mercoledì 8 giugno 2022

Emanuela Ersoch tramite Facebook Di Pride, comunità lgbtq+ e blasfemia




Molte voci cattoliche si sono alzate indignate per il manichino nudo con velo celeste che ha sfilato al Pride di Cremona. Le capisco, come ha detto anche papa Francesco in una famosa intervista: “se offendono tua madre gli dai un pugno in faccia” e quale cattolico non ama come una Madre la Vergine Maria?

 Eppure…

Eppure ho imparato che essere cristiani è un’altra cosa, è guardare le cose dalla prospettiva del Crocifisso che è ancora più scandalosa e folle di qualsiasi blasfemia: è la forza spietata di un amore incontenibile. Ma appunto l’ho dovuto imparare perché l’istinto di difesa della mia fede, del mio Dio era per me imprescindibile, ma sbagliavo prospettiva: Dio non ha bisogno della mia difesa e la sua prospettiva è rovesciata! 

Nel 2019 il giornalista americano Michael O'Loughlin , ha pubblicato un podcast intitolato “PLAGUE: Untold Stories of AIDS and the Catholic Church”. Nel secondo episodio racconta dell’Ospedale Saint Vincent di New York dove le sorelle della carità assistevano i malati di AIDS con amore e dedizione decidendo perfino di fornire preservativi per rallentare la diffusione del virus mortale. Ma non tutti i dipendenti dell’ospedale erano così comprensivi con i pazienti per questo la comunità Lgbtq+ organizzò una forte protesta e distrusse l’accoglienza dell’ospedale e coprì di preservativi la statua del Cristo all’ingresso. Le suore rimasero scandalizzate da quest’immagine? Si, ma da una prospettiva rovesciata: si chiesero il perché di questa rabbia ovvero cosa non stessero  facendo per venire incontro ai loro fratelli e sorelle omosessuali. Quali fossero le loro responsabilità. 

La Diocesi voleva che denunciassero i colpevoli alla polizia ma loro decisero di fare un’altra cosa: si misero in ascolto, organizzarono incontri con la comunità lgbtq+ per capire le loro ferite, le loro richieste, le loro vite e migliorarne l’accoglienza.

Così ho imparato a non scandalizzarmi ma a chiedermi cosa ho fatto io, i miei fratelli e le mie sorelle cattoliche perché delle persone trovino giusto offendere la nostra fede? Purtroppo, abbiamo fatto molto perché si sentissero emarginate, sole, disprezzate e molto dobbiamo fare per cambiare ed imparare ad amare, perché la vera blasfemia è non riconoscere nell’altro e nell’altra il volto di Dio.


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