mercoledì 20 febbraio 2019

LEGGERE I PADRI Estratti da una omelia dell’Arcivescovo Chrysostomos di Etna



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http://www.orthodoxia.it/wp/2017/04/24/leggere-i-padri/?fbclid=IwAR2ROFcGQwFcg2NV7CQmJudHH_Z_rizcDSe0x5eHEnxupHqxYkTgQIaTOHc

Nota previa

Copio ed incollo  la riflessione delll'Arcivescovo Chrisostomos di Etna (California) vescovo della Chiesa Ortodossa Tradizionale (con cui io non sono in comunione ma che rispetto moltissimo) dal sito ddel caro Padre Daniele Marletta presbitero della stessa Chiesa in Italia  con cui si vive stima reciproca e fraterna pur nel dissenso comune sempre esplicitato per onestà ecclesiale ed  etica senza mai nasoncere i punti di consenso


Pubblico la riflessione di Chrysostomos di Etna (del quale qualcosa -ma ben poco-ho letto) proprio per la sua Eterna Memoria essendosi recentemente addormentato in Dio Tre volte santo,Chiarisco subito che ne condivido l'impianto e la pienezza della lettura ecclesiale dei Padri al di là dei toni e al di là della stessa identità ecclesiale e dell'autore e del traduttore 


LEGGERE I PADRI
Estratti da una omelia dell’Arcivescovo Chrysostomos di Etna
I tre Santi Ierarchi
I tre Santi Ierarchi
La voce dei Padri risuona ovunque nella nostra fede. È alla voce dei Padri che ci rivolgiamo per confermare in forma vivente la fede che conserviamo nelle nostre confessioni, nelle nostre dichiarazioni di fede e nelle nostre tradizioni teologiche. Il nucleo di una comprensione interiore della fede ortodossa si trova sempre nel nostro legame con la consensuale teologia – quasi una catena aurea del pensiero e esperienza spirituale comuni – che lega i padri insieme, di modo che essi parlino con una sola bocca e con un solo cuore.
È importante, quindi, leggere i Padri correttamente. In primo luogo, dobbiamo prendere familiarità con i dogmi della nostra confessione di fede, in modo da riconoscere ciò che che i Padri hanno in comune; poiché è in realtà il consenso dei Padri che costituisce l’unicità della testimonianza patristica nell’ortodossia. Quei punti in cui i padri differiscono, come quegli argomenti in cui alcuni Padri inavvertitamente hanno errato, non sono la nostra preoccupazione. Dobbiamo attingere alla loro comunanza di pensiero, espressa nei dogmi e nelle dottrine che la Chiesa ha codificato, dal momento che in quella comunanza si trova il mistico “phronema,” o la mente, dei Padri, una mente che, a sua volta, è una con quella di Cristo. Lo studio accademico moderno (io lo chiamo “Patristica punk”) che si vanta di trovare le differenze tra i padri non solo è inutile, ma addirittura viola lo spirito dello studio dei Padri per come l’ho descritto.
In secondo luogo, bisogna comprendere che i Padri si basano l’uno sull’altro. Hanno consapevolmente attinto l’uno dall’altro, proprio come uno scienziato si basa su prove e dati forniti dai suoi predecessori. Bisogna leggere i Padri, quindi, con lo spirito di uno scienziato, non quello di un artista.
A tal proposito, in un articolo per altri versi interessante su San Gregorio Palamas, un chierico di recente ha osservato che “Gregorio Palamas” ha difeso la fede dei padri “non semplicemente ripetendo a pappagallo le loro antiche formule e parole, ma ‘incarnazionalmente’, ridefinendone e reinterpretandone il messaggio” [vedi Daniel Rogich, “L’Omelia 34 di San Gregorio Palamas”, The Greek Orthodox Theological Review, 33 (2), 135-156].
In effetti, san Gregorio Palamas sottolinea con molta attenzione in un certo numero di suoi scritti che egli sta “imitando” quelli prima di lui, “parlando con le loro parole,” e seguendo le loro orme. Non dobbiamo cedere alla difesa fantasiosa dei Padri, sulla base di un timore che essi possano essere accusati – e questa è spesso l’accusa di polemisti occidentali – di mancanza di creatività. Se guardiamo ai Padri come a degli scienziati, la loro creatività si basa sulla loro capacità di seguire le formule e le parole dei loro predecessori e di raggiungere la mente comune dei Padri. La loro creatività non è nella ridefinizione, fatta “incarnazionalmente” o in altro modo, ma nell’applicazione della verità a se stessi, nell’appropriazione di ciò che i Padri prima di loro custodivano in comune, e nel loro contributo al processo del tramandare immutata la verità – una immutata verità alla quale dobbiamo attingere e che dobbiamo cercare di portare in noi stessi. Dobbiamo sempre tenere questo in mente.
In terzo luogo, dobbiamo leggere i Padri con timore. Essi non sono, come alcuni sciocchi osservatori hanno affermato, “proprio come noi”. I Padri hanno sempre cercato di stare al posto di quanti guarivano i malati, conversavano con gli Angeli, e anche risuscitavano i morti. I santi e le sante che costituiscono la testimonianza patristica sono proprio ciò che noi non siamo, in quanto sono riusciti a unirsi ai santi e alle sante prima di loro che, trasformati in Cristo, sono serviti loro di modello, portandoli dalle tenebre alla luce. I Padri sono ciò che dobbiamo diventare in una simile trasformazione. Non sono “ragazzi della porta accanto”. Essi non devono essere misurati per loro “qualità umane”. Essi sono ora i Santi “al di sopra,” e noi dobbiamo attingere a quelle qualità divine che essi hanno sviluppato ripristinando in sé l’immagine della santità. Se abbiamo qualcosa in comune con i Padri della Chiesa, questo sarà rivelato solo quando anche noi avremo a nostra volta raggiunto la santità, una santità che si misura non dalle nostre capacità mondane, ma da ciò che viene aggiunto per grazia nella nostra ascesa verso la perfezione spirituale.
Ancora, dobbiamo affrontare i Padri, non con le rubriche dello studio accademico – che portano spesso a incomprensioni ed errori – ma con quelle della ricerca “spirituale”. Se lo studioso cerca “informazioni”, il ricercatore spirituale guarda ai Padri per esserne “guidato”. E legata a questa nozione di ricerca spirituale è una preoccupazione per l’autenticità e per la verità che è sconosciuta allo studio di tipo accademico. Uno studioso può trattare un Padre superficialmente, offrire alcuni commenti profondi circa i suoi insegnamenti, e poi passare a un’altra ricerca. Sono in gioco soltanto il suo ego o il suo riconoscimento accademico. Invece, un ricercatore spirituale, dal momento che la sua anima e la vita eterna sono in gioco nel suo studio, leggerà i Padri con estrema cura, spesso impiegando anni interi per chiarire anche un semplice punto.
Mi sia permesso di fare alcune osservazioni su questo argomento, usando ancora San Gregorio Palamas come esempio. Gli scritti di San Gregorio Palamas sono complessi al di là di ogni dire. Sono una sintesi di alcuni dei più profondi insegnamenti dei Padri prima di lui, come San Gregorio stesso dice, e sono redatti in un greco, che non ha eguali nella sua complessità. Anzi, ho incontrato pochi autori che, nonostante i loro numerosi articoli e trattati su questo grande Padre, possano effettivamente passare il mio banco di prova, se solo io consegno loro un volume della raccolta ancora incompleta degli scritti di San Gregorio e chiedo di tradurre un paragrafo a caso, che sia dal greco originale o dal testo greco moderno.
Molti in Occidente, purtroppo, iniziano il loro studio di San Gregorio Palamas con un libro scritto qualche anno fa (originariamente in francese e, per fortuna, un po’ rivisto nelle successive edizioni in inglese) da p. John Meyendorff. Il suo libro è afflitto da errori di traduzione di San Gregorio, da lui tradotto in francese. Essi portano ad alcune fondamentali distorsioni degli insegnamenti di San Gregorio Palamas , come p. Ioannes Romanides ha sottolineato in un brillante commento sul libro di p. Meyendorff [vedere soprattutto. “Note sulla controversia palamita,” The Greek Orthodox Theological Review, 9 (2), p.238], e queste distorsioni sono state ripetute da autori che, in linea con le rubriche accademiche, sono più affascinati da un “nuovo pensatore” che non dal cibo della vita spirituale offerto alle anime di quanti guardano a San Gregorio Palamas come un modello per la crescita spirituale e l’illuminazione. In breve, essi perpetuano gli errori di p. Meyendorff e non riescono a leggere San Gregorio stesso.
Infine, non dobbiamo permettere all’ecumenismo politico di distorcere ciò che i Padri hanno scritto. I Padri ortodossi scrivono quello che fanno con una vera preoccupazione per la verità, ed è per questo che si trovano nei loro scritti parole come “eretico” e “profanatore della Fede”. Non usano queste parole nello spirito d’odio che segna così tanti fuorviati zeloti ortodossi oggi, ma per una preoccupazione profonda e costante per la tutela dei loro lettori – loro figli spirituali – da una dottrina errata. Non c’è nulla di imbarazzante in questo aspetto dei Padri per dei pensatori cristiani maturi, e noi dobbiamo aver cura di ascoltare il messaggio in queste parole più dure dei Padri. Non siamo liberi di fare preferenze.
San Gregorio Palamas inizia uno dei suoi scritti sullo Spirito Santo con dei commenti sui latini che scioccherebbero un ecumenista. Egli respinge i latini come eretici e nega tutte le formule politiche con cui, nella nostra era ipocrita, ciò che non è ortodosso è improvvisamente fatto tale. Se p. John Meyendorff, ancora una volta, avesse prestato attenzione a questo punto, il suo libro su questo grande Padre sarebbe stato più fedele agli insegnamenti di San Gregorio.
Barlaam può ben esser stato, come san Gregorio Palamas credeva e dichiarava, un latino venuto in Oriente per fomentare il compromesso e il dissenso, in modo da condurre a una unione politica tra gli ortodossi e Roma [cf. Romanides, supra, 6 (2), p. 193]. E san Gregorio Palamas può bene essere stato un campione dello stesso tipo di resistenza che noi vecchi calendaristi stiamo conducendo oggi contro le macchinazioni di Roma per attirare i politicanti ecclesiastici ortodossi in un’unione basata sul relativismo ecclesiologico e un tradimento della rivendicazione di un primato della Chiesa ortodossa. Forse questo è il motivo per cui gli uniati (greco cattolici) ancora celebrano la seconda Domenica di Quaresima, dedicata nella Chiesa Ortodossa a San Gregorio Palamas, come la Domenica delle Sante Reliquie. E forse l’insensibilità del padre Meyendorff al lato meno edificante dell’ecumenismo nascondeva ai suoi occhi la saggezza degli avvertimenti di San Gregorio contro l’intrigo latino come appare ai nostri stessi giorni!
Se vogliamo imparare dai Padri, dobbiamo volgerci dal vuoto dell’egoismo accademico, dal dubbio malizioso sulle cose sacre, dai tomi superficiali elogiati dal mondo, ma infedeli agli insegnamenti di coloro intorno ai quali sono scritti.


Da Orthodox Tradition, Vol. VI, N. 3.
(Trad. p. Daniele Marletta tratto da LUCE VITA n 10)

sabato 16 febbraio 2019

La domenica del Pubblicano e del Fariseo -Inizio del Triodion


Che cos’è il Triodio? 

tratto da




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Il “triodo” e il suo tempo 

Domenica 9 febbraio inizia il Triodio, il periodo che ci condurrà alla Pasqua. Il Triodio, o periodo pre-pasquale, è uno dei tre principali periodi dell'anno liturgico, che si colloca tra l’Octoechos (il più lungo, che copre tutto l'anno del ciclo fisso) e quello del Pentecostarion (otto settimane dopo la Pasqua). Il Triodo inizia dieci settimane prima di Pasqua.
Il Triodo è anche il libro liturgico che sarà utilizzato fino a Pasqua, e porta questo nome perché indica le tre odi bibliche cantate nell'ufficiatura mattutina.
Struttura del Triodo 

Il triodo è composto da quattro domeniche preparatorie: le tre settimane prima dell'inizio della Quaresima sono settimane di preparazione, ciascuna dedicata a un tema specifico espresso dalle letture delle Sacre Scritture: 

1. La Domenica del pubblicano e del fariseo (Luca 18:9-14 - prima Domenica del Triodio) 
2. La Domenica del figliol prodigo (Luca 15:11-32); 
3. La Domenica del Giudizio (chiamata anche la Domenica di Carnevale: inizia l'astinenza dalle carni; Matteo 25:31-46); 
4. La “Domenica della cacciata di Adamo” o “Domenica del perdono” (“dei latticini”) - Matteo 6: 14-21, che non è il primo giorno di Quaresima, ma l'ultimo giorno di preparazione alla Quaresima. 

In questo periodo preliminare, la Chiesa ci prepara ail digiuno e ci introduce gradualmente nell'atmosfera della Quaresima. 
Così, la settimana dopo la Domenica del Figliol Prodigo è una tipica settimana con il digiuno il Mercoledì e Venerdì. Dopo la Domenica del Giudizio, non si consuma più carne, solo uova, pesce e latticini. La Domenica della Cacciata di Adamo dal Paradiso conclude questo periodo di preparazione. Il giorno successivo, il Lunedì puro, segna l'inizio della Quaresima. 

La Grande Quaresima inizia con i Vespri della “Domenica della cacciata di Adamo”, che include un rituale solenne del perdono cristiano dove ciascuno chiede e offre perdono ai propri fratelli e alle proprie sorelle. I Vespri di questa domenica sono il primo ufficio di Quaresima.
I temi delle domeniche del Triodio
La domenica del fariseo e del pubblicano con la pericope evangelica di Luca, 18, 10-14, sottolinea l’atteggiamento di umiltà, necessaria alla vita di ogni cristiano, la confessione sì del proprio peccato, ma soprattutto la confessione della grandezza di Dio nell’amore. Uno dei tropari del mattutino di questa domenica mette in luce il tema del pentimento del peccatore e la grande misericordia del Signore, che scaturisce dalla sua stessa incarnazione: «Come il pubblicano, offriamo gemiti al Signore, e gettiamoci ai suoi piedi quali peccatori davanti al Sovrano: egli vuole infatti la salvezza di tutti gli uomini e concede la remissione a tutti quelli che si pentono, perché per noi si è incarnato, lui che è Dio, coeterno al Padre».
La domenica del Figlio prodigo, in Luca, 15, 11-32, mette in luce il tema del pentimento e dell’amore fiducioso nel Padre misericordioso, ma anche il possibile rifiuto di accogliere il pentimento del fratello peccatore che si converte e torna alla casa paterna. Il kontakion del mattutino mette sulle labbra di ciascun fedele le parole del figlio prodigo per l’essersi allontanato da Dio, quasi fosse lo stesso allontanamento di Adamo dal paradiso, «dalla gloria paterna»: «Mi sono stoltamente escluso dalla tua gloria paterna e ho dissipato nel male la ricchezza che mi avevi trasmesso; per questo a te le parole del figliol prodigo: “Ho peccato davanti a te, padre pietoso: ricevimi nella penitenza, e trattami come uno dei tuoi mercenari”».
La domenica del giudizio finale, con la lettura della pericope di Matteo, 25, 31-46, sottolinea la necessità dell’amore verso il Signore che si fa presente nel fratello che soffre, che è malato, che è prigioniero. Uno dei tropari del mattutino ancora propone una lettura cristiana del digiuno e dell’astinenza, lettura che dovrebbe segnare tutto il percorso quaresimale: «Il profeta Daniele, divenuto uomo prediletto, contemplando la sovrana autorità di Dio, così gridava: “La corte si assise e i libri furono aperti. Bada, anima mia: digiuni tu? Non usare perfidia col prossimo. Ti astieni dai cibi? Non giudicare il fratello, perché tu non venga mandata al fuoco a bruciare come cera, ma il Cristo ti faccia piuttosto entrare nel suo regno senza impedimenti”».
Infine la domenica dei latticini, chiamata anche di Adamo ed Eva, con la lettura di Matteo, 6, 14-21, ci ricorda la necessità del perdono dell’altro prima di qualsiasi preghiera, prima di qualsiasi digiuno; e l’importanza che la preghiera esteriore, il digiuno esteriore sia riflesso di una preghiera e di un digiuno nel cuore. Due dei tropari del mattutino danno la chiave di lettura di questa domenica ormai alle porte del periodo quaresimale: «Guida di sapienza, elargitore di prudenza, educatore degli stolti e protettore dei poveri, conferma, ammaestra il mio cuore, o Sovrano; dammi tu una parola, o Parola del Padre, poiché, ecco, io non trattengo le mie labbra dal gridare: O misericordioso, abbi misericordia di colui che ha prevaricato! Sedette un tempo Adamo e diede in pianto davanti al paradiso di delizie, battendosi il volto con le mani. Partecipa, o paradiso, al dolore del padrone divenuto povero, e col fruscio delle tue foglie supplica il Creatore che non mi chiuda fuori. O misericordioso, abbi misericordia di colui che ha prevaricato!».


La consegna del libro del Triodio al coro 

tratto dahttp://fosilaron.tumblr.com/post/76095072465/la-consegna-del-libro-del-triodio-al-coro


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L'inizio del Triodio è segnato anche plasticamente da una brevissima cerimonia che si svolge ai vespri della Domenica del pubblicano e del fariseo.
Il libro del Triodio viene posto ai piedi dell'icona despotica del Cristo alla destra della porta reale dell'iconostasi. Durante i grandi vespri prima che si inizino a cantare gli inni propri del Triodio, il libro viene consegnato dal presbitero al protopsalti e dunque al coro che dopo aver venerato il libro lo apre e inizia a cantarne gli inni che ci introducono al clima quaresimale. 


venerdì 8 febbraio 2019

pregare con le sante icone scritte dal fratello in Cristo Ivan Polverari



Il nostro Padre tra i Santi Don Pino Puglisi

scrive il caro fratello Ivan "se l'icona non assomiglia al suo prototipo allora è un'immagine docetista...ergo eretica...ma contemporaneamente non deve essere un ritratto, perché il raffigurato non vive più in questa realtà.... Deve essere semplicemente un'immagine trasfigurata."

mercoledì 6 febbraio 2019

Prière pour le mari et la femme (archimandrite Nicodim)

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Prière pour le mari et la femme (archimandrite Nicodim)

Seigneur Jésus-Christ notre Dieu, notre doux Sauveur, qui nous a enseigné à prier toujours les uns pour les autres, afin qu'en accomplissant ainsi la sainte loi, nous soyons rendus dignes de Ta miséricorde : regarde avec compassion notre vie conjugale et garde de toute chute périlleuse, de tout ennemi visible et invisible, mon mari / ma femme que Tu m'as accordé(e), afin de passer notre temps ensemble, dans un esprit d'union. Accorde-lui la santé, la force et la plénitude de la sagesse éclairée d'en haut, afin qu'il/elle puisse accomplir ses devoirs tous les jours de cette vie selon Ta volonté et Tes commandements. Protége-le/la et garde-le/la des tentations, afin qu'il/elle soit capable de supporter et de vaincre ces tentations qui lui surviennent. Fortifies-le/la dans la Foi véritable, l'espérance forte et l'amour parfait, afin qu'ensemble nous accomplissions de bonnes actions et que nous puissions ordonner toute notre vie selon Tes ordonnances et Commandements divins.

Seigneur miséricordieux, écoute-nous qui Te prions humblement et envoie Ta bénédiction divine en plénitude sur notre vie conjugale et sur toutes nos bonnes actions, car c'est à Toi, ô notre Dieu, de nous écouter et de nous prendre en miséricorde, et à Toi que nous rendons gloire, au Père et au Fils et au Saint Esprit, maintenant et toujours, et dans les siècles des siècles. Amen.
Archimandrite Nikodim (Mandita)


https://stmaterne.blogspot.com/2019/02/priere-pour-le-mari-et-la-femme.html?fbclid=IwAR0lz7RWZff8jxG8-LfqdZsrER59yNSYEZD79uMYQctKqSsAtmWFc-eXBIc

domenica 3 febbraio 2019

e si inizia a camminare verso la festa del Santo ieromartire Caralampo per domenica prossima 10 Febbraio.-il tropario in diverse lingue

http://www.ortodossia.it/w/images/stories/com_form2content/p17/f4389/257.jpg

e si inizia a  camminare verso la festa del Santo ieromartire Caralampo  per domenica prossima 10 Febbraio.

Glasul 4-tono  IV 
Arătatu-te-ai, Înţeleptule Haralambie, ca un stâlp neclintit al Bisericii lui Hristos şi ca un sfeşnic pururea luminos al Lumii, strălucit-ai în lume prin mucenicie, fericite şi ai risipit întunecimea idolilor. Drept aceea roagă-te lui Hristos cu îndrăzneală, ca să ne mântuiască pe noi.

Ti sei mostrato, sapiente Caralampo,  forte e sicura colonna della Chiesa di Cristo e lampada sempre luminosa per tutta la terra: brillasti infatti nel mondo con il martirio, dissolvesti la tenebra degli idoli, o beato; perciò prega con franchezza Cristo di salvarci.


Ὡς στῦλος ἀκλόνητος, τῆς Ἐκκλησίας Χριστοῦ, καὶ λύχνος ἀείφωτος τῆς οἰκουμένης σοφέ, ἐδείχθης Χαράλαμπες, ἔλαμψας ἐν τῷ κόσμῳ, διὰ τοῦ μαρτυρίου, ἔλυσας τῶν εἰδώλων, τὴν σκοτόμαιναν μάκαρ· διὸ ἐν παρρησίᾳ Χριστῷ, πρέσβευε σωθῆναι ἠμας. 


Tone 4

You became a firm column in the Church of Christ, wise Haralambos; / A lamp of everlasting light to the world: / Well known to the world through your martyrdom, / You dispelled the dark night of idolatry. / Boldly intercede with Christ God that He may save our souls.

sabato 2 febbraio 2019

-Dal mio Archivio riflessioni per la parabola dei talenti e per l'incontro di Gesù con Zaccheo




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per la parabola dei talenti
Dal web.... Perciò i problemi della nostra coscienza, come presbiteri e pastori
non devono essere tanto quelli di piacere agli uomini, ma piuttosto di piacere
al capo della chiesa, perché è il Signore che ci ridomanderà cosa ne abbiamo
fatto dei nostri talenti e noi corriamo il rischio, dopo aver tanto faticato
e lottato di incorrere nel giudizio di Dio, il quale ci dirà
"in verità non vi conosco" (Matteo 7:22 e 25:13). )
per l'incontro di Gesù con Zaccheo
il Vangelo e i Padri devono risuonare ogni giorno su di me come critica di me stesso e come esortazione a cambiare e a non disperare La sequela non è fatta per accusare gli altri, ma per trasformare me,il mio cuore di pietra in cuore di carne Il mio stare e il mio voler stare alla sequela non possono essere forieri di divisione .Se lo fossero la mia sequela non sarebbe a Cristo ma al Divisore
per non trascurare di pregare per il ravvedimento proprio e di tutti
per non trascurare di pregare per la metanoia propria e di tutti..
per non trascurare di pregare per il superamento del fariseismo personale
per non trascurare di prendere sulle nostre mani la richiesta del cosmo e di presentarla al Signore in preghiera di supplica e di lode
per non trascurare mai la preghiera di intercessione...i gemiti inesprimibili con cui e per cui lo Spirito Santo è presente
Si possa sempre nella nostra vita trovare un albero di sicomoro dove salire per vedere poi il Cristo e per ravvedersi in Lui