venerdì 25 settembre 2020

.Da HANNAH ARENDT, La banalità del male (Milano, Feltrinelli 1964).Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil



È anzi mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie.

È una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s'interessa al male viene frustrato, perché non c'è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale.


martedì 22 settembre 2020

GIUSEPPE DOSSETTI, «SENTINELLA, QUANTO RESTA DELLA NOTTE?»





"In questa solitudine, che ciascuno regala a se stesso, si perde il senso del con-essere (il Mit-sein di Heidegger, cioè l'esserci al mondo insieme pur esso, però insufficiente, come cercherà di insistere Levinas): e la comunità è fratturata sotto un martello che la sbriciola in componenti sempre più piccole (di qui la fatale progressione localistica) sino alla riduzione al singolo individuo. 

I diritti sono solo degli individui, il diritto è solo individuale. E perciò rispetto agli altri non vi possono essere che contratti in funzione dei rispettivi interessi e del reciproco scambio.

Noi stiamo entrando in un'età caratterizzata dal primato del contratto e dall'eclissi del patto di fedeltà. Un'età, dunque, in cui gli ordinamenti federali sono sistemi in cui si tratta e si negozia senza soste."

Giuseppe Dossetti

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