i santi primi abati di Cîteaux: Roberto di Molesme, Alberico di Cîteaux ed Etienne Harding.
Riflessione ,che sembra politica ma politica non è , espressa dal mio amico caro e fratello di fede Leonardo Lenzi
The Squatter Option: ovvero le ragioni per cui io il 4 marzo voterò Potere al Popolo
Come molti sanno "The Benedict Option" è un'espressione del filosofo scozzese Alasdair McIntyre, ed è stata ripresa recentemente dall'americano (e cristiano ortodosso) Rod Dreher. Essenzialmente ha a che fare con una possibile attitudine del cristiano contemporaneo, che sceglie di ritirarsi un po' dall'agone politico, ideale, etico, e di contribuire a formare quelle che vengono chiamate 'comunità intenzionali'. Così fecero i benedettini nel periodo incredibile del crollo dell'Impero romano: nei monasteri si custodiva e si trasmetteva non solo il sapere antico, gli scrittori classici, ma anche un certo modo di pensare l'uomo e di vivere la relazione con l'altro, con il cosmo e con Dio, e si faceva mentre fuori accadeva l'indicibile. Ora, ovviamente Dreher non immagina che il compito del cristiano di oggi sia farsi monaco e fondare un'abbazia: ma, appunto, quello di costruire comunità che servano al medesimo scopo, in un'epoca - questa - che al crollo dell'Impero assomiglia così tanto.
Da
giovane mi sono impegnato, soprattutto per la difesa di questioni etiche
che mi stavano a cuore. Oggi - credo proprio oggi - ricorre
l'anniversario della morte di Eluana Englaro. Fu l'ultima battaglia
etica nella quale mi gettai veramente. Allora insegnavo, e ricordo che
proposi agli studenti di comprare una pianta verde, di darle un nome, di
starle vicino e di prendersene cura per un mese; poi, a una certa data,
di smettere di innaffiarla e di guardarla giorno per giorno ingrigire,
appassire, morire. Molti non resistettero a non darle da bere: eppure si
trattava solo di una pianta. Dopo di allora, in pochi anni, mi sembra
che lo scenario sia completamente cambiato. Recentemente una cara amica
mi ha scritto dicendo che non si capacitava di come oggi anche il solo
interrogarsi su questioni morali sembri retrivo e bigotto (intendiamoci:
non "dare una risposta", ma soltanto "porre il problema"). Si domandava
dove abbiamo sbagliato. Non le ho risposto, non avendo le parole.
Difendere sulle barricate alcuni valori fondamentali (per esempio quello
della vita) non ha più alcun senso, se non quello di un eroismo
intellettuale e anticonformista appetibile solo per alcuni giovani
eccentrici, vandeani del pensiero. La battaglia è perduta. Tutto ciò che
si potrà tecnicamente fare, lo vorremo e lo faremo.
Ma in generale, sul pianeta, si afferma un nichilismo pervasivo. Non solo sui temi classici della bioetica. Un elegante nero ha ceduto 'the Office' a un orrido arancione, ma non mi sembra che sia cambiato poi molto. Si agitano, nell'oceano sociale, correnti che non soltanto non riusciamo a governare, ma che fatichiamo perfino a individuare e a comprendere. C'è un maremoto in atto: al cospetto del quale la politica italiana e i suoi meccanismi appaiono nella loro assurdità ridicola.
E dunque? E dunque io darò il mio voto a chi non si aspetta neppure di poter governare. A chi, nel cuore di una città meravigliosa, assurda e ferita, si è ripreso un luogo destinato alla contenzione della follia e alla pena e lo ha aperto al pensiero, al dialogo, al grido, alla musica, all'immaginazione, alla solidarietà, alla protesta, all'amore. Un luogo in cui si trasmette e si coltiva una visione dell'uomo non mercantilizzata, e una visione del mondo non serva delle portanti tecnocapitalistiche. Un luogo che - nel suo esserne esattamente l'opposto logico - potrebbe essere la reincarnazione di Citeaux. Vorrei che si moltiplicassero luoghi come questi, da dove osservare il mondo e la sua maestosa e inimmaginabile trasformazione: ma con una osservazione partecipe, contaminata, audace, veramente rivoluzionaria. In questo senso accetto la sfida di poter sperare uno di loro in parlamento.
Il mio più caro amico, una volta che gli parlavo di questo, mi ha detto che è un ripiegarsi su se stessi, è un onanismo sociale, è un crearsi un microcosmo fregandosene del resto del mondo, e che PaP ha le stesse probabilità di avere successo quante sono quelle di ottenere un notturno di Chopin mettendo un gatto impazzito sulla tastiera di un pianoforte. E un'amica - che conosce bene questi territori politici e sociali - mi diceva sconfortata che non ce la faranno, che già nella lista si sono inseriti elementi che provengono da un passato sconfitto e distruttivo.
Io di queste cose non so niente. A marzo metterò nell'urna un foglietto speranzoso, ma senza contarci troppo. Ho recentemente udito il mio Maestro citare Capitini: c'è almeno un luogo del pianeta in cui l'ideale può non essere utopico, e quel luogo sono io. Io voterò la piccola fragile e bella eu-topia di Napoli."
Riporto la mia percezione comunicata poi via web a Leo
"Non seguirò fino in fondo gli esiti della riflessione del mio caro fraterno amico Leonardo Lenzi(il 4 Marzo resterò all'Eremo -dei monaci di San Crispino patrono dei calzolai nella congregazione degli Apoti,di color che non la bevono in territorio Oltre ed Altrove-anche ,a questo punto,per garantire a lui l'innocenza poetica e poietica della sua scelta .Ovviamente rilancio la sua considerazione.."
Ma in generale, sul pianeta, si afferma un nichilismo pervasivo. Non solo sui temi classici della bioetica. Un elegante nero ha ceduto 'the Office' a un orrido arancione, ma non mi sembra che sia cambiato poi molto. Si agitano, nell'oceano sociale, correnti che non soltanto non riusciamo a governare, ma che fatichiamo perfino a individuare e a comprendere. C'è un maremoto in atto: al cospetto del quale la politica italiana e i suoi meccanismi appaiono nella loro assurdità ridicola.
E dunque? E dunque io darò il mio voto a chi non si aspetta neppure di poter governare. A chi, nel cuore di una città meravigliosa, assurda e ferita, si è ripreso un luogo destinato alla contenzione della follia e alla pena e lo ha aperto al pensiero, al dialogo, al grido, alla musica, all'immaginazione, alla solidarietà, alla protesta, all'amore. Un luogo in cui si trasmette e si coltiva una visione dell'uomo non mercantilizzata, e una visione del mondo non serva delle portanti tecnocapitalistiche. Un luogo che - nel suo esserne esattamente l'opposto logico - potrebbe essere la reincarnazione di Citeaux. Vorrei che si moltiplicassero luoghi come questi, da dove osservare il mondo e la sua maestosa e inimmaginabile trasformazione: ma con una osservazione partecipe, contaminata, audace, veramente rivoluzionaria. In questo senso accetto la sfida di poter sperare uno di loro in parlamento.
Il mio più caro amico, una volta che gli parlavo di questo, mi ha detto che è un ripiegarsi su se stessi, è un onanismo sociale, è un crearsi un microcosmo fregandosene del resto del mondo, e che PaP ha le stesse probabilità di avere successo quante sono quelle di ottenere un notturno di Chopin mettendo un gatto impazzito sulla tastiera di un pianoforte. E un'amica - che conosce bene questi territori politici e sociali - mi diceva sconfortata che non ce la faranno, che già nella lista si sono inseriti elementi che provengono da un passato sconfitto e distruttivo.
Io di queste cose non so niente. A marzo metterò nell'urna un foglietto speranzoso, ma senza contarci troppo. Ho recentemente udito il mio Maestro citare Capitini: c'è almeno un luogo del pianeta in cui l'ideale può non essere utopico, e quel luogo sono io. Io voterò la piccola fragile e bella eu-topia di Napoli."
Riporto la mia percezione comunicata poi via web a Leo
"Non seguirò fino in fondo gli esiti della riflessione del mio caro fraterno amico Leonardo Lenzi(il 4 Marzo resterò all'Eremo -dei monaci di San Crispino patrono dei calzolai nella congregazione degli Apoti,di color che non la bevono in territorio Oltre ed Altrove-anche ,a questo punto,per garantire a lui l'innocenza poetica e poietica della sua scelta .Ovviamente rilancio la sua considerazione.."
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