martedì 24 settembre 2019

Commento per icone e per foto di un prete ortodosso ad una grande meditazione di un prete cattolico

PRETI OGGI  mditazione di Don Maurizio Patriciello 
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È stato lui, il Signore, a decidere di affidare agli uomini il fuoco sacro del vangelo e dei sacramenti. Non è la sola “follia” da lui commessa. L’altra, non meno importante, è la trasmissione e la cura della vita umana. Dobbiamo ammettere, allora, con sommo stupore, di essere veramente importanti. Siamo concreatori col Creatore. 
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Dobbiamo allenarci a fare esercizi d’ intelligenza, di fede, di fantasia, di memoria, per immergerci in questo mistero dalle dimensioni immense. Dio ha voluto mettersi nelle nostre mani, ben sapendo il rischio che correva. Certo, perchè l’uomo che sono - e che sei - oggi, avrebbe potuto non essere stato accolto e finire in una fogna. 

Così come il Pane nel quale si nasconde il Cristo, anziché mangiato e adorato potrebbe anche essere calpestato e profanato. 
È una sfida, ma Dio di noi si fida e a noi si affida. Sta a noi, dunque, accogliere, custodire e moltiplicare i doni ricevuti, oppure trascurarli e lasciarli marcire. La figura del prete, oggi, fa discutere come non mai. La Chiesa, il mondo laico, finanche i non credenti si pongono domande su di lui, sul suo futuro, e questo è un bene. 
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Purtroppo tanti nel cercare le riposte, sovente, confondono la sostanza con gli accidenti. Sposato o celibe, il prete? Il quesito non mi affascina per niente. Non è questione di vita o di morte, se ne può discutere serenamente. Non sempre il prete è stato celibe, può darsi che, come già nella Chiesa di rito orientale, un giorno il nostro parroco avrà una moglie, senza, per questo, aver manomesso minimamente il deposito della fede. 
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Gli ordini religiosi sono stati e sono una ricchezza incommensurabile per la Chiesa e l’umanità, eppure, per 1200 anni, la Chiesa non ha conosciuto i francescani e per un millennio e mezzo ha fatto a meno dei gesuiti. 
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Crediamo in un Dio che in quanto a fantasia non è secondo a nessuno. 
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Nessuna paura dunque, si avanza, si procede, si punta all’essenziale. È importante per un prete portare l’abito? Credo che, in genere, sia utile che indossi “un” abito particolare, per dire a chi lo incrocia che non appartiene più a se stesso ma a un Altro, che di lui ti puoi fidare. Un abito che nel via vai delle grandi città come nella quiete dei piccoli villaggi, tenta di richiamare l’attenzione sul Dio di Gesù Cristo. Colore, fattura, misure, lasciano il tempo che trovano. 
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Importante è che sia un segno capace di parlare all’uomo di oggi. 
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Un richiamo a guardare oltre le mille incombenze della vita di ogni giorno. Non credo sia bene, però, farne un feticcio. Un segno, appunto. Discernimento è la parola indispensabile per non perdersi nei meandri della quotidianità. Discernimento che vuol dire attenzione, riflessione, studio, fatica. 
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Al prete di oggi, come a quello di ieri, l’unica cosa veramente indispensabile è la santità, che non è sinonimo di impeccabilità o perfezione. Santità vuol dire certezza di appartenere a un Altro; gratitudine per tutto ciò che ti circonda; capacità di rendere grazie anche quando la vita arranca. Coraggio di non arrendersi mai. Santità è essere aperto alla fantasia di Dio, continuare a sperare quando sembra che sia inutile, credere che “chi salva una vita salva il mondo intero”. Santità è sapere di essere sempre servo e mai padrone. Santità è non saper fare a meno della compagnia di Gesù, uomo come te, Dio come Dio. Santità è amare gli uomini e la Chiesa. 
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C’è bisogno del prete oggi? Più di quanto si possa credere. In un mondo dove tutto ha un prezzo, il prete dice gratuità; in un mondo che non ha mai tempo, il prete sa dove scovarlo il tempo. In un mondo che confondendo il rispetto per chi soffre, educatamente, gli propone di morire, il prete, invece, gli rimane accanto per aiutarlo a cantare l’ultima strofa dell’inno alla vita. 

Al prete interessa tutto, la tua vita, le tue sofferenze, le tue angosce, le tue speranze, i tuoi ricordi. Me ne convinco sempre di più. 

Nessuna descrizione della foto disponibile.Giovedì. Sto tornando da una visita al cimitero. A piedi, con la corona in mano, vado farfugliando 50 volte il mio amore alla Madonna. Mi vede da lontano, mi saluta, mi raggiunge. Non so chi sia, ma so che ha fiducia nel prete che è in me. In pochi minuti riversa nel mio cuore il dolore che nel quale sta annegando il suo. 
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La sua giovanissima figliola è morta di cancro pochi mesi fa. Mi mostra la foto. Rimaniamo a parlare. Poche parole, una preghiera, una benedizione. La invito a credere che la morte è una bugia, che la sua ragazza vive ed è felice in Dio. Il suo volto s’ illumina. 
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A casa, leggo da “Avvenire” l’omelia del Papa alla Messa del giorno: « Il ministero ordinato è un dono del Signore, che ci ha guardati e ci ha detto: seguimi. Non un “servizio” o “un patto di lavoro”». Pietro, ancora una volta, ci traccia la strada da percorrere e ci conferma nella fede. Padre 

Maurizio Patriciello.

giovedì 19 settembre 2019

Tiré de "Miracles Contemporains en Russie", par l'Archmandrite Haralambos Vasilopoulos, 1966

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Testo Francese  sta in
https://www.facebook.com/groups/564893346978421/permalink/1673104642823947/


Traduzione italiana ricavata dalla stessa pagina citata


Nel febbraio 1965, un autobus pieno di persone si dirigeva verso una città. Accanto al conducente c'era un vecchio con una barba bianca, grande e piena di vigore. Indossava un cappotto pesante con un collo in pelliccia e un berretto in pelliccia con i lembi. L' autobus viaggiava lentamente a causa della neve. A un certo punto, le catene delle ruote posteriori si sono staccate. L' autobus è andato  fuori direzione  ed è quasi entrato in collisione con un altro autobus. Tutte queste cose sono successe molto in fretta. Il conducente ha perso il controllo dell'autobus e il cuore di tutti ha fatto un salto. Finalmente, i due bus si fermarono a una distanza di soli tre quarti di pollice l'uno dall'altro, senza alcun incidente.

Allora, il vecchio fece il segno della croce, e esclamò: " Gloria a te, Signore, gloria a te! Benedetto sia il tuo nome; tutta santa madre di Dio Tu  ci ha salvato..." l'autista e il suo assistente uscirono poi per mettere le catene.

Un giovane uomo ha quindi iniziato una conversazione con il vecchio: " perdonatemi, ma non potevo fare a meno di restar sorpreso  per il  vostro sentire fare appello a potenze celesti inesistenti e vedervi fare il vostro segno di croce. L' abitudine, ovviamente, è una seconda natura. Ma ai nostri tempi, nel 1965, è un'incongruenza."

La conversazione ha attirato l'attenzione di tutti. Il vecchio, senza preoccuparsi, dice: " volentieri , mio giovane compagno, ti risponderò. E se vuoi, farò un'autocritica... perché, sai cosa penso? Siamo tutti un po ' ipocriti. Tutti noi fingiamo di essere atei, membri devoti del partito, con una conoscenza approfondita del marxismo e altre cose. Eppure, arriva un momento di tanto in tanto quando il vero uomo si esprime. Questo incidente è stato sufficiente per dimostrarlo. Da quando sei seduto in questo posto, ovviamente non hai visto quello che è successo dietro di te. Tuttavia, io che sono seduto sul lato, ho visto almeno otto o dieci altri fare il loro segno di croce. È qualcosa in noi che non potremo mai estirpare, perché sarebbe come estirpare le nostre viscere. Così ogni giorno cadiamo tutti in errori ?  vale a dire che ricordiamo che esiste una certa grande potenza sconosciuta e buona che fingiamo di ignorare..."

Il giovane dichiarò che non gli succedeva mai. Il vecchio gli disse allora: " ci sono miracoli di Dio che voi stesso crederete, ma quando li vedrete sarete costretti a mantenere il silenzio, perché se parlate, rischiano di chiuderti in una clinica psichiatrica ".

L' autobus era entrato nell'arteria principale. La neve abbondante si è fermata e l'autista ha potuto aumentare la sua velocità. A un certo punto, tutti quelli che guardavano e ascoltavano il vecchio hanno visto il suo posto vuoto! Due o tre persone vicine alla sua sede fecero il segno della croce dicendo " Santo, Santo è Dio l'onnipotente!". uno due si girò verso il retro del bus e gridò :" capisce ora chi ci ha salvati La collisione? Il vecchio con la barba bianca era il protettore del nostro popolo, San Nicholas! Racconterò questo miracolo, e lasciate che mi portino  in un servizio psichiatrico, se possono. Vi ho tutti come testimoni!"

Dopo due ore, l'autobus si è fermato e tutti si sono messi a bere tè caldo. Il giovane comunista si è avvicinato a molti dei suoi compagni. Ha chiesto loro il loro indirizzo, e ha dato loro la sua. Una giovane donna ha detto: " non perdiamo contatto l'un l'altro. Quello che abbiamo visto oggi e sentito dalle nostre orecchie è una cosa molto buona. Molto grande.
"

sabato 14 settembre 2019

Dal mio Archivio 2009 San Gennaro tieni duro

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Premessa

Nell'anno 2009  mese di Settembre abbiamo vissuto tutti/abbiamo subito tutti il divieto ecclesiastico e municipale scattato a Napoli  ( per la paura del virus A della "suina")di baciare la teca contenente il sangue del nostro padre tra i Santi Gennaro Vescovo e martire in occasione della preghiera di intercessione per il miracolo del sangue..
Allora in quel settembre  un carissimo fratello  commentò sul web e sui social 

Tieni duro

San Gennaro, questo 19 settembre non lasciare che il tuo sangue si liquefaccia. Neppure Napoli riesce più a comprendere, neppure Napoli, neppure la tua cara città, neppure la città a te consacrata. Impediranno - pare - ai tuoi devoti di baciare la sacra ampolla, e questo per motivazioni 'igieniche'. L'ampolla contenente il tuo sangue potrebbe, dicono i cardinali, gli abati, i principi e i sindaci, farsi veicolo di contagio. Come si vede che nessuno di essi sa cosa sia il sacro, e quindi non sa cosa sia il bacio. Non sanno quanto il sacro sdegni l'igiene, quanto - proprio perché spirituale - ami essere toccato, baciato, annusato, accarezzato, assaporato. Non sanno quanto sia ridicolo fronteggiare legioni di angeli armati di una boccetta di Amuchina gel. Quale immonda (stavolta sì) mancanza di fede sia vietare alle labbra il bacio per inchinarsi al virus dell'influenza suina. San Gennaro, questa volta fai la grazia a me. Continua a proteggere la tua Napoli, ma dai una lezione agli igienisti. Non liquefarti. Tieni duro.



sabato 7 settembre 2019

Pastorală la început de An nou Bisericesc

Gânduri părintești la început de An Nou Bisericesc

Preacucernici Clerici și Preacuvioși Monahi,
Cucernice Preotese și Diaconițe,
Iubiți fii și fiice ai Episcopiei Ortodoxe Române a Italiei,

Har, pace și bucurie de la Preamilostivul Dumnezeu, iar de la noi părintești urări de bine și binecuvântări la acest nou început de An Bisericesc.
Încep prin a vă reaminti cuvintele Mântuitorului Hristos, rostite atunci când El propovăduiește pentru prima dată în sinagoga din Nazaret, cetatea în care a crescut, cuvinte ce se citesc mereu la începutul Anului Nou Bisericesc sau Liturgic: Duhul Domnului este peste Mine, pentru care M-a uns să binevestesc săracilor; M-a trimis să vindec pe cei zdrobiţi cu inima; să propovăduiesc robilor dezrobirea şi celor orbi vederea; să slobozesc pe cei apăsaţi, și să vestesc anul plăcut Domnului (Lc. 4, 18; Is. 61, 1-20).
Întâi de toate, e vrednic de remarcat faptul că Domnul rostește aceste cuvinte după ce fusese ispitit în pustie (cf. Lc. 4, 1-13) și revenise, în puterea Duhului (cf. Lc. 4, 14), în Galileea. Aceste cuvinte pline de har, de mângâiere și dătătoare de curaj ni se adresează și nouă celor “ispitiți” în tot felul. Dacă, după auzirea acestor cuvinte, iudeii prezenți în sinagogă L-au alungat pe Domnul și au fost gata să-L arunce de pe sprânceana muntelui(cf. Lc. 4, 29), bine este ca inimile noastre să nu se învârtoșeze auzindu-le, ci să se deschidă și să le primească și să le lase să cadă pe “ogorul” cel dinlăuntru, pentru ca ele să încolțească și să aducă la rodire toate binecuvântările cuprinse în spusele Domnului. Astfel, celui “sărac”, cuvântul Domnului îi rodește bogăție duhovnicească, celui “zdrobit cu inima” îi rodește vindecare și mângâiere, celui “robit” îi rodește dezrobire, iar celui “orb”, vederea; celui “apăsat” îi rodește liberare, vestind “anul bineplăcut Domnului”. Aceasta înseamnă că vremea Anului Bisericesc ce ne stă înainte reprezintă un dar al lui Dumnezeu, ce se adresează, în mod special, la tot omul aflat în necaz și strâmtorare, propunându-i un nou început, o nouă perspectivă de a-și petrece vremea acestei vieți.
Dacă la fiecare început de an, așa cum îl trăiește lumea aceasta, se urează “mulți ani, cu sănătate și fericire”, aici pe pământ și, dacă se poate, ACUM, Domnul ne binevestește astăzi anul plăcut Domnului, adică ne propune o finalitate ce nu are ca prioritate ceea ce “ne place nouă”, ci ceea ce este plăcut Domnului. Aceasta înseamnă că ni se propune o schimbare de perspectivă asupra felului în care ne trăim viața – Cealaltă vreme a vieții noastre în pace și întru pocăință să o săvârșim. Și aceasta nu este altceva decât îndemnul Domnului de la începutul propovăduirii Sale: Pocăiți-vă, că s-a apropiat împărăția lui Dumnezeu (Mt. 3, 2). Înseamnă atragerea și orientarea atenției omului, dinspre bunurile și plăcerile lumii acesteia – care, de altfel, nu-l satisfac pe deplin niciodată -, spre bunătățile Împărăției lui Dumnezeu.
Nu la întâmplare, la începutul rugăciunii “Tatăl nostru”, pe care ne-a lăsat-o Mântuitorul Hristos, este așezată cererea: vie împărăția Ta (cf. Mt. 6, 10) - împărăție pe care Domnul ne îndeamnă să o căutăm mai întâi (cf. Mt. 6, 33) și chiar să o luăm cu străduință, știind că numai cei ce se silescpun mâna pe ea (cf. Mt. 11, 12). Puțini  – prea puțini! – mai sunt(em) conștienți de faptul că Tatăl nostru Carele este în ceruri ne propune Împărăția Sa,ca unora pe care El ne consideră fiii Săi! Căci dacă suntem fii, suntem și moștenitori – moștenitori ai lui Dumnezeu și împreună-moștenitori cu Hristos, după cum ne spune Sfântul Apostol Pavel (Rm. 8, 17).
Este, așadar, vremea să ne întrebăm, CU SINCERITATE, ce ne dorim și ce căutăm, cu adevărat, în viața aceasta?!? Le căutăm pe cele ale lui Dumnezeu sau pe cele ale lumii acesteia?!? Pentru ce ne jertfim vlaga din noi?!? Pentru a dobândi moștenirea cea dorită (a Împărăției lui Dumnezeu) sau pentru a dobândi bunurile cele pieritoare, de care ne vom despărți negreșit înainte de a pleca spre cimitir?!? Ce ne atrage și ne preocupă, cu adevărat?!? Frumusețile cele din afară, împodobite de palidele lumini ale acestei lumi, sau cele dinlăuntru, ce ne împlinesc sufletește și ne dau adevărata fericire pe care cu toții o căutăm?!?
Răspunsul ne vine tot de la Domnul: Lucrați nu pentru mâncarea cea pieritoare, ci pentru mâncarea ce rămâne spre viața veșnică și pe care o va da vouă Fiul Omului (In. 6, 27). Și tot El adaugă: Împărăția lui Dumnezeu este înlăuntrul vostru (Lc. 17, 21). De aceea, astăzi ni se propune schimbarea orientării vieții noastre dinspre cele dinafară înspre cele dinlăuntru, dinspre cele pieritoare înspre cele nepieritoare, dinspre cele vremelnice, spre cele veșnice. Prin urmare, cine are urechi de auzit să audă (Mt. 11, 15)! Cereți şi vi se va da; căutați şi veţi afla; bateţi şi vi se va deschide. Că oricine cere ia, cel care caută află, şi celui ce bate i se va deschide! (Mt. 7, 7-8).
Cu urarea ca să vă bucurați cu toții de aflarea bunătăților celor nepieritoare și veșnice ale Împărăției lui Dumnezeu, al vostru părinte, de mântuire doritor,


† Episcopul SILUAN
al Episcopiei Ortodoxe Române a Italiei


De la reședința noastră de la Roma, la început de An Nou Bisericesc, la pomenirea Cuvioșilor și de Dumnezeu purtătorilor Părinților noștri Dionisie Exiguul, ocrotitor al Episcopiei noastre, și Simeon Stâlpnicul, în ziua de 1 Septembrie, în anul mântuirii 2019.

Dal mio archivio 2010domenica prima della festa della Croce


 
 
Vigile de l'Exaltation de la vénérable et vivifiante Croix et dédicace de la Basilique de la Résurrection. (Office traduit en français par le père Denis Guillaume au tome IX des Ménées.)
 
 
Giovanni Damasceno della croce afferma: «Ogni azione e ogni prodigio operato da Cristo è grandioso, divino e meraviglioso, ma la realtà più mirabile di tutte è la sua croce».

La liturgia bizantina, a sua volta, così canta: «O croce, segno luminoso tra gli astri, hai prefigurato un trofeo di vittoria al piissimo Costantino; la sua madre, avendoti ritrovata, ha fatto di te l´ornamento del mondo. Esaltandoti in questo giorno, noi, assemblea di fedeli, imploriamo: Illuminaci con il tuo splendore, o croce vivificante; santificaci con la tua virtù, o croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione».

George Gharib