Elisabetta Cipriani citando Santa Suor Benedetta della Croce
"Non
accettate nessuna verità che sia priva di amore, né alcun amore che sia
privo di verità: l'uno senza l'altra diventa una menzogna distruttiva".
Edith Stein (Teresa Benedetta della Croce), Breslavia 12 ottobre 1891, Auschwitz 9 agosto 1942.
Adriano Frinchi palermitano come me
Io vorrei capire una cosa di questa città, delle sue autorità e dei suoi cittadini, che sono capaci di indignarsi e polemizzare su una discutibile opera di arte moderna esposta all’orto botanico ma non proferiscono una parola sui disgraziati che si facevano spaccare gli arti da criminali per poche centinaia di euro. Quando li facciamo i conti con il lato oscuro di questa città? Quando ci leveremo contro il degrado? Quanto ancora dormiranno le coscienze di fronte all’abisso morale in cui è precipitata questa città?
Ed ancora Elisabetta Cipriani
"Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini PER OPERA MIA!".
(Alexander Solzenicyn, 11 dicembre 1918 - 3 agosto 2008)
Ed ancora Adriano Frinchi
Un po' mi dispiace ma non mi sorprende che questo strano Paese che celebra tutto e tutti continui a dimenticare uno degli scrittori italiani più prolifici e di successo come Giovannino Guareschi. Oggi sono 50 anni che Guareschi non c'è più e forse non gli dispiace affatto essere dimenticato da un'Italia di cui aveva previsto la corsa nell'abisso di una maleodorante modernità.
Io però Giovannino non posso dimenticarlo perché non posso dimenticare i giorni dell'adolescenza passati sulle pagine dei suoi libri, quella tenera malinconia che mi prendeva dopo quelle letture e il desiderio di farmi anche io una passeggiata lungo l'argine del grande fiume insieme a don Camillo o di bere un bicchiere di lambrusco con Peppone, lo Smilzo e il Brusco.
L'ho capito solo col tempo che non desideravo quel posto dove "il sole picchia in testa come un martello d’estate e la nebbia cancella il mondo a pochi metri dal tuo naso, durante l’autunno" ma anelavo il "mondo piccolo" raccontato da Guareschi perché vi ritrovavo le stesse cose della vita normale: l’odio, la morte, il peccato, le liti. Con la piccola differenza che quel mondo era un mondo toccato dalla Grazia, a cui i protagonisti non si opponevano.
Quella Grazia di cui tutti noi abbiamo straordinariamente bisogno.
Edith Stein (Teresa Benedetta della Croce), Breslavia 12 ottobre 1891, Auschwitz 9 agosto 1942.
Adriano Frinchi palermitano come me
Io vorrei capire una cosa di questa città, delle sue autorità e dei suoi cittadini, che sono capaci di indignarsi e polemizzare su una discutibile opera di arte moderna esposta all’orto botanico ma non proferiscono una parola sui disgraziati che si facevano spaccare gli arti da criminali per poche centinaia di euro. Quando li facciamo i conti con il lato oscuro di questa città? Quando ci leveremo contro il degrado? Quanto ancora dormiranno le coscienze di fronte all’abisso morale in cui è precipitata questa città?
Ed ancora Elisabetta Cipriani
"Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini PER OPERA MIA!".
(Alexander Solzenicyn, 11 dicembre 1918 - 3 agosto 2008)
Ed ancora Adriano Frinchi
Un po' mi dispiace ma non mi sorprende che questo strano Paese che celebra tutto e tutti continui a dimenticare uno degli scrittori italiani più prolifici e di successo come Giovannino Guareschi. Oggi sono 50 anni che Guareschi non c'è più e forse non gli dispiace affatto essere dimenticato da un'Italia di cui aveva previsto la corsa nell'abisso di una maleodorante modernità.
Io però Giovannino non posso dimenticarlo perché non posso dimenticare i giorni dell'adolescenza passati sulle pagine dei suoi libri, quella tenera malinconia che mi prendeva dopo quelle letture e il desiderio di farmi anche io una passeggiata lungo l'argine del grande fiume insieme a don Camillo o di bere un bicchiere di lambrusco con Peppone, lo Smilzo e il Brusco.
L'ho capito solo col tempo che non desideravo quel posto dove "il sole picchia in testa come un martello d’estate e la nebbia cancella il mondo a pochi metri dal tuo naso, durante l’autunno" ma anelavo il "mondo piccolo" raccontato da Guareschi perché vi ritrovavo le stesse cose della vita normale: l’odio, la morte, il peccato, le liti. Con la piccola differenza che quel mondo era un mondo toccato dalla Grazia, a cui i protagonisti non si opponevano.
Quella Grazia di cui tutti noi abbiamo straordinariamente bisogno.
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