Colloco questa riflessione di Giuseppe Lampis "I fatali inciampi dell’ambizione per il potere"(https://www.atopon.it/i-fatali-inciampi-dellambizione-per-il-potere/) ben al di là e ben al di fuori della stessa notazione del blog "paroleortodosse" ..
L'igumeno del monastero di San Crispino patrono dei calzolai sito in territorio di "non expedit" ignoto alle mappe e non rintracciabile neppure con il sistema satellitare e neppure con l'individuazione astrofisica gradirà questa riflessione intervallando con essa la celebrazione cristiana e cristica delle liturgie e degli Offici
"La più insidiosa contraddizione cova in agguato là dove non ce l’aspetteremmo.
Correntemente crediamo che eroe e
imperium si connettano in un rapporto tanto stretto e necessario da non
potersi dare l’uno senza la corona dell’altro e che, in breve, il
dominio universale (l’imperium) competa al tipo dell’eroe per
immancabile premio.
Nulla di più tragicamente erroneo. L’imperium è una tentazione tanto seducente quanto esiziale per l’eroe.
L’eroe autentico sorge dal più assoluto
disprezzo per il tempo, la durata, la terra, la materia. Egli è
precisamente il risultato dell’emancipazione dal desiderio di potere
terreno. L’imperium è uno dei veleni di Circe. Il dominio è il dono più
ingannevole e fatale con il quale la grande madre terra alletta i più
abili e riottosi, volgendoli a servirla usando la loro stessa ambizione.
Il vero eroe non è, pertanto, Alessandro
bensì Cincinnato. Non è il Carlo V d’Absburgo padrone di possedimenti
distribuiti attorno al globo sì estesamente da consentirgli di vantarsi
che sul suo impero il sole non tramontava mai; è il Carlo che si ritira
in convento in Estremadura per l’ultimo inevitabile combattimento, in
cui si perde o si vince sé stessi.
Per questo, i sapienti hanno insegnato che lo sviluppo dell’eroe è l’asceta, non il politico.
Arjuna, sul campo della battaglia
definitiva, apprende direttamente da dio che non deve nutrire il minimo
interesse per gli effetti dei suoi atti. In tale modo, soltanto in tale
modo, si spezza la ferrea catena invisibile che trattiene l’uomo alla
terra e lo rende suo inconsapevole servo.
Non si può essere asceti senza essere guerrieri, ma a nulla vale essere guerrieri senza divenire nel tempo stesso asceti.
Il desiderio di gloria che accende il
guerriero autentico è ben altro dal desiderio di possedere terre. La
gloria è il lampo della trasvalutazione, la luce dell’istantaneità che
si è sottratta al ciclo del tempo, la xvarenah degli iranici.
E
infine non è certo la labile fama che sposta sugli altri il centro di
sé. La fama: un’altra astuzia della terra, quasi che per seppellire
l’eroe basti dimenticarlo.
_________________________________________________________________
Pólemos e il nulla. Filosofia della II guerra mondiale, 2004;
ebook 2014, Libro XI, pp. 441-443.
La seconda edizione elettronica è in via di pubblicazione.
Pólemos e il nulla. Filosofia della II guerra mondiale, 2004;
ebook 2014, Libro XI, pp. 441-443.
La seconda edizione elettronica è in via di pubblicazione.
Nessun commento:
Posta un commento