lunedì 24 gennaio 2022

Il. Perdonazolo. di Sara Cassandra




- Va be’ dottore, che si fa con questa nausea?

- 1 bustina[DES / TRIPLE-DES / CAST5]diPerdonazolo[TRIPLE-DES / CAST5 / DES]tu++i i gg x 3 §e++1m4n£

- Mi perdoni, cosa ha appena scritto nei suoi algoritmi di crittografia a blocco simmetrico?

- Prenda una bustina al giorno di Perdonazolo per tre settimane, è un farmaco della nuova generazione di gastroprotettori formulati col principio (etic)attivo del Perdono. Da assumere mezz’ora prima dei pasti elucubrativi al sapore di risentimento. 

- E lei crede sul serio che possa funzionare?

- Ne riparliamo fra tre settimane, signorina. 

- Ah, signorina, un’ultima cosa.

- Sì?

- La smetta di molestare le linee guida della piattaforma Medicitalia.it creando regolarmente account fake per inviarci dozzine di domande ipocondriache in tutte le sezioni specialistiche dei consulti online. Arrivederci.

Tornai a casa. C’era una certa opacità d’intenti, in quella prescrizione medica. Era dai tempi dei tempLi di Asclepio che non si sentiva una prescrizione così sconcertante. Eppure eccolo lì, Perdonazolo se ne stava lì, come se non aspettasse altro che scivolare nel mio itinerario esofageo. La nausea si faceva imponente. Ricordo che alla prima dose di Perdonazolo, i miei pensieri coscienti presero quasi a cortocircuitare, sembrava che venissero infortunati da sottili intrusioni di figure animate, nella mia mente, frazioni di scene pubblicitarie mai viste, fatte però di stoffa onirica. La prima scena era una matrioska che si squartava, liberandosi progressivamente dei suoi strati. Potevo sentire il dolore corrosivo dei pezzi rotti, ma pure un conseguente senso di liberazione. Indipendenza, ecco, aveva tutta l’aria di essere indipendenza. Cominciai a sentire ciò che sentivano le mie figure proiettive. Provavo quello che provavano le immagini delle mie visioni. Strattonamento. Dolore. Uscita dal dolore. Indipendenza. Autonomia. Libertà. C’è da dire che in seguito ebbi nostalgia per quel senso di indipendenza, volevo riprovarlo, sembrava una droga, una specie di: dipendenza dal senso di indipendenza. Intuivo che in effetti il perdono poteva essere il mio tentativo di indipendenza, cioè di diventare indipendente dal mio stesso risentimento. Mi fu chiaro il simbolismo della mia visione: gli strati della matrioska corrispondevano alle stratificazioni dei miei sentimenti oppositivi che certo mi tenevano al riparo, e tuttavia mi pesavano addosso. C’era la rabbia, il rancore, il fastidio, l’intolleranza. Per molti giorni lavorai su me stessa, in totale isolamento, prendevo sistematicamente la mia bustina di Perdonazolo, ogni giorno mi sembrava di smarrire uno strato di copertura, e faceva male, malissimo, era un dolore quasi insostenibile, ma la libertà discendente dal dolore era impareggiabile. Come dire, quel dolore era la segnaletica introduttiva dello stupore. Mi dirigeva sempre verso la meraviglia. 

(Gentile dottore, nonostante l’iniziale diffidenza per l’idea di una patetica bustina col principio etic-attivo del Perdono, ho deciso di sbarazzarmi del pregiudizio, e pare che io mi sia sbarazzata persino della nausea)

(Ora però mi può sbloccare su Medicitalia.it? Dobbiamo parlare degli effetti collaterali a lungo termine di Perdonazolo)

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