giovedì 13 febbraio 2020

Giuseppe Dossetti (Genova, 13 febbraio 1913 – Oliveto di Monteveglio, 15 dicembre 1996)


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«Forse già in questi giorni si preparano nuovi presidi, nuove illusioni storiche, nuove aggregazioni che cerchino di ricompattare i cristiani. Ma i cristiani si ricompattano solo sulla parola di Dio e sull'Evangelo! La Chiesa stessa, se non si fa più spirituale, non riuscirà ad adempiere la sua missione e a collegare veramente i figli del Vangelo!»


(Giuseppe Dossetti, Omelia per la professione di Giovanni LenziMonte Sole, 1994)

martedì 11 febbraio 2020

Senza problema alcuno e con molto rispetto l'icona di San Luigi Gonzaga scritta dal fratello in Cristo Ivan Polverari



Luigi Gonzaga  è nella santità del sinassario/santorale della Chiesa  di Roma ed ovviamente non è presente nei nostri santorali per il suo essere vissuto ed aver testimoniato Cristo nella sua tradizione  molto ma molto dopo  l'avvenuta separazione (Castiglione delle Stiviere, Mantova, 9 marzo 1568 - Roma, 21 giugno 1591)

Ma con rispetto profondo per la percezione  e la verità di santità  che i cristiani di Roma vivono  Luigi Gonzaga è San Luigi Gonzaga e citando il fratello Ivan  durante un nostro fraterno confronto proprio sul santo
"un principe rinascimentale figlio di una delle famiglie più potenti del tempo, decide per Cristo...senza mezzi termini...o cristo o morte...questa è la santità...per tutti"

Rispetto,Delicatezza e Tenerezza ..valori non negoziabili per quel che riguarda la mia vita e  (e ne sono certo) la vita cristiana di Ivan in  assoluta comunionale reciprocità 

Le notizie sul Santo
http://www.santiebeati.it/dettaglio/23450






lunedì 10 febbraio 2020

L’involuzione futura Le conversazioni di Glauco e Panfilo

Glauco e Panfilo si ritrovano ogni mattina alla stessa ora a colazione insieme al bar di Piazza Garibaldi, prima di iniziare la giornata ciascuno verso i propri impegni. Questi incontri diventano così l’occasione di conversazioni improvvisate e spontanee, su argomenti diversi ed eterogenei, tra un cappuccino e una brioche.



https://www.acronico.it/2018/01/09/linvoluzione-futura/

«Glauco, mi tornava in mente una vecchia storiella questa mattina mentre mi facevo la barba. L’avrai già sentita, ma vale la pena di ricordarla.»
«Avanti. Ti prometto di non interrompere»
«Il comandante Draconis viene inviato in una missione spaziale insieme a una scimmia, che siede al suo fianco nella capsula di comando. Dalla base di Houston gli hanno comunicato che le istruzioni gli verranno visualizzate sul display principale della navicella. Dopo il decollo, completamente automatico e governato dalla base, un suono richiama la sua attenzione sulla prima istruzione che appare sul monitor: “Istruzioni per la scimmia“. Con malcelato stupore, il comandante vede apparire sul display uno schema grafico con simboli e numeri ai quali la scimmia prontamente risponde premendo tasti, impostando coordinate e ruotando manopole. Dopo alcune ore, la scena si ripete e la scimmia corregge la rotta della navicella spaziale tramite apposite impostazioni come da messaggi ricevuti. Al susseguirsi di una decina di messaggi simili, tutti destinati alla scimmia, il comandante Draconis stava per perdere la pazienza quando sul display apparve: “Istruzioni per il comandante“. Con un sorriso di soddisfazione, Draconis si mette comodo sulla sua postazione per leggere con attenzione il messaggio in arrivo, il quale viene visualizzato un istante dopo: “Dare da mangiare alla scimmia“».
«La conoscevo».
«Grazie per non aver interrotto. Questa storiella veniva raccontata circa 30 anni fa, all’inizio delle esplorazioni spaziali umane, ma con preoccupante tendenza, sembra essere ogni giorno più vera e attuale».

«Nel senso dell’evoluzione delle scimmie?»
«No, nel senso dell’involuzione dell’essere umano. Ben presto non occorrerà più avere a disposizione la complessità della mente umana, “la tecnologia più evoluta che esista” (come recita una recente e furba pubblicità), ma sarà sufficiente saper riconoscere segni e agire meccanicamente su dispositivi tecnologici. Anzi, da quanto appare nel recente mondo del lavoro, non è bene “saper pensare troppo“, quanto piuttosto “attenersi al protocollo e alle procedure“».
«A proposito di procedure. In ufficio hanno adottato un nuovo software gestionale, che pare sia lo stato dell’arte internazionale dei software aziendali. Peccato che per farlo funzionare, abbiamo dovuto tutti adattarci alle “sue” esigenze, anziché viceversa. E spesso, di fronte a casi particolari che in altri tempi si sarebbero risolti con il buon senso e la valutazione personale di un essere umano, mi sento rispondere che “il sistema non lo consente“».
«Certo, non lo consente perché hai deviato da una procedura appositamente scritta per essere compresa da un computer, quindi semplificata e razionale. Non contempla valutazioni critiche o collegamenti di opportunità. E questo “sistema“, nel tuo caso, rappresenta la tua azienda. Ma ci sono “sistemi” ben più ampi, a controllo di enormi fasce di popolazione mondiale, i quali anch’essi “non consentono...”».
«Quindi, in altri termini, vuoi dire che la curva dell’evoluzione ha cambiato pendenza e sta rivolgendosi verso il basso?»
«Non mi stupirei di leggere un nuovo romanzo di fantascienza in cui si ipotizza un futuro governato da pochi essere umani ancora in grado di pensare, sopra una razza di semi-automi che reagisce a semplici impulsi come la scimmia della barzelletta. Vedi, il problema principale, a mio parere, è la sempre minore capacità di spirito critico autonomo. Per sviluppare una propria capacità critica di pensiero, è necessario valutare ogni ambito, essere preparati a ragionamenti complessi. E per fare questo, occorre una base culturale o storica che alimenti il pensiero stesso».
«Mi stai dicendo che salveresti solo i filosofi e gli intellettuali?»
«No. Giorni fa mi sono intrattenuto in un’interessantissima discussione con un contadino presso il suo banco al mercato. Il suo bagaglio culturale, preziosissimo, era nella sua tradizione storica, nel suo continuo contatto con un mondo naturale, nell’aver osservato per anni la natura delle cose e dell’essere umano. In questo modo era stato in grado di costruire un proprio spirito critico e una capacità di valutazione personale, semplicemente derivante dall’aver imparato a cogliere i collegamenti e le intuizioni da ambiti completamente diversi. E ti posso assicurare che quel contadino era molto più saggio e preparato alla discussione di qualunque ingegnere della Microsoft».
«Attento Panfilo, anche tu scrivi software!»
«Fra l’altro. Ma non sto facendo un’apologia di un mondo a-tecnologico! Sarebbe una follia a cui ormai l’uomo moderno non sarebbe più in grado di saper far fronte. Ma anche la scrittura di un software può essere realizzata tenendo conto che dall’altra parte della tastiera c’è un uomo, e non un’altra macchina. Nel mondo dell’IT tutti si preoccupano della compatibilità di un sistema con un altro, ma nessuno mai si è preoccupato di verificare se un software fosse “antropo-compatibile“. Quanto software inutile viene realizzato solo per ingannare con il canto delle sirene del “premi un bottone e ottieni quello che vuoi” intere generazioni di giovani? Per quale motivo sviluppare un proprio spirito critico, il quale prevede un impegno di pensiero e di studio, quando oggi è sufficiente leggere quello che sentenzia l’influencer di turno sui social network, o il personaggio mediatico più in voga, o la falsa notizia scandalistica e accodarsi al carro?»
«A proposito di quel romanzo di fantascienza che ipotizzavi poco fa, mi viene in mente che questo processo evolutivo-involutivo potrebbe portare a una razza che non disporrà più della posizione eretta, ma di un lungo collo ripiegato in avanti per leggere meglio lo schermo dello smartphone! Basta fari un giro in metro per capire come andrà a finire!»
«Vedi? Stai già arricchendo la trama, il plot del romanzo! Comunque, nonostante tutto, credo che ormai molti comincino a stancarsi di una vita isolata in cui come unico interlocutore c’è un computer. La scorsa estate c’è stata una grossa avaria elettrica che ha isolato l’intera strada in cui abito. È durata almeno 24 ore e la sera, mentre cercavo di leggere qualche pagina alla luce della candela, ho sentito un vociare sommesso proveniente dalla via. Incuriosito, sono perciò uscito a controllare e sai cosa ho trovato? Una ventina di persone le quali, approfittando della serata tiepida e non avendo nulla da fare in casa senza elettricità, erano scese in strada e stavano parlando tra loro, discutendo amabilmente, scoprendo amicizie che in decine di anni di vicinato non avevano mai capito di poter avere!»
«I vicini lontani, i lontani vicini».
«Il maggior rischio lo corrono le nuove generazioni. Quelli come me e te, Glauco, che ancora si ricordano di un mondo in cui il pensiero umano rappresentava la risorsa infinita di emozioni e valori, non corrono grandi rischi e sopravvivranno all’involuzione. Pensa invece a chi nasce già dentro il mondo dei bottoni, delle icone e dei “like“: sarà difficile che riescano a liberarsi dalla gabbia mentale a cui saranno costretti. I loro genitori saranno probabilmente troppo distratti da una società del lavoro che assorbe, isola e annichilisce, per potersi impegnare con successo in una sana educazione.»

«A proposito di bambini, tempo fa ho letto un interessante articolo sull’argomento, te lo consiglio: “Perché i bambini sanno usare l’immaginazione meglio di noi?”. Si parla di come l’immaginazione del bambino rappresenti forse la forma più libera e naturale del DNA umano e anche di come nei primi anni di scuola si inizi a interferire e imbrigliare questa sua caratteristica, a favore di una forma di pensiero razionale e “realistico“.»

«Esatto! Ma della scuola ne parleremo un altro giorno, s’è fatto tardi e ci vorrebbero ore!»

«Però ci sono sempre i nonni, portatori di una sapienza storica!»

«Giusto. Hai ragione. Lunga vita ai nonni, se sapranno sostenere la responsabilità. Però ti lascio con una breve frase del monaco Zen Hui-neng chi ho appuntato sul mio quaderno, e che nasconde in sé una grande verità e una speranza: “L’unica differenza fra un illuminato e un uomo comune è che il primo sa di essere un illuminato e il secondo non lo sa“. Esiste sempre la possibilità che prima o poi se ne renda conto!»


domenica 9 febbraio 2020

L'etnofiletismo è duro a morire.ma proprio duro.. Dal web ringraziando Max Fabris e Antonio Marra

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Cito una riflessione dell'amico Max Fabris di qualche anno fa sul nazionalismo e il commento  in data odierna dell'amico Antonio Marra :

"il taroccante e' il concetto di Chiesa nazionale, che e' messo in crisi da questa mobilita' quasi assoluta delle persone. Il taroccato e' la tradizione stessa. Crisostomo in Siria scrive in greco, Climaco scrive in Greco ai piedi del monte Sinai, Cassiano e' Romeno eppure visita Egitto e Vicino Oriente e finisce in Occidente. Antiochia arriva con le Chiese siro-malabaresi fino in Cina ed India e condivide con quelle culture la forza spirituale del Cristianesimo in forme mediate che oggi ci lasciano a bocca aperta ..."...

chi fa del nazionale l'assoluto, non ha trovato il Regno di Dio, ma lo cerca invano nelle realtà che passano, invece che nel primato dell'ecclesiale Corpo di Cristo che è l'eterno presente del Suo Regno celeste che è invisibile agli occhi della mente perché è dentro il cuore e solo con la Fede può essere trovato...nessuno che guardi con gli occhi della ragione e con la mentalità del mondo può trovarlo se non cambia prospettiva. Ma tempo al tempo...giungerà il Cristo e tutto sarà svelato...e svaniranno i regni terreni e l'assolutismo del pensiero umano...tutto brucerà con estasi o tormento nel Sacro Fuoco del Suo Amore crocifisso e risorto

giovedì 6 febbraio 2020

Vangelo dell'episodio di Zaccheo brano di Cirillona, poeta siriano contemporaneo si s. Efrem.

- date? location? Anyone? Zaccheo



ringraziando il Padre   Π. Αμβρόσιος Ευγενίου della Sacra Arcidiocesi Ortodossa  di Italia e Malta 


Il Maledetto cinge la spada contro di noi e mostra le armi per spaventarci, ma esse si struggono come cera sui corpi che non si lasciano indurre al peccato. Si adira Satana, perché la schiera dei giusti è più numerosa del suo esercito. E perfino il suo gregge insorge e fugge verso il Figlio di Maria.
Si è allontanato da lui il suo zelante seguace Zaccheo, poiché il Signore l`ha incontrato e l`ha accolto benevolmente; il sicomoro lungo la via è stato il suo rifugio. Ne è sceso stanco e ha riacquistato le forze. Stando sull`albero, Gesù lo ha illuminato con la sua luce; sul ramo, le tenebre si sono dissipate...
Il mare della misericordia ha rotto i suoi argini per lavare le colpe di Zaccheo. La grazia ha vinto la colpa, il colpevole si è sollevato senza subire condanna. Gesù è stato benigno con i peccatori, anche se i nemici lo hanno percosso. Il suo amore è stato quello del pastore che è uscito in cerca della pecorella smarrita (cf. Lc 15,4-7). Egli ha affermato solennemente, perché noi gli credessimo, di non volere la nostra perdizione; quando un peccatore fa penitenza, il Padre e i suoi angeli esultano (cf. Lc 15,7-10).
Un giorno, ha vietato di persistere nell`odio e nell`ira. Ha voluto renderci simili a lui che tante colpe perdona agli uomini. Essendo egli giusto, ci salva dalla perdizione dandoci a tal fine i mezzi. In cielo, gli angeli tremano davanti a lui, e agli abitanti della terra si permette di vincere.
Quando le lacrime corrispondono a quello che chiede, egli si lascia commuovere. Tende il suo arco per spaventarci, ma ha pietà e l`arco perde tensione.
Passando vicino all`albero, ha visto il peccatore, lo ha abbracciato con lo sguardo e si è fermato. Un giorno, per Simone oggi ha gioito per Zaccheo e gli ha ordinato di scendere subito dal sicomoro. Il giusto ha comandato al peccatore di comparire triste davanti al tribunale. Come si sarà rallegrato il colpevole, quando ha incontrato il Giudice misericordioso.
Quanto più Zaccheo ha temuto, quanto meno ha osato chiedere il perdono; tanto più il Signore ha avuto pietà, tanto più gli ha usato misericordia.
Giusto e clemente è il Signore, abbiate paura, voi peccatori, ma abbiate fiducia! Perdona le colpe a coloro che fanno penitenza e manda castighi agli ostinati. Per mezzo di Zaccheo, egli ci chiama: guardate al suo amore! Come il pescatore, il Signore getta le reti per potervi prendere in gran numero.
Ha preso il penitente dall`albero, l`ha trapiantato subito nel suo giardino. Ha visto che come Adamo egli aveva perduto la sua gloria, perciò lo ha vestito di un abito tessuto di misericordia. Lodate il Signore che ha trovato e accolto un peccatore, che altrimenti si sarebbe perduto. Ci ha mostrato con ciò la via della sua misericordia.
Signore, invece di salire su un albero, io vengo nella tua casa, mi salvi il tuo mistero! Più grande è la croce che il ramo, si riversi sopra di me la tua misericordia!
(Cirillona, Hymn. in convers. Zacch., passim)


Sul poeta  Cirillona  notizie  sul sito


a pagina 58 della riflessione

Dispensa della Patristica Siriaca 
 

martedì 4 febbraio 2020

Brevi riflessioni del Nostro Padre Daniele Patriarca di Romania allorquando era Metropolita





Fra il 13 e il 15 maggio maggio 2017 sono stati canonizzati da parte di sua beatitudine Daniele, patriarca della Chiesa di Romania, nuove figure di santità. La cerimonia solenne si è svolta nell'antico monastero di Putna dedicato a santo Stefano il Grande, principe di Moldavia. 
a fotografia immortala il patriarca che mostra al popolo l'icona del santo vescovo Giacobbe Putnicense, metropolita di Moldavia.



"La struttura della Chiesa deve essere solo una struttura di partecipazione e servizio, dal momento che il suo scopo principale non è quello di stabilire un regime nel senso legale del termine o addirittura un'unità di tipo amministrativo, ma piuttosto creare armonia nell'amore fraterno e conseguentemente un'unità partecipativa basata sul reciproco sacrificio di sé secondo il modello del reciproco sacrificio di sé delle ipostasi della Trinità"

"Dobbiamo stare attenti a rimanere obbedienti, a condizione di riportare il senso ecclesiastico di obbedienza, poiché sembra che ci siano deviazioni nella comprensione prevalente di esso. Lo scopo dell'obbedienza nella Chiesa non è mai quello di preservare il sistema eliminando l'amore fraterno o la personalità dei "piccoli".

L'obbedienza non eleva colui che comanda e abbassa colui che obbedisce, ma fa piuttosto in modo che la vita di entrambe le parti diventi un sacrificio di sé attraverso il servizio reciproco, un sacrificio liberatorio e una responsabilità comune per l'edificazione della Chiesa"


sta in  In un articolo sul mistero della comunione e della libertà in un mondosegnato da peccato e limitatezza, 1985

citato in

http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=32&id=8083

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Da una riflessione del Padre Daniele Marletta presbitero di una Chiesa Locale Cristiano Ortodossa di Antico Calendario





nel Suo Blog  all'indirizzo 

http://www.orthodoxia.it/wp/2020/01/30/la-superbia-degli-ortodossi/?fbclid=IwAR0IyTVpcWwWyscRl5B5SCBEtv7VKZA7Fz0vNuKRyC0BCKCJznKNh0HQWVc

il Padre Daniele Marletta (presbitero ortodosso della Chiesa Locale di Antico Calendario   Chiesa dei veri cristiani ortodossi di Grecia." con la quale ,ad oggi ,le Chiese Ortodosse come dire maggioritarie e note -e quindi io stesso che ad una di esse appartengo- non sono in comunione, ha pubblicato il seguente interessante articolo


La “superbia” degli ortodossi 

Risposta a una domanda frequente, a cura del p. Daniele Marletta


Si è sviluppato  con i post di Facebook  un notevole confronto in materia.Ma è inutile riportare il confronto
E nell'invitare a leggere la riflessione  vorrei copiare  e quindi citare un passaggio di essa.Tale parte della riflessione mi sembra  seria,anzi lo è di certo ad intra ert ad extra ecclesiam ,sopratutto ad intra

"Gli ortodossi sarebbero certamente superbi se pensassero davvero di “detenere la verità”. Sarebbero, aggiungo, superbi della peggiore specie. Sta di fatto però che essi non pensino assolutamente una cosa del genere. Non lo pensano, intendiamo, in senso generale. Gli ortodossi sono tanti, e tra di loro ci sono gli umili come i superbi. So per esperienza personale che esistono degli ortodossi che si credono detentori della verità, ma non stiamo parlando tanto di loro, quanto piuttosto dei cristiani ortodossi in quanto comunità, o, meglio ancora, in quanto Chiesa .I cristiani ortodossi credono innanzitutto che la Verità (con la “V” maiuscola) non sia un qualcosa che si possa “detenere” o “possedere”, i cristiani ortodossi credono che la Verità sia una Persona, Gesù Cristo...(ed ancora)...Noi ortodossi non pensiamo dunque di “detenere” la Verità, semmai, di professarla nel modo più retto."

L'articolo va letto.