
Celebrare l’Avvento significa saper attendere:
attendere è un’arte che il nostro
tempo impaziente ha dimenticato.
Esso vuole staccare il frutto maturo
non appena germoglia;
ma gli occhi ingordi vengono soltanto illusi,
perché un frutto apparentemente così squisito
è dentro ancora verde,
e mani prive di rispetto gettano via ingrate
ciò che le ha deluse.
Chi non conosce la beatitudine acerba dell’attendere,
cioè la rinuncia a qualcosa nella speranza,
non potrà mai gustare tutta la benedizione dell’adempimento.
Chi non conosce la necessità
di lottare con le domande più profonde della vita,
della sua vita e nell’attesa
non tiene aperti gli occhi con desiderio finché la verità non gli si rivela,
costui non può figurarsi nulla della magnificenza
di questo momento in cui risplenderà la chiarezza;
e chi vuole ambire all’amicizia
e all’amore di altro,
senza attendere che la sua anima si apra
all’altro fino ad averne accesso,
a costui rimarrà eternamente nascosta
la profonda benedizione di una vita
che si svolge tra due anime.
Nel mondo dobbiamo attendere le cose
più grandi, più profonde, più delicate,
e questo non avviene in modo tempestoso,
ma secondo la legge divina
della germinazione, della crescita e dello sviluppo.
[Barcellona, 2 dicembre 1928]
Nota:
Questa riflessione è tratta da: Dietrich Bonhoeffer Voglio vivere questi giorni con voi
Queriniana, Brescia 2008, p. 379.
Nota:
Questa riflessione è tratta da: Dietrich Bonhoeffer Voglio vivere questi giorni con voi
Queriniana, Brescia 2008, p. 379.
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