lunedì 25 ottobre 2021

23 Ottobre 1956 la Rivolta Ungherese contro il comunismo. Il manifesto dei 101



Il 23 ottobre 1956 circa 200 mila studenti e operai scendono per le strade di Budapest


La sinistra italiana spaccata

L’Europa assiste agli eventi col fiato sospeso e in Italia si vive lo scontro frontale tra Pietro Nenni e Palmiro Togliatti, mentre un gruppo di intellettuali vicini al partito comunista, in aperto contrasto con il segretario Togliatti schierato coi sovietici, diffonde il «Manifesto dei 101» a sostegno degli insorti ungheresi. «Erano in centouno, giovani e forti, tutti comunisti ma non disposti a vendere l’anima per la maggiore gloria dell’Urss. Si ribellarono, in quei giorni tragici dell’invasione ungherese, e dissero no — addirittura — a Togliatti. Così attaccarono per la prima volta il muro di ortodossia ideologica del Pci, e fu un colpo di martello contro il muro del totalitarismo marxista-leninista» scrive Dario Fertilio sul Corriere (l’articolo sfiorando l’icona blu).



IL TESTO DEL MANIFESTO DEI 101 

sta in

https://tesi.luiss.it/15390/1/070742.pdf


I tragici avvenimenti d’Ungheria scuotono dolorosamente in questi

giorni l’intera opinione pubblica del Paese. La coscienza democratica e

il sentimento d’umanità dei lavoratori e di tutti gli uomini onesti

reagiscono con la forza delle grandi passioni civili alle notizie divenute

di giorno in giorno più drammatiche. La fedeltà all’impegno assunto

con l’atto di adesione al partito impone di prendere una posizione

aperta. Si formulano pertanto queste considerazioni politiche:

1) I fatti d’Ungheria dimostrano che quando prevalgono

resistenze, ritardi o addirittura il proposito di contenere il processo di

democratizzazione dei paesi comunisti e dei regimi sociali iniziato con

il XX congresso del Pcus, inevitabilmente si verificano profonde

fratture nel popolo e nelle stessa classe operaia, che il Partito è

impotente a superare. Mentre, dove il Partito stesso ha la maturità e il

coraggio di mettersi alla testa degli avvenimenti, il processo di

rinnovamento evolve lungo le sue naturali linee di sviluppo. È questa

l’unica maniera per resistere alle provocazioni antisocialiste. Sbagliata

sarebbe quindi ogni considerazione che, sulla base dei recenti

avvenimenti, tendesse a rimettere in forse i risultati del XX congresso.

La condanna dello stalinismo è irrevocabile.

2) Dagli avvenimenti di Polonia, e soprattutto d’Ungheria,

scaturisce una critica a fondo, senza equivoci, dello stalinismo, che

risulta fondato: a) sulla prevalenza di elementi di dura coercizione sulle

masse nell’opera di costruzione di un’economia collettivizzata; b)

sull’abbandono dello spirito di libertà, che si trova nel genuino pensiero

dei fondatori del socialismo scientifico, e che è ‘ideale stesso delle

grandi masse; c) sull’istaurazione dei rapporti tra i popoli, gli stati 

socialisti, e i partiti comunisti, che non sono di parità e fratellanza, ma

di subordinazione e di ingerenza; d) sulla concezione feticistica del

partito e del potere socialista, quasi che si possa parlare ancora di potere

socialista e di Partito comunista, quando manca il presupposto

essenziale dell’adesione attiva della classe operaia e di naturali alleati.

L’economia, i rapporti civili, i legami internazionali, che si

costruiscono su queste basi, non possono non deviare profondamente

dagli obiettivi che originariamente si intendeva perseguire. Il nostro

partito non ha formulato ancora una condanna aperta e conseguente

dello stalinismo. Da mesi si tende a minimizzare il significato del crollo

del culto e del mito di Stalin, si cerca di nascondere al partito i crimini

commessi da e sotto questo dirigente, definendoli “errori” o addirittura

“esagerazioni”. Non si affronta la critica del sistema edificato sulla base

del culto della personalità, come è stato analizzato nel recente rapporto

del compagno Gomulka al Comitato centrale del Poup.

3) I comunisti italiani si augurano che il popolo ungherese trovi

in una rinnovata concordia la forza per superare la drammatica crisi

attuale, isolando gli elementi reazionari che in questa crisi hanno agito,

riponendo la costruzione del socialismo sulle sue uniche basi naturali:

il consenso e la partecipazione attiva delle classi lavoratrici.

 Se non si vuole distorcere la realtà dei fatti, se non si vuole

calunniare la classe operaia ungherese, o rischiare di isolare in Italia il

Partito comunista italiano, o ripetere giudizi incomprensivi come quelli

formulati a proposito dei dolorosi avvenimenti di Poznan, e che furono

presto smentiti dal corso ulteriore dei fatti e dal riconoscimento dei

dirigenti del Partito operaio polacco, occorre riconoscere con coraggio

che in Ungheria non si tratta di un putsch o di un movimento

organizzato dalle reazione (la quale tra l’altro non potrebbe trascinare a

sé tanta parte della classe operaia) ma di un’ondata di collera che deriva

dal disagio economico, da amore per la libertà e dal desiderio di 

costruire il socialismo secondo una propria via nazionale, nonostante la

presenza di elementi reazionari.

 In particolare, è da deprecare - come è stato riaffermato in modo

assai significativo nel recente documento emesso dalla Segreteria della

Cgil – che l’intervento militare sovietico sia stato richiesto e concesso,

poiché esso contraddice ai principi che costantemente rivendichiamo

nei rapporti internazionali, viola il principio dell’autonomia degli Stati

socialisti, e gravemente compromette dinanzi alla classe operaia e alla

società italiana, la politica perseguita dal Partito e l’opera che esso potrà

dare per la realizzazione della via italiana al socialismo.

 Alla luce di questo è da auspicare che già ora, e poi nell’imminente

congresso, avvenga un rinnovamento profondo nel gruppo dirigente del

Partito.

 Nel presentare questo documento al Comitato centrale è dovere

dire che si ritiene indispensabile che queste posizioni vengano

conosciute e dibattute da tutto il Partito, e se ne domanda pertanto la

integrale e immediata pubblicazione su l’Unità giacché di fronte ad

avvenimenti così drammatici la nostra coscienza di militanti non ci

consente di rinunciare acché in tutto il Partito sia dato conoscere queste

posizioni.

 Ciò diciamo con il proposito che il nostro Partito proceda sulla via

italiana al socialismo, ridia fiducia e unità a tutti i militanti, recuperi la

sua tradizionale funzione decisiva, onde riesca consolidata in Italia la

democrazia, oggi più che mai minacciata dalla reazione capitalistica e

clericale 



Sulla storia anche tormentata del Manifesto dei 101 


https://it.wikipedia.org/wiki/Manifesto_dei_101.


https://www.corriere.it/extra-per-voi/2016/05/01/indimenticabile-terribile-56-manifesto-101-spacca-pci-fatti-d-ungheria-8e1a21e4-0e33-11e6-91a4-bd67d1315537.shtml


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