martedì 20 gennaio 2026

Ennio Flaiano, "La valigia delle Indie" - Bompiani - 1996- IL GATTO




Il gatto

di Ennio Flaiano 


Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma...
ma ne deduce che è nero.

Il Filosofo cerca un gatto,
un gatto che non c'è
in una stanza buia.
Non lo trova ma...
ma continua a cercare.

Il Teologo, oh il Teologo
cerca lo stesso gatto.
Non lo trova ma dice
di averlo trovato.

venerdì 9 gennaio 2026

Il Professor Franco Berrino anni 81 epidemiologo e nutrizionista: in TV non fa sconti a nessuno





Il Professor Franco Berrino  anni 81 epidemiologo e nutrizionista in TV non fa sconti a nessuno 


e non fa sconti a nessuno. Soprattutto a quell’industria alimentare che, parole sue, “ha creato un sistema che uccide”. Detto con calma, lucidità e una coerenza che pesa più di qualsiasi slogan.


Berrino non predica, spiega. E soprattutto testimonia: a 81 anni è la prova vivente di ciò che sostiene da decenni. Il messaggio è semplice e diretto: mangiare cibo vero, quello che viene dalla terra, non quello costruito in laboratorio. Niente demonizzazioni isteriche, ma una presa di posizione netta. ”


Lo zucchero fa male”, dice. Senza giri di parole. E aggiunge che merendine, prodotti ultra-processati e gran parte dei salumi non sono nutrimento, ma compromessi tossici venduti come normalità.


Occhio pure alla carne rossa, da mangiare in poche quantità “perché causa tumori dell’intestino”. Mentre per quanto riguarda i pesci sono da preferire quelli più piccoli e dei nostri mari. Berrino parla di responsabilità collettiva, di un sistema che ha scelto il profitto al posto della salute.

giovedì 1 gennaio 2026

Chiesa Vetero Cattolica Riformata. Riflessione del Vescovo Primate sul Prologo Evangelico




PROLOGO ODIERNO (prima parte)

All’inizio non c’era il silenzio, ma una Voce.

Una Voce che non gridava, ma dava senso alle cose.

Quella Voce stava al centro di tutto,

prima degli schermi, prima degli algoritmi,

prima delle paure che ci tengono svegli la notte.

E quella Voce era già relazione, era dialogo, era Dio.

Tutto ciò che esiste ha preso forma attraverso di lei:

le città illuminate di notte, le mani che curano gli altri,

le parole che costruiscono e distruggono.

Senza quella Voce, nulla di ciò che conta davvero avrebbe avuto vita.

In lei c’era la vita, e quella vita era luce per le persone:

una luce che non acceca, ma orienta; 

che non domina, ma accompagna.

La luce continua a brillare nel rumore costante delle tante notifiche, nelle crisi, nelle guerre, nelle solitudini affollate, e l’oscurità prova a soffocarla, ma non ci riesce.

Ci sono stati uomini e donne mandati a ricordare quella luce: non erano la luce, ma indicavano una direzione,

in mezzo alla confusione.

La loro voce invitava a non smettere di credere

che un altro modo di vivere fosse possibile.

La luce vera era già nel mondo,

anche se il mondo non se ne accorgeva.

Camminava tra grattacieli e periferie,

tra successi esibiti e fallimenti nascosti.

Il mondo era nato attraverso di lei,

eppure l’hanno ignorata.

È venuta tra la sua gente, ma molti erano troppo occupati, troppo diffidenti, troppo stanchi per accoglierla.

Eppure, a chi l’ha riconosciuta, a chi le ha aperto uno spiraglio, ha dato la possibilità di diventare davvero umano: non per status, non per potere, non per merito,

ma per scelta.

Questa nuova nascita non viene dal nulla,

né dalla volontà di prevalere sugli altri, ma da Dio.

E quella Voce si è fatta carne: ha abitato le nostre strade, ha condiviso le nostre fragilità, ha conosciuto la fatica, la gioia, la paura.

Non da lontano, ma da dentro.

E noi abbiamo intravisto la sua grandezza:

non una gloria fatta di applausi, ma di amore che resta.

Un amore fedele, pieno di verità.

Da quella pienezza continuiamo a ricevere:

non risposte facili, ma grazia che rinnova, ancora e ancora. La legge dell'uomo è ormai limite, ma la grazia e la verità sono diventate concrete attraverso il nuovo Gesù.


https://www.facebook.com/chiesaveterocattolicariformata/posts/pfbid02zs4bgtdzxDapE6bzWNJmSmiuoQabzvR6WRfzBFtspdqh7Xz36KF8LxZZvXBi6Xpjl

giovedì 25 dicembre 2025

Chiesa Vetero Cattolica Riformata Omelia del Vescovo Primate Notte di Natale 24 Dicembre 2025




Cari fratelli e sorelle in Cristo,

in questa notte santa del Natale 2025, mentre il mondo è travolto da un’ondata di violenza, paura e disperazione come non vedevamo da decenni, vi parlo da padre e fratello, da discepolo che cammina nelle strade ferite della nostra società. Vi parlo nella fedeltà alla tradizione apostolica viva, libera da ogni centralismo autoritario e spalancata alla profezia evangelica che non consola, ma scuote.

Il profeta Isaia annunciava:

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1).

Ma oggi, nel 2025, diciamolo senza ipocrisie: le tenebre sembrano più fitte che mai. Guerre devastano intere regioni – Ucraina, Medio Oriente, Sudan, Siria, Congo, Myanmar – lasciando dietro di sé milioni di morti, feriti, mutilati, profughi senza nome. La crisi climatica non è più una minaccia futura: è un giudizio presente, che affoga città, brucia terre, produce carestie e nuove migrazioni forzate. Le disuguaglianze crescono come una piaga aperta, mentre la polarizzazione sociale trasforma la paura in odio e l’odio in violenza. E non possiamo tacere davanti al genocidio che Israele sta perpetrando ai danni della Palestina, ferita aperta nel corpo dell’umanità. A Gaza, in Cisgiordania, bambini vengono freddati, altri vengono sepolti sotto le macerie mentre il mondo discute di “equilibri geopolitici”. Questo non è equilibrio: è abominio!  Condanniamo senza ambiguità ogni forma di terrorismo, ogni violenza che colpisce civili innocenti, ogni odio antisemita e islamofobo, ogni emarginazione dovuta a motivo di religione, sesso e orientamento sessuale. Ma con la stessa chiarezza evangelica denunciamo l’oppressione sistematica dei popoli, l’occupazione, l’assedio, la distruzione deliberata di vite, case, ospedali, scuole. Non c’è sicurezza costruita sulla negazione della dignità dell’altro. Non c’è promessa biblica che giustifichi l’umiliazione permanente di un popolo. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe non benedice i carri armati e le armi come fanno ancora oggi certe chiese patriarcali e retrograde, ma ascolta il grido degli oppressi. E chi usa Dio per giustificare la morte tradisce Dio stesso.

È questo il mondo in cui vogliamo fare memoria del Bambino di Betlemme?

Il Verbo si fa carne proprio qui, proprio ora, per squarciare le tenebre, per gridare un "basta!” profetico contro l’idolatria della guerra, del profitto, della sicurezza armata, del potere che schiaccia i piccoli.

Osserviamo il presepe per cinque secondi.

Vediamo Giuseppe e Maria, poveri, vulnerabili, profughi, costretti a fuggire in Egitto per strappare il figlio alle mani assassine di Erode. Questo non è folklore: è Vangelo allo stato puro. Oggi quel Vangelo si sta ripetendo nella nostra società: milioni di uomini, donne e bambini fuggono da bombe, fame e disastri climatici. Bussano alle nostre porte e trovano muri, respingimenti, filo spinato, indifferenza di una società che è tornata indietro di un secolo.

Come possiamo celebrare il Natale voltandoci dall’altra parte davanti a questa nuova strage degli innocenti?

Il Magnificat di Maria non è una ninna nanna: è dinamite spirituale.

«Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53).

Questa è una rivoluzione evangelica, non un’immagine poetica. Dio prende partito.

Si incarna nella debolezza umana, massacrata dell'umanità ormai senza pietà, si manifesta negli oppressi, negli emarginati e nei discriminati, contro i sistemi che accumulano ricchezza sulla pelle dei poveri, devastano il creato e seminano morte con armi sempre più sofisticate e “legittimate”.

Come Chiesa, radicata nella libertà dello Spirito e nel rifiuto di ogni forma di dominio clericale e politico, non possiamo tacere, dobbiamo alzare la nostra voce e denunciare le violenze che crocifiggono la nostra società. In questo tempo che ha tratti apertamente apocalittici, siamo chiamati a essere voce profetica, non eco rassicurante del potere non più democratico, dove i giornalisti sono messi a tacere, ogni manifestazione pacifica viene sedata con l'oppressione e la libertà ci sta per venire tolta da chi brandisce rosari e crocifissi.

È finito il tempo delle pie devozioni!

Il Natale ci chiede conversione radicale, e non c’è più tempo di pensare da che parte stare. O si sta dalla parte del Vangelo o si sta contro il Vangelo.

Denunciamo senza ambiguità le guerre che, nel solo 2025, hanno raggiunto livelli record, alimentate da interessi economici, complessi militari-industriali e nazionalismi idolatrici. Speriamo nel disarmo immediato, non come utopia ingenua ma come necessità di sopravvivenza. Auspichiamo la conversione evangelica dei governanti per un'accoglienza reale e incondizionata dei migranti. Speriamo nella giustizia climatica per i popoli del Sud del mondo, che pagano il prezzo più alto della nostra avidità travestita da progresso.

Gesù è chiarissimo, e non lascia scappatoie: «Ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40) e «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9).

Non illudiamoci: la pace non è quiete, non è equilibrio armato, non è il silenzio dei cimiteri. La pace è giustizia incarnata, è resistenza nonviolenta, è fedeltà ostinata al Vangelo contro ogni sistema che nega la dignità umana.

Fratelli e sorelle,

questo Natale non sia una fuga consolatoria, ma un impegno che brucia.

Nelle nostre comunità, nelle strade, nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni.

Stiamo dalla parte di chi costruisce pace, di chi difende il creato, di chi accoglie lo straniero non per carità, ma per giustizia.

La luce di Betlemme non è una luce soffusa da presepe:

è fuoco che brucia l'ingiustizia e nel suo cammino fa sbocciare pace, amore, uguaglianza e libertà.

Un fuoco che deve bruciare le nostre ipocrisie, smascherare le nostre complicità e illuminare i nostri cuori e le nostre menti per una possibilità concreta di un mondo nuovo, del Regno di Dio su questa terra.

Che il Principe della Pace ci conceda il coraggio di essere testimoni scomodi, audaci, fedeli fino in fondo.

++Stefano, arcivescovo primate


https://www.facebook.com/chiesaveterocattolicariformata/posts/pfbid02NMNAoqpJNynJq95mB69KcpASWjn4hFA5WuyfbcpwrHNm2YVUFNYS2pwXV45j8FWQl

martedì 25 novembre 2025

Il capitalismo in tutte le sue declinazioni e gli Angeli

Non esiste critica al capitalismo e lotta per l'uguaglianza senza considerare la dimensione relazionale dell’esistenza: la vita nelle famiglie, nelle comunità, negli spazi intimi(Rodolfo Pezzi-settimanale online L'Indipendente)"


Il capitalismo del profitto, del "pochi, maledetti e subito", della violenza, realizzata in vari modi, dei potenti sugli oppressi e sui fragili, il capitalismo selvaggio di chi chiude con un recinto un orto pubblico e dice "questo è mio", distrugge ogni umana
relazione e l'umana relazione non è pensabile dentro il capitalismo tutto e tutto quanto. Pensare alla relazione e adoperarsi per costruirla è per il capitalismo della sorveglianza un fatto criminale e sovversivo. Chi dice e scrive" relazione umana" "con-divisione" com-passione" , "ha abbattuto i potenti dai troni e ha innalzato gli ultimi ; ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote" è già indagato per terrorismo ed è candidato al 41 bis (Myriam di Nazareth per il suo Magnificat è già al 41 bis ,come il buon samaritano, l'emoroissa e il rabbi di Nazareth e tanti altri ed altre di qualsovoglia orientamento personale e spirituale... Ovviamente il giovane ricco che non voleva lasciar nulla è candidato a diventare segretario generale della Nato )
Il capitalismo della sorveglianza ha un solo obiettivo, riuscitissimo
"fratelli coltelli, parenti serpenti"

il DNA di ogni potere dal web "[...a Milano ] partecipare alla cena charity destinata a raccogliere fondi per la ricerca oncologica e cardiovascolare. Un appuntamento che, come da tradizione, ha attirato volti noti dello spettacolo, della moda e dell’imprenditoria, trasformando la solidarietà in un palcoscenico glamour.

***
Ed anche gli Angeli esiteranno a poggiare il loro piede su questo nostro pianeta dominato dal pensiero unico e dallo sfruttamento, dall'oppressione, dai massacri e dai genocidi e dai signori delle guerre. Non hanno intenzione di essere arruolati nel partito dei massacratori. E non riescono a presentarsi dai massacrati: non ne hanno coraggio. Sanno di essere classificati nella categoria" nemico di classe" E se proprio, per struttura ontologica, devono poggiare il piede sul nostro pianeta, dovranno indossare mutande d'acciaio ed è sempre preferibile che siano guidati dal noto Arcangelo Michele con la spada di fuoco, l'Excalibur che dovrebbe abbattere i potenti e rendere giustizia agli ultimi ...forse... FORSE

Ed anche con la protezione di Myriam di Nazareth che FORSE riuscirà a presentarli ai massacrati, lei che dei massacrati fa parte a pieno titolo.




Tre anni dopo la pubblicazione in Italia di "Dove gli angeli esitano. Verso un’epistemologia del sacro" di Gregory e Mary C. Bateson (Adelphi, 1989, trad. di Giuseppe O. Longo; tit. originale Angels Fear, 1987), “aut aut” dedicò al libro quasi un intero numero della rivista (n. 251, settembre-ottobre 1992), in una sezione intitolata “Bateson: dove gli angeli esitano”, curata da Rocco De Biasi. La sezione (pp.2-66) comprende alcune note di G. Bateson “La Creatura e la sua Creazione”), un testo di Mary C. Bateson sulla genesi del libro (“Come è nato Angels Fear “) e contributi di Alessandro Dal Lago (“Il meta-libro di Bateson”), Rocco De Biasi (“Il fine non perseguibile. Su Bateson e la non-comunicazione”), Gianfranco Gabetta (“La regola di Bateson”) e Pier Aldo Rovatti (“Un occhio appeso al collo”).
 Il Circolo Bateson ha chiesto e ottenuto dall’editore di “aut aut” l’autorizzazione a riprodurre e pubblicare quelle pagine sul proprio sito. Ringraziamo l’editore e l’attuale direttore di “aut aut” - Pier Aldo Rovatti - per aver risposto gentilmente alla nostra richiesta.


domenica 29 giugno 2025

Claudio Lupo Tabacco. .La Democrazia è un Mito che gronda sangue

Fenomenologia della Democrazia.


https://www.facebook.com/cldtabacco/posts/pfbid0FTEGNsJUrhwis4t5jAafTaB7rywTX2ALQsYqsQUXVHtHa7CDjS4kT8sjM5e7hfC4l

Gaza è il “Fenomeno della Democrazia”. Si avete capito bene: il Genocidio, la fame la sete usate come arma di guerra, lo stupro sui corpi impotenti dei Prigionieri, gli abusi anche sessuali sui minori detenuti per aver sventolano una bandiera della Palestina a casa loro, gli stupri di Guerra sulle donne, la Tortura come pratica abituale, usare mortai e cannoni dei carri armati contro civili indifesi che fanno la fila per il pane sono il “Fenomeno della Democrazia”. Quando De Gasperi, quello che vendeva I contadini meridionali un tanto a tonnellata di carbone ai belgi e che ci ha svenduto agli USA, all’Assemblea Costituente disse “Le Democrazie non sono tigri di carta” annunciò Avola I Morti di Reggio Emilia, la terribile stagione della Guerra Civile a bassa intensità, delle bombe fasciste sui treni e nelle stazioni delle uccisioni selettive di compagni come Fausto e Iaio impegnati in indagini sullo spaccio nel quartiere e la correlazione tra spaccio e strutture neo-fasciste, il Corpo/Colpo di Stato di Aldo Moro, il suicidio di Stato della Rote Armee Fraktion. Gaza è l'evidenza radicale della Democrazia, del Totalitarismo Democratico. “Dentro” Gaza ci sono i Decreti Sicurezza, il Panpenalismo, il Codice Penale del Nemico, il Crimine d'Autore, il precariato Sociale, il Lavoro povero, il Riarmo, l'attacco contro la Comunità Lgbtqia+, il 41bis e l'ergastolo ostativo. La Democrazia è un Mito che gronda sangue, la Democrazia non è che il fascismo delle vacche grasse. Gaza è l'essenza della Democrazia nuda dei suoi veli adattativi.

lunedì 23 giugno 2025

Antonio Marra “L’Ekklesia del Cielo Vuoto”






Nel Tempio d’oro,

i sacerdoti contano le monete del Re.
Le vesti di broccato sfiorano la polvere,
mentre le labbra ripetono il Nome.

Ma il Vento che porta il Sussurro dell’Uno
non abita nei palazzi dei trionfi,
non conosce le cattedre dei Dottori,
né il trono dei supremi.

Dicono:
«Fuori dalla nostra casa, solo perdizione!»
Ma il Cielo ride senza suono.
La pioggia cade sui campi dei giusti e dei peccatori.
Il sole accarezza la fronte del mendicante e del re.

L’Ekklesia del Vivente
non ha muri,
non ha dottrine scolpite.
È il respiro che unisce chi ama,
è la carezza del Bambino,
è il perdono dato senza prezzo.

Colui che si crede padrone del Regno
già si chiude fuori dal Giardino.
Colui che offre il cuore
già dimora nell’Abbraccio.

Ascolta, o uomo che temi:
Non il possesso salva,
ma il vuoto fertile del Cuore.

(Antonio Marra © 2025)
Vignetta di NakedPastor