martedì 9 ottobre 2018

Meditazioni in Italiano del fratello in Cristo Tudor Petcu


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La libertà è il dono  più importante che Dio ci ha fatto ma che ancora non abbiamo scoperto. 

Non so perché sono nato ma so che devo scoprire il senso sacro del mio essere.

L'amore non è quello che gli uomini hanno sperimentato fino ad ora , ma il sacrificio supremo del Figlio di Dio di cui noi non siamo capaci. 

Voglio intendere la nascita del sacro per superare il profano della mia esistenza quotidiana. 

Voglio rimanere sempre cristiano perché Gesù ci ha detto che possiamo acquisire la bellezza divina  mentre Aristotele  diceva che eravamo solo animali sociali. 

Non mi sarebbe piaciuto essere altro che cristiano perché grazie alla cristianità ho capito il regno dell'infanzia e la libertà interiore. 

 Non so in cosa credono quelli che non credono ma anche loro hanno un certo istinto spirituale, vale a dire una così detta teologia immediata 

La speranza non dovrebbe mancare perché senza di questa non possiamo parlare di vita, ma sE manca la fede come modo di vivere rischiamo di perdere l'eternità.

domenica 7 ottobre 2018

Padre Ilie Cleopa e gli stadi della preghiera https://luceortodossamarcomannino.blogspot.com/2018/09/padre-ilie-cleopa-e-gli-stadi-della.html


 http://canto.irinipasi.it/sites/default/files/P1000179.JPG


Proponiamo la traduzione e la trascrizione di un video nel quale il compianto padre Ilie Cleopa (+1998), morto in odore di santità, parla della preghiera e di come si sviluppa la vera preghiera secondo gli insegnamenti dei padri


 https://www.youtube.com/watch?v=qFv91OHpm4E
 Il video originale in romeno, con i sottotitoli in inglese


Nella preghiera, ci sono nove livelli. 

Dovremmo almeno pregare con le nostre labbra. Al livello più basso, usando solo la bocca. Cosa dice lo Spirito Santo tramite il salmo 33: Benedirò il Signore in ogni tempo, la sua lode riempirà sempre la mia bocca. E il salmo 102? Benedite il Signore, o tutte sue creature, il ogni luogo del Suo dominio. Cosa dice l'Apostolo [Paolo]? Con la mia voce ho gridato al Signore. Vedi?

Abbiamo visto che ci sono quattro strumenti: le labbra, la bocca, la voce e la lingua. Questi sono alla base della preghiera. A pregare con questi strumenti si impara da bambini. Dopo aver pregato almeno dieci anni con le labbra, la bocca, la voce e la lingua, ad un certo punto ti rendi conto che ciò che è stato detto con la bocca devi comprenderlo con la mente. Non ti giova a niente dire cose senza senso.

E così, quando l'uomo ha iniziato a capire con l'intelletto ciò che finora ha detto con le labbra, è giunto al quinto stadio: la preghiera mentale. Ma è questo lo stato perfetto della preghiera? No! La preghiera mentale è come un uccello con una ala sola. Una preghiera a mezzo. Una preghiera con una gamba sola! Puoi camminare con una gamba sola? O puoi volare con una sola ala? La mente è infatti costantemente attaccata dai demoni. 

E' necessario pregare col cuore, il sesto stadio. Devi scendere con l'intelletto fino al cuore. E così si scende fino al cuore, dicendo: Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore

Infatti la preghiera della mente incontra due nemici spirituali: la delusione dell'immaginazione. Non immaginarti nulla, perché Dio non è una immaginazione. Nemmeno i Serafini, o i Cherubini. La Sua gloria non è limitata. Il secondo nemico spirituale è la razionalità che si presenta alle porte del Cuore.  Quando l'intelletto è arrivato al cuore, si avverte come un calore partire dal petto, dove si trova il cuore di tutti, uomini e donne. Il cuore inizia ad ardere. Inizi ad avvertire la dolcezza divina, nel cuore, nel petto, nella spina dorsale, tutto il corpo è un fuoco! E inizi a piangere. 

Una volta andai a parlare con un monaco col quale avevo una amicizia e ed egli mi disse: sono disceso con la mente nel cuore per due ore e dieci minuti... e sono stato pervaso da una dolcezza mistica così forte... E ho incontrato Cristo! Noi abbiamo Lui dentro di noi fin dal battesimo... E in quel momento, la razionalità inizia a parlare alla nostra anima. Avevo cinque fazzoletti, mi ha detto il padre, e tre volte li ho usati per asciugarmi le lacrime. Questa è preghiera, arrivare alle lacrime! Questa è purezza! Questa è la preghiera vera alla quale solamente uno su diecimila riesce ad arrivare. [Vi giungono] quelli che lottano, dice sant'Isacco il Siro. 

E poi ci sono gli altri tre grandi livelli della preghiera. La preghiera attiva, la preghiera onniscente, la preghiera contemplativa. E abbiamo finito (mormora: sono stanco). 

La preghiera contemplativa neanche possiamo più chiamarla preghiera, possiamo chiamarla Visione di Dio. Come quella che ebbe san Paolo quando fu innalzato al terzo cielo, ed egli non poté comprendere se fosse fuori o dentro il suo corpo. 
 
 Abbiamo finito, ragazzo! metti via quel giocattolo (la telecamera, ntd). 

http://www.orthodoxphotos.com/Orthodox_Elders/Romanian/Fr._Cleopa_Ilie/32.jpg
 
 

sabato 6 ottobre 2018

il 6 Ottobre i cristiani di Roma e(probabilmente) di Canterbury fanno memoria di San Bruno--Lettera che il nostro Venerabile Padre Bruno scrisse in un eremo di Calabria, chiamato la Torre, e che da lì inviò ai suoi Figli di Certosa.

 certosino










Ai suoi figli di certosa



Lettera che il nostro Venerabile Padre Bruno scrisse in un eremo di Calabria, chiamato la Torre, e che da lì inviò ai suoi Figli di Certosa.  


1. Ai suoi fratelli amati in maniera singolare in Cristo, fratello Bruno invia il suo saluto nel Signore. 

Ho appreso dell'inflessibile rigore della vostra disciplina che è ragionevole e veramente degna di lode, grazie alla dettagliata e consolante relazione del nostro beatissimo fratello Landuino, così come ho altresì udito del vostro santo amore e dell'incessante zelo per tutto ciò che concerne l'integrità e l'onestà; perciò il mio spirito esulta nel Signore. Veramente esulto e mi sento portato a lodare il Signore e a ringraziarlo, e tuttavia sospiro amaramente. Esulto, sì, come è giusto, per l'accrescersi dei frutti delle vostre virtù, ma mi dolgo e arrossisco dì giacere inerte e negligente nella sordidezza dei miei peccati.  

2. Gioite dunque, fratelli miei carissimi, per la felicità che avete avuto in sorte e per l'abbondanza della grazia di Dio verso di voi. Gioite, poiché siete sfuggiti ai molteplici pericoli e naufragi di questo mondo sballottato dalle onde. Gioite, poiché avete guadagnato il tranquillo e sicuro rifugio di un porto ben riparato, al quale molti desiderano arrivare ed a cui molti tendono con parecchi sforzi, e pur tuttavia non vi giungono. Inoltre, molti, dopo averlo raggiunto, ne sono esclusi, poiché a nessuno di loro è stato concesso dall'alto.
Perciò, fratelli miei, considerate come cosa certa e provata che, chiunque abbia goduto di un bene così desiderabile, se in qualche modo verrà a perderlo, se ne dorrà fino alla morte, se pur avrà avuto qualche riguardo e cura della salvezza della sua anima.

3. Di voi, miei dilettissimi fratelli laici, dico: L'anima mia magnifica il Signore, poiché contemplo la magnificenza della sua misericordia su di voi, secondo quanto mi riferisce il vostro priore e padre amantissimo, che è molto fiero e contento di voi. Gioisco anch'io poiché, sebbene non abbiate la scienza delle lettere, il Dio, che è potente, col suo stesso dito incide, nei vostri cuori, non solo l'amore, ma anche la conoscenza della sua legge santa. Con le opere infatti mostrate che cosa amate e che cosa conoscete. Giacché praticate con tutta l'attenzione e con tutto lo zelo possibile la vera ubbidienza - che consiste nel compimento dei precetti di Dio, che è la chiave e il sigillo di ogni disciplina spirituale, che non può mai esistere senza una grande umiltà ed una pazienza non comune, a cui sempre si accompagna il casto amore del Signore e la vera carità - è evidente che voi sapientemente raccogliete il frutto soavissimo e vitale della Scrittura divina.  

4. Dunque, fratelli miei, perseverate nello stato cui siete giunti, ed evitate come la peste la banda malsana di quei veramente falsi laici che fanno circolare i loro scritti borbottando cose che non comprendono né amano, e che con le parole e con i fatti contraddicono. Questi laici, oziosi e girovaghi, sono calunniatori di quanti sono buoni e religiosi, e proprio in questo ritengono di essere degni di lode, se hanno diffamato coloro che invece dovrebbero essere lodati; l'ubbidienza e qualsiasi disciplina è per essi odiosa.  

5. Avrei poi voluto trattenere presso di me fratello Landuino a causa delle sue gravi e frequenti infermità: ma poiché ritiene che, senza di voi, niente è per lui sano, niente gioioso, niente vitale e utile, non ha acconsentito, dimostrandomi, con il profluvio di lacrime versate per voi e con molti sospiri, quanto valete per lui e con quale perfetta carità ami voi tutti. Per la qual cosa, non ho voluto esercitare alcuna costrizione, per non fare del male a lui, e a voi, che mi siete carissimi per il merito delle vostre virtù. Pertanto, fratelli miei, premurosamente vi avverto e umilmente ma con forza vi prego affinché la carità che avete nel cuore la mostriate con le opere verso di lui, in quanto priore e padre carissimo, procurandogli con benevolenza e attenzione le cose che, a causa delle sue numerose infermità, gli sono necessarie. Forse non vi consentirà di esercitare questo servizio di umanità, preferendo porre in pericolo la salute e la vita anziché tralasciare alcunché del rigore della disciplina corporale, la qual cosa deve essere assolutamente disapprovata - probabilmente si vergognerà, lui, che è il primo nella comunità, di apparire l'ultimo su tale punto, per paura che, a causa sua, qualcuno di voi divenga più rilassato o più tiepido, cosa che, io ritengo, non sia da temere in alcun modo -; in questo caso, per non essere privati di tale grazia, concedo a voi, che siete tanto pieni di carità, di fare le mie veci solamente riguardo a questo: vi sia cioè consentito di obbligarlo, rispettosamente, ad accettare ciò che gli darete per la salute.  

6. Quanto a me, fratelli, sappiate che il mio unico desiderio, dopo Dio, è quello di venire da voi e di vedervi. E quando potrò, lo porrò in atto, con l'aiuto di Dio. Addio.

mercoledì 3 ottobre 2018

Per il 4 ottobre da un presbitero cristiano ortodosso- -SANCTI FRANCISCI ASSISIENSIS-EPISTOLA AD CUSTODES



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EPISTOLA AD CUSTODES I


Universis custodibus fratrum minorum, ad quos litterae istae pervenerint, frater Franciscus in Domino Deo vester servus et parvulus, salutem cum novis signis caeli et terrae, quae magna et excellentissima sunt apud Deum et a multis religiosis et aliis hominibus minima reputantur.
Rogo vos plus quam de me ipso, quatenus, cum decet et videritis expedire, clericis humiliter supplicetis, quod sanctissimum corpus et sanguinem Domini nostri Jesu Christi et sancta nomina et verba eius scripta, quae sanctificant corpus, super omnia debeant venerari. Calices, corporalia, ornamenta altaris et omnia, quae pertinent ad sacrificium, pretiosa habere debeant. Et si in aliquo loco sanctissimum corpus Domini fuerit pauperrime collocatum, iuxta mandatum Ecclesiae in loco pretioso ab eis ponatur et consignetur et cum magna veneratione portetur et cum discretione aliis ministretur. Nomina etiam et verba Domini scripta, ubicumque inveniantur in locis immundis, colligantur et in loco honesto debeant collocari. Et in omni praedicatione, quam facitis, de poenitentia populum moneatis, et quod nemo potest salvari, nisi qui recipit sanctissimum corpus et sanguinem Domini (cf. Joa 6,54). Et, quando a sacerdote sacrificatur super altare et in aliqua parte portatur, omnes gentes flexis genibus reddant laudes, gloriam et honorem Domino Deo vivo et vero. Et de laude eius ita omnibus gentibus annuntietis et praedicetis, ut omni hora et quando pulsantur campanae semper ab universo populo omnipotenti Deo laudes et gratiae referantur per totam terram.
Et, ad quoscumque fratres meos custodes pervenerit hoc scriptum et exemplaverint et apud se habuerint et pro fratribus, qui habent officium praedicationis et custodiam fratrum, fecerint exemplari et omnia, quae continentur in hoc scripto, praedicaverint usque in finem, sciant se habere benedictionem Domini Dei et meam. Et ista sint eis per veram et sanctam obedientiam. Amen.

EPISTOLA AD CUSTODES  II


Universis custodibus fratrum minorum, ad quos istae litterae pervenerint, frater Franciscus, minimus servorum Dei salutem et sanctam pacem in Domino.

Scitote, quod in conspectu Dei sunt quaedam res nimis altae et sublimes, quae aliquando reputantur inter homines pro vilibus et abiectis; et aliae sunt carae et spectabiles inter homines, quae coram Deo tenentur pro vilissimis et abiectis. Rogo vos coram Domino Deo nostro, quantum possum, quod litteras illas, quae tractant de sanctissimo corpore et sanguine Domini nostri, detis episcopis et aliis clericis; et memoria retineatis, quae super his vobis commendavimus. Aliarum litterarum, quas vobis mitto, ut eas detis potestatibus, consulibus et rectoribus, et in quibus continetur, ut publicentur per populos et plateas Dei laudes, facite statim multa exemplaria, et cum magna diligentia eas porrigite illis, quibus debeant dari.

 http://www.franciscanos.org/esfa/omfra.html

sabato 29 settembre 2018

Dal mio Archivio 2010.Domenica II di Luca- Il Vangelo dell'amore per i nemici. Meditazione del Padre Seraphim Valeriani Ropa di Bologna-Ravenna


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s. Angelo in Formis, Affreschi del XI secolo, Capua (CE)


Nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito. Amen.



Leggendo questo passo del Vangelo non vi siete mai sentiti a disagio? Io spessissimo. Cioè beninteso mi riesce relativamente facile fare agli altri quello che vorrei che gli altri facessero a me, ma fare del bene alle persone che sono nostri nemici…alle persone che non possono contraccambiare, fare del bene nascostamente in modo che nessuno lo sappia…questo è veramente impossibile per gli uomini del mondo tutti protesi a fare del bene sì, ma spesso per interesse personale: il denaro, la gloria, il potere. Ma allora è possibile veramente seguire questo consiglio evangelico o è solo un’utopia?
Vi dico fratelli e sorelle che è impossibile umanamente seguire queste parole, è pura follia, pura utopia…ma, ma a Dio niente è impossibile. In Dio non solo questo è possibile ma addirittura (cosa folle per il mondo) è la norma, la normalità. Chi è unito a Cristo è un folle per il mondo, un utopista, un eccentrico…ma ricordate che passa la scena di questo mondo e rimane in eterno solo l’amore, folle e sconfinato, che Dio ha per tutti noi.
Nutriamoci della pazzia di Cristo per vivere pienamente questa vita nella follia della Croce che è stoltezza per chi non crede ma vanto pieno ed eterno per chi crede.
Buona Domenica a tutti.



p. Seraphim

giovedì 27 settembre 2018

Messaggio di S.S. il Patriarca Ecumenico Messaggio Patriarcale in occasione della Giornata di preghiera per la salvaguardia del creato 2008




 
 
+ BARTOLOMEO I PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI, NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA E PACE
DA PARTE DEL CREATORE DI TUTTA LA CREAZIONE
SIGNORE, DIO E SALVATORE NOSTRO GESU’ CRISTO

“La creazione infatti è stata sottomessa alla caducità, non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa… Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi” (Rom. 8,20-22)

Amati fratelli e figli nel Signore,
ancora una volta, all’inizio dell’anno ecclesiastico, siamo chiamati a riflettere, con rinnovata intensità spirituale in Cristo e speciale sensibilità, - sullo stato del nostro fertile pianeta e di offrire particolari preghiere per la protezione dell’intero mondo.
Molte cose sono cambiate da quando il nostro venerato Predecessore, il Patriarca Dimitrios, decise, oltre due decadi orsono, che il Primo Settembre fosse dedicato quale giorno di supplica per la conservazione della meravigliosa creazione di Dio. Assumendo questa iniziativa, il nostro venerato Patriarca pubblicò un messaggio di avvertimento circa le conseguenze distruttive di un abuso dell’ambiente. Notò che, in contrasto con molte altre forme in uso del violento comportamento umano, l’inquinamento dell’ambiente naturale ha il potenziale di causare vasti e irreversibili danni, con la distruzione di quasi tutte le forme di vita sul pianeta.
Il quel tempo naturalmente, questo preavviso può essere suonato come esagerato alle orecchie di certi scettici; alla luce però, delle conoscenze odierne, è assai chiaro che quelle parole furono profetiche. Oggi, gli scienziati che si occupano dell’ambiente naturale espressamente enfatizzano che il cambio del clima che osserviamo ha il potenziale di turbare e di distruggere l’intero ecosistema, il quale sostiene non solo la specie umana, ma anche l’intero meraviglioso mondo animale e vegetale, che sono interdipendenti uno dall’altro come una catena. Le scelte e le azioni tra l’altro dell’uomo moderno civilizzato, hanno portato a questa tragica situazione che costituisce essenzialmente un problema etico e spirituale, il quale , l’Apostolo Paolo divinamente ispirato, aveva articolato in modo elegante sottolineando specificatamente la dimensione ontologica, nella sua lettera ai Romani, 19 secoli orsono: “La creazione infatti è stata sottomessa alla caducità, non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa… Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi” (Rom. 8,20-22)
A questo punto tuttavia, siamo obbligati ad affermare che oggi, questa situazione etica e spirituale del problema ecologico costituisce, forse più che allora, una coscienza comune di tutti gli uomini, e specialmente dei giovani, i quali, tra le altre cose, sono coscienti del fatto che tutta l’umanità ha un comune destino. Continuamente un gran numero di uomini comprende che i propri smisurati consumi, il contributo personale di ciascuno nella produzione di beni particolari, o il rifiuto di altri tocca i più ampi parametri, avendo non solo una dimensione etica, ma anche escatologica. Continuamente un gran numero di uomini capisce che l’uso irrazionale delle risorse naturali, l’immisurabile consumo di energia, contribuisce al cambiamento del clima, con conseguenze sulla vita e sulla sopravvivenza della umanità che è immagine di Dio e come tutto ciò costituisca un peccato. Continuamente la maggior parte degli uomini caratterizza come virtuosi o viziosi, coloro i quali rispettivamente trattano in modo ragionevole o irragionevole le cose della natura.
Tuttavia, in proporzione alla sensibilizzazione degli uomini verso i problemi ecologici, la immagine che oggi il nostro pianeta offre, viene a trovarsi, purtroppo all’opposto. In particolare è inquietante il fatto che i più poveri e i membri più vulnerabili della razza umana sopportano le conseguenze dei problemi ambientali, che loro non hanno creato. Dall’Australia al Corno d’Africa giungono notizie di prolungata siccità, cha ha come conseguenza la desertificazione di aree altrimenti fertili e produttive, e da questo la minaccia per le popolazioni locali dello spettro della fame e della sete. Dall’America Latina fino al cuore dell’Eurasia veniamo a conoscenza dello scioglimento dei ghiacciai, dai quali milioni di persone dipendono per le provviste d’acqua.
La nostra Santa e Grande Chiesa di Cristo, seguendo l’esempio del nostro venerato predecessore, il Patriarca Dimitrios, lavora instancabilmente per la sensibilizzazione non solo della pubblica opinione, ma anche dei leaders responsabili mondiali, organizzando Simposi sull’Ecologia, che si occupano principalmente del cambiamento del clima e della gestione delle risorse acquifere. L’ultima proposta di questo sforzo si occupa dello studio delle interconnessioni dell’ecosistema terrestre e del modo con cui si manifestano i fenomeni di riscaldamento del pianeta e degli effetti antropogenici. Attraverso questi incontri scientifici, ai quali prendono parte i rappresentanti di diverse chiese cristiane e religioni, come anche di diverse discipline dello scibile umano, il Patriarcato Ecumenico desidera stabilire una solida ed innovativa coalizione tra religione e scienza, basata sul principio fondamentale, che - affinchè l’obbiettivo sia raggiunto – la salvaguardia dell’ambiente naturale -, entrambe le parti devono dimostrare uno spirito di mutuo rispetto e di cooperazione. Attraverso la collaborazione tra scienza e religione in questi Simposi, organizzati in diverse regioni del mondo, esso desidera contribuire allo sviluppo di una etica ambientale, la quale dovrà evidenziare che la fruizione del mondo ed il godimento dei beni materiali devono essere eucaristici, accompagnati da una dossologia a Dio; mentre l’abuso del mondo e l’azione separata da una relazione col Creatore, induce perciò al peccato , peccato davanti al Creatore e Dio e davanti alla creazione e alla umanità.
Sappiamo che la creazione, in quanto partecipe alla caduta della creatura dalla originale bellezza geme e soffre. Sappiamo ancor meglio, che l’abuso, la deviazione, il comportamento violento ed egoistico dell’uomo contribuisce alla distruzione della natura sofferente e subordinata alla corruzione della creazione. Sappiamo che questa catastrofe consiste di fatto in una autodistruzione. Pertanto chiamiamo ogni uomo, a qualsiasi condizione appartenga, a rimanere fedele all’uso naturale di tutte le risorse della creazione “ringraziando Dio che ha fatto e previsto ogni cosa”; a Lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.

Il Patriarca di Costantinopoli
Bartolomeo I,
Vostro amato fratello in Cristo e fervente supplicante presso Dio


 http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=152:giornata-di-preghiera-per-la-salvaguardia-del-creato-2008&catid=14:messaggi&lang=it&Itemid=306

 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio

mercoledì 26 settembre 2018

Giornata di preghiera per la salvaguardia del creato 2006- Messaggio di S.S. il Patriarca Ecumenico Messaggio Patriarcale in occasione della Giornata di preghiera per la salvaguardia del creato 2006

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+ BARTOLOMEO I PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI, NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA E PACE
DA PARTE DEL CREATORE DI TUTTA LA CREAZIONE
SIGNORE, DIO E SALVATORE NOSTRO GESU’ CRISTO
 
 
Fratelli e figli diletti nel Signore,
Dio misericordioso e amico degli uomini ha formato bellissimo e perfettamente funzionante il mondo, a servizio di tutte le umane necessità, e ha affidato all’uomo, coronamento e re della creazione, di goderne tutto ciò che gli fosse indispensabile per la sua vita.
Parallelamente, ha congiunto ogni utile relazione dell’uomo con il creato attraverso la sensazione della gioia e del godimento, mentre ha congiunto ogni eccesso o mancanza nell’uso dei beni naturali con il sentimento del desiderio (nella mancanza) o della nausea (nell’abuso), in modo che l’uomo avesse in sé istintivamente la misura dell’uso vantaggioso e dell’ abuso dannoso, sia che esso si manifesti come privazione sia come eccessivo godimento. Frattanto, l’uomo, dotato del libero arbitrio, ha la capacità di controllare il proprio dato istintuale circa questi limiti nonché di determinare altri limiti per ragioni ascetiche come pure di superarli attraverso un atto volontario.
In tale circostanza ci troviamo o di fronte alla cupidigia, che è idolatria, secondo Paolo apostolo, o di fronte al rigetto della vita o dei beni naturali, dono di Dio, cioè innanzi a posizioni in eguale misura condannabili, in quanto contrarie al disegno perfetto di Dio rivolto alla felicità dell’uomo.
L’uomo, davvero infelicemente, rifiutò di conformarsi ai precetti divini riguardo all’uso del mondo a misura delle proprie necessità come pure della sua coltivazione e conservazione, e così decadde dalla Sua grazia che guida, finendo per comportarsi nei confronti della natura che lo circonda in modo rapace e distruttivo, come padrone e non come utente, turbando la divina armonia naturale e l’equilibrio. Il risultato è che anche la natura reagisce in modo squilibrato e provoca all’umanità innumerevoli tragedie. Le recenti variazioni climatiche fuori dal comune, i tifoni, i terremoti, le alluvioni, l’inquinamento dei mari e dei fiumi, nonché innumerevoli umane attività distruttive dell’ambiente e dell’uomo, sono dovute a comportamenti umani manifesti e clamorosi oppure occulti e agenti in silenzio. Tuttavia la principale ragione di questo catastrofico comportamento dell’uomo contemporaneo è il suo egocentrismo, che è l’altra faccia della sua indipendentizzazione da Dio e del suo tentativo di autodivinizzazione.
Per via di questo egocentrismo la relazione dell’uomo con la natura si muta in relazione di sfrontata e superba sottomissione delle forze naturali e il loro uso diviene messo a morte o sottomissione del prossimo, invece che conservazione della sua vita e della sua libertà, oppure si muta in godimento smodato nell’indifferenza per le conseguenze del sovrauso.
L’uso delle potenze atomiche e nucleari della natura per scopi bellici costituisce hybris (oltraggio), come pure l’eccesso d’uso comunque perpetrato, eccesso che aggrava l’ambiente naturale di immondezze, con aumento della temperatura e rivolgimento degli equilibri naturali, con tutto ciò che questo comporta. La mostruosa quantità di energia impiegata per fini bellici, nonché la terrificante energia consumeta al di là delle razionali esigenze dell’odierna umanità, costituiscono due ambiti nei quali si intrecciano le responsabilità dei governanti e dei semplici cittadini, sicchè ciascuno di noi ha la possibilità di contribuire al miglioramento della condizionale generale.
Spendiamoci tutti, fratelli e figli diletti nel Signore, ciascuno per la sua parte, nello sforzo di moderare gli inutili consumi, affinchè si ricostituisca l’ordinato funzionamento del pianeta in cui abitiamo, perché anche noi e i nostri figli possiamo godere in pace dei beni della creazione divina piena d’amore per l’uomo, beni questi offerti agli uomini tutti. Cosù sia!

2006, 1 settembre

+ Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio
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 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio