domenica 7 novembre 2021

Il filosofo Morizot: "Vi spiego perché alberi e lupi sono nostri parenti. Io ci ho parlato"





https://www.repubblica.it/esteri/2021/10/27/news/continental_breakfast_lena_el_pais_il_filosofo_morizot_alberi_e_lupi_sono_nostri_parenti_-323807210/


Baptiste Morizot (Draguignan, Francia, 38 anni) è un filosofo con i piedi per terra. In questo senso, dice di seguire il precetto del filosofo americano John Dewey, uno dei principali esponenti del pragmatismo, il quale sosteneva che la filosofia avrebbe ritrovato il suo posto nella società il giorno in cui avesse smesso di interessarsi ai problemi dei filosofi e si fosse finalmente interessata ai problemi degli uomini.


Morizot, professore a Aix-en-Provence e autore di Manières d'être vivant, si interessa di uomini e animali. E anche di alberi. I suoi libri sono un misto di pensiero e di reportage: filosofeggia in movimento e sul campo. Se la filosofia è una ricerca, a lui lo ha portato in campagna e in montagna, ad avvicinarsi ai lupi, a studiarli e a cercare di stabilire un contatto con loro. Come se fossero extraterrestri. O fratelli.



Che cosa dice ai lupi quando gli parla, o ulula con loro, e loro che le dicono?

"Io sono qui, dove siete voi, incontriamoci di nuovo, facciamo branco".


È questo che le dicono?

"È quello che dicono ed è qualcosa che sentono in quello che dico a loro. Si dicono: 'È strano, c'è una specie di creatura che parla, a quanto pare, la nostra stessa lingua, ma con un accento atroce'".


Un accento barbaro.

"Sì, ho l'impressione di essere il barbaro per quell’animale selvatico. Vale a dire, una creatura che sembra parlare la stessa lingua, ma non si sa se sono borborigmi o se è davvero una lingua. Immagino che recepisca così i suoni che emetto e, da questa prospettiva, risponde".


Che cosa prova in quei momenti, quando parla con loro e loro rispondono?

"Un'emozione particolare. La memoria della nostra comune ascendenza. È la tesi darwiniana formulata nel 1859, scientificamente stabilita e vera come quella che la Terra è rotonda: noi condividiamo un'ascendenza comune con tutte le forme di vita, da questi alberi ai fiori, ai lupi. La possibilità di comunicare con forme di vita così lontane ci ricorda la nostra comune ascendenza con il mondo dei mammiferi. Il lupo è affascinante nella cultura occidentale, genera un potente effetto specchio per gli umani. È un animale familiare che educa i suoi piccoli, collabora collettivamente per cacciare, è territoriale, allo stesso tempo conflittuale e capace di fare la pace... L'immagine che ci restituisce fa capire che non veniamo da un mondo diverso dal suo".


Li definisce alieni familiari...

"Queste forme di vita, come questi alberi, sono nostri parenti. Condividiamo milioni di anni di evoluzione. Condividiamo attitudini fisiologiche comuni, una genetica comune, un rapporto in qualche modo comune con l'esistenza: gli alberi, in un senso particolare, respirano; i mammiferi respirano in un altro senso. Allo stesso tempo, a causa della divergenza nell'evoluzione, queste forme di vita sono aliene [aliens]. Uso questa parola per qualificare un'alterità radicale alla quale non abbiamo accesso, come se provenisse da un altro mondo".


A quale scopo comunicare con alieni o, in questo caso, con esseri viventi?

"Il nostro posto nell'universo era visto come la sovranità assoluta dell'unico essere capace di comunicare e pensare in un mondo composto di materia o di creature selvagge governate meccanicamente dai loro istinti. Questa idea è falsa: siamo esseri viventi tra viventi, certamente con facoltà originali, facoltà simboliche senza paragone, ma interdipendenti con tutte le forme di vita con cui ci siamo evoluti allo stesso tempo, dagli impollinatori in agricoltura, alla fauna terrestre, alle foreste. Ora, non credo che viviamo in una relazione spontaneamente armoniosa con una madre natura benevola: non vedo benevolenza nei vivi. Più che un sovrano assoluto o un romantico ingenuo, immagino l’essere umano come un diplomatico che negozia un modus vivendi con altre forme di vita per rendere possibile la coabitazione in un mondo complicato".


Lei parla di diplomazia e negoziazione, ma l'essere umano non è già assolutamente dominante?

"L'evoluzione ci ha dotato di facoltà che ci permettono, attraverso la tecnologia e la pianificazione, di prosperare a spese di altre specie. Ma se si guarda alla realtà della biosfera, si può dire che i virus e i batteri hanno una maggiore antichità, longevità e resilienza di quanto noi avremo mai. E sebbene le nostre facoltà ci permettano di prendere il controllo di un certo numero di ecosistemi, oggi vediamo bene che un dominio che ignora le interdipendenze con altre forme di vita è un dominio destinato a scomparire, perché distrugge gli ecosistemi necessari alla nostra esistenza".


Se, come lei scrive, l’essere umano ha operato una “secessione” rispetto alla natura, la soluzione è tornare indietro? E dove?

"Dobbiamo inventare nuovi modi di relazionarci con il resto del mondo vivente. Più in sintonia e con maggiore deferenza. Possiamo trarre ispirazione da forme sociali o culturali che ancora popolano la Terra e mantenere relazioni più sostenibili e desiderabili con ciò che vive. Non si tratta di tornare indietro, ma di inventare collettivamente le forme sociali auspicabili per il XXI secolo".


È deferente la natura? E i lupi?

"No, ma non importa. Non si tratta di imitare la natura come se fosse buona e migliore di noi. Questi immaginari sono arcaici, non li condivido. Sottolineo solo che abbiamo creduto di poter agire sulla Terra come se fossimo soli: questo ha dato origine a forme economiche e industriali che distruggono le condizioni di abitabilità del pianeta. Questa distruzione oggi ci fa rendere conto che siamo interdipendenti. Ma dobbiamo evitare due pericoli. Il primo è considerare che non dobbiamo alcuna deferenza alle altre forme di vita perché non sono altro che materia. Il secondo è considerare che sono da prendere come persone con un valore assoluto e sacro. Per me, non avrebbe senso estendere il diritto umano alle api o agli alberi".


Non stiamo andando verso l'apocalisse?

"La situazione è grave, è evidente che stiamo indebolendo una serie di ecosistemi e che siamo all'origine della scomparsa di intere specie, ma questo non equivale a parlare di un collasso apocalittico della vita. C'è qualcosa della megalomania umana nel credere che siamo capaci di distruggere la vita sulla Terra".

(Copyright El País/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Luis E. Moriones)

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