Non esiste critica al capitalismo e lotta per l'uguaglianza senza considerare la dimensione relazionale dell’esistenza: la vita nelle famiglie, nelle comunità, negli spazi intimi(Rodolfo Pezzi-settimanale online L'Indipendente)"
martedì 25 novembre 2025
Il capitalismo in tutte le sue declinazioni e gli Angeli
domenica 29 giugno 2025
Claudio Lupo Tabacco. .La Democrazia è un Mito che gronda sangue
Fenomenologia della Democrazia.
Gaza è il “Fenomeno della Democrazia”. Si avete capito bene: il Genocidio, la fame la sete usate come arma di guerra, lo stupro sui corpi impotenti dei Prigionieri, gli abusi anche sessuali sui minori detenuti per aver sventolano una bandiera della Palestina a casa loro, gli stupri di Guerra sulle donne, la Tortura come pratica abituale, usare mortai e cannoni dei carri armati contro civili indifesi che fanno la fila per il pane sono il “Fenomeno della Democrazia”. Quando De Gasperi, quello che vendeva I contadini meridionali un tanto a tonnellata di carbone ai belgi e che ci ha svenduto agli USA, all’Assemblea Costituente disse “Le Democrazie non sono tigri di carta” annunciò Avola I Morti di Reggio Emilia, la terribile stagione della Guerra Civile a bassa intensità, delle bombe fasciste sui treni e nelle stazioni delle uccisioni selettive di compagni come Fausto e Iaio impegnati in indagini sullo spaccio nel quartiere e la correlazione tra spaccio e strutture neo-fasciste, il Corpo/Colpo di Stato di Aldo Moro, il suicidio di Stato della Rote Armee Fraktion. Gaza è l'evidenza radicale della Democrazia, del Totalitarismo Democratico. “Dentro” Gaza ci sono i Decreti Sicurezza, il Panpenalismo, il Codice Penale del Nemico, il Crimine d'Autore, il precariato Sociale, il Lavoro povero, il Riarmo, l'attacco contro la Comunità Lgbtqia+, il 41bis e l'ergastolo ostativo. La Democrazia è un Mito che gronda sangue, la Democrazia non è che il fascismo delle vacche grasse. Gaza è l'essenza della Democrazia nuda dei suoi veli adattativi.
lunedì 23 giugno 2025
Antonio Marra “L’Ekklesia del Cielo Vuoto”
venerdì 20 giugno 2025
Claudio Lupo Tabacco. Apocalisse
martedì 27 maggio 2025
Riordino del mio Archivio Ecclesiale data 12 Maggio 2007 dal mio caro amico Barsanufio
Questa meditazione del 2007 del mio amico Barsanufio sul primo social che frequentavamo "Politicaonline"
Barsanufio così aveva riflettuto presentando la sua esperienza
davanti al film Il Grande Silenzio", film di Philip Groening sui
monaci certosini, anno 2005, 3 ore di durata, quasi nessuna parola,
nessuna musica
Vi chiedo che cos'è per voi il senso della vita monastica. Qual è il
monachesimo possibile per un non monaco. Se sono immaginabili nuove
forme, e quali. Se invece pensate che tutto stia sparendo
Qualche considerazione operativa, sulla quale mi piacerebbe avere unavostra opinione.
Prima premessa: la tardo-modernità favorisce un possibilismo
esistenziale, che si proietta naturalmente sulla scelta dello stato
di vita. I gesti definitivi sono diventati non desiderabili,
eccessivamente azzardati, impossibili. Aumentano il numero delle
separazioni e dei divorzi nella famiglia, diminuiscono le vocazioni
religiose, e ciò proprio a causa dell'incombenza del per sempre
(titolo del secondo film citato, peraltro).
Seconda premessa: nell'orizzonte tradizionale - recepito dalla
visione cristiana non ancorando la professione religiosa al livello
del sacramento - la vita monastica non implica necessariamente la
definitività e il per sempre.
Ciò premesso, la mia proposta ai grandi Ordini religiosi della
cristianità è consentire un'appartenenza fluida, non necessariamente
definitiva, e non necessariamente vincolata all'acquisizione di uno
stato di vita preciso.
Per non essere eccessivamente complicato faccio un esempio.
Immaginiamoci un'abbazia cistercense, adagiata in una fertile valle
lombarda o provenzale. Io la vedrei così, nel terzo millennio.
C'è un gruppo di monaci, di un'età che varia - non so - tra i
venticinque e gli ottanta anni, che hanno scelto la professione
monastica definitiva, immergendo la propria vita nella dimensione del
per sempre. Alcuni di questi monaci sono sacerdoti. Tra di essi viene
scelto l'Abate.
Poi vi è un gruppo di monaci, generalmente di età piuttosto avanzata,
i quali hanno scelto di concludere la propria esistenza nel
monastero, pur proveniendo da esperienze differenti. Ci sono:
sacerdoti diocesani, oppure religiosi membri di Ordini "attivi", con
l'assenso del loro Vescovo o con quello del proprio Ordinario;
vedovi, i cui eventuali figli sono già pienamente autonomi; coniugati
anziani, con il consenso del proprio coniuge (il modello potrebbe
essere quello di Pieter e Anne-Marie Van der Meer, discepoli
olandesidi Leon Bloy e amici intimi di Jacques Maritain); non
coniugati(vocazioni 'adulte' o 'anziane') sottoposti a discernimento
attentoda parte dell'Abate.
Il terzo gruppo di monaci è composto da giovani uomini -
frequentemente studenti - che hanno deciso di vivere in monastero un
anno o più della loro preparazione alla vita. Le motivazioni possono
essere varie: attrazione per la vita monastica (ma problemi con
l'aspetto definitivo della stessa), desiderio di trovare un luogo
significativo e silenzioso per studiare, preparsi alla vita,
costruire la propria personalità cristiana. Generalmente questi
monaci (in questo caso potrebbe essere usata la parola 'oblati')
rimangono al monastero un anno, al massimo due. Ma altri restano
piùa lungo: in questo caso l'Abate li orienterà a pronunciare la
professione monastica definitiva, ma qualora essi manifestino
un'impossibilità reale a compiere un gesto esistenziale definitivo,
potranno - previo discernimento - rimanere 'ad libitum' nello stato
presente, rinnovando i voti anno dopo anno.
Poi vi è un quarto gruppo di oblati, totalmente eterogenei, i quali
passano in monastero periodi di estensione variabile, come 'pausa' di
ritorno al significato nella propria esistenza (vacate et videte).
Ciascuno di questi monaci e oblati ha una cella, un abito monastico,
acquisisce uno stile monastico, rispetta integralmente (anche se
provvisoriamente) i voti, rispetta la disciplina del monastero,
gioca - insomma - il gioco secondo tutte le sue regole. Non li vedo
come terziari o super-ospiti, ma come veri e propri monaci (pur per
un tempo limitato).
L'ispirazione - in generale - è quella, più tradizionale che
induista - dei quattro ashrama, ossia la visione della vita secondo
fasi cronologicamente intese: il giovane studente celibe
(brahmacarya) , l'adulto lavoratore e pater familias (Grihastha), il
maturo e anziano monaco (Vanaprastha) , il rinunciante, perduto
nell'erranza, nel vento e nel sole, senza più regole, indirizzi o
legami (Sannyasi). Mi limiterei ai primi tre ashrama, però, visto che
è evidente che, per il quarto, occidente e cristianesimo non sono
affatto pronti.
Personalmente credo che il monachesimo cristiano verrebbe
rivitalizzato, se accogliesse un'impostazione di questo tipo. E
sarebbe un ottimo modo di dialogo con la tardo-modernità .
Mi permetto di sollecitare un'opinione del padre Giovanni (che, se
non ho capito male, oltre ad essere sacerdote, sposo e padre è anche
periodicamente monaco, ed in tal modo è una vera e propria
incarnazione della tardo-modernità vocazionale, coniugata con le
radici spirituali viventi della tradizione ortodossa).
Grazie, Barsanufio
martedì 13 maggio 2025
LUIGI PINTOR MAL SOPPORTO - da. I luoghi del delitto, Bollati Boringhieri, Torino 2003
Mal sopporto
chi si ammazza pregando e prega ammazzando,
chi maneggia libri sacri e carri armati a pari titolo,
chi confonde salmi e missili,
chi si ricorda di santificare le feste
ma non trascura di moltiplicare i sepolcri.
Ringrazio per l'informazione via Facebook Federica Roselli
lunedì 12 maggio 2025
Autore. Antonio Marra. SALMO CONTRO GLI IDOLI DELLA LEGGE ( nella tipologia dei Salmi Imprecatori)
O Tu, che abiti nel silenzio tra le ceneri del cuore,
ascolta il pianto dei figli che hai amato
prima che fossero puri,
prima che fossero degni.
Non ti loda chi conta le pietre del peccato,
né chi misura l’amore con il righello dei farisei.
Essi gridano: “Lontano dai sacramenti chi ha amato due volte!”
Ma Tu apri le porte
e versi vino anche nelle mani tremanti
di chi ha rotto il pane con lacrime.
Essi dicono: “Dio non può voler religioni diverse!”
Ma Tu non abiti nei catechismi,
Tu cammini scalzo nei templi di ogni lingua,
e Ti lasci chiamare anche da chi non Ti conosce.
Essi invocano anatemi per statue di terra,
e non vedono il vitello d’oro
che si costruiscono con il potere e la dottrina.
Essi temono l’amore che non somiglia al loro
e benedicono solo chi si inginocchia come loro,
ma Tu, che sei Spirito,
soffi anche tra le tende
dei pastori che nessuno chiama santi.
Essi custodiscono la legge,
ma ignorano il povero che dorme sui gradini della chiesa.
Essi baciano l’altare,
ma chiudono la bocca a chi soffre,
e fanno delle vecchie preghiere
una prigione per le anime libere.
O Tu, Dio senza uniforme,
fa’ crollare i troni che si alzano sopra il Tuo nome,
brucia le formule che opprimono,
e sveglia le pietre
perché gridino ciò che i cuori hanno dimenticato.
Non chiederci coerenza,
chiedici compassione.
Non offrirci dogmi,
ma pane caldo e mani che accolgono.
E se c'è da scomunicare,
che siano le labbra dure,
e non l’amore ferito,
a cadere fuori dal Regno.
(Antonio Marra © 2025)


