Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro.
Gesù è invitato a pranzo da un fariseo, ma il Maestro non compie le abluzioni rituali. Gesù pone in essere un comportamento provocatorio, quello che potremmo definire un "agire profetico". Dietro la provocazione vi è l'insegnamento e la lettura profonda della società in cui il fariseo è concretamente immerso e che riproduce nei suoi comportamenti quotidiani.
I farisei furono gli antenati dell'attuale rabbinato, ovvero coloro che con un grande sacrificio collettivo ed un ancor maggiore impegno permisero all'ebraismo di sopravvivere e di superare il trauma della distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dei romani. Quando nelle nostre predicazioni ci scagliamo contro i farisei manifestiamo l'antisemitismo teologico e nascondiamo il fatto che nelle nostre Chiese ci comportiamo assai peggio di coloro che condanniamo. Un "religioso", uno di noi, piuttosto in vista invita Gesù a pranzo e lo "rimprovera" perché non rispetta i rituali religiosi previsti prima di mangiare. E Gesù risponde: tu ti preoccupi del formalismo e non della tua relazione profonda con Di@. Mentre noi pranziamo i poveri, gli ultimi, gli esclusi, quelli che tu chiami peccatori, sono alla finestra e guardano e ci osservano mentre mangiamo ciò che a loro appartiene. Gesù viene da noi invitato alla Cena - Memoriale… dovrebbe essere il contrario: Gesù invita noi alla sua Cena, ma abbiamo talmente stravolto nella Liturgia la Realtà e ci siamo talmente appropriati della sua Cena che noi siamo coloro che invitano e lui è l'invitato. Indossiamo gli abiti della Festa, le donne vantano le pellicce, simbolo dello stato di schiavitù crudele a cui abbiamo ridotto la natura, i bambini sono "firmati" da capo a piedi perché sono la vetrina dello status familiare, i preti indossano i paramenti Sacri, i ministranti intossicano l'intera assemblea con nuvole di incenso. Tutto parla di una società di persone integrate nel sistema socio-religioso, di benpensanti in campo politico, di quella "maggioranza silenziosa" ovvero i kapò, felici di esserlo, della sanguinaria Tecnopoli Globale, e di una disciplinata casta sacerdotale che si preoccupa di omologare ed alienare. Tutto è ordinato, pulito, sanificato, ma gli sguardi, gli atteggiamenti del corpo, le parole stesse della liturgia ci parlano di avidità, cupidigia di potere, malevolenza che esclude. Ci si preoccupa dell'esterno del piatto o della tomba ma l'interno è marciume e puzza. Ed i "peccatori" fuori. Ed allora Gesù, l'invitato alla cena che dovrebbe a lui appartenere si alza e se ne va. Se ne va con i peccatori, gli esclusi, gli spezzati e noi neppure ce ne accorgiamo e imperterriti continuiamo con i Kirye eleison e con le schitarrate che danno un inutile e volgare segno di modernità alla tomba sacrale in cui solitari ci siamo rinchiusi.
Maranatha.

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