La sinistra italiana spaccata
L’Europa assiste agli eventi col fiato sospeso e in Italia si vive lo scontro frontale tra Pietro Nenni e Palmiro Togliatti, mentre un gruppo di intellettuali vicini al partito comunista, in aperto contrasto con il segretario Togliatti schierato coi sovietici, diffonde il «Manifesto dei 101» a sostegno degli insorti ungheresi. «Erano in centouno, giovani e forti, tutti comunisti ma non disposti a vendere l’anima per la maggiore gloria dell’Urss. Si ribellarono, in quei giorni tragici dell’invasione ungherese, e dissero no — addirittura — a Togliatti. Così attaccarono per la prima volta il muro di ortodossia ideologica del Pci, e fu un colpo di martello contro il muro del totalitarismo marxista-leninista» scrive Dario Fertilio sul Corriere (l’articolo sfiorando l’icona blu).
IL TESTO DEL MANIFESTO DEI 101
sta in
https://tesi.luiss.it/15390/1/070742.pdf
I tragici avvenimenti d’Ungheria scuotono dolorosamente in questi
giorni l’intera opinione pubblica del Paese. La coscienza democratica e
il sentimento d’umanità dei lavoratori e di tutti gli uomini onesti
reagiscono con la forza delle grandi passioni civili alle notizie divenute
di giorno in giorno più drammatiche. La fedeltà all’impegno assunto
con l’atto di adesione al partito impone di prendere una posizione
aperta. Si formulano pertanto queste considerazioni politiche:
1) I fatti d’Ungheria dimostrano che quando prevalgono
resistenze, ritardi o addirittura il proposito di contenere il processo di
democratizzazione dei paesi comunisti e dei regimi sociali iniziato con
il XX congresso del Pcus, inevitabilmente si verificano profonde
fratture nel popolo e nelle stessa classe operaia, che il Partito è
impotente a superare. Mentre, dove il Partito stesso ha la maturità e il
coraggio di mettersi alla testa degli avvenimenti, il processo di
rinnovamento evolve lungo le sue naturali linee di sviluppo. È questa
l’unica maniera per resistere alle provocazioni antisocialiste. Sbagliata
sarebbe quindi ogni considerazione che, sulla base dei recenti
avvenimenti, tendesse a rimettere in forse i risultati del XX congresso.
La condanna dello stalinismo è irrevocabile.
2) Dagli avvenimenti di Polonia, e soprattutto d’Ungheria,
scaturisce una critica a fondo, senza equivoci, dello stalinismo, che
risulta fondato: a) sulla prevalenza di elementi di dura coercizione sulle
masse nell’opera di costruzione di un’economia collettivizzata; b)
sull’abbandono dello spirito di libertà, che si trova nel genuino pensiero
dei fondatori del socialismo scientifico, e che è ‘ideale stesso delle
grandi masse; c) sull’istaurazione dei rapporti tra i popoli, gli stati
socialisti, e i partiti comunisti, che non sono di parità e fratellanza, ma
di subordinazione e di ingerenza; d) sulla concezione feticistica del
partito e del potere socialista, quasi che si possa parlare ancora di potere
socialista e di Partito comunista, quando manca il presupposto
essenziale dell’adesione attiva della classe operaia e di naturali alleati.
L’economia, i rapporti civili, i legami internazionali, che si
costruiscono su queste basi, non possono non deviare profondamente
dagli obiettivi che originariamente si intendeva perseguire. Il nostro
partito non ha formulato ancora una condanna aperta e conseguente
dello stalinismo. Da mesi si tende a minimizzare il significato del crollo
del culto e del mito di Stalin, si cerca di nascondere al partito i crimini
commessi da e sotto questo dirigente, definendoli “errori” o addirittura
“esagerazioni”. Non si affronta la critica del sistema edificato sulla base
del culto della personalità, come è stato analizzato nel recente rapporto
del compagno Gomulka al Comitato centrale del Poup.
3) I comunisti italiani si augurano che il popolo ungherese trovi
in una rinnovata concordia la forza per superare la drammatica crisi
attuale, isolando gli elementi reazionari che in questa crisi hanno agito,
riponendo la costruzione del socialismo sulle sue uniche basi naturali:
il consenso e la partecipazione attiva delle classi lavoratrici.
Se non si vuole distorcere la realtà dei fatti, se non si vuole
calunniare la classe operaia ungherese, o rischiare di isolare in Italia il
Partito comunista italiano, o ripetere giudizi incomprensivi come quelli
formulati a proposito dei dolorosi avvenimenti di Poznan, e che furono
presto smentiti dal corso ulteriore dei fatti e dal riconoscimento dei
dirigenti del Partito operaio polacco, occorre riconoscere con coraggio
che in Ungheria non si tratta di un putsch o di un movimento
organizzato dalle reazione (la quale tra l’altro non potrebbe trascinare a
sé tanta parte della classe operaia) ma di un’ondata di collera che deriva
dal disagio economico, da amore per la libertà e dal desiderio di
costruire il socialismo secondo una propria via nazionale, nonostante la
presenza di elementi reazionari.
In particolare, è da deprecare - come è stato riaffermato in modo
assai significativo nel recente documento emesso dalla Segreteria della
Cgil – che l’intervento militare sovietico sia stato richiesto e concesso,
poiché esso contraddice ai principi che costantemente rivendichiamo
nei rapporti internazionali, viola il principio dell’autonomia degli Stati
socialisti, e gravemente compromette dinanzi alla classe operaia e alla
società italiana, la politica perseguita dal Partito e l’opera che esso potrà
dare per la realizzazione della via italiana al socialismo.
Alla luce di questo è da auspicare che già ora, e poi nell’imminente
congresso, avvenga un rinnovamento profondo nel gruppo dirigente del
Partito.
Nel presentare questo documento al Comitato centrale è dovere
dire che si ritiene indispensabile che queste posizioni vengano
conosciute e dibattute da tutto il Partito, e se ne domanda pertanto la
integrale e immediata pubblicazione su l’Unità giacché di fronte ad
avvenimenti così drammatici la nostra coscienza di militanti non ci
consente di rinunciare acché in tutto il Partito sia dato conoscere queste
posizioni.
Ciò diciamo con il proposito che il nostro Partito proceda sulla via
italiana al socialismo, ridia fiducia e unità a tutti i militanti, recuperi la
sua tradizionale funzione decisiva, onde riesca consolidata in Italia la
democrazia, oggi più che mai minacciata dalla reazione capitalistica e
clericale
Sulla storia anche tormentata del Manifesto dei 101
https://it.wikipedia.org/wiki/Manifesto_dei_101.

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