"La Madonna Sistina", noto anche come "La Madonna a Treblinka", è un racconto dello scrittore ebreo russo Vassilij Grossman che poté vedere la luce solo con la perestrojka (l'autore era morto nel 1964). Riassumerlo è svilirlo, si può dire solo: cercatelo. A Grossman, l'agnostico, l'ebreo Grossman, il volto di Maria in questo quadro ricordava quello delle madri a Treblinka nella loro angosciosa dignità e consapevolezza della croce (allo stesso modo, il volto del Bambino esprimeva a suo dire quello dei bimbi del lager precocemente adulti).
Per il suo sguardo, scriveva, "noi conserviamo la fede che la vita e la libertà siano una cosa sola e non vi sia nulla di più alto dell'umano nell'uomo".
La conserviamo, probabilmente, perché qualcosa di consustanziale in noi è sempre aperto al desiderio, al mistero, alla fiducia che una creatura possa passare attraverso il fango del mondo restandone, ciononostante, immacolata.
Elisabetta Cipriani

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