SUL PRIMATO il pensiero di Gregorio Magno autore
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padre
Gregorio Cognetti
Tutti sanno che una delle divergenze principali tra
Ortodossi e Romano-Cattolici è costituita dal ruolo del Vescovo di Roma nella
Chiesa Universale. Per i Romani, il Papa è il capo della Chiesa Universale.
Secondo la dottrina Ortodossa, invece il Papa di Roma è soltanto un vescovo,
uguale in dignità agli altri vescovi. A questo punto è interessante leggere
un’opinione qualificata: quella di san Gregorio Magno, Papa di Roma (+ 604),
la cui festa si celebra nella Chiesa Ortodossa il 12 Marzo.
Contemporaneo di san Gregorio, era Patriarca (1) di
Costantinopoli san Giovanni il Digiunatore (festa il 2 Settembre), san
Giovanni era un asceta dalla vita molto pia. Pregava gran parte della notte,
e, per non essere vinto dal sonno, era solito inserire dei grossi chiodi
nella cera della sua candela: il baccano del chiodo che cadeva in un piatto
di metallo posto sotto la candela lo risvegliava se, per caso, aveva ceduto
al sonno. san Giovanni, come dimostrato da tutta la sua vita, non era certo
persona da tenere ad onori terreni, tuttavia, nell’anno 587 l’Imperatore
Mauirizio gli conferì il titolo ufficiale di “Patriarca Ecumenico”.
Oggi questo titolo è indubbiamente altisonante, ma
così non era nel VI secolo. Ecumenico viene dalla parola greca oikoumene, che letteralmente
significa “il mondo abitato”. Vuoi per scarse conoscenze geografiche, vuoi
per la tipica superbia dei conquistatori, i Romani prima, e i Bizantini poi,
identificavano “il mondo abitato” con l’impero Romano. Nel VI secolo,
appunto, la parola “ecumenico” era usata correntemente come sinonimo di
“imperiale”.
Costantinopoli era la città “ecumenica”. Il
bibliotecario capo di Costantinopoli, per esempio, si chiamava “bibliotecario
ecumenico”, ma questo stava a significare soltanto che egli era il
bibliotecario della città imperiale, e non che avesse la benchè minima
autorità su tutti i bibliotecari dell’Impero. “Patriarca Ecumenico” pertanto,
nel greco di allora, veniva inteso soltanto come “Patriarca della città
imperiale”: nient’altro che una maniera differente di dire “Patriarca di
Costantinopoli”. A riprova, l’uso sporadico di questo titolo è attestato già
molto tempo prima.
Tutti i guai cominciarono quando il titolo fu
tradotto in latino: diventò infatti “Patriarcha universalis”. E papa Gregorio
reagì perchè credette che Giovanni si arrogasse il primato nella Chiesa.
Naturalmente, come abbiamo visto, questa non era affatto l’intenzione del
Patriarca. Alcuni autori di matrice Romano-cattolica affermano che la
reazione di Gregorio era intesa a rivendicare il primato a sè stesso. Ma non
è vero. I lettori possono controllarlo: le lettere di san Gregorio Magno sono
a disposizione di chiunque voglia consultarle (2). Cominciamo proprio dalla
lettera che egli inviò al Patriarca Giovanni: “Considera, te ne prego, che, a
causa di questa tua sconsiderata presunzione la pace dell’intera Chiesa è
turbata e che ciò [cioè il titolo di Patriarca Ecumenico] è in contraddizione
con la grazia che è stata data in comune a tutti noi; nella quale grazia
senza dubbio tu stesso hai il potere di crescere se avrai la volontà di
farlo. E tu diverrai molto più grande se ti asterrai dall’usurpare un titolo
superbo e folle: e tu progredirai nella misura in cui non ti farai arrogante
a scapito dei tuoi confratelli... Certamente Pietro, il primo degli Apostoli
che era egli stesso un membro della Chiesa santa e universale, Paolo, Andrea,
Giovanni, che cosa erano essi se non capi di comunità individuali? Ed erano
tutti membra sotto lo stesso Capo... tutti costituenti il Corpo del Signore
in quanto membra della Chiesa, e nessuno di essi volle essere chiamato
universale....ai presuli di questa sede Apostolica, dove io sono servo per
volontà divina, fu offerto dal venerabile Concilio di Calcedonia l’onore di
essere chiamati universali(3). Eppure nessuno di essi si è mai fatto chiamare
con tale titolo, perchè, se qualcuno in virtù del rango pontificale avesse
assunto su di sè stesso la gloria della unicità, sarebbe sembrato che la
negasse a tutti i suoi confratelli...”
(Libro V;
Lettera XVIII)
Non conosciamo la risposta di san Giovanni.
Probabilmente non rispose affatto, perchè morì circa un anno dopo la data
della lettera di san Gregorio (le comunicazioni a quell’epoca erano molto
difficili, ed un anno era un tempo assolutamente ragionevole perchè una
lettera arrivasse da Roma a Costantinopoli). Comunque san Gregorio
continuò ad esprimere il suo pensiero sull’Episcopato Universale. Difatti
egli scrisse congiuntamente ad Eulogio, Papa di Alessandria e ad Atanasio,
Patriarca di Antiochia nei seguenti termini: “Questo nome di Universalità fu
offerto dal Santo Concilio di Calcedonia (3) al pontefice della Sede
Apostolica dove io sono servo per volontà divina. Ma nessuno dei miei
predecessori ha mai acconsentito di usare un titolo così profano, infatti, senza
dubbio se un Patriarca viene chiamato Universale, viene diminuito il nome di
Patriarca per tutti gli altri. Ma lungi da ciò, lungi dalla mente di un
Cristiano che qualcuno desideri arraffare per sè stesso ciò che potrebbe
sembrare un abbassamento dell’onore dei suoi confratelli...”
(Libro V;
Lettera XLIII)
E all’imperatore Maurizio:
“Ora in tutta confidenza dico che chiunque si
consideri, o desideri essere considerato, Sacerdote Universale, è nella sua
folle esaltazione il precursore dell’Anticristo, perchè egli si pone per
orgoglio al disopra di tutti gli altri...”
E nuovamente ad Eulogio, Papa di Alessandria:
“Vostra Santità... voi mi scrivete dicendo ‘Come
avete comandato’. Questa parola, ‘comando’, io vi prego di allontanarla dal
mio orecchio, perchè voi sapete chi sono io e chi siete voi: perchè, in
quanto a posizione, voi siete miei fratelli, quanto a virtù, padri miei...
“...nella prefazione della lettera che mi avete
indirizzato, nonostante ve lo avessi proibito, avete ritenuto opportuno fare
uso di un titolo superbo, chiamandomi ‘Papa Universale’. Ma io prego la
Vostra Soavissima Santità di non farlo più, perchè ciò che voi date ad un
altro oltre il ragionevole limite, voi lo sottraete a voi stesso... Perché se
Vostra Santità mi chiama Papa Universale, voi negate a voi stesso ciò che voi
date a me nel chiamarmi universale...” (Libro VIII; Lettera XXX)
Questa storia ci insegna un’altra lezione. Molte
volte, quando assistiamo ad eventi che ci sembrano indegni della gloriosa
immagine della Santa Chiesa Ortodossa, spesso ci chiediamo “Ma perchè Dio
permette che tali brutte cose accadano nella sua Chiesa?”. Senza dubbio molta
gente, all’epoca di questi avvenimenti si rattristò, a causa dell’equivoco
che avvelenò i rapporti tra due pii Vescovi, tra due grandi Santi della
Chiesa. E sicuramente, allora come adesso, qualcuno si sarà chiesto: “Ma
perchè Dio permette che tali brutte cose accadano nella sua Chiesa?”. Oggi la
risposta è chiara. Il Santo Spirito ha permesso questo equivoco affinchè
venisse ben documentata l’opposizione all’ universalità del primato papale da
parte di uno dei più grandi Papi della storia. Senza queste lettere, non
avremmo una così drammatica evidenza della inconsistenza della dottrina del
primato.
Come tutti ben sanno, la dottrina Romano-cattolica
del primato pontificio si basa su due punti:
1) Una
presunta effettiva supremazia di san Pietro sugli altri Apostoli (e quindi
non un semplice primato d’onore); e
2) La
trasmissione di questa supremazia ai Vescovi di Roma, in quanto esclusivi
successori di san Pietro.
L’opinìone di san Gregorio Magno sul
primo punto l’abbiamo già vista espressa nella lettera a san Giovanni il
Digiunatore, quando affermava che Pietro, Paolo, Andrea, Giovanni e gli altri
Apostoli erano tutti ugualmente capi delle comunità particolari, e tutti
ugualmente membra del Corpo di Cristo, e ugualmente sottoposti a Lui.
Per quanto riguarda invece il secondo punto, san
Gregorio riteneva che la successione sul “trono di Pietro” fosse si un onore
di cui mostrarsi responsabilmente degni, ma che non conferisse alcun potere
particolare:anzi, che addirittura fosse ugualmente condiviso tra il Papa di
Roma, il Papa di Alessandria e il Patriarca di Antiochia. Leggiamo infatti
cosa egli scrive al già più volte citato Eulogio, Papa di Alessandria:
“Vostra soavissima Santità: mi avete parlato molto nella vostra lettera della
Cattedra di san Pietro, il primo degli Apostoli, e infatti colui che mi parla
della Cattedra di san Pietro, altri non è che colui che occupa la Cattedra di
san Pietro... difatti il suo seggio è in tre luoghi. Infatti egli ha esaltato
il seggio in cui si è degnato di fermarsi e di finire la sua vita (4)
Egli stesso ha adornato il seggio dove mandò il suo discepolo ed evangelista
(5) Egli stesso ha stabilito il seggio in cui, prima di lasciarlo, sedette
per sette anni (6). Pertanto il seggio è uno, su cui per autorità divina tre
vescovi ora presiedono: tutto ciò di buono che sento di voi, io lo assumo per
me, e se voi pensate qualche cosa di buono di me, assumetelo a vostro merito,
perchè noi siamo una sola cosa in Lui che dice: come Tu, padre, sei in me, e
io in Te, così essi siano una sola cosa in noi”. (Libro VII; Lettera XL)
E ad Anastasio, Patriarca di Antiochia: “Poichè noi
abbiamo il principe degli Apostoli in comune, così nessuno di noi pensi di
essere da solo il discepolo dello stesso principe”. (Libro V; Lettera
XXXIX)
E nuovamente a Eulogio, Papa di Alessandria: “Lode e
gloria nei cieli a [te] mio santo fratello, attraverso cui la voce di S.Marco
continua a risuonare dalla Cattedra di san Pietro!” (Libro X; Lettera XXXV)
E sempre allo stesso Eulogio, in una lettera di
presentazione per alcuni pellegrini:
“I latori di questi doni vengono dalla Sicilia, si
sono convertiti dall’errore del monofisismo e si sono riuniti alla Chiesa
Universale. Poiché desiderano recarsi alla Chiesa del Santo Pietro, primo
degli Apostoli, mi hanno chiesto questa lettera di raccomandazione alla Vostra
Santità, affinchè possiate assisterli contro gli attacchi degli
eretici...”. (Libro XII;
Lettera L)
E si potrebbe continuare ancora.
Se san Gregorio Magno, per un miracolo, tornasse in
vita oggi, dove troverebbe professata la sua fede, nella Chiesa Cattolica
Romana, o in quella Ortodossa?
NOTE
1. Il titolo di Patriarca a quell’epoca
era usato onorificamente per il Vescovo che era a capo di ciascuna delle
cinque circoscrizioni ecclesiastiche in cui era diviso l’Impero. Essi erano:
il vescovo di Roma, il Vescovo di Costantinopoli, il vescovo di Alessandria,
il Vescovo di Antiochia e il vescovo di Gerusalemme. Il vescovo di Roma e
quello di Alessandria venivano, e vengono tutt’oggi chiamati in alternativa
anche “Papa”. In seguito al ben noto scisma del 1054, il Patriarcato di Roma
si trovò a Costituire da solo la Chiesa detta Romano-Cattolica (o,
comunemente, “Cattolica”) mentre gli altri quattro Patriarcati continuarono a
usare il nome tradizionale di Chiesa Cattolica Ortodossa (o, comunemente, “Ortodossa”).
Con la conversione degli Slavi, altri Patriarcati poi si aggiunsero a questi
quattro.
2. Non esiste a tutt'oggi per quanto io
ne sappia, un’edizione italiana dell’Epistolario di san Gregorio Magno. La
lacuna è alquanto strana, perchè tutte le altre opere dello stesso autore
sono state tradotte e sono disponibili in varie edizioni. Bisogna pertanto
ricorrere al testo latino. L’edizione di più facile reperimento, in quanto
presente in tutte le buone biblioteche pubbliche, è la celeberrima Patrologia Latina del Migne.
3. San Gregorio si sbagliava nel ritenere che il
Concilio di Calcedonia avesse dato questo titolo in particolare al Vescovo di
Roma. in realtà, nei documenti del Concilio tutti i Patriarchi furono
chiamati col titolo di “Arcivescovo Ecumenico” (Marsi VI: 1006, 1012), forse
per sottolineare la loro posizione di preminenza in
seno all'impero Questo ulteriore errore in buona fede dà comunque
ancora più vigore al ragionamento di san Gregorio.
4. Si tratta, appunto, di Roma.
5. Si tratta di Alessandria, dove san Pietro si fece
succedere da san Marco.
6. Si tratta di Antiochia.
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