1.) Le
sarei grato, se potesse dirmi inanzitutto quando Lei ha scoperto la
spiritualità ortodossa e spiegarmi perché Lei ha scelto la conversione
all'Ortodossia. Come carterizarebbe il camino che lo ha portato alla Chiesa
Ortodossa?
Direi che il mio percorso verso l’Ortodossia
cominciò ventiquattro anni fa, quando ero al Monastero benedettino “Cristo
Rey”, in Tucumán, Argentina. Proprio li iniziai a gustare della sua bellezza.
Nel trascorso degli anni, il fuoco che l’Ortodossia accese nel mio cuore, non si
è mai spento. Dunque, potrei dire che Dio ha illuminato il mio cuore per andare
verso di essa. Poi, andando in Italia, ho scelto di fare il mio passaggio
all’Ortodossia, seguendo il richiamo del mio cuore. Anche perché, in Italia, le
comunità ortodosse ce ne sono a portata di mano, ovunque, cosa che non sucede
in Argentina.
2.) Come
ha cambiato l'Ortodossia la sua coscienza spirituale e il suo percorso? In
altre parole, si può dire che Lei ha scoperto un mondo nuovo nella Chiesa
Ortodossa?
Vivo il mio passaggio all’Ortodossia come un
approfondimento nella mia vita spirituale, nella mia vita di fede cristiana,
sopratutto per il contatto con i testi dei Santi Padri, i quali portano ad
assaporare ed immergersi di piú nelle Sante Scritture.
Senza dubbi ho scoperto un mondo nuovo
nell’Ortodossia.
3.) Le
chiedo di parlarmi anche sui più grandi e importanti rappresentanti
dell'Ortodossia che Lei ha consciuto e incontrato fin'ora e quale fu di fatto
il signifcato di questi incontri.
Il mio primo contatto importante e significativo
tra i padri ortodossi è stato il Pater Vasile Sirbulet (Patriarcato Ecumenico),
parroco della parrocchia Santa Anastasia Romana, a Siena. È stato lui a
guidarmi nei miei primi passi di passaggio all’Ortodossia e tuttora continua il
nostro rapporto.
Dopo di lui, già in Argentina, il Padre Alejandro
Saba (Patriarcato di Antiochia), Padre Esteban Jovanovich (Patriarcato di
Serbia), Pater Gabriel Diaz (Patriarcato Ecumenico), Metropolita Silouan
(Patriarcato di Antiochia), Metropolita Amfilohije (Patriarcato di Serbia),
Metropolita Leonid (Patriarcato di Mosca) e con il Metropolita Tarasios
(Patriarcato Ecumenico).
L’incontro con ogniuno dei Metropoliti, è stato
incontrare dei bravissimi maestri spirituali e della fede cristiana ortodossa.
Pater Vasile, come ho detto prima, mi a guidato nei primi passi, Padre
Alejandro mi ha cresimato e i Padri Esteban y Gabriel mi hanno guidato
spiritualmente. Ormai, più che altro, è Pater Gabriel il mio Padre Spirituale.
Quindi, l’incontro con loro ha un valore fondamenmtale per la mia vita.

4.) Mi
piacerebbe moltissimo, se fosse d'accordo di parlarmi un po' della sua
prospettiva sui più importanti insegnanti dell'Ortodossia ma anche sul messagio
profondo dell'Ortodossia che dovremmo scoprire.
Secondo me, i messaggi più importanti che
l’Ortodossia ne ha per il mondo, sono la
fedeltà a la Parola di Dio e a gli insegnamenti dei Santi Padri nel trascorso
della storia, e la bellezza nelle sue preghiere, nelle sue celebrazioni
liturgiche, dei suoi Templi e delle sue Icone. Quindi, da riscoprire e
approfondire sono l’annuncio permanente del messaggio paolino della primazia di
Dio, della verità, della bellezza e dell’unità, come segni della presenza del
Dio amico degli uomi e amante dell’umanità in mezzo a noi.
5.) Penso
che Lei abbia attraversato alcuni anni di inquieta ricerca religiosa fino a che
Lei ha incontrato l'Ortodossia. Si potrebbe dire che da uno che si sforzava di
cercare la verità Lei è passato a essere uno che si sforza di vivere la verità?
Più che anni di inquieta ricerca “religiosa”,
direi che sono stati anni di inquieta ricerca di approfondire nella mia vita
spirituale e nella mia vita di fede cristiana. Come ho detto prima, questo ha
significato per me il passaggio all’Ortodossia. Allora, in questo senso, potrei
dire che sono uno che si sforza di vivere la verità e nella verità, cioè vivere
per Cristo, con Cristo ed in Cristo, cammino, verità e vita.
6.) Ho
spesso sentito dire che la morale non è nient'altro che continuare l'atteggiamento
in cui Dio crea l'uomo di fronte a tutte le cose. Come intende Lei da un punto
di vista ortodosso quest'affermazione?
In effetti, questa affermazione va intesa a partire
dell’antropologia ortodossa/biblico-patristica, per la quale l’uomo, creato a
immagine di Dio, creato dal Padre, per il Figlio nello Spirito Santo, è come
immagine-icona del Logos e deve
arrivare alla Sua somiglianza. Vale a dire, l’uomo creato «come immagine» deve
arrivare alla «come somiglianza», cioè alla “theosis” o glorificazione, con l’energia (increata) di Dio e la
sinergia (cooperazione con l’energia della sua volontà e l’energia increata
della volontà di Dio).
Il «come immagine» di Dio fu rivelato piena ed
esattamente per l’incarnazione. Poiché lo scopo e la finalità dell’uomo era sin
dal principio convertirsi e farsi come il Cristo, cioè, dovrebbe farsi Dio
attraverso la “xaris” (energia
increata); arrivare al «come somiglianza». Il “come immagine” significa
asomigliarsi a Cristo per compiacimento. Allora, l’uomo, come imitatore di
Cristo, si converte e si fa anche lui come immagine del Padre per la “xaris”, partecipando della doxa-gloria
(increata) di Cristo. Cosí che quando uno arriva alla “theosis”, cioè, alla «come simiglianza», allora si fa come Cristo
per la “xaris”.
Questa sarebbe la base della morale dell’uomo
secondo il piano di Dio.
Così intendo l’affermazione da Lei proposta.
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