverso di lei,
eppure l’hanno ignorata.
È venuta tra la sua gente, ma molti erano troppo occupati, troppo diffidenti, troppo stanchi per accoglierla.
Eppure, a chi l’ha riconosciuta, a chi le ha aperto uno spiraglio, ha dato la possibilità di diventare davvero umano: non per status, non per potere, non per merito,
ma per scelta.
Questa nuova nascita non viene dal nulla,
né dalla volontà di prevalere sugli altri, ma da Dio.
E quella Voce si è fatta carne: ha abitato le nostre strade, ha condiviso le nostre fragilità, ha conosciuto la fatica, la gioia, la paura.
Non da lontano, ma da dentro.
E noi abbiamo intravisto la sua grandezza:
non una gloria fatta di applausi, ma di amore che resta.
Un amore fedele, pieno di verità.
Da quella pienezza continuiamo a ricevere:
non risposte facili, ma grazia che rinnova, ancora e ancora. La legge dell'uomo è ormai limite, ma la grazia e la verità sono diventate concrete attraverso il nuovo Gesù.
giovedì 25 dicembre 2025
Chiesa Vetero Cattolica Riformata Omelia del Vescovo Primate Notte di Natale 24 Dicembre 2025
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
in questa notte santa del Natale 2025, mentre il mondo è travolto da un’ondata di violenza, paura e disperazione come non vedevamo da decenni, vi parlo da padre e fratello, da discepolo che cammina nelle strade ferite della nostra società. Vi parlo nella fedeltà alla tradizione apostolica viva, libera da ogni centralismo autoritario e spalancata alla profezia evangelica che non consola, ma scuote.
Il profeta Isaia annunciava:
«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1).
Ma oggi, nel 2025, diciamolo senza ipocrisie: le tenebre sembrano più fitte che mai. Guerre devastano intere regioni – Ucraina, Medio Oriente, Sudan, Siria, Congo, Myanmar – lasciando dietro di sé milioni di morti, feriti, mutilati, profughi senza nome. La crisi climatica non è più una minaccia futura: è un giudizio presente, che affoga città, brucia terre, produce carestie e nuove migrazioni forzate. Le disuguaglianze crescono come una piaga aperta, mentre la polarizzazione sociale trasforma la paura in odio e l’odio in violenza. E non possiamo tacere davanti al genocidio che Israele sta perpetrando ai danni della Palestina, ferita aperta nel corpo dell’umanità. A Gaza, in Cisgiordania, bambini vengono freddati, altri vengono sepolti sotto le macerie mentre il mondo discute di “equilibri geopolitici”. Questo non è equilibrio: è abominio! Condanniamo senza ambiguità ogni forma di terrorismo, ogni violenza che colpisce civili innocenti, ogni odio antisemita e islamofobo, ogni emarginazione dovuta a motivo di religione, sesso e orientamento sessuale. Ma con la stessa chiarezza evangelica denunciamo l’oppressione sistematica dei popoli, l’occupazione, l’assedio, la distruzione deliberata di vite, case, ospedali, scuole. Non c’è sicurezza costruita sulla negazione della dignità dell’altro. Non c’è promessa biblica che giustifichi l’umiliazione permanente di un popolo. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe non benedice i carri armati e le armi come fanno ancora oggi certe chiese patriarcali e retrograde, ma ascolta il grido degli oppressi. E chi usa Dio per giustificare la morte tradisce Dio stesso.
È questo il mondo in cui vogliamo fare memoria del Bambino di Betlemme?
Il Verbo si fa carne proprio qui, proprio ora, per squarciare le tenebre, per gridare un "basta!” profetico contro l’idolatria della guerra, del profitto, della sicurezza armata, del potere che schiaccia i piccoli.
Osserviamo il presepe per cinque secondi.
Vediamo Giuseppe e Maria, poveri, vulnerabili, profughi, costretti a fuggire in Egitto per strappare il figlio alle mani assassine di Erode. Questo non è folklore: è Vangelo allo stato puro. Oggi quel Vangelo si sta ripetendo nella nostra società: milioni di uomini, donne e bambini fuggono da bombe, fame e disastri climatici. Bussano alle nostre porte e trovano muri, respingimenti, filo spinato, indifferenza di una società che è tornata indietro di un secolo.
Come possiamo celebrare il Natale voltandoci dall’altra parte davanti a questa nuova strage degli innocenti?
Il Magnificat di Maria non è una ninna nanna: è dinamite spirituale.
«Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53).
Questa è una rivoluzione evangelica, non un’immagine poetica. Dio prende partito.
Si incarna nella debolezza umana, massacrata dell'umanità ormai senza pietà, si manifesta negli oppressi, negli emarginati e nei discriminati, contro i sistemi che accumulano ricchezza sulla pelle dei poveri, devastano il creato e seminano morte con armi sempre più sofisticate e “legittimate”.
Come Chiesa, radicata nella libertà dello Spirito e nel rifiuto di ogni forma di dominio clericale e politico, non possiamo tacere, dobbiamo alzare la nostra voce e denunciare le violenze che crocifiggono la nostra società. In questo tempo che ha tratti apertamente apocalittici, siamo chiamati a essere voce profetica, non eco rassicurante del potere non più democratico, dove i giornalisti sono messi a tacere, ogni manifestazione pacifica viene sedata con l'oppressione e la libertà ci sta per venire tolta da chi brandisce rosari e crocifissi.
È finito il tempo delle pie devozioni!
Il Natale ci chiede conversione radicale, e non c’è più tempo di pensare da che parte stare. O si sta dalla parte del Vangelo o si sta contro il Vangelo.
Denunciamo senza ambiguità le guerre che, nel solo 2025, hanno raggiunto livelli record, alimentate da interessi economici, complessi militari-industriali e nazionalismi idolatrici. Speriamo nel disarmo immediato, non come utopia ingenua ma come necessità di sopravvivenza. Auspichiamo la conversione evangelica dei governanti per un'accoglienza reale e incondizionata dei migranti. Speriamo nella giustizia climatica per i popoli del Sud del mondo, che pagano il prezzo più alto della nostra avidità travestita da progresso.
Gesù è chiarissimo, e non lascia scappatoie: «Ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40) e «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9).
Non illudiamoci: la pace non è quiete, non è equilibrio armato, non è il silenzio dei cimiteri. La pace è giustizia incarnata, è resistenza nonviolenta, è fedeltà ostinata al Vangelo contro ogni sistema che nega la dignità umana.
Fratelli e sorelle,
questo Natale non sia una fuga consolatoria, ma un impegno che brucia.
Nelle nostre comunità, nelle strade, nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni.
Stiamo dalla parte di chi costruisce pace, di chi difende il creato, di chi accoglie lo straniero non per carità, ma per giustizia.
La luce di Betlemme non è una luce soffusa da presepe:
è fuoco che brucia l'ingiustizia e nel suo cammino fa sbocciare pace, amore, uguaglianza e libertà.
Un fuoco che deve bruciare le nostre ipocrisie, smascherare le nostre complicità e illuminare i nostri cuori e le nostre menti per una possibilità concreta di un mondo nuovo, del Regno di Dio su questa terra.
Che il Principe della Pace ci conceda il coraggio di essere testimoni scomodi, audaci, fedeli fino in fondo.
++Stefano, arcivescovo primate
martedì 25 novembre 2025
Il capitalismo in tutte le sue declinazioni e gli Angeli
Non esiste critica al capitalismo e lotta per l'uguaglianza senza considerare la dimensione relazionale dell’esistenza: la vita nelle famiglie, nelle comunità, negli spazi intimi(Rodolfo Pezzi-settimanale online L'Indipendente)"
domenica 29 giugno 2025
Claudio Lupo Tabacco. .La Democrazia è un Mito che gronda sangue
Fenomenologia della Democrazia.
Gaza è il “Fenomeno della Democrazia”. Si avete capito bene: il Genocidio, la fame la sete usate come arma di guerra, lo stupro sui corpi impotenti dei Prigionieri, gli abusi anche sessuali sui minori detenuti per aver sventolano una bandiera della Palestina a casa loro, gli stupri di Guerra sulle donne, la Tortura come pratica abituale, usare mortai e cannoni dei carri armati contro civili indifesi che fanno la fila per il pane sono il “Fenomeno della Democrazia”. Quando De Gasperi, quello che vendeva I contadini meridionali un tanto a tonnellata di carbone ai belgi e che ci ha svenduto agli USA, all’Assemblea Costituente disse “Le Democrazie non sono tigri di carta” annunciò Avola I Morti di Reggio Emilia, la terribile stagione della Guerra Civile a bassa intensità, delle bombe fasciste sui treni e nelle stazioni delle uccisioni selettive di compagni come Fausto e Iaio impegnati in indagini sullo spaccio nel quartiere e la correlazione tra spaccio e strutture neo-fasciste, il Corpo/Colpo di Stato di Aldo Moro, il suicidio di Stato della Rote Armee Fraktion. Gaza è l'evidenza radicale della Democrazia, del Totalitarismo Democratico. “Dentro” Gaza ci sono i Decreti Sicurezza, il Panpenalismo, il Codice Penale del Nemico, il Crimine d'Autore, il precariato Sociale, il Lavoro povero, il Riarmo, l'attacco contro la Comunità Lgbtqia+, il 41bis e l'ergastolo ostativo. La Democrazia è un Mito che gronda sangue, la Democrazia non è che il fascismo delle vacche grasse. Gaza è l'essenza della Democrazia nuda dei suoi veli adattativi.
lunedì 23 giugno 2025
Antonio Marra “L’Ekklesia del Cielo Vuoto”
venerdì 20 giugno 2025
Claudio Lupo Tabacco. Apocalisse
martedì 27 maggio 2025
Riordino del mio Archivio Ecclesiale data 12 Maggio 2007 dal mio caro amico Barsanufio
Questa meditazione del 2007 del mio amico Barsanufio sul primo social che frequentavamo "Politicaonline"
Barsanufio così aveva riflettuto presentando la sua esperienza
davanti al film Il Grande Silenzio", film di Philip Groening sui
monaci certosini, anno 2005, 3 ore di durata, quasi nessuna parola,
nessuna musica
Vi chiedo che cos'è per voi il senso della vita monastica. Qual è il
monachesimo possibile per un non monaco. Se sono immaginabili nuove
forme, e quali. Se invece pensate che tutto stia sparendo
Qualche considerazione operativa, sulla quale mi piacerebbe avere unavostra opinione.
Prima premessa: la tardo-modernità favorisce un possibilismo
esistenziale, che si proietta naturalmente sulla scelta dello stato
di vita. I gesti definitivi sono diventati non desiderabili,
eccessivamente azzardati, impossibili. Aumentano il numero delle
separazioni e dei divorzi nella famiglia, diminuiscono le vocazioni
religiose, e ciò proprio a causa dell'incombenza del per sempre
(titolo del secondo film citato, peraltro).
Seconda premessa: nell'orizzonte tradizionale - recepito dalla
visione cristiana non ancorando la professione religiosa al livello
del sacramento - la vita monastica non implica necessariamente la
definitività e il per sempre.
Ciò premesso, la mia proposta ai grandi Ordini religiosi della
cristianità è consentire un'appartenenza fluida, non necessariamente
definitiva, e non necessariamente vincolata all'acquisizione di uno
stato di vita preciso.
Per non essere eccessivamente complicato faccio un esempio.
Immaginiamoci un'abbazia cistercense, adagiata in una fertile valle
lombarda o provenzale. Io la vedrei così, nel terzo millennio.
C'è un gruppo di monaci, di un'età che varia - non so - tra i
venticinque e gli ottanta anni, che hanno scelto la professione
monastica definitiva, immergendo la propria vita nella dimensione del
per sempre. Alcuni di questi monaci sono sacerdoti. Tra di essi viene
scelto l'Abate.
Poi vi è un gruppo di monaci, generalmente di età piuttosto avanzata,
i quali hanno scelto di concludere la propria esistenza nel
monastero, pur proveniendo da esperienze differenti. Ci sono:
sacerdoti diocesani, oppure religiosi membri di Ordini "attivi", con
l'assenso del loro Vescovo o con quello del proprio Ordinario;
vedovi, i cui eventuali figli sono già pienamente autonomi; coniugati
anziani, con il consenso del proprio coniuge (il modello potrebbe
essere quello di Pieter e Anne-Marie Van der Meer, discepoli
olandesidi Leon Bloy e amici intimi di Jacques Maritain); non
coniugati(vocazioni 'adulte' o 'anziane') sottoposti a discernimento
attentoda parte dell'Abate.
Il terzo gruppo di monaci è composto da giovani uomini -
frequentemente studenti - che hanno deciso di vivere in monastero un
anno o più della loro preparazione alla vita. Le motivazioni possono
essere varie: attrazione per la vita monastica (ma problemi con
l'aspetto definitivo della stessa), desiderio di trovare un luogo
significativo e silenzioso per studiare, preparsi alla vita,
costruire la propria personalità cristiana. Generalmente questi
monaci (in questo caso potrebbe essere usata la parola 'oblati')
rimangono al monastero un anno, al massimo due. Ma altri restano
piùa lungo: in questo caso l'Abate li orienterà a pronunciare la
professione monastica definitiva, ma qualora essi manifestino
un'impossibilità reale a compiere un gesto esistenziale definitivo,
potranno - previo discernimento - rimanere 'ad libitum' nello stato
presente, rinnovando i voti anno dopo anno.
Poi vi è un quarto gruppo di oblati, totalmente eterogenei, i quali
passano in monastero periodi di estensione variabile, come 'pausa' di
ritorno al significato nella propria esistenza (vacate et videte).
Ciascuno di questi monaci e oblati ha una cella, un abito monastico,
acquisisce uno stile monastico, rispetta integralmente (anche se
provvisoriamente) i voti, rispetta la disciplina del monastero,
gioca - insomma - il gioco secondo tutte le sue regole. Non li vedo
come terziari o super-ospiti, ma come veri e propri monaci (pur per
un tempo limitato).
L'ispirazione - in generale - è quella, più tradizionale che
induista - dei quattro ashrama, ossia la visione della vita secondo
fasi cronologicamente intese: il giovane studente celibe
(brahmacarya) , l'adulto lavoratore e pater familias (Grihastha), il
maturo e anziano monaco (Vanaprastha) , il rinunciante, perduto
nell'erranza, nel vento e nel sole, senza più regole, indirizzi o
legami (Sannyasi). Mi limiterei ai primi tre ashrama, però, visto che
è evidente che, per il quarto, occidente e cristianesimo non sono
affatto pronti.
Personalmente credo che il monachesimo cristiano verrebbe
rivitalizzato, se accogliesse un'impostazione di questo tipo. E
sarebbe un ottimo modo di dialogo con la tardo-modernità .
Mi permetto di sollecitare un'opinione del padre Giovanni (che, se
non ho capito male, oltre ad essere sacerdote, sposo e padre è anche
periodicamente monaco, ed in tal modo è una vera e propria
incarnazione della tardo-modernità vocazionale, coniugata con le
radici spirituali viventi della tradizione ortodossa).
Grazie, Barsanufio
martedì 13 maggio 2025
LUIGI PINTOR MAL SOPPORTO - da. I luoghi del delitto, Bollati Boringhieri, Torino 2003
Mal sopporto
chi si ammazza pregando e prega ammazzando,
chi maneggia libri sacri e carri armati a pari titolo,
chi confonde salmi e missili,
chi si ricorda di santificare le feste
ma non trascura di moltiplicare i sepolcri.
Ringrazio per l'informazione via Facebook Federica Roselli
lunedì 12 maggio 2025
Autore. Antonio Marra. SALMO CONTRO GLI IDOLI DELLA LEGGE ( nella tipologia dei Salmi Imprecatori)
O Tu, che abiti nel silenzio tra le ceneri del cuore,
ascolta il pianto dei figli che hai amato
prima che fossero puri,
prima che fossero degni.
Non ti loda chi conta le pietre del peccato,
né chi misura l’amore con il righello dei farisei.
Essi gridano: “Lontano dai sacramenti chi ha amato due volte!”
Ma Tu apri le porte
e versi vino anche nelle mani tremanti
di chi ha rotto il pane con lacrime.
Essi dicono: “Dio non può voler religioni diverse!”
Ma Tu non abiti nei catechismi,
Tu cammini scalzo nei templi di ogni lingua,
e Ti lasci chiamare anche da chi non Ti conosce.
Essi invocano anatemi per statue di terra,
e non vedono il vitello d’oro
che si costruiscono con il potere e la dottrina.
Essi temono l’amore che non somiglia al loro
e benedicono solo chi si inginocchia come loro,
ma Tu, che sei Spirito,
soffi anche tra le tende
dei pastori che nessuno chiama santi.
Essi custodiscono la legge,
ma ignorano il povero che dorme sui gradini della chiesa.
Essi baciano l’altare,
ma chiudono la bocca a chi soffre,
e fanno delle vecchie preghiere
una prigione per le anime libere.
O Tu, Dio senza uniforme,
fa’ crollare i troni che si alzano sopra il Tuo nome,
brucia le formule che opprimono,
e sveglia le pietre
perché gridino ciò che i cuori hanno dimenticato.
Non chiederci coerenza,
chiedici compassione.
Non offrirci dogmi,
ma pane caldo e mani che accolgono.
E se c'è da scomunicare,
che siano le labbra dure,
e non l’amore ferito,
a cadere fuori dal Regno.
(Antonio Marra © 2025)
sabato 10 maggio 2025
Gianluigi Quaranta :Evidentemente, l'incenso delle nostre "sante" liturgie ci ha resi tutti teste di cazzo.
Dio si è dimenticato di Gaza, del Sudan, della perenne guerra indopakistana e russoucraina e di molti altri posti che son diventati l'inferno sulla terra per donne, vecchi, bambini e uomini. Ma noi siamo peggiori di Lui/Lei: non solo crediamo che la "preghiera" per la pace sostituisca l'impegno concreto per la pace (religione oppio dei popoli), ma pure osiamo pregare per la pace senza nominare vittime, luoghi e colpevoli del sangue versato.
Evidentemente, l'incenso delle nostre "sante" liturgie ci ha resi tutti teste di cazzo.
Come sarà mai possibile cantare in gregoriano e recitare sdolcinate melensaggini a Cristo e alla Madonna quando vengono violentate le donne, uccisi donne e anziani, sterminati i malati negli ospedali, medici e paramedici e si bruciano vivi i bambini?
Che cosa noi e le nostre Chiese "cristiane" del beato cazzo non abbiamo capito del nostro dovere umano e cristiano? Se qualcuno, lo sa, mi aiuti a capire...
Purtroppo le nostre Chiese del cazzo pensano che ricordare vittime, responsabili e luoghi delle nostre oscene violazioni del quinto comandamento sia neutralità, quando invece è solo stoltezza, cerchiobottismo e paraculaggine. Ma la Storia farà pagare il conto, prima o poi...



