lunedì 3 dicembre 2018

La speranza ecclesiale e cristica dell 'arciprete Vladimir Zelinski (Patriarcato Ecumenico-Arcivescovado per le Chiese Ortodosse Russe in Europa Occidentale



Il modello della Chiesa Ortodossa all’estero che «serviva» solo i connazionali delle loro patrie rispettive mi pare francamente vetusto. Naturalmente lo affermo sulla base della mia esperienza italiana, nel paese più “ortodosso” in Europa Occidentale (siamo 2 milioni circa) (...)

Vi è anche un problema ecclesiologico. Bisogna confessare che noi ortodossi viviamo nella nostra piccola assurdità canonica, assai confortevole certo, alla quale siamo così abituati da considerarla assolutamente normale. In ogni paese occidentale c’è un pugno di vescovi ortodossi, ognuno dei quali si presenta come pastore del suo popolo nel senso nettamente etnico che prevale sul principio ortodosso: un territorio - un vescovo. «La chiesa di Dio che è a Corinto» - come dice San Paolo, ma questa chiesa di Dio può esistere anche in Italia, in Francia, in Olanda, o nell’Europa Occidentale nel suo insieme. Non delle Chiese al plurale. Da un secolo o anche di più, dopo il grande esodo dei greci di Asia Minore e dei russi dall’URSS, dalla creazione di grandi enclave etniche in Occidente, le diaspore si sono create in quanto figlie delle loro Chiese- madri. O come Chiesa ortodossa fuori dalla Russia (L’Eglise Russe-hors-frontières).
Ora, che si voglia o no, questo secolo di diaspore, di simpatici ghetti volge al suo termine Stiamo diventando troppo numerosi per rimanere nei nostri spazi chiusi di ortodossi in Occidente; la globalizzazione o mondializzazione, così spesso maledetta dai conservatori, con il loro stesso esempio negativo, ci richiama all’universalità, alla cattolicità nel senso strettamente ortodosso della parola. La mentalità di ghetto ci è quasi inerente : come se la Chiesa esistesse solo per i «suoi». Mi rendo conto che nulla dipende da noi, salvo la coscienza che l’unità visibile della Chiesa deve maturare dapprima tra gli ortodossi. Non abbiamo praticamente nessun ostacolo per sentirci la Chiesa unita, salvo la nostra predilezione per le madri lontane. Io credo che questa «globalizzazione» delle diaspore ortodosse in Europa, questo radicamento dell’Oriente in Occidente potrebbe fare nascere una nuova Ortodossia, antica e solida nella sua Tradizione, europea e aperta nel suo spirito  (...) 

Siamo giunti ad una situazione paradossale: l’aflusso di emigrati che sono naturalmente molto legati agli ambienti da cui provengono contribuisce alla crescita degli ortodossi in una proporzione così massiccia che la creazione di una Chiesa sola senza divisioni nazionali s’impone come una  necessità storica, ecclesiale , umana.


La  riflessione completa del Padre Vladimir "

Modernità e pratica pastorale 

in
http://www.exarchat.eu/spip.php?rubrique201


(edizione in lingua italiana ) 

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