mercoledì 5 giugno 2024

L' imam Yahya Pallavicini Dove sono i fratelli del consolatore e del Salvatore? Dove sono i credenti nella Rivelazione del Dio Unico? Dov’è l’orientamento verso Gerusalemme?



https://www.sacrumetpolis.com/articoli/2024-06-03-il-consolatore-fratello-del-salvatore/


03/06/24 - Yahya Pallavicini, Membro del Muslim Council of Elders (Abu Dhabi) e dell’ICESCO (Rabat)


“Il Muslim Council of Elders (Consiglio Musulmano degli Anziani), presieduto da Sua Eminenza Dr. Ahmed al-Tayyeb, Grande Imam di Al-Azhar, ha condannato l'attacco israeliano dei campi di rifugiati palestinesi a Rafah, a sud della Striscia di Gaza, che ha provocato numerose vittime e feriti tra i civili. Nella dichiarazione, il Consiglio si è appellato alla comunità internazionale e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché intraprendano una seria e urgente azione, assumendosi le proprie responsabilità per porre fine all'attuale aggressione di Israele verso la Striscia di Gaza. Ha inoltre fatto appello per la riapertura del valico di frontiera di Rafah al fine di permettere gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

Il Muslim Council of Elders ha ribadito la sua posizione riguardo al fatto che il traguardo di una pace giusta e onnicomprensiva potrà essere raggiunto soltanto riconoscendo il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione e alla costituzione di uno Stato Palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale.” (WAM – Emirates News Agency, 28/05/2024).

In Italia, alcuni organi di comunicazione si soffermano sulle grottesche imprese di un imam anarchico che occupa un’aula universitaria per fare una predica antisemita o sulla arbitraria e diseducativa decisione unilaterale di un docente laico di esimere alcuni studenti musulmani dallo studio della Divina Commedia. Dall’estero, un collega di Sarajevo mi ricorda una circostanza che ha provocato lo stermino dei musulmani bosniaci e la distruzione delle loro case nella città europea di Prijedor. Ogni casa di ogni famiglia musulmana era stata contraddistinta da un velo bianco e ogni musulmano bosniaco era stato indotto a rivestire l’avambraccio da una banda bianca. “The Day of White Armbands”, il giorno delle bande bianche sul braccio, sembra ricordare in modo simbolico seppure asimmetrico, la circostanza biblica nella quale l’angelo della morte venne inviato da Dio in Egitto per punire l’ostinazione sacrilega degli abitanti pagani entrando nelle case che non erano state contrassegnate dal sangue di un sacrificio al Dio Unico. Forse ci ricorda anche l’altro insegnamento del vangelo dell’apostolo Matteo quando il delegato in Palestina dell’imperatore Cesare Augusto ordinò di uccidere tutti i neonati per timore che fosse nato un Re alternativo al suo potere.

L’ostinazione di non liberare gli ostaggi da parte di una organizzazione terroristica ha molto in comune con la corruzione del paganesimo degli antichi egizi che si ostinarono a non rispettare alcun negoziato, a non liberare gli ebrei e persino a rincorrere il loro esodo con l’esercito prima di naufragare nel Mar Rosso. L’ignoranza e la disobbedienza ai principi religiosi da parte di Hamas sembrano simili all’arroganza e alla decadenza di una classe di falsi sacerdoti che verranno sconfitti intellettualmente e spiritualmente dalla profezia di Mosè e di suo fratello Aronne. Sempre in misura asimmetrica ma con una sproporzione drammatica di vite umane assistiamo allo sterminio di un popolo accusato di essere complice e compiacente, ambiguo e colluso, una passiva copertura di un gruppo di terroristi oppure un “danno collaterale” di una guerra dell’esercito guidato dal primo ministro Netanyahu: bisogna distruggere tutto e uccidere tutti! Ma questo davvero provocherà la liberazione? Non possiamo proprio salvare nessun innocente, nessun giusto? Senza fede, speranza e carità, quale sicurezza e salvezza per le nuove generazioni in Israele?

Se Erode “il Grande” aveva ordinato l’uccisione dei neonati nel suo regno di Giudea, un altro delegato dell’impero pagano romano, il prefetto Ponzio Pilato, ha interpretato la sua funzione essendo complice con alcuni membri corrotti del sinedrio nella messa in scena di una libera scelta democratica: salvare un ladro popolare o salvare un salvatore benedetto? In pochi hanno risposto per il salvatore, in molti hanno gridato in favore del ladro.

Se avessero potuto studiare la Divina Commedia avrebbero scoperto i significati e i livelli dei linguaggi nel simbolismo di una vita come anticipazione di un viaggio ultraterreno. Se avessero seguito il profeta Mosè e suo fratello Aronne avrebbero realizzato la liberazione nell’esodo, una conversione e un’elezione spirituale che apre ad un nuovo ciclo. L’attesa Messianica non è quella manipolata da alcuni ex governatori in Iran o da alcuni moderni ideologi in Russia né tantomeno quella invocata da alcuni fanatici rabbini ultraortodossi o quella dimenticata tristemente da molti fedeli musulmani e vescovi cristiani.

In Europa, a Srebrenica, c’è un quadro con una scritta: UN United Nothing. Sembra un richiamo a non porre tutte le speranze soltanto sulle risoluzioni di un organismo internazionale che, in Bosnia, è stato complice e compiacente, ambiguo e colluso, con il tiranno di una milizia di guerriglieri serbi nell’esodo e nel genocidio dei musulmani. Cosa fanno i popoli, i credenti e i politici, abdicano alla loro responsabilità di cittadini, religiosi e amministratori per fare appelli giuridici e demandare la soluzione finale alle organizzazioni internazionali? Ai credenti ebrei, cristiani e musulmani in Occidente e in Oriente spetta il compito di credere con coraggio e umiltà in un salvatore autentico per tutti senza diventare un artificio o una cifra o una ragione o un diritto con cui associarsi e senza diventare un feticcio in contrapposizione al prossimo, contro l’altro credente e cittadino, facendo un utilizzo volgare ed esclusivo della propria forma o interpretazione religiosa. È questa antitesi ostinata, questa polarizzazione viscerale, a disgregare non soltanto l’intelligenza e la fede ma anche l’innocenza e la purezza della profezia e il santo deposito della tradizione, a ostacolare l’accesso alla fonte della Verità e dalla Pace. Dove sono i fratelli del consolatore e del Salvatore? Dove sono i credenti nella Rivelazione del Dio Unico? Dov’è l’orientamento verso Gerusalemme?

“Tra le brutali uccisioni e distruzioni israeliane, il cui ritmo è senza precedenti, e la dura posizione del governo sionista nel rimanere sordo a tutti gli appelli globali per fermare lo spargimento di sangue palestinese, l'Islamic World Educational, Scientific and Cultural Organization (ICESCO) ribadisce la sua condanna di questo comportamento barbaro, che ignora tutti gli appelli, senza che si veda la luce in fondo a questo tunnel di oppressione e ingiustizia.

L'ICESCO fa appello al mondo intero, compresi i leader politici, le organizzazioni internazionali e regionali e le istituzioni giudiziarie, molte delle quali hanno ancora una coscienza, e all'umanità intera, affinché si uniscano contro questo comportamento ostile di Israele, che sta portando il mondo in un'anarchia che non risparmierà nessun luogo o persona.

Inoltre, l'ICESCO rinnova con tutta fiducia il suo fermo e incrollabile sostegno al nostro popolo a Gaza, Rafah e in tutti i territori palestinesi, e condanna fermamente la politica in corso di distruzione dei campi di profughi inermi e sfollati senza riguardo per i bambini, che sono diventati bersagli deliberati di questi massacri, o per gli anziani, che non possono più trovare alcun rifugio dalla politica di distruzione dall'entità sionista, che deporta la popolazione di Gaza dalle proprie case e insegue i feriti a Rafah, ignorando le decisioni della Corte Internazionale di Giustizia e di altre aule della giustizia globale.” (ICESCO, 28/05/2024).

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mercoledì 20 marzo 2024

il testo dell'appello della comunità islamica italiana al Capo dello Stato.Stanchi di subire attacchi, chiediamo rispetto e protezione






Stanchi di subire attacchi, chiediamo rispetto e protezione”


È il mese di Ramadan, il più sacro per la comunità islamica mondiale, dove ci si raccoglie in preghiera e nella vicinanza a Dio. Ciononostante, ci troviamo di fronte all’ennesima campagna di odio, denigrazione e discriminazione verso la nostra comunità religiosa. 


Dopo i manifesti elettorali della Lega, che raffiguravano una donna completamente coperta dal Niqab - nell’intento di stigmatizzare tutte le donne musulmane con il pretesto del velo integrale e lo slogan “ in Europa hai gli stessi diritti di tuo marito” -  in queste ore, la comunità musulmana sta subendo l’ennesimo attacco ingiustificato, solo perché una scuola nel milanese, attraverso i suoi dirigenti, ha deciso di sua spontanea iniziativa, con il voto all’unanimità di chiudere per un giorno la scuola per la festa di fine Ramadan, avendo una cospicua presenza di alunni musulmani.


Un’iniziativa lungimirante che guarda all’integrazione e al dialogo interculturale ma che invece viene presa da un partito di governo, quale la Lega, per attaccare una intera comunità, dichiarando che tale iniziativa, cioè la festività di fine Ramadan abbracciata dall’istituto scolastico è un arretramento culturale, una minaccia all'identità italiana e ai suoi valori.


Ci chiediamo perché una nostra festa religiosa debba essere dichiarata come “un arretramento culturale”. Se questo linguaggio insultante non sia denigratorio e discriminatorio verso una intera comunità religiosa che è anche italiana. 


Le dichiarazioni della Lega, ancora una volta parlano di islamizzazione come una minaccia, con tono discriminatorio ed islamofobo, e l’evidente intento di minare la convivenza pacifica e rispettosa di una intera comunità, quella islamica pienamente integrata e partecipe nella crescita dell’Italia. 


Questo ennesimo attacco di un partito politico al governo, non è solo offensivo, che lede la reputazione di milioni e milioni di cittadini nel mondo  ma è ancora più  pericoloso perché si consuma in un attacco verso i nostri bambini e l’ambiente scolastico nel quale dovrebbero crescere nel rispetto reciproco.


Per questo, consapevoli di quanto la costituzione italiana garantista la nostra libertà di culto e riconosca quanto sia importante il rispetto delle minoranze, vogliamo rivolgerci al nostro Presidente Sergio Mattarella. 


Siamo stanchi di dover subire continuamente attacchi, discriminazione, narrazioni islamofobe contro la nostra comunità religiosa in silenzio solo perché minoranza. Diciamo basta alla strumentalizzazione della nostra fede per scopi elettorali. Basta soffiare sull’odio. Chiediamo rispetto e protezione perché ne va della nostra convivenza pacifica nel paese e della crescita educativa dei nostri figli che sono, a tutti gli effetti, figli e futuro dell’Italia.



Karima Moual, giornalista 


Abdelkarim Hannachi,  coordinatore dell'Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio in Sicilia


Ali Baba Faye, sociologo 


Mohammed Hashas, docente universitario 


Tahar Lamri, scrittore 


Zakaria Moufid, imprenditore 


Hassan Sabri, medico 


IlhamAllah Chiara Ferrero


Imam Yahya Pallavicini


Centro islamico culturale d’Italia. Grande Moschea di Roma 


Ucoii, Unione delle comunità islamiche in Italia


Coreis ( comunità religiosa islamica italiana) con il Presidente Abu Bakr Moretta


Comunità’ musulmana di Monfalcone: 

Centro culturale islamico Darus Salaam

Centro culturale islamico Baitus Salata


Associazione ItaliArabi


GIM, associazione giovani italomarocchini

mercoledì 28 febbraio 2024

In onore e memoria del Padre Theilard de Chardin ..La Terra di Domani




“Immaginiamo un gruppo di escursionisti partiti per una vetta difficile (…) possiamo immaginarci il gruppo diviso in tre. Alcuni rimpiangono di avere lasciato l’albergo (poi) decidono di tornare indietro. 
Altri non sono dispiaciuti per la partenza. Il sole brilla, la vista è bella. Ma perché salire più in alto? Non è meglio godersi la montagna dove ci si trova, in mezzo ai prati o nel bosco? E si sdraiano sull’ erba o esplorano i dintorni, aspettando l’ora del pic-nic. Gli ultimi, infine, i veri scalatori, non staccano gli occhi dalle cime che hanno deciso di raggiungere. E ripartono in avanti... Qui mi riferisco a quelli per cui la vita è un’ ascensione e una scoperta. Per gli uomini che formano questa terza categoria. non solo è meglio essere che non essere, ma c’è sempre la possibilità – ed è l’unica che interessi – di diventare qualcosa di più. Per questi conquistatori appassionati d’avventure, l’essere è inesauribile – non alla maniera di Gide, come un gioiello dalle mille sfaccettature, che si può girare in tutti i versi senza mai stancarsene, ma come un ,fuoco di calore e di luce, al quale è possibile avvicinarsi sempre più. Si possono canzonare questi uomini, trattarli da ingenui o trovarli noiosi. Ma dopo tutto sono loro che ci hanno fatto, e che preparano la Terra di Domani. .


http://www.francescoocchetta.it/wordpress/?p=61224

lunedì 19 febbraio 2024

Claudio Tabacco :fraterna y subversiva Eucaristía.(stralci di immediata personale risonanza)



dalla bacheca facebook di Claudio 


intera riflessione in

https://www.facebook.com/cldtabacco/posts/pfbid02NmT1Je9AKECwEstkBYefBzz5YvukPcRcB9RtRhu312kJdL3iQNxzx1eNSTVbUGMsl


Non c’è “Divina Eucarestia”senza prendere le mani le une degli altri e prendere le Tue mani unendole alle nostre mani. 

Non c’è “Santa Cena” se non c’è la mensa condivisa con i poveri, gli esclusi, le escluse. 

Non c’è “Cena del Signore”se non siamo come i chicchi del grano del mais che si fondono in un unico pane. 

Non c’è nulla se quel vino non ci pro-voca ad essere “sangue puro” che lava la sozzura. 


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Gesù crocefisso da un potere che poi lo ha fatto dio Mi cuerpo es comida il mio corpo è cibo

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Le masse e peggio le masse individualizzata, che sono le masse post-moderne, sono creta inerte nelle mani meccaniche della Megamacchina ed occorre dirlo con assoluta chiarezza le Chiese sono complici di questa subordinazione e di questa Passività non nel senso ottocentesco e novecentesco di alienazione in un illusorio e fiabesco aldilà, ma nell'essere parte del “Progetto Culturale” dell’Iper-oggetto Sociale facendo propri la sua Agenda ed i suoi Temi.


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La tematizzazione teologica della Morale sessuale, la costruzione della Teologia del Popolo (ma la Teologia della Liberazione rimane scomunicata) la discussione sacramentale, la stessa questione dell’ammissione delle donne al ministero ordinato non sono altro che costruzioni per eludere il ruolo che Gesù assegna alla Chiesa in coerenza con la Profezia di Isaia: annunciare la Buona Notizia della Liberazione ai Poveri, la Gloria di Dio in Matteo avvolge gli emarginati, gli assassini ed i briganti fuggiti nel deserto e diventati pastori. Non una chiesa povera per i poveri ma una Chiesa Serva e Povera dei Poveri. Tutto il resto è Teologia dell’Impero

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. Se i poveri in Südamerica si cibano di pane di mais o di orzo la Cena del Signore avrà pane di mais sulla mensa condivisa, se in Asia il cibo dei negati è il riso bollito la Santa Cena avrà sulla mensa condivisa il riso bollito così in Africa sarà sempre e comunque il cibo degli ultimi perché loro è la Chiesa, loro è la mensa condivisa. Tutto il resto è Teologia dell’Impero allora sarebbe più onesto regredire alla Teologia Tridentina.

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Lo Spirito di Dio oggi soffia in territori inaspettati e per bocca di uomini e donne lontanissimi da ogni forma di religione



venerdì 8 dicembre 2023

Dalla Professoressa Elisabetta Cipriani una meditazione sull'icona"La Madonna Sistina", noto anche come "La Madonna a Treblinka", è un racconto dello scrittore ebreo russo Vassilij Grossman

"La Madonna Sistina", noto anche come "La Madonna a Treblinka", è un racconto dello scrittore ebreo russo Vassilij Grossman che poté vedere la luce solo con la perestrojka (l'autore era morto nel 1964). Riassumerlo è svilirlo, si può dire solo: cercatelo. A Grossman, l'agnostico, l'ebreo Grossman, il volto di Maria in questo quadro ricordava quello delle madri a Treblinka nella loro angosciosa dignità e consapevolezza della croce (allo stesso modo, il volto del Bambino esprimeva a suo dire quello dei bimbi del lager precocemente adulti). 

Per il suo sguardo, scriveva, "noi conserviamo la fede che la vita e la libertà siano una cosa sola e non vi sia nulla di più alto dell'umano nell'uomo". 

La conserviamo, probabilmente, perché qualcosa di consustanziale in noi è sempre aperto al desiderio, al mistero, alla fiducia che una creatura possa passare attraverso il fango del mondo restandone, ciononostante, immacolata.


Elisabetta Cipriani 

https://www.facebook.com/elisabetta.cipriani.10/posts/pfbid0FTM296MgSx1m3Rd7W11hQNysCb5vsC1ADcHtVgGD12nHv9opc2XGwzRFhYQchuxsl






martedì 7 novembre 2023

J. L. Borges: La sentenza




Quella notte, all’ora del Topo, l’imperatore sognò di essere uscito dal suo palazzo e di passeggiare nell’oscurità del giardino, sotto gli alberi in fiore, quando qualcosa si inginocchiava ai suoi piedi e gli chiedeva protezione.

L’imperatore gliela accordava. Il postulante diceva di essere un drago e che gli astri gli avevano rivelato che il giorno seguente, prima di notte, Wei Ch’eng, ministro dell’imperatore, gli avrebbe tagliato la testa. Nel sogno, l’imperatore giurava di proteggerlo. Al risveglio, l’imperatore chiese di Wei Ch’eng. Gli dissero che non era a palazzo; l’imperatore lo fece cercare e lo tenne occupato tutto il giorno affinché non uccidesse il drago, e verso l’imbrunire gli propose di giocare a scacchi. La partita si protraeva, il  ministro era stanco e si addormentò. Un boato scosse la terra. Poco dopo irruppero due capitani che trascinavano un’immensa testa di drago intrisa di sangue. La gettarono ai piedi dell’imperatore e gridarono: 


«È caduta dal cielo». Wei Ch’eng, che si era svegliato, la guardò perplesso e disse: «Che strano, ho appena sognato di uccidere un drago come questo».  


Wu Ch’eng-en (1505-1580 ca)




***
Jorge Luis Borges

«Uno dei molti piaceri che la letteratura può offrire è il piacere della narrazione. Questo libro intende proporre al lettore alcuni esempi di tale genere, relativi ad avvenimenti sia immaginari che storici. Abbiamo quindi interrogato testi di nazioni e di epoche diverse, senza trascurare le antiche e generose fonti orientali. L’aneddoto, la parabola e il racconto trovano qui ospitalità, a condizione che siano brevi. In questi brani sta, osiamo ritenere, l’essenziale di ciò che è narrazione; il resto è episodio illustrativo, analisi psicologica, felice o inopportuno ornamento verbale. Ci auguriamo, lettore, che queste pagine divertano te come hanno divertito noi». Il libro in questione è Racconti brevi e straordinari di Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares che firmano nel luglio 1953 la citata introduzione. Due autori che si sono divertiti a curare un’antologia di brani provenienti da una straordinaria varietà di opere, non esitando a introdurre graziose falsificazioni e spudorati lemmi bibliografici e apocrifi, arrivando – a volte – ad attribuire le opere ad autori inesistenti, quando in realtà l’autore era lo stesso Borges

lunedì 3 aprile 2023

Milan Kundera compie 94 anni. L’autore del romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere” è nato infatti il 1° aprile 1929 a Brno, all’epoca in Cecoslovacchia (oggi in Repubblica Ceca).




https://www.filodiritto.com/milan-kundera-una-leggenda-vivente

Nel 1975 emigrò volontariamente in Francia, ove ha insegnato alle Università di Rennes e di Parigi. Nel 1979 gli fu tolta la cittadinanza cecoslovacca dopo la pubblicazione de “Il libro del riso e dell'oblio”, un romanzo scritto in sette parti, “in forma di variazioni”come scrisse l’autore. Il regime, che già da tempo aveva vietato le sue opere, non gradì lo scritto, iniziando proprio dalle seguenti prime battute che riportano un fatto vero:

Nel febbraio 1948 il dirigente comunista Klement Gottwald si affacciò al balcone di un palazzo barocco di Praga per parlare alle centinaia di migliaia di cittadini che gremivano la piazza della Città Vecchia. Fu un momento storico per la Cecoslovacchia. Un momento fatale, come ce ne sono uno o due in un millennio. Gottwald era circondato dai suoi compagni e proprio accanto a lui c'era Clementis. Faceva freddo, cadevano grossi fiocchi di neve, e Gottwald era a capo scoperto. Clementis, premuroso, si tolse il berretto di pelliccia che portava e lo posò sulla testa di Gottwald. La sezione propaganda diffuse in centinaia di migliaia di esemplari la fotografia del balcone da cui Gottwald, con il berretto di pelo in testa e il compagno a fianco, parlava al popolo. Su quel balcone cominciò la storia della Cecoslovacchia comunista. Dai manifesti, dai libri di scuola e dai musei, ogni bambino conosceva quella foto. Quattro anni dopo Clementis fu accusato di tradimento e impiccato. La sezione propaganda lo cancellò immediatamente dalla storia e, naturalmente, anche da tutte le fotografie. Da allora Gottwald, su quel balcone, ci sta da solo. Lì dove c'era Clementis c'è solo la nuda parete del palazzo. Di Clementis è rimasto solo il berretto che copre la testa di Gottwald.