sabato 15 gennaio 2022

Il Quinto Vangelo. di Rainero La Valle- maggio 2020




https://pietrevive.blogspot.com/2020/05/in-quel-tempo-di-raniero-la-valle.html


IN QUEL TEMPO

In quel tempo c’era stato un editto del governo per il quale nessuno si doveva baciare, certe regioni avevano mandato i malati fuori dai loro ospedali e i morti spedito ad altri cimiteri e c’era stato anche un concordatino tra Stato e Chiesa, a prova del fatto che nessuno voleva limitare la libertà di culto. Esso dettava minuziose norme sulla celebrazione delle messe: queste, come era noto ai contraenti, sono il modo simbolico (e per i teologi anche reale) in cui viene rappresentata quella cena in cui il Signore Gesù spezzò il pane lo scambiò con i suoi discepoli e lavò loro i piedi. Ma con le regole di oggi e perché il simbolo mantenga la sua verosimiglianza con l’evento, occorrerebbe  che Gesù avesse parlato attraverso la mascherina, avesse spezzato il pane con i guanti, lo avesse non dato nelle mani ma fatto balzare nei piatti dei Dodici, si fosse dimenticato di versare il vino, avesse lavato i piedi agli apostoli stando a distanza magari con una lunga spugna o, ancor meglio, non glieli avesse lavati affatto. E quanto a Leonardo da Vinci avrebbe dovuto dipingere una tavola di tredici metri uno per commensale o più se alla cena fosse stato ammesso qualche altro ospite contato.

Basta questo per dire come quello dovesse essere un tempo del tutto straordinario e anzi di profondissima crisi. In effetti c’era, rubando per sè tutta la scena, la crisi sanitaria suscitata dalla pandemia. Ma c’era anche la crisi dell’intero sistema globale che l’aveva provocata e incrudelita, la crisi del denaro creduto onnipotente ma prigioniero per altri scopi che non quello del bene comune e di altre persone che non quelle che con la fatica e il lavoro lo moltiplicavano sulla terra. E c’era una crisi nella Chiesa, perché non si era mai visto un Vangelo svelato ogni mattina al mondo da Santa Marta, un Vangelo che si pensava già saputo e risaputo e che invece giungeva come nuovo, come uno scoop; e per molti nella Chiesa quello appariva un discorso troppo duro tanto da non volercisi immischiare, o anche da volersene andare o magari, invece di andarsene, imperversare con i loro attacchi e distruggere.

Dunque un tempo di crisi. Ma forse era anche il tempo di un’altra cronologia, il tempo atteso, quello promesso in cui tutto sarebbe cambiato, un principio di vita nuova non più circoscritto al tempio di Gerusalemme né trattenuto nelle sue mura né imprigionato dal suo muro postumano e dai mille altri muri di separazione sparsi nel mondo. Il tempo è questo aveva detto Gesù alla Samaritana, il tempo è questo, stava scritto in testa al sito di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” e questa era la profezia di tutta la Chiesa.

Se dunque si incrociavano due tempi, quello atteso e quello della crisi, anche i segni del tempo apparivano contrastanti, segni di tormenta e segni di aurora.

Ma se davvero era quello un tempo così speciale, un duplice tempo, un tempo da cambio d’epoca, ci voleva una risposta straordinaria per accoglierlo, per lavorarlo, per viverlo. E per affrontarlo ci voleva una Chiesa profondamente rinnovata, quale mai era stata pensata dopo il tempo delle origini.

Essa era cresciuta e aveva preso la fisionomia attuale in un’altra epoca, detta di “cristianità” che ormai era finita e anzi licenziata. La riforma di cui essa aveva bisogno andava ben oltre il matrimonio dei preti e i ministeri femminili, ma in quello stato di cose la Chiesa questo non lo poteva fare. A compiere l’opera doveva essere il pontificato e la Chiesa di Francesco, in continuità col Concilio. Ma papa Francesco, mentre realizzava la riforma più radicale che è la pubblicazione del Dio ancora inedito, nella riscoperta trasfigurante della persona del Padre, ha spiegato da Santa Marta che dentro questa crisi, della Chiesa e del mondo, non era possibile fare i cambiamenti che pure si vorrebbero. Come dice un proverbio della sua Argentina, “quando passi un fiume non cambiare cavallo”: in tempi di pace si possono fare miracoli, come dicono gli Atti degli Apostoli, ma quando c’è la crisi e la gente non regge le parole di vita e se ne vuole andare, tanto che Gesù chiese agli apostoli se se ne volevano andare anche loro, non bisogna sfidarla con la necessaria discontinuità.

Ma allora se non era la Chiesa e neanche le religioni stabilite che potevano operare il cambiamento in quel tempo di crisi, chi doveva e poteva farlo perché il tempo nuovo caricasse le vele? Era il mondo che doveva farlo, lui era il soggetto della liberazione, l’umanità tutta intera, il popolo di Dio nella sua dimensione più ampia che abbraccia tutta la Terra. Questo è il popolo amato dal Padre e chiamato alla salvezza, il popolo di Dio, dentro e fuori le Chiese, di ogni denominazione e senza denominazione. È il vasto popolo del mondo che non ha un suo nome che lo distingua, come è dei Greci o degli Spagnoli, perché il suo nome sarebbe quello di Dio, ma il nome di Dio non è esprimibile in termini umani. Perciò i musulmani invocano i 99 bei nomi di Dio ma non giungono all’ultimo, perciò nell’ebraismo esso è nascosto nel tetragramma sacro, perciò nel cristianesimo non c’è altro nome al di sopra del nome di Gesù, perché il nome di Dio è il suo stesso essere, “Io sono”. Perciò non si può nominare il nome di Dio invano, perché nessuno possa appropriarsene per distinguersi gli uni dagli altri. Non si può spartire. Si può essere buddisti, confuciani, animisti, maomettani, anche cristiani, ma col nome di Dio nessuno si può far differenziare. La tunica non si divide.

Ma in che modo il popolo di Dio che è l’umanità tutta intera poteva e può farsi protagonista dell’avvento del tempo nuovo?

La formula è semplice: convertitevi e credete al Vangelo, è l’invito rivolto da Gesù alle folle all’inizio della sua predicazione.  Ma quale Vangelo? Per noi i vangeli sono i quattro ben noti, di Marco, Matteo, Luca e Giovanni, ma c’è anche un quinto vangelo, il vangelo di Gesù. Naturalmente è lo stesso Vangelo, e quello di Gesù è contenuto e anche nascosto negli altri quattro. 

Ma c’è una differenza: i quattro Evangelisti parlano di Gesù, e questi

sono i pilastri su cui è costruita la Chiesa; il quinto vangelo, il Vangelo di Gesù parla del Padre, e anche quando parla di sé lo fa per far vedere il Padre e lo rivela, ne fa l’esegesi come Padre e pastore di tutti senza discriminazione di lingua di religione o di peccato.

Il Vangelo di Gesù è dunque un Vangelo non denominazionale e ad esso davvero possono convertirsi tutti i popoli della Terra: paternità, fraternità, grazia di Dio, tutto, tutto, come diceva papa Giovanni nel suo discorso della luna. E pace, mitezza, servizio ai poveri, pane spezzato, lavoro non schiavo; e come pastori, dice Francesco, non solo i ministri del culto ma i medici, i governanti, e le donne, anello più alto della congiunzione tra uomo e natura.

Papa Francesco è all’incrocio di questi processi: conversione della Chiesa nel rinnovato annuncio del vangelo di Gesù sul Padre e conversione del mondo nell’apertura al vangelo narrato da Gesù anche senza conoscerlo o magari scoprendone nei cristiani la memoria al loro spezzare il pane.

In ciò forse consiste il mistero Bergoglio. Si parlò ai tempi del Vaticano secondo di un “mistero Roncalli”, perché senza mai averci pensato prima, aveva indetto il Concilio per mettere a nuovo la Chiesa. Ora il mistero Bergoglio, la sua missione di papa sembra essere quella di mettere a nuovo il mondo. In questo c’è la vera continuità con Francesco d’Assisi. Francesco ebbe la visione che dovesse restaurare la Chiesa. Fu interpretato che dovesse restaurare la chiesa di san Damiano, poi che dovesse restaurare la Chiesa romana. Ma lui non la prese così; il suo vero orizzonte fu il servizio a tutte le creature, fu il restauro del mondo, anche in nome di un Vangelo, quel quinto vangelo, ai più sconosciuto. Per questo si spogliò delle armi della crociata, e per questo andò dal Sultano. Dopo di ciò “pace e bene” è stato l’augurio uscito da milioni di bocche.

Papa Francesco è in questa linea di successione. Predica il vangelo di Gesù, ossia il vangelo sul Padre; vorrebbe, a saperle, dire le parole corse sulla strada di Emmaus, quando era Gesù a spiegare le Scritture ai discepoli. E nel far questo nello stesso tempo indica e promuove la restaurazione del mondo. Nella giustizia. È come se respirasse con due polmoni, quello del popolo della Chiesa e quello del popolo del mondo, la diastole e la sistole di un unico cuore da cui procede un unico respiro; la Chiesa dei santi, dei richiedenti asilo nel Regno, e quella degli uomini tutti, la vera Chiesa.

Sarà questa la nuova “cristianità”, che non avrà questo nome, e anzi alcun nome, perché non si può né possedere né spartire il nome di Dio? Perché la secolarizzazione è irreversibile.


Raniero La Valle

mercoledì 12 gennaio 2022

I Messaggi per il Natale dei Vescovi delle Chiese Ortodosse PREMESSA

 



PREMESSA 


Ogni anno e dal 2008 ho pubblicato i messaggi dei Vescovi delle Chiese Ortodosse nelle loro variegate articolazioni. Ho pubblicato i messaggi relativi alle Chiese che una volta definivano se stesse come canoniche e che oggi, alla luce  della questione ucraina e dei suoi esiti, definire canoniche in comunione reciproca. è assolutamente ridicolo con modalità di insignificanza.

Ho anche pubblicato qualche volta in messaggi dei Vescovi  delle chiese ortodosse definite non canoniche dalle chiese sopraindicate con un'aggettivazione che, ben prima della questione ucraina, negli ultimi  sette anni mi ha infastidito. Avevo scelto per me stesso, prima della  questione ucraina, di rivolgermi ai fratelli e alle sorelle di queste chiese e in particolare al Padre Daniele Marletta come fratelli e sorelle di Chiese ortodosse non in comunione.

Oggi sorge spontanea la domanda: non in comunione  rispetto a chi ? 

Alla fine delle celebrazioni del Santo Natale in tutti i calendari in uso nelle articolazioni ecclesiali  cristiano ortodosse  ho deciso di pubblicare solo e soltanto

1) i messaggi dei Vescovi primati delle Chiese Ortodosse occidentali  de la communion des Eglises orthodoxes occidentales, chiese da nessuno riconosciute come ortodosse ed occidentali nel rito e in tutto quanto il calendario compresi santi e sante della tradizione occidentale post separazione. Tali chiese nascono avendo come riferimento  l'opera e la predicazione del Vescovo Jean de Saint Denis (Eugraph Kovalevsky.)

http://luceortodossamarcomannino.blogspot.com/2015/11/lecof-biografia-di-una-chiesa-incompresa.html

Alla  communion des Eglises orthodoxes occidentales fanno riferimento le seguenti chiese ortodosse occidentali  L’Église Orthodoxe Celtique», «l’Église Orthodoxe Française» et «l’Église Orthodoxe des Gaules»,mentre la più antica Chiesa Ortodossa Occidentale l'ECOF di cui al link precedente vive in autonomia e del cui Vescovo primate pubblicherò il messaggio 

2) pubblicherò  il messaggio della Chiesa dei veri cristiani ortodossi (cfr Padre Daniele Marletta)

3-il messaggio del Patriarca Theodoros  della Chiesa Copta Ortodossa.

4-l'omelia del Papa di Roma alla Santa Messa di Natale 

Palermo il 12-01-2022. (12-01-1969 – I Led Zeppelin pubblicano il loro primo album)

Padre Giovanni Festa 


sabato 1 gennaio 2022

01-01-2022. Benedetto Croce e il Veni Creator Spiritus



L’11 marzo 1947 Benedetto Croce esortò l’Assemblea Costituente della nuova Italia a elevare un’implorazione allo Spirito Santo con le parole (così disse) dell’«inno sublime» Veni creator Spiritus.
-  Era una proposta inattesa, tanto più che proveniva da un «laico». Ed era una proposta illuminata: richiamava a tutti la solennità e la rilevanza del momento, suggerendo addirittura di cogliere una certa «sacralità» immanente nell’impresa che si stava affrontando; «sacralità» se non altro nel senso di una prospettiva doverosamente più alta dei pensieri e degli interessi politici, sociali, economici, che parevano occupare in quel contesto l’animo della generalità dei presenti.


http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4062




Veni, creator Spiritus,

mentes tuorum visita,

imple superna gratia,

quae tu creasti pectora.


Qui diceris Paraclitus,

donum Dei altissimi,

fons vivus, ignis, caritas,

et spiritalis unctio.


Tu septiformis munere,

dextrae Dei tu digitus,

tu rite promissum Patris,

sermone ditans guttura.


Accende lumen sensibus,

infunde amorem cordibus,

infirma nostri corporis

virtute firmans perpeti.


Hostem repellas longius

pacemque dones protinus;

ductore sic te praevio

vitemus omne noxium.


Per Te sciamus da Patrem

noscamus atque Filium,

te utriusque Spiritum

credamus omni tempore.


Deo Patri sit gloria,

et Filio, qui a mortuis

surrexit, ac Paraclito,

in saeculorum saecula.


Amen.


https://it.wikipedia.org/wiki/Veni_Creator_Spiritus


https://www.youtube.com/watch?v=72qoEaZCxvg


https://www.youtube.com/watch?v=cDhYGdK0KQg

mercoledì 29 dicembre 2021

Sara Cassandra: "chiedo sempre all’idraulico sulle perdite di senso” **



-Ho un forte senso di irrealtà. Mi pare che ogni cosa intorno si dissolva al pensiero e perda di senso...

disse una ragazza. 


- È il nirvana!

disse un filosofo orientale. 


- È il nichilismo! 

disse un filosofo occidentale. 


- È l’ipoglicemia!

disse un diabetologo. 


- È la dissociazione! 

disse uno psichiatra. 


- È un’assenza epilettica!

disse un neurologo. 


- È la scoperta della realtà olografica!

disse un fisico teorico. 


- È un effetto collaterale!

disse un bugiardino. 


- È la droga! 

disse un commentatore di youtube. 


- È il vaccino!

disse un fervente novax. 


- È il covid!

disse un fervente sìvax. 


- È la fame! 

disse una nonna. 


- È un inganno del diavolo!

disse un esorcista. 


- È la morte!

disse Taffo. 



Non è niente di tutto questo, ed è tutto questo. Una convinzione. O una convenienza


Sara Cassandra

https://www.facebook.com/sara.cassandra.3/posts/10224483396626253


** la frase "chiedo sempre all’idraulico sulle perdite di senso”" è  un commento al post  su fb di Sara da parte di Massimiliano Tognetti. Frase che  Sara  accoglie come "splendida"

martedì 28 dicembre 2021

La Corte russa ordina la chiusura di «Memorial», la più antica Ong del Paese per la difesa dei diritti umani

https://www.open.online/2021/12/28/russia-chiude-memorial-ong-diritti-umani/


La decisione è arrivata il giorno dopo la condanna a 15 anni di carcere del presidente storico dell’organizzazione, Yuri Dmitriev *


Memorial, la storica Ong russa che opera in difesa dei diritti umani, è costretta a chiudere. È stato deciso oggi, 28 dicembre, dalla Corte suprema russa, che ha ordinato la chiusura dell’organizzazione ai sensi della controversa legislazione sugli «agenti stranieri», che bolla le organizzazioni che ricevono fondi dall’estero e le loro azioni come contrari agli interessi della Russia. Come riportato dal Guardian, nella sua sentenza il giudice ha nominato «ripetute» e «consistenti» violazioni della legge russa. Una posizione che Memorial ha definito politicamente motivata. La decisione è arrivata il giorno dopo la condanna a 15 anni di carcere del presidente storico dell’associazione, Yuri Dmitriev, famoso per le sue scoperte sulle vittime dello stalinismo. Un colpo durissimo per l’associazione, che è nata alla fine degli anni ’80 per documentare le repressioni politiche condotte dall’apparato dell’Unione Sovietica, creando un database delle vittime del Grande Terrore e dei gulag. Tra i suoi attivisti, Memorial ha annoverato anche il premio Nobel per la pace, Andrei Sakharov. L’autorità giudiziaria russa ha descritto l’organizzazione come un’arma geopolitica usata dai governi stranieri per impedire ai russi moderni di provare orgoglio per i risultati raggiunti dall’Unione Sovietica. Questi argomenti si allineano con la visione del Cremlino sulla storia, in particolare con la sensazione che gli alleati occidentali non abbiano ricompensato l’Unione Sovietica per il suo ruolo nella sconfitta della Germania durante la seconda guerra mondiale.


*L'Ansa , a tal proposito, così scrive

"Ieri il responsabile di Memorial, Yury Dmitriev, uno dei maggiori storici dei Gulag, ha visto aumentare da 13 a 15 anni la sua condanna in un controverso processo per presunti abusi sulla figlia adottiva"


La giudice della Corte Suprema Alla Nazarova condanna Memorial 


https://www.repubblica.it/esteri/2021/12/28/news/russia_corte_chiude_memorial_ong_diritti_umani_stalin_sakharov-331894887/?ref=RHTP-VS-I270681069-P18-S6-T1



Cancel culture in salsa russa: Putin cassa la storia dei gulag

La Corte Suprema ha chiuso l'ong Memorial, custode della memoria del terrore staliniano

Parte dell’orgoglio russo si fonda sulla propria storia, il passato glorioso di quando erano una grande Unione Sovietica. Attraverso la sua attività, Memorial è entrata in conflitto con questa visione.


https://www.huffingtonpost.it/entry/cancel-culture-in-salsa-russa-putin-cassa-la-storia-dei-gulag_it_61cb253ce4b0bcd2194dfe43?utm_hp_ref=it-homepage

giovedì 23 dicembre 2021

Adesso che sono (ultra) settantenne me ne infischio.





https://ineziessenziali.blogspot.com/2021/11/detti-e-contraddetti.html


L’uomo propone e Dio dispone, diceva mio padre. Con Dio intendeva la vita perché in Dio non credeva. Non si sprecava a specificarlo. Che pensassero quello che volevano.


Chi ha più intelligenza la usi, mi diceva quando gli sottoponevo un problema inter sororale.

È così che ho cominciato a pensare di avere una “più intelligenza”. Mio padre lo vedevo poco. Ci vedevamo poco. La differenza stava nel fatto che a me dispiaceva e a lui no.

Di conseguenza ho poi sposato un uomo che amavo più di quanto mi amasse. 

Un’altra conseguenza è stata che ho pensato presto di avere una “più intelligenza”. Lo penso ancora. La fregatura nell’essere quella con più intelligenza è che per usare la tua “più intelligenza” nei rapporti umani devi portarti appresso anche la pazienza, la tolleranza, l’indulgenza e persino un po’ di masochismo.

Secondo me gli stupidi vivono meglio.


Mio padre diceva anche: La gentilezza dei modi compra tutto e costa niente. Lui però non perdeva tempo a usare la gentilezza. Si prendeva quello che voleva e amen.

Comunque è falso, non solo la gentilezza dei modi non compra tutto, ma costa pure cara.

Lo so perché ho tentato di applicare il suo detto. Adesso che sono ultra settantenne me ne infischio.

È uno dei privilegi di noi vecchi e me lo tengo stretto.


Tardar può, venir deve è un altro dei precetti paterni. È come quella faccenda di sedersi sulla riva del fiume in attesa del nemico, solo che non c’è bisogno di sedersi sulla riva di un fiume. Pensa solo all’umidità. 

Invece se dai retta a mio padre mentre il nemico tarda tu ti fai la tua vita.

Dei detti di mio padre questo è l’unico che mi ha dato soddisfazioni. 

Effettivamente ci sono rivincite che tardano ad arrivare, ma poi arrivano, è garantito. E anche l’artrosi tarderà. 


Non vorrei che vi faceste una cattiva idea di mio padre. Era pieno di qualità, davvero, ma riteneva di avere il diritto di vivere. A me piaceva. Ce ne fossero altri così. 


*****


Prima di addormentarmi penso che di giornate come questa è fatta la vita. Punti che alla fine, se abbiamo avuto fortuna, sono congiunti da una linea. Ma penso anche che possono disgregarsi in un accumulo insensato di tempo passato, e che solo un costante, fermo sforzo dà senso alle piccole unità di tempo in cui viviamo... Christa Wolf

domenica 12 dicembre 2021

Giampiero. Tre Re- ORAZIONE PER UNA CHIESA PIÙ PICCOLA

 

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Premessa 


Pubblico a puntate le proposte di orazione e di meditazione  per una Chiesa più piccola dalla bacheca fb del mio caro amico e fratello in Cristo  Giampiero Tre Re 

Condivido , a partire dal quel che mi resta dentro di casa mia ecclesiale, nel profondo del  mio cammino, ormai in mare aperto senza  alcuna ciambella di salvataggio e a pelo d'acqua, le meditazioni di Giampiero. 

Un'unica personale notazione: io avrei scritto orazione per una piccola chiesa. 

Un Grazie a Giampiero del cui sacerdozio si ricordi il Signore Dio nel suo regno ignora ora e sempre e nei secoli dei secoli 

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Cara Valentina,
ti scrivo questa lettera aperta a proposito dell'invito, da te a più riprese rivoltomi, di intervenire su temi come l'etica sociale, sessuale, l'educazione, attraverso gli organi ufficiali diocesani di Palermo, come il sito www.tuttavia.eu dell'ufficio di pastorale della cultura. Più che declinare l'invito, con questa lettera vorrei spiegare perché non posso accettare.
Gli intellettuali cattolici di questa città, che amano pensarsene come l'élite ecclesiale, hanno sostanzialmente omesso di fare i conti con la lezione cristologica e storico-salvifico del martirio di Puglisi. In particolare (con la sola eccezione di Aldo Naro) la comunità teologica accademica che ha fondato e guidato la facoltà teologica di Sicilia, da cui si estrae l'episcopato attualmente alla guida delle diocesi di mezza Sicilia e continua a formare i giovani preti e il laicato "impegnato" di Palermo, sembra tuttora inconsapevole delle gravi responsabilità del modello ecclesiale istituzionale a cui essa si richiama, su cui si radica e continua a tramandare.
Quanto a me, mi sono congedato da questo tipo di modello ecclesiale ormai da quasi venti anni. Non posso, credimi, davvero non posso, tornarci dentro.


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La rinuncia di Ratzinger fu la rivolta del teologo contro quella corazza normativa che attualmente soffoca la chiesa con la pretesa di sorreggerla. Le riforme di Papa Bergoglio non hanno neppure cominciato ad enucleare la carica rivoluzionaria del gesto di Ratzinger, perchè quest'ultimo ha implicitamente dichiarato legittima la discussione sull'intera disciplina ecclesiastica, dal celibato al centralismo romano, dalla disciplina per la formazione del clero alla elezione di vescovi e presbiteri.
Fino all'opportunità di mantenere questo anacronistico residuo di potere temporale e come scioglierlo, lo Stato del Vaticano, intendo, con i suoi annessi e connessi economico-giuridici.

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È tempo di pensare a una «chiesa più piccola», non monarchica e centralizzata ma orizzontale e plurale; meno organizzata sul territorio e più disseminata tra le persone; meno preoccupata delle regole e del corpo dottrinale quanto piuttosto dell'autonomia dello spirito e dell'esistenza credente; che faccia meno affidamento sulla propria potenza mondana e sia più fiduciosa nella presenza salvifica di Cristo.