mercoledì 7 febbraio 2018

lo scopo e la finalità dell’uomo era sin dal principio convertirsi e farsi come il Cristo,-Tudor Petcu intervista Gabriel Belloni (ed anche commento iconografico)


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1.) Le sarei grato, se potesse dirmi inanzitutto quando Lei ha scoperto la spiritualità ortodossa e spiegarmi perché Lei ha scelto la conversione all'Ortodossia. Come carterizarebbe il camino che lo ha portato alla Chiesa Ortodossa?



Direi che il mio percorso verso l’Ortodossia cominciò ventiquattro anni fa, quando ero al Monastero benedettino “Cristo Rey”, in Tucumán, Argentina. Proprio li iniziai a gustare della sua bellezza. Nel trascorso degli anni, il fuoco che l’Ortodossia accese nel mio cuore, non si è mai spento. Dunque, potrei dire che Dio ha illuminato il mio cuore per andare verso di essa. Poi, andando in Italia, ho scelto di fare il mio passaggio all’Ortodossia, seguendo il richiamo del mio cuore. Anche perché, in Italia, le comunità ortodosse ce ne sono a portata di mano, ovunque, cosa che non sucede in Argentina.

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2.) Come ha cambiato l'Ortodossia la sua coscienza spirituale e il suo percorso? In altre parole, si può dire che Lei ha scoperto un mondo nuovo nella Chiesa Ortodossa?



Vivo il mio passaggio all’Ortodossia come un approfondimento nella mia vita spirituale, nella mia vita di fede cristiana, sopratutto per il contatto con i testi dei Santi Padri, i quali portano ad assaporare ed immergersi di piú nelle Sante Scritture.

Senza dubbi ho scoperto un mondo nuovo nell’Ortodossia.



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3.) Le chiedo di parlarmi anche sui più grandi e importanti rappresentanti dell'Ortodossia che Lei ha consciuto e incontrato fin'ora e quale fu di fatto il signifcato di questi incontri.



Il mio primo contatto importante e significativo tra i padri ortodossi è stato il Pater Vasile Sirbulet (Patriarcato Ecumenico), parroco della parrocchia Santa Anastasia Romana, a Siena. È stato lui a guidarmi nei miei primi passi di passaggio all’Ortodossia e tuttora continua il nostro rapporto.

Dopo di lui, già in Argentina, il Padre Alejandro Saba (Patriarcato di Antiochia), Padre Esteban Jovanovich (Patriarcato di Serbia), Pater Gabriel Diaz (Patriarcato Ecumenico), Metropolita Silouan (Patriarcato di Antiochia), Metropolita Amfilohije (Patriarcato di Serbia), Metropolita Leonid (Patriarcato di Mosca) e con il Metropolita Tarasios (Patriarcato Ecumenico).

L’incontro con ogniuno dei Metropoliti, è stato incontrare dei bravissimi maestri spirituali e della fede cristiana ortodossa. Pater Vasile, come ho detto prima, mi a guidato nei primi passi, Padre Alejandro mi ha cresimato e i Padri Esteban y Gabriel mi hanno guidato spiritualmente. Ormai, più che altro, è Pater Gabriel il mio Padre Spirituale. Quindi, l’incontro con loro ha un valore fondamenmtale per la mia vita.



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4.) Mi piacerebbe moltissimo, se fosse d'accordo di parlarmi un po' della sua prospettiva sui più importanti insegnanti dell'Ortodossia ma anche sul messagio profondo dell'Ortodossia che dovremmo scoprire.



Secondo me, i messaggi più importanti che l’Ortodossia ne ha per il mondo,  sono la fedeltà a la Parola di Dio e a gli insegnamenti dei Santi Padri nel trascorso della storia, e la bellezza nelle sue preghiere, nelle sue celebrazioni liturgiche, dei suoi Templi e delle sue Icone. Quindi, da riscoprire e approfondire sono l’annuncio permanente del messaggio paolino della primazia di Dio, della verità, della bellezza e dell’unità, come segni della presenza del Dio amico degli uomi e amante dell’umanità in mezzo a noi.



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5.) Penso che Lei abbia attraversato alcuni anni di inquieta ricerca religiosa fino a che Lei ha incontrato l'Ortodossia. Si potrebbe dire che da uno che si sforzava di cercare la verità Lei è passato a essere uno che si sforza di vivere la verità?



Più che anni di inquieta ricerca “religiosa”, direi che sono stati anni di inquieta ricerca di approfondire nella mia vita spirituale e nella mia vita di fede cristiana. Come ho detto prima, questo ha significato per me il passaggio all’Ortodossia. Allora, in questo senso, potrei dire che sono uno che si sforza di vivere la verità e nella verità, cioè vivere per Cristo, con Cristo ed in Cristo, cammino, verità e vita.

http://ilgiardinodeimieisogni.altervista.org/wp-content/uploads/2014/08/trasfigurazione-icona-sito.jpg



6.) Ho spesso sentito dire che la morale non è nient'altro che continuare l'atteggiamento in cui Dio crea l'uomo di fronte a tutte le cose. Come intende Lei da un punto di vista ortodosso quest'affermazione?



In effetti, questa affermazione va intesa a partire dell’antropologia ortodossa/biblico-patristica, per la quale l’uomo, creato a immagine di Dio, creato dal Padre, per il Figlio nello Spirito Santo, è come immagine-icona del Logos e deve arrivare alla Sua somiglianza. Vale a dire, l’uomo creato «come immagine» deve arrivare alla «come somiglianza», cioè alla “theosis” o glorificazione, con l’energia (increata) di Dio e la sinergia (cooperazione con l’energia della sua volontà e l’energia increata della volontà di Dio).

Il «come immagine» di Dio fu rivelato piena ed esattamente per l’incarnazione. Poiché lo scopo e la finalità dell’uomo era sin dal principio convertirsi e farsi come il Cristo, cioè, dovrebbe farsi Dio attraverso la “xaris” (energia increata); arrivare al «come somiglianza». Il “come immagine” significa asomigliarsi a Cristo per compiacimento. Allora, l’uomo, come imitatore di Cristo, si converte e si fa anche lui come immagine del Padre per la “xaris”, partecipando della doxa-gloria (increata) di Cristo. Cosí che quando uno arriva alla “theosis”, cioè, alla «come simiglianza», allora si fa come Cristo per la “xaris”.

Questa sarebbe la base della morale dell’uomo secondo il piano di Dio.

Così intendo l’affermazione da Lei proposta.




il silenzio orante dell'icona ..il maestro Ivan Polverari

 L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi


"Il crocifisso vestito ha una molteplicità di significati: il re, il sacerdote, il veniente, il risorto....l'ermeneutica per capire questa raffigurazione è la liturgia...le icone hanno sempre, e sottolineo sempre, una valenza liturgica.."

" Le icone mai non hanno avuto il ruolo della "Fotografia storica". (...) l'icona per esempio di Presentazione al Tempio di Gesù (Lc 2,22-39). L'incontro tra Gesù e il vecchio Simeone si e' realizzato mentre i genitori vi portavano il bambino, cioe' al portico del cortile del Tempio di Gerusalemme. L'iconografia pero' lo si colloca addirittura davanti al "Sancta Sanctorum"! Il motivo e' teologico e non storico. Sulle icone non si dipinge la storia, ma l' Economia della Salvezza."



sabato 3 febbraio 2018

Dal mio archivio personale-Non la parabola del figliol prodigo ma la parabola del Dio prodigo .Infatti Dio non è un direttore amministrativo di Liceo


 

1 ) Comunicazioni iniziali   
Brano evangelico collocato dentro la lunga estensione di episodi, di parabole, di narrazioni che scandiscono il camminare di Gesù di Nazareth verso Gerusalemme
 Gerusalemme diventa così non solo per Gesù ma anche per noi la città/luogo della decisione personale fondamentale. 
I destinatari di questa lunga estensione sono già individuati al capitolo 15 (con il quale inizia all’interno della lunga estensione la sezione che possiamo denominare "le parabole della misericordia") e sono indicati per immagini di contrapposizione e tale contrapposizione è relativa alla persona stessa del Nazareno
I PUBBLICANI E I PECCATORI per ascoltarlo                    
FARISEI E GLI SCRIBI come controparte: essi mormoravano perché Gesù di NazAreth riceveva i peccatori e mangiava con loro

Schema del capitolo 15

La pecora smarrita
La dramma perduta
Il figliol  prodigo


2-) LA NARRAZIONE 

        La narrazione inizia con una strana rottura della legge mosaica per come era prevista nel libro del Deuteronomio. La spartizione del patrimonio paterno non avrebbe mai potuto essere compiuta essendo ancora in vita il padre. Siamo già in un caso singolare:un padre che ascolta le proteste del figlio e disobbedisce alla legge accettando il rischio di perdere la presenza a casa del figlio stesso.


Deuteronomio 21:16-17.
Se un uomo avrà due mogli, l'una amata e l'altra odiata, e tanto l'amata quanto l'odiata  gli avranno procreato figli, se il primogenito è il figlio dell'odiata 16 quando egli dividerà tra i suoi figli i beni che possiede, non potrà fare primogenito il figlio dell'amata, preferendolo al figlio dell'odiata, che è il primogenito    17 ma riconoscerà come primogenito il figlio dell'odiata, dandogli una parte doppia di tutto quello che possiede    poiché egli è la primizia del suo vigore e a lui appartiene il diritto di primogenitura.



3-I Personaggi   Il Figlio minore



Questo figlio minore è descritto tutto inserito nell’esperienza del peccato e della liberazione da esso.Ma la parabola ci riserva sorprese  intorno a questa liberazione

Prima fase  
In senso spirituale, quella domanda esprime il desiderio dell'uomo carnale di scuotere il giogo di Dio, di divenir Dio a sé stesso, e di disporre della vita sua a proprio piacere e pel proprio conto. Questo è il peccato per eccellenza, da cui vengon tutti gli altri

Nozione di uomo  carnale

Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali.
Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L'uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno.
1° Corinzi 2:12



SECONDA FASE   la dissolutezza

......esistenzialmente e direi in termini di autoanalisi finché egli non si  sia condotto in sull'orlo della distruzione....

            il suo andar via verso un paese lontano ricorda l’esperienza dell’abbandonato, ma dell’abbandonato da Dio perché non devoto ma duro di cuore .In questo paese lontano l’ebreo dimentica di essere ebreo.....

........
            l’ebreo dimentica di essere ebreo perché nel peccato compiuto nel paese lontano,il figlio minore si colloca ormai fuori dal patto di Israele,vive in radicale autonomia e l’autonomia diventa la rottura dalla propria identità appartenenza.

          .......  Il figlio minore andando via ha compiuto in termini familiari,personali,sinagogali,spirituali non il parricidio  ma l’omicidio del Padre e diventa autoreferenziale..Lo diventa perfino in fondo nel suo un po’ troppo interessato pentimento

Vive da dissoluto

    ....Il vocabolo greco asotos non può essere riferito solo all’esercizio irregolare della sessualità .l’essere dissoluto è l’esercizio della propria libertà fuori e contro la propria identità di figlio  .E’ dissoluto perché non ha più voluto essere figlio .Egli è senza salvezza,il non salvabile,è sempre in pericolo di morte spirituale,spiritualmente è un disperato.E’ asotos perché non ha più alcuna relazione con il Padre e quindi ha perso l’orientamento e il discernimento -e’ asotos perché è frantumato e La completa dissipazione dei suoi beni rappresenta la libertà umana spinta ai suoi limiti più estremi, ed il «paese lontano» ove fuggì è l'emblema dello stato dell'anima che è andata errando sì lungi, che non le si affaccia neppur più il pensiero di Dio
Dissoluto non solo sessualmente ma esistenzialmente..un distornato  dalla sua stessa vocazione profonda..un distornato dal suo essere icona di Dio tri uno..insomma nel senso totale  trovasi in una deboscìa


Terza  fase  Inizia il percorso di reintegrazione – Si trova  anzi   è  nel bisogno


    Trovarsi nel bisogno indica una realtà concreta,terrestre,materiale.la realtà della privazione immediata,la mancanza dei mezzi di produzione e dei beni di consumo e di fronte alla necessità egli compie il definitivo suicidio del suo essere ebreo: da ebreo osservante si fa porcaro e vive in sé l’essere oggettivamente e definitivamente fuori dall’elezione di Israele,si è reso inascoltabile davanti a Dio Eterno
Siccome poi la legge mosaica dichiarava i porci immondi, e malediva chiunque si dava ad allevarli, il Signore non poteva presentare ai suoi uditori una caduta più terribile, una degradazione più profonda, che quella del figlio minore di una ricca ed onorata casa israelitica ridotto a custodire i porci per un incirconciso.

Porre la differenza tra l’espressione trovarsi nel bisogno..Essere nel bisogno..Una condizione strutturale..non eliminabile…definitiva..non è più un dato contigente…un dato  provvisorio..un dtao storico..ma è il non slavabile definitivamente .Non ha più dove andare e non ha più cosa fare..Attenzione (ecco perché il figlio minore   non è in realtà un modello di virtù cristiane)  gli resta  solo la libertà di morire…Deve decidere come morire in quanto è l'unica libertà che gli resta   e –incredibile al pari poi del fratello maggiore- ma guarda tu ritrova la legge mosaica  Decide di andare a moire nella casa del padre ovviamente come servo

Sta tornando.Ma sa di non potere più tornare da figlio ma solo da servo .Come figlio non esiste più esisterà solo come servo come oggetto di se stesso.Tornando si accontenterà di essere un non-essere.Un ritorno pensato come ritorno di morte.Il desiderio di morire almeno con dignità avendo perduto la propria scommessa

    Non quindi una grande conversione come una visione modesta nella cristianità(tutta quanta) ci ha abituati ,ma una consapevolezza di sconfitta e di desolazione.Un ravvedimento da sconfitto e da sconfitto cinico e disincantato….Attenzione non è qui che il minore si converte e si ravvede e di per sé nulla è detto del suo profondo ravvedimento..E’ tornato a casa perché era in stato di totale privazione. Certo rispetto all’avere compiuto l’omicidio del Padre, ora spera di aprirne la tomba e ritrovarlo vivo…Ma più di questo non c’è


QUARTA FASE   STA TORNANDO

.....Sta tornando.Ma sa di non potere più tornare da figlio ma solo da servo .Come figlio non esiste più esisterà solo come servo come oggetto di se stesso.Tornando si accontenterà di essere un non-essere.Un ritorno pensato come ritorno di morte.Il desiderio di morire almeno con dignità avendo perduto la propria scommessa

    Non quindi una grande conversione come una visione modesta nella cristianità(tutta quanta) ci ha abituati ,ma una consapevolezza di sconfitta e di desolazione.Un ravvedimento da sconfitto e da sconfitto cinico e disincantato….Attenzione non è qui che il minore si converte e si ravvede e di per sé nulla è detto del suo profondo ravvedimento..E’ tornato a casa perché era in stato di totale privazione. Certo rispetto all’avere compiuto l’omicidio del Padre, ora spera di aprirne la tomba e ritrovarlo vivo…Ma più di questo non c’è



3)  I  PERSONAGGI   IL PADRE

Il Padre è una persona "irresponsabile".agisce rovesciando volutamente e consapevolmente le regole e dei convenzioni e ichiari dettati teoliogici,sinagogali e civili della legge mosaica

Niente però nel codice civile degli Ebrei dava ad un figlio il diritto di chiedere  la sua porzione, mentre viveva tuttora il genitore. Quindi alla richiesta del figlio  minore il Padre non solo doveva rispondere picche  ma proprio allontanarlo dal suo cospetto..Il figlio che aveva tanto osato  non poteva stare più davanti a lui
Il Padre rompe la legge mosaica  già una prima volta  accettando la richiesta del minore ma la romperà totalmente  alla luce di una delle conseguenze  familiari giuridiche dopo avere dato il patrimonio al minore…Ora verso il minore egli non ha più né religiosamente né giuridicamente obblighi..Il minore è per lui l’estraneo


TUTTAVIA

vede lontano il figlio che sta per ritornare come se fosse sempre stato davanti alla finestra
ne ebbe compassione

prende l’iniziativa dell’abbraccio e non gli consente di finire la confessione del peccato

gli censura l’ultima frase che il minore si era preparata"Trattami come uno dei tuoi servi" Quindi gli impedisce la normalità della legge mosaica ed è qui allora che avviene il vero ravvedimento del minore…Non prima senza il padre  ma ora accanto e ancora una volta davanti al Padre senza condizioni e senza  come dire  proposte di penitenze  operative e casistiche .Un perdono assolutamente  gratuito quello del Padre e probabilmente neppure un perdono.. o appunto un iper- dono .E solo alla luce del comportamento del Padre allora e solo allora si può leggere  l’intero percorso del minore come percorso di reintegrazione e di ravvedimento…Ma questo ravvedimento suo,il nostro ravvedimento resta sempre nelle mani del Padre, nel cuore del Padre..
  ed organizza la festa
 
La festa cosmica della conversione,la festa sacramentale della riconciliazione,la festa cristica del dimorare in Dio,il riposo lieto di Dio che finalmente si può riposare perché Dio perdona e dimentica

    Il Padre non tiene conto della legge e si muove in altra dimensione.l’assoluta gratuità  della grazia e la reintegrazione avviene nella casa e per la casa:nel mistero della Chiesa noi restiamo stupiti-La Chiesa come terapia e come ospedale

DOMINI MEMORES ET IPSIUS MIRABILIUM

E qui si pone la questione della veste che non è la veste più bella,ma la prima veste,la veste indossata da Adamo prima della sua disobbedienza;ma è anche la veste del midrash ebraico indossata dagli adolescenti il giorno in cui diventano giuridicamente capaci di essere soggetti e persone e non cose o servi e la veste del midrash è sempre la veste di famiglia,la veste del padre che era la veste del nonno e così via in una catena a ritroso nel tempo iniziale della fedeltà della casa all’alleanza con Dio e l’anello al dito e i calzari nuovi testimoniano la volontà del Padre di proprio cancellare il tempo dell’assenza e della trasgressione


....dare una più viva impressione del completo ristabilimento del figliuol prodigo nella sua posizione prima e della attività esuberante della gioia del padre. L'espressione della gioia del padre raggiunge il suo apice e si diffonde nella festa cui prendon parte con lui e col figlio minore tutti i servi della casa. Come il pastore e la donna nelle precedenti parabole, chiamarono i loro amici e vicini a rallegrarsi seco loro per aver essi trovato quello che perduto, così in questa il padre chiama tutti i membri della sua famiglia a dividere la gioia del suo cuore.......

Insomma non è il minore che si ravvede e va in metania  di per sè e per profonità di consapevolezza..Il minore  come dire   quasi sbagliando anzi senza il quasi sbagliando grammaticalmente  "viene ravveduto ".. dall'incredibile irresponsabilità del Padre che archivia  la legge mosaica...cosi  come il Cristo l'ha crocifissa sulla croce in quanto la legge è solo il manoscritto dei nostri peccati


3-I Personaggi..Il fratello maggiore

La colpa del minore è stata quella di essere andato via da casa- la colpa del maggiore è stata quella di restarvi e di restarvi in modo legalistico,stizzoso e rancoroso

Egli è l’uomo della legge e dei divieti(è l’uomo del typikòn…)
    Non comprende il cuore del Padre e gli muove precisi rimproveri
    E’ sempre il solito teologo delle buone opere ed accampa meriti in fondo è un ottimo ragioniere,un calcolatore di profitti e perdite- un moralista convinto e lieto diessere tale

E’ rimasto a casa per insegnare a Dio come –Santo Dio -ci si comporta da Dio..In fondo mosaicamente è sempre stato –ed ora più che mai- l’accusatore del Padre
Egli è l'immagine del Fariseo, affaccendato nei suoi riti, mentre i peccatori penitenti si rallegrano nella luce della grazia. Ogni libero ed allegro impulso è odiato  dallo spirito formale del Farisaismo»

MA IL PADRE LO SPIAZZA

Lo va a cercare e lo invita alla festa perché stavolta è lui fuori casa. Il figlio non voleva venire; il padre dunque si alza e va da lui.

DINANZI ALLA NOVITA’ DELLA FESTA,LA LEGGE NON SERVE

DINANZI ALLA NOVITA’ DELLA FESTA,LA LEGGE E’ ZAVORRA,E’ OSTACOLO,E’ CECITA’ DI CUORE,E’ MORALISMO GRETTO E TOTALE

Egli ci rivela che la sua è stata la vita di uno schiavo, non di un figlio; che l'osservanza dei comandamenti di suo padre non era scaturita da un cuore pieno di amore per lui, ma dal desiderio della ricompensa.....il suo criterio di perfetta ubbidienza si accorda perfettamente col vanto del Fariseo nel tempio: «O Dio, io ti ringrazio che non sono come, gli altri uomini»
Ma nel maggiore  muore l’antico Israele il Signore mostra al maggiore/al gruppo dei farisei…mostra loro  che se fossero stati giusti quanto pretendevano, si sarebbero rallegrati della conversione e della riconciliazione di altri con Dio, che non poteva recar loro danno alcuno. Lungi dal concedere che non abbiano bisogno di pentimento, col ritratto che fa di loro, li dichiara essi pure peccatori, e diversi dai pubblicani solo in quanto che non si pentivano e non abbandonavano i loro peccati Coll'irritarsi orgogliosamente per l'ammissione di altri nel regno di Dio, dimostravano senza saperlo, ma in modo evidente, di non esservi entrati essi per i primi.

E alla fine forse questo fratello maggiore scandalizzato da tanta paterna sovversione e trasgressione si coprirà il volto e griderà


Non c’è più religione..


E HA RAGIONE .In Cristo Gesù non c’è più religione legalista  ma l’esperienza di fede vivifica di ciascuno di noi come persone e come popolo

sabato 27 gennaio 2018

Intervista di Tudor Petcu a Marco Simeone Castellano

  http://www.arteikon.eu/files/icona-trasfigurazione2.jpg


Prima di parlare del modo in cui lei ha incontrato e scoperto l'Ortodossia, mi piacerebbe che mi parlasse un po' dell'eredità spirituale che ha ricevuto nel mondo cristiano in cui è nato e cresciuto.
Sono nato e cresciuto a Roma in una famiglia cattolica e praticante e fin dalla mia giovinezza – insieme ai miei fratelli minori – sono stato educato ai principi della fede e dell'insegnamento cattolico. Pur lavorando tutti e due, i miei genitori hanno sempre tenuto a trasmetterci il valore del "giorno del Signore" e quindi la domenica è sempre stato un momento di unità famigliare. La domenica mattina si andava tutti insieme in chiesa per la messa e il resto del giorno era condiviso nel riposo e nell'unità familiare. Anche i momenti del pasto erano sempre preceduti dalla benedizione della mensa che mio padre – come capo-famiglia – impartiva. E la sera si andava al riposo dopo un momento di preghiera. Nelle feste solenni poi (santo Natale, inizio d'anno, santa Pasqua) i momenti di festa erano sempre preceduti dall'ascolto delle parole del papa e dalla sua benedizione solenne. Questo momento – soprattutto per mio padre – era a dir poco sacro; secondo solo alla partecipazione alla messa solenne in chiesa. Tutto questo ha da subito forgiato la mia vita ed educato la mia anima al rapporto con Dio. Mai ho percepito questo come un obbligo o peggio una imposizione ma al contrario ho sperimentato da subito nella mia vita la presenza di Dio; costante, silenziosa ma reale! All'età di 10 anni ho iniziato la mia preparazione per ricevere il Sacramento dell'eucarestia – o come dicono i cattolici – la "prima comunione"; e in quel contesto ho aderito definitivamente alla mia scelta di Dio, alla quale con tutti i miei limiti sono rimasto fedele per tutta la vita. Ho continuato perciò a frequentare la parrocchia e a rendermi disponibile prima al servizio all'altare come ministrante e poi – soprattutto dai 16 anni – come catechista per la preparazione al sacramento della Cresima degli adulti e del santo Battesimo dei nuovi nati. In questi anni ho sentito la necessità di attingere sempre più all'eredità spirituale della chiesa attraverso la lettura e l'approfondimento della Parola di Dio, della vita dei santi, dei documenti conciliari; soprattutto il Vaticano II, e della liturgia come anche della conoscenza storica che mi portavano ad immergermi nella conoscenza della chiesa e della sua eredità. Sono stati anni per me di grande approfondimento, di grande riflessione e preghiera e di grande esperienza di Dio che ancora oggi – insieme all'eredità spirituale della mia famiglia – accompagnano il mio desiderio di servizio e di testimonianza nella chiesa di Dio. 
 

Tenendo conto del suo percorso spirituale, potrebbe dirmi qual è stata di fatto la ragione per cui lei ha deciso di scegliere la conversione all'Ortodossia? Si potrebbe dire che la Chiesa ortodossa ha conquistato subito il suo cuore e se sì, perché?
Io credo che non ci siano una o più ragioni per cui io abbia deciso di scegliere l'Ortodossia. Sinceramente anche il termine "conversione" lo riconosco alquanto "stretto e forzato" guardando alla mia esperienza. Sono convinto che l'Ortodossia non si scelga (o almeno non in un senso così assoluto) ma al contrario che all'Ortodossia si "aderisca". Ho sempre avuto profonda stima per la Chiesa orientale e soprattutto per il suo amore e il suo decoro – semplice e solenne nello stesso tempo – per la Divina Liturgia. Un amore e una passione di servizio e di testimonianza che nella Chiesa cattolica mi ha portato – dopo una lunga e impegnativa formazione – ad essere istituito nel 2004 accolito per la diocesi di Roma (equivalente all'ipodiacono della Chiesa Ortodossa anche se con significative differenze di servizio). Ma in effetti questa stima direi immediata e naturale verso l'Ortodossia – ne ho preso coscienza negli anni – scaturiva innanzi tutto dalla fedeltà immutata dell'Ortodossìa ai Canoni apostolici, ai santi Concili, alle indicazioni dei santi Padri. È pur vero che un particolare e per me drammatico episodio ha definitivamente messo fine alla "confusione interiore" che ormai mi accompagnava da alcuni anni. Mi riferisco alle dimissioni dal pontificato del papa Benedetto XVI nel 2013. Ero consapevole che nella storia della Chiesa cattolica si erano già verificati casi simili (anche se l'ultimo si rifaceva ormai a più di 600 anni prima con il papa Gregorio XII durante il cosiddetto "Scisma d'occidente") ma questo avvenimento – per me così inspiegabile – ha suscitato in me una domanda ormai irrinunciabile: "esiste ancora la fede, la radice di questa mia fede? Esiste una realtà che mi testimoni "ininterrottamente" e nella verità la fede che professo e che non mi offra ogni giorno nuove dichiarazioni, nuove spiegazioni, nuove prese di posizione, nuovi adattamenti? In quel momento ho preso coscienza che la vera fede e la fonte del mio aderire a Cristo erano nella santa Chiesa ortodossa. Certo, detto così alle orecchie di un "nato ortodosso" può risultare persino banale; ma per me sinceramente cattolico ma inquieto e stordito da continui aggiornamenti e sperimentazioni in campo ecclesiale o peggio liturgico, risuonavano nella mia mente e nel mio cuore come ricordi di cose perdute sì, ma non dimenticate!
Mi spiego meglio, se posso: per alcuni anni sono stato rappresentante dei catechisti nel Consiglio pastorale parrocchiale (un organismo elettivo presente nelle parrocchie cattoliche; espressione delle varie presenze nella comunità parrocchiale e di supporto al parroco). Quando le discussioni su determinati argomenti da riformare o modificare si facevano "più calde", spesso per mettermi a tacere qualcuno affermava a voce alta: "Va bene, lascialo perdere a Marco! Tanto lo sappiamo che è ortodosso!". È evidente che in quel momento non mi si voleva certo fare un complimento, ma io poi nel tempo ho preso coscienza che era come se il Santo Spirito mi chiamasse a "tornare a casa!". Ecco: lei mi chiedeva all'inizio la "ragione" per cui ho deciso di scegliere l'Ortodossìa, ebbene non è stata tanto una ragione ma un prendere coscienza di potere – anzi di volere – "tornare a casa!". Come il figliol prodigo (Lc. 15,11-24) che davanti alle carrube dei porci che sarebbe stato costretto a mangiare, si ricorda del cibo di casa sua – di casa di suo padre – che anche i servi condividono con lui e decide di tornare come l'ultimo dei servi. Ma il padre è ancora lì che scruta l'orizzonte e appena lo scorge in lontananza gli corre incontro, lo bacia e lo riveste della veste nuova; dando ordine di fare festa! È questa l'esperienza che ho vissuto e che da allora vivo ogni giorno "tornato a casa" nella Santa Chiesa Ortodossa. E il mio cuore è conquistato a colui – il Signore e Sovrano della mia vita – che su questo "figlio prodigo" ha riversato la sua misericordia!
 

Le ho già chiesto del suo percorso di conversione all'Ortodossia, ma ora le chiedo di parlarmi del suo percorso spirituale da quando lei è diventato ortodosso. Ha dovuto rinunciare all'uomo che era per diventare un uomo nuovo nella Chiesa ortodossa?
A questa domanda mi permetta prima di risponderle con le parole del santo apostolo Paolo: "Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato" (Epistola di Paolo ai Romani cap. 6-6).
Se si sceglie Gesù Cristo, il nostro "uomo vecchio" è di conseguenza condannato dalla morte redentrice di Cristo! Se si sceglie di far parte della santa Chiesa di Dio si rinuncia alla propria volontà ma la propria personalità, il proprio carattere, la propria storia unica di uomo non vengono annullate, ma illuminate, trasformate!
Ecco: io non sento di avere rinunciato a nulla perché so di avere desiderato di scegliere Dio e seguire il suo Vangelo. E per realizzare questo ho scelto di essere parte della santa Chiesa ortodossa. Vede, il mio percorso spirituale è molto "incarnato" (mi lasci passare questo termine) da quando sono nella santa Chiesa ortodossa!
Esso si sviluppa nel mio essere parte della Comunità parrocchiale di san Sebastiano a Pomezia (Roma), nel partecipare alla Divina Liturgia domenicale, nell'essere seguito, incoraggiato, corretto, amato dal mio padre spirituale e parroco; che è la "volontà di Dio" espressa per me. Ma sento il mio percorso spirituale anche nella preghiera personale o nella regola santa del digiuno che mi ha fatto scoprire e mi insegna quanto il mio corpo sia importante e amato da Dio e come insieme alla mia anima possa diventare offerta personale a lui gradita! Per me il cammino spirituale è prendere coscienza ogni giorno del mio desiderio di Dio, ma anche accorgermi che Dio stesso desidera me: e in questo "cercarsi" reciprocamente io faccio sempre più esperienza di Chiesa. Ricordo che il mio padre spirituale mi disse che sarei diventato ortodosso quando i fratelli mi avrebbero accettato. Ho pensato: "Ma non dovrebbe essere Dio ad accettarmi?" Poi ho capito: è la santa Chiesa che – come una madre – ti genera a lui e in questo tuo essere "uomo nuovo" realizza e rafforza il tuo rapporto personale con lui. In questo è stato per me illuminante l'esperienza di san Simeone il Nuovo Teologo: conoscere e meditare i suoi scritti – uno su tutti, L'invocazione allo Spirito Santo – mi ha spalancato il cuore e la mente in un rinnovato cammino verso il paradiso.
Per questo motivo il giorno della mia adesione gioiosa alla Santa Chiesa Ortodossa ho desiderato aggiungere al mio nome di battesimo quello ortodosso di Simeone.
Da quel giorno non c'è più solo Marco, bensì Marco Simeone: sempre io con tutta la mia storia di uomo, ma anche un "uomo nuovo" che nulla di sé rinuncia o rinnega se non i suoi limiti e i suoi peccati. E comunque a qualunque cosa la santa Chiesa ortodossa mi inviterà a rinunciare, sarà per me un sicuro guadagno in Dio; sempre naturalmente nel rispetto della santa legge di Dio e della santa e immutata Tradizione.
 

Vista la sua conversione all'Ortodossia, come descriverebbe di fatto la conversione stessa? Dall'altra parte, si può dire dal suo punto di vista che la conversione sarebbe necessaria anche per le persone che sono nate nella Chiesa ortodossa?
In parte credo di avere già risposto a questa domanda: comunque ribadisco il concetto.
Il termine "conversione" è spesso riferito a una persona che accorgendosi di stare camminando in una direzione sbagliata per la sua vita si ferma, volge il suo sguardo verso l'orizzonte opposto al quale si sta riferendo e vi si incammina. Se ci pensa, in fondo è esattamente l'esperienza che quotidianamente ognuno di noi fa nella sua vita.
Per me questo "cambiare il verso del mio andare" non solo diventa esperienza di vita ma mi permette di incontrare Gesù Cristo anche se – come i discepoli di Emmaus – magari all'inizio non mi rendo conto che questo incontro è avvenuto e solo il suo amore mi permette di riconoscerlo!
Lei mi chiede se "la conversione sarebbe necessaria anche per le persone che sono nate nella Chiesa Ortodossa". Le rispondo: chi sono io per dire chi ha necessità di convertirsi o meno?! Ma allo stesso tempo, ogni cristiano – io per primo – è chiamato alla conversione!
"Convertitevi, il Regno dei cieli è vicino!" ci ricorda Gesù all'inizio del suo ministero! (Mt. 3, 1-2). Se il mio camminare non si rivolge a lui, mi capiterà magari di ascoltare le sue parole, ma non di riconoscere la sua voce!
 

Ho sempre sentito dire che l'Ortodossia esiste solo in Cristo e attraverso Cristo, ma quali sarebbero i suoi argomenti per l'affermazione secondo cui la Chiesa Ortodossa è davvero la Chiesa di Gesù Cristo?
Secondo me la risposta a questa sua domanda è nella domanda stessa. La santa Chiesa ortodossa è davvero la Chiesa di Gesù Cristo in virtù della sua fedeltà immutata e retta agli insegnamenti di Cristo stesso. La mia esperienza può parlare di questo: io provengo e sono cresciuto in una realtà di chiesa che – al contrario – mettendo tutto e sempre in aggiornamento, per non dire in discussione, ha perso poco a poco il fondamento stesso del suo esistere.
"Non chiunque mi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt. 7,21).
Io insieme ai miei fratelli e sorelle ortodossi siamo davvero la santa Chiesa ortodossa se impegniamo ogni momento della vita alla sequela di Cristo; nella fedeltà alla Tradizione apostolica e ai santi Canoni e Concili così come la santa Chiesa ci invita a fare e testimoniare, uniti ai nostri vescovi e insieme ai nostri padri spirituali.
Ma la fedeltà non è da noi: io ogni giorno invoco il santo Spirito affinché mi renda fedele a Dio e alla sua santa Chiesa.
E sì, solo in Cristo esiste l'Ortodossìa: perché la Verità è Gesù Cristo!
 

Se volessi conoscere meglio il patrimonio ortodosso d'Italia, quali sarebbero i principali aspetti che lei mi presenterebbe?
Io immagino che lei da me si aspetti magari una risposta di tipo storico sulla presenza del patrimonio ortodosso in Italia; ma sono convinto che oggi questo patrimonio siano gli ortodossi italiani stessi e più in generale tutti quegli occidentali che hanno abbracciato la fede ortodossa: il mio padre spirituale e parroco della parrocchia ortodossa di san Sebastiano a Pomezia (Roma), italiano e prete ortodosso che ogni giorno e ogni domenica è "occasione d'incontro" fra i fratelli e sorelle romeni e noi italiani; affinché non ci siamo più "né romeni né italiani" ma tutti "una sola cosa" in Cristo, oppure quei fratelli e sorelle – anche italiani – che la domenica attraverso il canto rendono servizio alla celebrazione dei santi Misteri.
E ancora tutti quei fratelli e sorelle italiani che nello svolgimento del loro quotidiano lavoro durante il periodo del santo digiuno, con ferma gentilezza e serenità testimoniano una pratica di fede che l'occidente sazio non conosce e magari non capisce; rendendo testimonianza con la loro vita.
Ma anche – e non certo da ultimo – alle nuove realtà monastiche (penso per esempio al monastero di Bivongi in Calabria) che in silenzio e umiltà – come un seme nascosto nella terra – si impegnano e operano attraverso la testimonianza della vita monastica e della eredità millenaria dei Padri del deserto, primo fra tutti Santo Antonio Abate.
In verità questa presenza è ancora soprattutto romena nei suoi protagonisti, ma certamente si sta cercando sempre più di radicarla e renderla feconda nella  nostra realtà italiana.
Insomma il patrimonio ortodosso dell'Italia sono tutte quelle realtà ortodosse che sono presenti sul territorio della nostra nazione e che come "lievito che fa fermentare la pasta" offre ogni giorno di più le ricchezze e la profondità dell'Ortodossia come dono di salvezza per ogni uomo.

 http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=31&id=6261

martedì 23 gennaio 2018

Dal mio archivio(quando non ero "sciancato" ed ero ancora parroco) Palermo il 4 Febbraio 2011 Vespro per la festa di Sant’Agata nella Parrocchia di San Marco d’Efeso Il Vespro è presieduto da Sua Eminenza il Metropolita Gennadios -il mio Saluto finale

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Seviasmotate,pastore e padre
Ancora una volta la nostra congregazione di San Marco d’Efeso accoglie il suo padre e pastore nella certezza a noi tramandata dal nostro Padre tra i Santi Ignazio di Antiochia il Teoforo che il Vescovo è in un dato territorio e per il suo gregge e popolo il testimone oculare della resurrezione del Signore
Lei ha quindi ,dentro la pienezza del ministero episcopale . visto il Cristo Risorto, vincitore della morte e nemico del diavolo, e questo annuncio ella ci porta ancora una volta a Palermo.. Ci dice nella paternità del suo ministero .."figli e figlie di questa congregazione non temete e non abbiate paura.. Il Signore ha vinto la morte e ha sconfitto l’avversario. ."E noi  da voi e insieme con voi noi proclamiamo la fede cristiana nell’evento e nell’esperienza della Chiesa Una ed Indivisa del primo millennio. Di essa chiesa noi cristiani ortodossi ci diciamo con molto timore e con molto tremore di essere i custodi in quel cammino verso l’unità piena dei cristiani per il quale fatichiamo e il quale desideriamo nella pienezza niceno costantinopolitana dei nostri santi padri e delle nostre sante madri
Quindi per il vostro darci forza e parresia noi non abbiamo né avremo timore.. noi non abbiamo né avremo paura. .tutti qui.. padre e pastore nostro…italiani. .greci.. georgiani…slavi.. in quell’unità panortodossa in cammino verso il nostro sinodo conciliare  per la quale unità si spende da sempre in diakonia crocifissa piena e totale( spesso non compresa perfino dagli stessi ortodossi) il nostro patriarca Bartolomeo I e per la quale voi stesso e con voi e da voi anche noi non mancate mai di far riferimento

Di fronte al Signore per intercessione della sua Santa Madre e di Sant’ Agata ne chiediamo con insistenza la benedizione al ruolo e al ministero sacerdotale, regale e profetico non solo di ciascun di noi in quanto cristiano battezzato ma proprio della nostra stessa Chiesa Ortodossa sia come ministero dell’intera sinfonia in questo momento storico sia come ministero ben preciso di fatica e di testimonianza sino allo stremo della fatica e della tenacia del nostro Patriarcato .Nulla vada tralasciato in materia di unità panortodossa concreta ,reale, vera e sincera ..proprio nulla lungo l’evangelico disegno della chiarezza nella carità e della carità nella chiarezza …Il vostro parlare sia si quando è si e no quando è no perché il resto viene dal maligno."-. proprio come profezia e speranza dell'unità nicenocostantinopolitana di tutti i cristiani  Ecco padre e pastore ora dopo avere alzato i nostri lucernali al Signore Dio tre volte santo luce che spacca le tenebre ,dopo queste dossologie le vostre benedizioni e confermateci nella stessa fede che diciamo di avere nonostante noi stessi e compresi noi stessi. Amin



giovedì 18 gennaio 2018

MESSAGGIO DI SUA EMINENZA IL METROPOLITA GENNADIOS ARCIVESCOVO ORTODOSSO D’ITALIA E MALTA IN OCCASIONE DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2018-Commento Iconografico




MESSAGGIO
DI SUA EMINENZA IL METROPOLITA GENNADIOS
ARCIVESCOVO ORTODOSSO D’ITALIA E MALTA
IN OCCASIONE DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2018

“Potente è la tua mano, Signore”. (Esodo 15,6)

Mosè dopo il passaggio dal male, innalza il suo grande canto di lode a Dio; è il canto della vittoria di Dio contro il potere del male e della schiavitù.
La “mano di Dio”, o meglio la “destra di Dio”, in cui si nasconde la forza di Dio, è, secondo Esodo, (libro del Vecchio Testamento), “potente e terribile la sua mano, Signore; la tua destra spezza il nemico”.
In verità si tratta di una vera e propria azione di forza di Dio per liberare ogni uomo dal male e dalla schiavitù, e di conseguenza, salvare l’uomo dalla morte.
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San Paolo, autentico e saggio annunciatore del Vangelo, esprime con chiarezza il carattere agonistico della fede cristiana, particolarmente quando esorta a indossare “l’armatura di Dio” per combattere contro il potere del male: “Prendete forza dal Signore, dalla sua grande potenza. Prendete le armi che Dio vi dà per potere resistere contro la manovra del diavolo¸ infatti, noi non dobbiamo lottare contro creature umane, ma contro spiriti maligni del mondo invisibile, … allora, prendete le armi che Dio vi dà” (Ef.6,10-13).

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Lo stesso Gesù Cristo, guarendo i malati scatena l’opposizione del Maligno. San Marco Evangelista scrive: “viaggiò così per tutta la Galilea predicando nelle Sinagoghe e scacciando i demoni” (Mc 1,39). Il Maligno vede in Lui una minaccia per il suo potere; ascoltiamo anche le sue domande: “che vuoi da noi Gesù di Nazaret? Sei forse venuto a rovinarci? Io so chi sei: Tu sei mandato da Dio” (Mc. 1,24).

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La salvezza si presenta come una lotta e la guerra del Signore per il Suo popolo è un intervento salvifico di Dio. Dio è il consolatore; è il liberatore dell’uomo attraverso la sua forza e la sua azione gratuita. Il potere del male non può resistere all’intervento del Dio della vita; è Dio che salva e libera il suo popolo schiavo; è la sua “Destra” che difende il povero dalle mani dei selvaggi.
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 (Roma, Basilica di S. Maria Maggiore, Passaggio del mar Rosso, mosaico, metà V secolo)


Nel Salmo 146 cantiamo: “il Signore libera i prigionieri, dà il pane agli affamati. … Apre gli occhi ai ciechi, rialza chi è caduto e ama gli onesti. Il Signore protegge lo straniero, difende l’orfano e la vedova e sbarra il cammino agli oppressori. Questo è Dio. Egli è re in ogni tempo; il suo potere rimane per sempre. Il Signore è re in eterno e per sempre”.

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È un fatto incontestabile che nel passaggio del mare si compie ciò che la Pasqua celebra e canta: il passaggio dalla morte alla vita. La liberazione e la salvezza del popolo è la potenza di Dio. La liberazione porta una speranza, poiché è sorto un nuovo giorno; è sorta una nuova creazione; è sorta una nuova vita. In tale modo, il popolo poteva liberamente adorare Dio, crescere spiritualmente e arricchirsi socialmente e culturalmente.


 
( L'icona del Santo Patriarca Abramo)



Però, il mondo oggi è pieno di difficoltà, problemi, violenze, ingiustizie, guerre, criminalità. La fiducia, la sincerità la verità, i valori e la dignità non esistono. Perciò occorre, risvegliarsi; risvegliare la coscienza e mettersi in ascolto delle grida di questa situazione che presenta la nostra terra, violenta e inquinata, sofferente e minacciata.

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Dobbiamo indossare l’armatura del Vangelo dell’amore, della pace, della giustizia e della speranza, per rispondere al male con il bene, all’odio e all’inimicizia con l’amore, con la carità e con la preghiera.
Il capitolo 15 dell’Esodo ci aiuta a vedere bene la strada verso la riconciliazione, la speranza e l’unità; e per giungerci fa pensare le diverse esperienze di sofferenza, di offesa e di violenza che troveremo durante questo percorso. Dio ci accompagna nel nostro cammino verso l’unità con il suo amore, con la sua protezione, e con la sua grazia. 

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Dio “ha ricostituito la nostra dignità in Cristo e ci ha resi cittadini del suo regno, non perché avessimo fatto qualcosa per meritarla ma per suo libero dono d’amore”.
Conclusione: Dio vuole e lavora per la realizzazione del suo sublime testamento, unico e preziosissimo; è il principale massaggio del Vangelo, della parola di Dio: è lo stesso Gesù Cristo con la sua Chiesa che dà la libertà, la salvezza, l’unità e l’eternità.

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Dallo stesso desiderio di Cristo è nata la mia umile proposta, riguardo all’istituzione di una Cattedra Ecumenica Internazionale, dedicata come minimo segno della mia profondissima gratitudine e del mio sincero rispetto per i due straordinari protagonisti dell’amore e dell’unità: il Patriarca Atenagoras e Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. In verità sono i protagonisti della riconciliazione e del Dialogo della Carità.
La nuova Cattedra Ecumenica Internazionale dell’Istituto Universitario Sophia in Loppiano di Firenze –Toscana–  è stata inaugurata il 14 dicembre dell’anno scorso e durante la celebrazione sono stati letti ufficialmente, davanti a 800 e più spettatori i messaggi di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo. La Cattedra, sia tra le due sponde del Mediterraneo, “assume una rilevanza culturale e sociale sul piano internazionale, proponendo l’attenzione di laboratori di studio e di ricerca per le nuove generazioni”. Offrirà un luogo percorsi di formazione accademicamente qualificati a coloro che vogliono adeguatamente prepararsi per offrire il proprio contributo  di vita, di pensiero e di dialogo alla promozione dell’unità, “al servizio della buona convivenza e all’incontro pacifico di amore tra i popoli e le culture”; alla costruzione di ponti, forti e stabili, utili per l’uomo e il mondo, per vivere nella pace e fraternità; alla formazione dei nuovi diaconi e apostoli dell’amore e dell’unità”, per diffondere in tutto il mondo, il suo ultimo testamento: “che tutti siamo una cosa sola”.

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Prendiamo, dilettissimi fratelli in Cristo, forza dal Signore, nostro Dio; dalla sua invincibile potenza; prendiamo le armi che ci dà il nostro Salvatore per poter resistere in questo percorso di Dio. “Indossiamo l’armatura di Dio”, che è amore, pace, giustizia, libertà e speranza, perché soltanto così arriveremo al porto dell’unità, al porto del Regno di Dio, nell’eternità. E allora, veri e degni discepoli e diaconi dell’amore e dell’unità, glorifichiamo con una bocca e con un cuore il nostro Signore, il nostro Dio.

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†  Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

domenica 14 gennaio 2018

14 gennaio 2018 Santa ed Apocalittica Notte per tutti Noi e per tutte Noi- Memores Domini

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“Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi.
Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nella prosperità. Poichè il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche gran parte dei privilegi sociali…
 

 Ma nonostante tutti questi cambiamenti che si possono presumere, la Chiesa troverà di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio Uno e Trino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine.

Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica.


Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la sinistra e ora con la destra. Essa farà questo con fatica. Il processo infatti della cristallizzazione e della chiarificazione la renderà povera, la farà diventare una Chiesa dei piccoli, il processo sarà lungo e faticoso…
Ma dopo la prova di queste divisioni uscirà da una Chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza.

Gli uomini che vivranno in un mondo totalmente programmato vivranno una solitudine indicibile.

Se avranno perduto completamente il senso di Dio, sentiranno tutto l’orrore della loro povertà. Ed essi scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto…

A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti

Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico… ma la Chiesa della fede. Certo essa non sarà più la forza sociale dominante nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. 

Ma la Chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà come la casa dell’uomo, dove trovare vita e speranza oltre la morte”. (Joseph Ratzinger, 1969)