Il modello della Chiesa Ortodossa all’estero
che «serviva» solo i connazionali delle loro
patrie rispettive mi pare francamente vetusto.
Naturalmente lo affermo sulla base della mia
esperienza italiana, nel paese più “ortodosso” in Europa Occidentale (siamo 2 milioni
circa) (...)
Vi è anche un problema ecclesiologico.
Bisogna confessare che noi ortodossi viviamo nella nostra piccola assurdità canonica,
assai confortevole certo, alla quale siamo
così abituati da considerarla assolutamente
normale. In ogni paese occidentale c’è un
pugno di vescovi ortodossi, ognuno dei quali
si presenta come pastore del suo popolo
nel senso nettamente etnico che prevale
sul principio ortodosso: un territorio - un
vescovo. «La chiesa di Dio che è a Corinto»
- come dice San Paolo, ma questa chiesa di
Dio può esistere anche in Italia, in Francia,
in Olanda, o nell’Europa Occidentale nel
suo insieme. Non delle Chiese al plurale.
Da un secolo o anche di più, dopo il grande
esodo dei greci di Asia Minore e dei russi
dall’URSS, dalla creazione di grandi enclave
etniche in Occidente, le diaspore si sono
create in quanto figlie delle loro Chiese-
madri. O come Chiesa ortodossa fuori dalla
Russia (L’Eglise Russe-hors-frontières).
Ora, che si voglia o no, questo secolo di
diaspore, di simpatici ghetti volge al suo
termine Stiamo diventando troppo numerosi per rimanere nei nostri spazi chiusi di
ortodossi in Occidente; la globalizzazione
o mondializzazione, così spesso maledetta
dai conservatori, con il loro stesso esempio
negativo, ci richiama all’universalità, alla
cattolicità nel senso strettamente ortodosso
della parola. La mentalità di ghetto ci è
quasi inerente : come se la Chiesa esistesse solo per i «suoi». Mi rendo conto che
nulla dipende da noi, salvo la coscienza che
l’unità visibile della Chiesa deve maturare
dapprima tra gli ortodossi. Non abbiamo
praticamente nessun ostacolo per sentirci
la Chiesa unita, salvo la nostra predilezione
per le madri lontane. Io credo che questa
«globalizzazione» delle diaspore ortodosse
in Europa, questo radicamento dell’Oriente
in Occidente potrebbe fare nascere una
nuova Ortodossia, antica e solida nella sua Tradizione, europea e aperta nel suo spirito (...)
Siamo
giunti ad una situazione paradossale: l’aflusso di emigrati
che sono naturalmente molto legati agli ambienti da cui
provengono contribuisce alla crescita degli ortodossi in
una proporzione così massiccia che la creazione di una
Chiesa sola senza divisioni nazionali s’impone come una necessità storica, ecclesiale , umana.
La riflessione completa del Padre Vladimir "
Modernità e pratica pastorale
in
http://www.exarchat.eu/spip.php?rubrique201
(edizione in lingua italiana )
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