venerdì 25 febbraio 2022

Sara Cassandra "Il mio amico vive a Est dell’Ucraina."



Il mio amico vive a Est dell’Ucraina. Non l’ho sentito piangere al telefono. Non era un pianto, quello. Era qualcosa di più. Una tonalità di strazio in più. Fa più male, il silenzio di chi ha già previsto ogni grido. Lo capisco. La disperazione non aspetta atti confermativi del reale, si è destata in anticipo. Il mio amico mi parla delle sue abitudini interrotte. Ha già smesso con le tisane bollenti, dice, quel fumo mi ricorda ciò che esce dagli edifici bruciati. Accidenti Sara, com’è difficile dire la verità quando c’è una guerra. Il mio fratellino mi ha chiesto che festa c’era oggi, di chi erano quei grossi fuochi d’artificio, gli ho risposto che stavolta è una festa al contrario, si festeggia quando i fuochi si spengono. Mi ha detto che lui può aiutarci tutti a spegnerli, che lui sa soffiare forte forte, anche se è un nanetto. Gli ho detto lascia stare fratello, conserva il fiato, ce ne servirà tanto per tornare a respirare aria di pace. 
E tu Sara, hai scritto altre parodie? No macché, non ho nessuna voglia di ridere. E io non ho nessuna voglia di vivere, come la mettiamo? (mi parla come parlano i quasi morti, elenchi di vite vissute e di vite possibili) Forse ho guardato troppe mani di sfuggita, oppure è la vita che mi sfugge dalle mani, forse ho dato spintoni alle emozioni più belle, oppure sul più bello mi ha spinto l’autodistruzione, che alla fine fa lo stesso, sette debiti con Dio per venti patti col diavolo, non c’è che dire, una dozzinale offerta pubblicitaria, ho imparato a vivere leggendo gli slogan dell’aldilà, sarà per questo che ora miro troppo in alto e non mi reggo in piedi. Stammi bene Sara, c’è una guerra là fuori e io mi sento un coglione fuori luogo, perché stavo appena iniziando a sondare questa qui dentro


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