lunedì 31 gennaio 2022

Il 30 gennaio è morto Jawdat Said, luminoso uomo di pace in un Medio Oriente



Il 30 gennaio è morto Jawdat Said, luminoso uomo di pace in un Medio Oriente così martoriato da conflitti sanguinosi e orribili.


https://www.glistatigenerali.com/medio-oriente_questione-islamica/la-via-islamica-alla-non-violenza/


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Al modello che usa la violenza per imporre le proprie idee, Said contrappone quello coranico. Compie uno studio approfondito del testo, da non intendersi in senso letteralista: i versetti devono essere interpretati alla luce del Corano stesso e dell’evoluzione storica. Sostiene che storia e testo rivelato sono compagni inseparabili. L’una sostiene l’altro.


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 può esistere un modo alternativo per raggiungere degli obiettivi politici, salvaguardando gli interessi di tutti: il metodo del primo figlio di Adamo, cioè di colui che decide di non rispondere al male con il male. La sua storia è contenuta nella sura al-Māʼida, dal versetto 27 al 32. Quando, di fronte alle offerte di sacrificio di Caino e Abele, Dio rifiuta quella dell’uno e accetta l’altra, l’invidia porta il primo a minacciare di morte il fratello. Quest’ultimo si rifiuta di rispondere alla violenza, dichiarando: «E certo se tu stenderai la tua mano contro di me per uccidermi, io non stenderò la mia mano su di te per ucciderti, perché temo Iddio, il Signor del Creato!» (Cor. 5,28).


In queste righe, secondo Jawdat Said, il Corano pone l’uomo davanti a una scelta esistenziale tra due metodi: la violenza di Caino o la nonviolenza di Abele. L’accento è sulla responsabilità individuale: «non c’è esitazione o dubbio nella posizione di Abele. Lui è determinato e vuole affrontare le conseguenze»[1]. L’intellettuale siriano fa di questi versetti la base di una teologia musulmana della nonviolenza, di cui Abele diventa il primo testimone.


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«Una persona malata di ignoranza e odio ha anche un terribile bisogno di amore e conoscenza, perché la conoscenza è amore e l’amore è conoscenza». È in questa separazione tra malato e malattia che egli arriva, citando anche il Vangelo (Mt 5,44) al concetto di amore al nemico, che ci eleva a un livello più alto: «Ché non sono cosa eguale il bene e il male, ma tu respingi il male nel modo migliore e vedrai allora che colui che era a te nemico, ti sarà caldo amico» (Cor. 41,34). È dunque attraverso il bene e l’amore donati al mondo che si ha l’occasione di trasformarlo, rendendo il nemico un amico intimo.

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