La prima domanda che vorrei farle è
molto semplice ma abbastanza importante per capire meglio la sua
personalità spirituale: come ha scoperto la spiritualità ortodossa?
Nata in Francia da una famiglia
cristiana, ho ricevuto dalla Chiesa romana il cibo di cui aveva così
intensamente fame la bambina che ero, così indifesa nella vita che le
era stata offerta. Ricordo di aver detto "assurdi" dei miei 3 o 4 anni,
tanto erano nutriti dalle conseguenze o dalle memorie della guerra
1914-1918 che si era appena conclusa, ma di cui le anime di tutti, e i
corpi di quelli che erano stati feriti, incluso mio padre, portavano
ancora i traumi.
La Chiesa è stata allora per me un
rifugio; ho avuto esperienze profonde e queste mi hanno aperta alla
realtà di valori diversi da quelli a cui mi chiedevano di aderire. Ma
dieci anni dopo la Chiesa stessa, per quanto riguarda il suo
insegnamento, non ha più avuto peso; dopo aver nutrito l'infante, per me
è divenuta infantilizzante; e l'ho lasciata. Quello che mi ricordo
essenzialmente di questo divorzio è che i chierici, e non tra i meno
importanti, respingevano violentemente questa adolescente che osava
vedere nelle Scritture la loro dimensione "simbolica" – una parola che
non conoscevo in quel momento, ma che qualifica oggi l'esigenza che
esprimevo. A quel tempo, curiosamente, per la Chiesa romana, il simbolo
era qualcosa di diabolico!
Così è iniziato per me una lunga ricerca,
solitaria, perché era intorno agli anni 1939-1940, e mi sono immersa
nel vuoto. A 20 anni, quando il mondo ti coglie con le sue braccia
gelose e potenti, mi sono sviata, pur non essendo stata ingannata. Ma il
cielo mi ha preso di nuovo con violenza. E dopo un difficile "esame di
passaggio" mi ha portato alle porte della "Chiesa cattolica ortodossa di
Francia" a Parigi. Questa chiesa, fondata da monsignor Irénée Winnaert,
anch'egli dissidente di Roma, fu rilevata dopo la morte di questo
vescovo da padre Eugraph Kovalevsky. Non dirò mai abbastanza di quanto
sono grata a padre Eugraph, un innamorato di Dio, ma anche, su un piano
fraterno, un grande amico della Francia. Non avrebbe voluto in alcun
modo incistare un Cristianesimo ortodosso della diaspora di lingua russa
in questo paese, ma ha sempre cercato di far risorgere nell'Occidente
che lo ospitava l'Ortodossia del primo millennio che li era propria
nella sua espressione liturgica. Assistito da suo fratello Maxime,
eminente musicologo, ha iniziato un potente risveglio nella celebrazione
dei misteri cristiani che avevano sviluppato l'anima e il genio
spirituale dei nostri antenati. Quando venni per la prima volta in
questa chiesa nel 1958, fu per la festa della Santissima Trinità. Fui
colta da un'ondata di amore e gioia di tale violenza che aprì nel mio
cuore la porta del mondo che stavo cercando da sempre, da quando ero
coinvolta nell'assurdo in cui mi dibattevo fin dall'infanzia. Quali che
siano gli eventi dolorosi che hanno rotto questo primo impulso di vita,
continuo ad affermare che è stato quello il giorno in cui sono nata. Ho
abbracciato il cristianesimo ortodosso nel giorno della festa di Natale
dello stesso anno; il seme divino era germogliato in me.
Per rispondere al questionario di Tudor
Petcu, presenterò in un altro testo ciò che l'Ortodossia mi ha portato,
perché oltre al cibo ricevuto dalla vita liturgica, stavo per assimilare
quello dell'Istituto di Teologia che ho seguito per tre anni, perché
avevo fame, fame, fame! Poco dopo ho accompagnato una volta alla
settimana padre Eugraph, divenuto vescovo Jean de Saint Denis, alla sua
segreteria e lì ho continuato a imparare, ad approfondire, a mettere in
discussione, ma anche a unire sempre più da vicino questo importante
insegnamento con quello della lingua ebraica e della Qabbalah a cui mi
ha portato allo stesso modo lo Spirito Santo. Fu sul retro di un cabaret
di dubbia reputazione vicino a Place de la Republique a Parigi che
ricevetti, meravigliata, l’insegnamento di un rabbino, e ancor più
meravigliata di sentirlo come in stereofonia con l'insegnamento di padre
Eugraph. Per 60 anni, il primo e il secondo testamento sono stati una
sola eucaristia, Cristo che viene per "adempiere la legge" di Mosè e il
primo testamento che illumina l'insegnamento di Cristo.
Quale sarebbe a suo giudizio
l'unicità, o meglio, la bellezza dell'Ortodossia? Cosa rende
l'Ortodossia interessante e nuova come stile di vita?
"Ortodossia, retta dottrina", dice il
greco. Questa qualità, tenuto conto anche dell'apporto ebraico, mi
sembra la più vicina al messaggio del Vangelo, ma a condizione di tener
conto che questa correttezza non è statica; è asintotica fino
all'infinito. Questa precisione può spiegare solo la qualità della
contemplazione che abbiamo di Dio e la confessione che ne facciamo, da
una parte, e dall'altra parte la dinamica in cui l'insegnamento di
Cristo invita l'uomo a condurre la sua vita. L'uomo è invitato a salire
di ramo in ramo a raccogliere i frutti del sapere e diventare... come se
ogni livello della scala vista in sogno dal patriarca Giacobbe fosse un
giardino dai frutti sempre più deliziosi che siamo invitati a
raccogliere e mangiare. Il giardino dell'Eden, l'interno all'uomo,
descritto in Genesi, "giardino del godimento" in ebraico, non è altro
che questo. Quando ci si arrampica su questi livelli, si sperimenta
l'accuratezza relativa di un livello di conoscenza perché questo
collassa prima della conoscenza raggiunta al livello più alto. Massimo
il Confessore conclude il suo trattato sul problema del male dicendo, a
proposito dell'albero della conoscenza della Genesi: "Ecco come per il
momento dobbiamo capire l'albero (della conoscenza) secondo un metodo
deduttivo che si adatta a tutti. Il suo significato più misterioso è
conservato nella mente dei mistici e onorato dal nostro silenzio".
Quattordici secoli ci separano da questa saggezza di san Massimo, ma non
è per paura o per pigrizia che questa ci conforta. Oggi, quando la
scienza abolisce qualsiasi logica binaria per aprirsi al ternario, è
urgente liberare l'albero della Conoscenza dalla semplicistica
contraddizione bene-male che lo qualifica e ostacola l'uomo nella sua
crescita. Ora solo in questo albero, fonte di intelligenza, vi è anche
la saggezza.
L'università, che da parte sua offre un
dono di conoscenza, ne è priva; non sa come impostare i limiti, e oggi
ci stiamo avvicinando alla follia distruttiva; ne parlerò più tardi.
Quando padre Eugraph mi ha iniziata alla
contemplazione apofatica di Dio, e, di conseguenza, al necessario
superamento di tutte le contraddizioni, si capisce il motivo per cui ho
iniziato a dare un nome a ciò che mi aveva staccato dalla Chiesa romana e
al fatto che non era stata una coincidenza trovarmi proiettata nella
Chiesa ortodossa nel giorno della festa della divina Trinità. Questo
nome è quello dello Spirito Santo. Fu lui, lo Spirito Santo che, quel
giorno, cantò, ballò, respirò, mi afferrò e mi imprigionò per sempre nel
suo abbraccio più liberatorio.
La scolastica romana mi stava alienando; stavo soffocando.
Da quel momento la Chiesa occidentale si è
evoluta, ma il respiro continua a mancare. È Berdjaev, questo filosofo
cristiano ortodosso che amo tanto, che sente il Cristo, il Figlio
dell'Uomo e Figlio di Dio come vissuto e contemplato più nel Figlio
dell'Uomo dai romani occidentali, e come Figlio di Dio dagli orientali
ortodossi. Ci sarebbe molto da dire, anche su questo!
Alla sua domanda riguardante "ciò che
rende l'Ortodossia interessante e nuova come stile di vita", posso solo
rispondere ricordando l'invito fatto da Gesù a Nicodemo e che, per il
momento, pochissimi cristiani, anche ortodossi, hanno capito. "Sposare
la madre interiore, l'Adamah di Adamo" (l'essere umano, uomo e donna) –
un invito di cui non ho mai sentito una sola omelia spiegare il
significato – è osare un'inversione radicale al proprio interno,
inversione che spesso comporta difficili perdite di sicurezze rispetto
ai valori del mondo; difficili ma necessarie per abbracciare i valori
ontologici, senza i quali l'ascesa della scala evocata sopra è pura
illusione. Ma non è che in questa dinamica, insegnata e vissuta
dall'Oriente e dall'Occidente cristiano, che le due chiese possono
muoversi verso l'unità. Oggi, entrambe non insegnano molto sulla parola
"ritorno" tradotta con "penitenza" come atteggiamento morale, mentre
invece si tratta di una penetrazione interiore (opera maschile) là dove
gli "animali dell'anima" descritti da Basilio di Cesarea penetrano in
un'operazione divino-umana, quasi alchemica, con la quale l'energia dà
le sue informazioni; così nell'uomo cresce l'albero della conoscenza che
è anche saggezza.
L'Ortodossia è solitamente
definita come l'amore per la saggezza. Pensa che questa definizione sia
il modo migliore per capire l'Ortodossia? Qual è la sua comprensione
dell'Ortodossia e come scoprirne le fondamenta?
Tutte le grandi tradizioni del mondo
amano la saggezza. Per il cinese, il Tao ne è la via, l'Advaita, o
non-dualità, lo è per gli indù, e potremmo proseguire storicamente fino
ai Vangeli, ma essi coprono tutto il tempo e il mistero della croce,
condotti alla follia! "Saggezza di Dio, follia per i greci" canta
instancabilmente l'apostolo Paolo! E se osserviamo nel primo testamento
il suo insegnamento ci dice che la sapienza e l'intelligenza sono
naturalmente distinte ma inseparabili, mentre nel secondo contempliamo
la croce come l'erezione dell'albero della conoscenza, la cui sapienza
vissuta da Cristo, è follia ai nostri occhi! Dal momento che la Chiesa
romana dolorosamente despiritualizzata – "non hanno più vino!" – lascia i
cristiani ai piedi della croce, è certo che l'Ortodossia invita i sensi
a risalire l'albero, canta la saggezza, dono per eccellenza dello
Spirito Santo.
Saggezza e intelligenza sono
inseparabili, come ho detto sopra. Per gli ebrei, sono rispettivamente
il padre e la madre divini. Sono i due pilastri della scala che ha visto
il patriarca Giacobbe e la cui ascesa consiste nel vivere, dopo il
battesimo dell'acqua, il battesimo del fuoco nello Spirito Santo. Questa
elevazione è tradotta nel primo testamento dalla costruzione della casa
interna: "costruisci la tua arca", dice Dio a Noè. "Va' verso di te",
dice il Signore ad Abramo. E a Giobbe, con cui questa costruzione prende
il carattere di un combattimento, "fascia i tuoi reni, uomo valoroso"
...gli dice il suo Signore invitandolo a rivestirsi della forza dello
Spirito prima di portare i suoi animali davanti all'anima.
E il libro dei Proverbi canta versi che
la Liturgia ortodossa riprende: "La Sapienza si è costruita la casa, ha
intagliato le sue sette colonne. Ha ucciso gli animali (quelli
dell'anima), ha preparato il vino e ha imbandito la tavola". (9,1-2)
Compreso tutto questo significato, Gesù
riprende questa esortazione: "Prendi il tuo lettuccio" dice al
paralitico "vai a casa tua" "vai verso di te". Lo guarisce,
instancabilmente, il che significa
che introduce l'essere nella saggezza che ricostruisce l'uomo finora esiliato dal Regno!
Molti libri molto belli sono stati
scritti su questo argomento della saggezza dagli ortodossi, ma molto
poco è insegnato nelle chiese! E questo è un peccato, perché "i
fondamenti dell'Ortodossia," nelle parole del suo questionario
comprendono certamente la contemplazione e il vissuto del più retto dei
sette doni dello Spirito Santo, applicati al quotidiano, mentre Roma è
scivolata nel mentale, a scapito della sua funzione pneumatica.
Come dovremmo capire secondo lei
la relazione tra Ortodossia e ragione? In altre parole, quale sarebbe il
posto occupato dalla ragione nell'Ortodossia?
Mi pare che, parlando dello Spirito
Santo, del suo respiro creativo, ho già risposto a questa domanda.
Questi diversi livelli di realtà, ben "velati" per ora, come dicono i
fisici, che simboleggiano i livelli successivi della santa scala, hanno
ciascuno la loro "ragione". La ragione identificata nel discernimento,
per esempio tra il bene e il male, è oggetto di numerosi detti dei Padri
in storie tanto divertenti quanto profonde: un personaggio considerato
santo fa cose totalmente riprovevoli e assurde, è giudicato malvagio dal
povero che ne soffre, ma che in seguito capirà l'imperativo bisogno
della rettitudine della sua strada o di quella della comunità.
Questi non sono che eventi che colpiscono
oggi il collettivo e sarebbe ragionevole e intelligente comprenderne il
significato, sapendo che il "caso" è la legge che gioca a un livello di
realtà ancora sconosciuto, ma a cui le nostre azioni inconsce
contravvengono .
La ragione identificata con la logica va
da questa logica binaria che ho citato sopra verso quella ternaria e
verso lo stesso Logos creatore, verso cui tende, forse senza nemmeno
saperlo, il "terzo segreto" dei fisici.
Il primo ricco testamento ricco di
"trucchi divini", dice proprio questo, e i Vangeli si concentrano sullo
stesso salario dato ai lavoratori della prima e dell'ultima ora, in uno
dei tanti esempi.
La vita spirituale che si incarna nel
nostro quotidiano tributario del tempo ci fa scendere dal tempo per
guidarci, come un ciclone nel suo occhio, nell'istante dell'eternità.
Un teologo americano ha detto che
nell'Ortodossia tutti possono scoprire la loro santità nascosta. Come
comprende questa affermazione?
"Dio si fa uomo in modo che l'uomo si
faccia Dio", dicono i Padri sin dall'inizio del cristianesimo, con
sant'Ireneo di Lione e forse molto prima di lui!
L'antropologia cristiana è interamente
riassunta qui. Ma, a questo proposito, devo farle una confidenza. Padre
Eugraph Kovalevsky, a quel tempo divenuto il vescovo Jean de Saint
Denis, fu costretto a letto da un terribile dolore, di cui morì
quarantotto ore dopo; ma a una domanda finale che gli chiesi, di
argomento teologico, si sedette sul suo letto per rispondermi e
concludere con quello che percepii come il suo ultimo messaggio:
"Annick, l'antropologia cristiana non è ancora nata!". E questo grido
arrivò ad allargare la breccia con cui Nicolas Berdjaev aveva già
trafitto il mio cuore, un detto di questo grande cristiano in quasi
tutti i suoi libri ma soprattutto ne "L'uomo e la macchina" pubblicato
nel 1933 (Ed. Je Sers p. 51): "Non possiamo più accontentarci
dell'antropologia patristica, scolastica o umanista".
Il vescovo Jean ci ha lasciati, potrei
dire, in uno stato di "giubilo" che mi ha confidato poiché ho avuto la
grazia di vegliarlo durante la sua ultima notte tra noi; questo accadde
il 30 gennaio 1970, e nel luglio seguente, iniziai a scrivere il mio
primo libro, "le Symbolisme du corps humain". Quest'opera, cosa
che all'epoca ignoravo, era ed è tuttora la bozza di una nuova
antropologia cristiana; non ho smesso di svilupparla e approfondirla da
quella data, meravigliandomi ogni giorno di più, vivendo il "giubilo"
che mi ha trasfuso il mio maestro.
Per penetrare il mistero
dell'antropologia, nascosto nelle acque profonde dell'oceano delle
Scritture, non possiamo rimanere alla superficie, accecati dalla sua
schiuma.
Il patriarca Giacobbe si addormentò su
una terra chiamata Luz quando fece il sogno della scala – la parola Luz
significa "mandorla" – ha dormito sul guscio del frutto, ma il sogno lo
ha invitato a svegliarsi e a penetrare il frutto nel suo cuore; questo
cuore era simboleggiato dalla cima della scala dove si trovava il suo
Signore. Ogni essere umano è chiamato a diventare quel Signore di cui è
il seme. Questo seme è ciò che non abbiamo ancora capito della parola
ebraica Bassar tradotta come "carne", che nel secondo capitolo
della Genesi il Signore Dio suggella nel profondo del cuore di Adamo,
nel cuore di un'altra "costola" di Adamo (che non è mai stata una
costola!); questa parte è chiamata Ishah come moglie, Adamah come madre.
Questo lato femminile di tutti gli esseri
è oggi chiamato l'inconscio, ed è nel profondo di questo immenso
potenziale (abitato dagli animali selvaggi di cui ho parlato sopra) che
Dio sigilla questa carne che nella parola ebraica pronunciata Basser è il verbo "informare". Il seme contiene tutte le informazioni del suo divenire; e non si dice Bassorah la "Buona Novella dei Vangeli"?
Ogni essere umano porta in sé questo
seme; ma pochi lo sanno; e il seme rimane sterile (simbolo
dell'infertilità di molte coppie della Bibbia). Ogni essere umano è
invitato a passare dal suo stato animale alla sua natura divina. In
questo stato animale non è sbagliato dire che la carne è anche il corpo,
ma ciò non conferma il messaggio biblico.
"Voi siete dèi" (degli Elohim), dice Gesù
ai suoi detrattori, confermando così ciò che canta il salmista. Ciò che
è vero per ogni essere umano è anche vero per il collettivo, questo
grande Adamo che siamo e che oggi è scosso da un terribile caos per
passare dallo stato animale al risveglio della sua natura divina.
Più che santità, è alla sua
divinizzazione che l'uomo è chiamato! Perché l'uomo dovrebbe essere
inferiore all'uranio! La sua carne, come seme, il nucleo fondante del
suo essere, possiede una forza nucleare inimmaginabile, una forza di
risurezione! La trasfigurazione di un san Serafino di Sarov lo
testimonia.
Le sarei grato se potessimo
evidenziare la sua prospettiva sulla relazione tra l'Ortodossia e le
esigenze sociali dell'uomo contemporaneo, perché è un tema che, a mio
parere, dovrebbe essere di interesse per gli ortodossi.
Penso di averle detto abbastanza per
farle sentire quanto deploro, come lei, il silenzio dei cristiani in
generale e degli ortodossi in particolare, al centro del nostro attuale
caos. Coloro che potrebbero avere l'autorità di parlare forse non osano
farlo, ma autorità non significa necessariamente conoscenza.
Tra le leggi ontologiche ignorate, perché
il verbo ebraico le tiene segrete dietro il "velo" che i fisici
iniziano a sollevare, è quella che è l'oggetto della quinta piaga
d'Egitto; Deber è tradotto con "peste" e non è altro che la parola poi pronunciata Dabar,
che significa la "Parola" di Dio, ma anche una "cosa". Questo test
significa che ogni "cosa" staccata dalla "Parola" di Dio dalla quale
procede, crea la "peste". Ciò significa che tutte le costruzioni
mentali, organizzative, filosofiche, ideologiche, tagliate fuori dalla
Parola divina e quindi da qualsiasi valore ontologico, generano una
"peste" e sono destinate alla distruzione. Oggi tutte le politiche
mondiali tagliate fuori dalla Parola divina sono sotto scacco. Tutti i
partiti che affermano di avere una visione giusta delle cose vivono in
una relazione di potere e si escludono a vicenda. La giusta relazione
dell'Uno e del multiplo che scaturisce da questa stessa legge prima era
vissuta nelle monarchie, ma quando i monarchi vivevano in rapporti di
forza, sono crollati. Le nostre società fatte oggi di popoli che si
definiscono tagliati fuori dal divino e nominano un presidente della
loro stessa qualità, le cui decisioni vengono sistematicamente distrutte
dai partiti i cui non è espressione, queste società generano il caos
totale.
Al centro di essi, gli uomini colpiti da
un potere germinativo di cui non conoscono la qualità divina e che,
volendo uscire dal pozzo del loro essere, trovano il suo coperchio
sigillato, cadono tutti in malattie che la loro buona madre nazione si
esaurisce a guarire, o si fondono attraverso le fessure del pozzo verso
ideologie distruttive (vedi Daesh).
Ma se gli stati hanno eliminato la
religione, le religioni hanno la loro parte di responsabilità; sono
rimaste per lo più infantilizzanti, insegnando un Dio esterno all'uomo,
punitore, persino vendicativo e incolpante. Da questo sono stata
risparmiata da padre Eugraph, ma l'Occidente e l'Occidente cristiano
hanno privato il cristianesimo della sua universale qualità riducendo la
Persona di Cristo alla sua mera storicità; questo è essenziale, ma
Cristo è nel cuore di tutti gli uomini e la sua opera sulla terra li
abbraccia tutti dall'inizio alla fine dei tempi. Molti cristiani non
sanno cosa vuol dire vivere il battesimo dell'acqua, mentre uomini e
donne di altre tradizioni e che non ne vivono il simbolo, vi si
immergono in realtà con grande apertura di coscienza. La liberazione del
Golgota è per tutta l'umanità. La Chiesa non è ancora molto aperta a
ciò che Cristo dice quando parla del "compimento della legge": quello
dei tre battesimi: acqua-fuoco-cranio, di cui ho mostrato nel
"Simbolismo del corpo umano" che sono inscritti nel corpo, questa
"carne" rivolta all'esterno.
I cinesi li chiamano "campi di cinabro",
pelvico, toracico e cranico, e ancora altre tradizioni, ma tutte li
rivelano. Vi si trova la via della deificazione universale.
Questa ignoranza dimostra come
l'antropologia cristiana non sia ancora nata, come mi ha detto il
vescovo Jean. I cristiani non sono in grado di portare una voce
costruttiva al cuore delle nostre società oggi così disorientate! Gli
ospedali psichiatrici e le prigioni sono diventati i sostituti dei
luoghi di culto.
E così arriva il momento in cui Cristo
dirà alla donna samaritana: "Donna, credimi, verrà l'ora in cui né a
Gerusalemme né su questo monte adorerete il Padre... ma in spirito e in
verità; questi sono i veri adoratori che il Padre chiede".
Tutti sono chiamati ad andare
urgentemente verso il proprio santuario interiore, verso la propria vera
persona, unica e tutt'uno con tutti. Il futuro è per la regalità
interiore di ciascuno. Allora il collettivo saprà gestirsi da solo.
C'è un'altra legge ontologica che
denuncia la seconda piaga d'Egitto, quella dell'invasione di "rane che
salgono nella stanza del re", come dice il testo. Tsaphordaïm,
rane, è una parola che può essere letta: "l'ascesa della conoscenza".
Nella loro camera da letto re e regina hanno ognuno il proprio
smartphone; non comunicano più! In questo dramma, le conoscenze
tecnologiche sono acquisite per la sola volontà esterna, priva di
saggezza, poiché i nostri comitati etici sono composti da uomini e donne
di indiscutibile onestà e intelligenza, ma che non riescono a
raggiungere la saggezza insita nelle favolose scoperte delle scienze, se
non attraverso il sentiero interiore proprio di ciascuno. E non penso
che nessuno di loro sappia neppure di cosa sto parlando qui! Un giorno
fui chiamata, indirettamente, a portare un chiarimento, ma questo non è
stato riferito. Non voglio entrare ulteriormente su questo argomento
cruciale che ormai ha raggiunto le dimensioni comprese da Nicolas
Berdjaev quasi un secolo fa, quando ha detto nel libro citato sopra:
"Siamo all'inizio di un conflitto spaventoso tra la persona morale e la
civiltà tecnica, tra uomo e macchina". E inoltre: "un nuovo uomo deve
sorgere; e la sfida non è tanto quella di illuminare il suo rapporto con
chi lo ha preceduto, quanto di definire il suo atteggiamento verso
l'uomo eterno" (p. 44 e 45). Parlando di quest'ultimo, Berdjaev evoca il
dio che l'uomo deve diventare, il Signore di cui è il seme e che esiste
già, perché è eterno...
Per concludere, date le risposte alle
domande che mi ha posto, dirò che teologia e antropologia sono due facce
della stessa medaglia. Se i Padri della Chiesa sono stati i nostri
iniziatori alla contemplazione dei misteri divini, ora dobbiamo entrare
con urgenza in questo "mistico" di cui parla Massimo il Confessore; egli
ci invita con urgenza, per arricchire la teologia, a costruire
un'antropologia forte, aperta ai ricchi contributi delle scienze umane e
ai dati quasi mistici delle scienze fisiche dette quantistiche, che,
non si può negare, di avvicinano al mistero della divina Trinità.
Nessun commento:
Posta un commento