mercoledì 24 giugno 2020

IMPARARE SHABBAT-ringrazio il fratello Andrea Panerini Notte Santa ed Apocalittica 24-25 giugno 2020


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Shabbat significa cessazione, è un giorno messo da parte rispetto al resto della settimana, per via della sua santità, è consacrato ad altro, è slanciato verso l’altro, sfocia nella trascendenza. Da un lato le attività umane s’impongono un limite e così imitano quello che Dio stesso ha fatto: Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando (Gen 2,2-3). Compimento, cessazione, benedizione, consacrazione, creazione: queste parole narrano chi è la regina Shabbat, che nel candelabro a sette bracci, la maestosa menorah, è proprio il pilastro centrale. Perdere Shabbat significa perdere tutto il resto, rimanere come inebetiti rispetto alla vita che nel suo complesso si offre al credente come creazione, opera di Dio, armonia che a tutto assegna un senso. In questo disegno si muove sinuosa una tentazione pericolosa, confondere la creatura con il Creatore. Nei sei giorni ordinari della settimana la creatura umana agisce sul mondo, impone dei cambiamenti, esercita una signoria analoga a quella del Creatore. La differenza si manifesta in tutto il suo splendore il settimo giorno, quando l’attività umana, tutto ciò che è assimilabile a una forma di creazione, si ferma e si connette esclusivamente al suo centro irradiatore, riconoscendo e testimoniando l’unicità di Dio creatore. E così ogni lavoro umano cessa per contemplare, ma soprattutto per godere di tutto quanto Dio ha fatto e continua a compiere. La cessazione tipica di questo tempo si concede così non alla rinuncia o all’osservanza formale, come potrebbe giudicare uno sguardo superficiale ed estraneo. E’ un lasciarsi raggiungere dalla bellezza che non sfiorisce e che non ricorda nessun bel quadro di natura morta, perché reca con sé un germoglio sempre disponibile alla fioritura. E così il sabato ebraico diventa un’offerta a Dio, una memoria vivente della voce, della parola primordiale, per ascoltare la quale tutto è ridotto volentieri al silenzio. Ascolta, Israele (Dt 6,4) è l’imperativo principale, tutto il resto viene dopo e probabilmente non potrebbe nemmeno realizzarsi, se non sul presupposto dell’ascolto. Non si ascolta soltanto nel giorno festivo, ma questo rappresenta un’occasione prolungata, più confortevole per amare, perché … è il sabato in onore del Signore, tuo Dio … (Es 20, 10).


Nella tenda di Abramo in fondo tutti dovrebbero poter trovare ristoro, imparando che vuol dire l’augurio del sabato, Shabbat shalom, che cosa voglia dire vivere non separandosi mai da questa benedizione,
diffondendola come il profumo del sabato. Magari potessimo tutti entrare in questo Shabbat, un santuario nel tempo, immerso nel silenzio gioioso, che blocca il lutto e fa combaciare cielo e terra.




IMPARARE SHABBAT-Ada  Prisco







"L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica da sé." (Dietrich Bonhoeffer)


«La guerra moderna, fortemente tecnologica, mira ad eliminare il contatto umano: sganciare bombe da un'altezza di 15.000 metri permette di non sentire quello che si fa. La gestione economica moderna è simile: dalla lussuosa suite di un albergo si possono imporre con assoluta imperturbabilità politiche che distruggeranno la vita di molte persone, ma la cosa lascia tutti piuttosto indifferenti, perché nessuno le conosce.» (Joseph Stiglitz)

"Crediamo che i sistemi economici e politici che non mettano al centro la dignità dell'essere umano e del Creato e che non perseguano la giustizia sociale e la pace siano contrari al progetto di Dio per l'umanità e alla sua Legge." (art. VIII della Dichiarazione di Fede della Chiesa Protestante Unita 2016/2017




Shabbat, cioè il sabato nella tradizione ebraica, ha il sapore della forza travolgente, quella che move il sol e le altre stelle (Dante, Paradiso XXXIII, 145). E’ rappresentato in molti modi e in forma poetica nella devozione ebraica. E’ paragonato a una regina, che fa il suo ingresso in famiglia al tramonto del venerdì ed è accolta dalle candele illuminate. Questa luce d’ingresso della festa è accesa, dove possibile, dalla madre di famiglia. Con la regina Shabbat nell’ordinario si schiude un varco un tempo altro, capace di mettere in comunicazione la creazione con i tempi futuri, quelli in cui la comunione in Dio è ovunque e sempre e si manifesta come gioia piena. Il grande rabbino e studioso Abraham Joshua Heschel al Sabato ha dedicato una memorabile opera. Si ricava l’idea che il sabato è simile a un santuario fatto non di pietre, ma di intenzioni rivolte a Dio. Distrutto il Tempio di Gerusalemme, il sabato resta come centro spirituale unificatore di tutto il popolo ebraico. E’ un tempio non costruito in uno spazio fisico, ma fatto di tempo.

IMPARARE SHABBAT-Ada  Prisco




Un rabbino chiese ai suoi studenti come si poteva riconoscere il momento in cui finisce la notte e inizia il giorno. "Quando si può distinguere da lontano un cane da una pecora o un dattero da un fico?" "No", disse il Rabbi," è quando tu puoi guardare in faccia una qualsiasi persona e vedere in essa tuo fratello o tua sorella! Fino a quel momento da noi è ancora notte!" (Racconto ebraico



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