domenica 25 agosto 2019

il 20 Agosto 2019 si è addormentato in Cristo Dio il Padre Luc Duloisy Prêtre in Francia de l’Église Orthodoxe Roumaine-Pubblico un suo scritto del 14 agosto 2019 vigilia della Santa Festa della Dormitio Virginis Eterna sia la Sua Memoria



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Toi, Vierge de Feu, Image du Savoir,...
O eil pur de la Clarté que la Clarté ignore,
I nstance suprême du sang et Suressence du Sort,
V isage de l’Apparence, Figure du Pouvoir,

I nsigne du Ravissement et Corps de l’Etoile,
E xulte, Extrême Joie, Planète de la Tendresse,
R eposoir du Jour, Substance de la Sagesse,
G emme, Orfroi, Saphir de l’Ordre Nuptial,

E loge de l’Ecriture, Sauvegarde du Firmament,
D egré total de l’Âme et Grâce ultime du Cœur,
E nseigne de la Survie, Principe céleste du Temps,

F lambeau de l’Union, Acte, Règle, Flamme, Demeure,
E xalte l’effusion des Saintes Intelligence,
U ne, Infinie, Urgente Loi de l’Adhérence !

sabato 24 agosto 2019

sempre dal mio Archivio 2010..X domenica di Matteo..Meditazione del Padre Seraphim Valeriani Ropa di Bologna Ravenna


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Nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito. Amen.


Nel mondo razionalista di oggi l’azione demonica non viene più considerata, persino dagli stessi preti. È qualcosa di molto grave, perché il demonio, il diavolo, satana, colui che divide, l’avversario o come lo volete chiamare, agisce! Agisce cercando di allontanarci da Dio attraverso metodi spirituali, psicologici e anche materiali. Perché Dio permette questa tentazione? Penso soprattutto per purificarci, per fortificarci, per provarci come l’oro e l’argento che devono essere purificati nel fuoco. Sì siamo tentati, ma la Grazia di Dio non ci manca, anzi sovrabbonda! Abbiamo fiumi di Grazia che scorrono abbondanti nei misteri della Chiesa, agli Apostoli e quindi alla Chiesa il Signore Gesù ha dato il potere di scacciare gli spiriti immondi, fratelli e sorelle non dimentichiamoci mai di partecipare santamente ai misteri della Chiesa. La nostra Fede in Cristo si purificherà come l’oro e l’argento e saremo uniti a Cristo vincitori sul demonio e sulle sue tentazioni. Sì è dura, è una lotta spesso interiore, spesso contro se stessi e le proprie passioni su cui il diavolo fa leva, ma non stanchiamoci mai! Saggiati come oro risplenderemo con Cristo nel giorno grande del giudizio.
Buona Domenica a tutti.

Dal mio Archivio 2010 X Domenica dopo Pentecoste X del Vangelo di Matteo


Icona del Buon Pastore 1
Matteo 17,14-23
14 Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo 15 che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell'acqua; 16 l'ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo». 17 E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui». 18 E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito.
19 Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?». 20 Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile. 21 [Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno]».
22 Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini 23 e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.

Ed eccoci al Trauma Finale….

Un  preciso e –ahinoi- definitivo rimprovero duro e secco  verso apostoli,verso discepoli e quindi verso tutti noi

Una sorta di  “attenti a voi”.. Sappiate quale è mai la posta in gioco e non fate i finti tonti ..non cercate accordi..non cercate compromessi..non cercate mediazioni..non cercate negozi e commerci magari legali (ma non evangelici) con il mondo e con il suo principe

I discepoli…La Santa Chiesa Una ed Indivisa..nel ministero della sequela e della preghiera –attenzione in assenza del Suo Signore( ci sarebbe da pensare molto a questa incredibile situazione ..Il Signore è assente. .Ma è veramente assente?)-non riescono/non riesce a guarire e a liberare dal tormento del corpo e del cuore un giovane epilettico

Il padre constata il deficit(che è deficit non di competenze tecniche né professionali della Chiesa  ma è deficit di fede.. e qui ci stanno tutti i nostri guai..) e giustamente   presenta la questione e il caso al Signore della Chiesa .

La Tua amarezza qui Signore è spietata.. Una collera direi cosmica. .senza se e senza ma.. Tutti noi ma proprio tutti dentro questo tuo grido di sconfitta  e di disincanto –eh si Signore la teologia del fallimento- Tutti non solo privi di fede ma di più  privi di fede per scelta ,per opzione, e quindi perversi cioè volti ad altro..dis-tratti(che dici Signore
Ci risentiamo sempre l’inno Cherubico? ) 

Davanti a tutto questo…a questa tua sconfitta come se ti fossi reso conto che hai annunciato,predicato,detto e fatto al vuoto assoluto..tu stesso Signore te ne vuoi andare …Non ci sopporti più.  .e non ci sopporti  perché non siamo riusciti ad restare  profondamente dentro e con te ..La tua assenza senza questa nostro innesto( battesimale,eucaristico,parousiaco) è la tua sconfitta ma è la nostra condanna..Una Chiesa Una ed Indivisa certamente ma  se non è fedele alla sequela  ha dis-tratto il patrimonio e non è il farmaco della guarigione del corpo e del cuore..Ottima Organizzazione sicuramente ma non è più la tua Chiesa…
E quindi provvedi tu..direttamente..alla faccia del ministero apostolico..alla faccia  del nostro essere presbiteralmente costruttori di ponti…Ecco qui non ti serviamo..non siamo necessari e non siamo necessari perché non abbiamo voluto essere intercessori…E che fai tu? Affronti “minacciosamente” il principe/demonio ..Lo scontro Signore…non si scappa…Non si fanno accordi e non si fanno prigionieri  ..la tua sequela la sequela verso di te o è apocalittica o non è ..Il tempo opportuno è già arrivato e non dobbiamo né sprecarlo né- ancora peggio- castrarlo nell’et et delle infinite mediazioni da piccolo e banale cabotaggio dell’esistenza e nell’esistenza
Ovviamente i discepoli/la Chiesa- e meno male  Signore..  Tu Sia ringraziato – entrano in crisi ..vogliono capire…nel senso non discorsivo( per carità di Dio Dio ci liberi dalle teologie della discorsività…) ma per com-prehendere.per afferrare ..con tutta la buona intenzione di cambiare vita e di farne ravvedimento e metania..
Ed ecco Signore  l’elogio della forza  cosmica.. di una pur minima fede in te..nel tuo Vangelo  nel mistero di Dio tre volte santo..Le montagne si sposteranno…..Ovviamente Signore non si sono spostate ..Siamo sempre dentro la nostra teologia del fallimento…Siamo bravi a nasconderla…la chiamiamo teologia delle realtà laicali del mondo e dell’autonomia del temporale…(la chiamiamo così in ogni tenda cristiana…) e con essa intendiamo santificare il mondo cosi come esso è e dargli le mutande cristiane o meglio le mutande ecclesiastiche  proprio perché non siamo stati capaci di santificarci in te e di santificarlo in te..Lo battezziamo così come esso è  oppure con altrettanta facilità  altrettanto di comodo e di ipocrisia lo condanniamo senza dargli speranza di salvezza e senza darci speranza di salvezza…O lo accettiamo o lo condanniamo..Ma non salviamo né noi né il mondo

Comunque andiamo avanti…Con qualche pudore  l’ulteriore tua frase spesso è messa in parentesi..mi si dice questione di codici ..questione di glosse… Dico io…questione di comodo ..Non mi pare che il testo greco abbia le parentesi…Sai Signore le tende cristiane su preghiera e su digiuni  per battere il principe/demonio…hanno  qualche perplessità…quindi le parentesi..Ecco Signore  su di me ora..solo su di me..come sacerdote  Un Vangelo questo che mi accusa ..senza se e senza ma.. Se avessi la fede che dico di avere…se avessimo in sinodia parrocchiale la fede che diciamo di avere…allora Signore……
Meno male che al terzo giorno tu risusciti ..meno male Signore che tornerai…Non ho altro da dirti…E domani ovviamente  presiederò sinodalmente la Divina Liturgia…Altro non so fare..
Per favore ma proprio per favore  accontentati  e pensaci tu.. Abbi misericordia..!!! e nel tuo avere misericordia –forse questa è lìintuizione centrale- rendici tutti ma proprio tutti catacombalmente sempre come dice l’apostolo Paolo
 12 ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; 13 calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.
..l’ultima  possibilità …Questa Signore te ne pregoconcedi  alla mia vita di sessantenne e alla sinodia di tutte le tende cristiane…
L’elenco degli ammalati nel corpo e nel cuore è già sull’altare della protesis..Vedi tu..Io più di metterlo lì sopra e leggerlo non so fare..

venerdì 23 agosto 2019

Commento all'evangelico Non Giudicate in una riflessione da un sito di ricerca sulle scienze e sulle tradizioni spirituali d'Oriente e d'Occidente

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Nel Vangelo secondo Luca versetti 37-38 c’è una frase che merita una grande riflessione indipendentemente dal fatto di essere cristiani o meno. Una frase profonda, densa di Sapienza antica e niente affatto semplice:
“Nolite judicare, et non judicabimini: nolite condemnare, et non condemnabimini. Dimittite et dimittemini”“Date, et dabitur vobis:mensuram bonam, et confertam et coagitatam, et superfluentem dabunt in sinum vestrum: eadem quippe censura, qua mensi fueritis, remetitur vobis”.

(37 Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato. 38 Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi».)

Tale espressione ricorda che saremo misurati con la stessa misura con cui avremo misurato. E dovrebbe far rizzare i capelli in testa a tutti i giudici di questo mondo, a tutti coloro che misurano con “metri” preconfezionati. E’ un’espressione sconcertante, molto studiata e a nostro avviso travisata, dalle interpretazioni “buoniste” che la intendono a mo’ di un generico invito alla carità.  In realtà tali parole fanno assumere al senso del “peccato” nel cristianesimo o della compensazione “karmica” in altre tradizioni, una conseguenza perfetta, logica, simbolicamente rappresentata nel “contrappasso” dantesco. Vuol dire che la bilancia sarà proprio la stessa da noi usata e il contrappesi usati saranno dello stesso genere.
E’ evidente che il peccato del “giudizio” o del “pregiudizio”, quello che stimola l’approvazione o la disapprovazione sulla base di un metro parziale, partitico, settoriale, è uno degli errori più catastrofici per l’anima.
Rendersene conto è la via più rapida verso l’umiltà. Ma non quella fasulla e ipocrita o ostentata da molti, ma quella stoica, sapiente, silenziosa e consapevole dell’incommensurabile distanza fra la presunzione della mente dell’uomo e la grandezza del cuore divino. 


http://simmetria.org/sezione-articoli/articoli-alfabetico/89-editoriali/529-scegliere-di-non-far-parte-editoriale-n25

giovedì 22 agosto 2019

la meditazione di Papa Benedetto XVI Su Santo Ireneo di Lione

BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 28 marzo 2007


Sant’Ireneo di Lione

Cari fratelli e sorelle,
nelle catechesi sulle grandi figure della Chiesa dei primi secoli arriviamo oggi alla personalità eminente di sant’Ireneo di Lione. Le notizie biografiche su di lui provengono dalla sua stessa testimonianza, tramandata a noi da Eusebio nel quinto libro della Storia Ecclesiastica. Ireneo nacque con tutta probabilità a Smirne (oggi Izmir, in Turchia) verso il 135-140, dove ancor giovane fu alla scuola del Vescovo Policarpo, discepolo a sua volta dell’apostolo Giovanni. Non sappiamo quando si trasferì dall’Asia Minore in Gallia, ma lo spostamento dovette coincidere con i primi sviluppi della comunità cristiana di Lione: qui, nel 177, troviamo Ireneo annoverato nel collegio dei presbiteri. Proprio in quell’anno egli fu mandato a Roma, latore di una lettera della comunità di Lione al Papa Eleuterio. La missione romana sottrasse Ireneo alla persecuzione di Marco Aurelio, nella quale caddero almeno quarantotto martiri, tra cui lo stesso Vescovo di Lione, il novantenne Potino, morto di maltrattamenti in carcere. Così, al suo ritorno, Ireneo fu eletto Vescovo della città. Il nuovo Pastore si dedicò totalmente al ministero episcopale, che si concluse verso il 202-203, forse con il martirio.
Ireneo è innanzitutto un uomo di fede e un Pastore. Del buon Pastore ha il senso della misura, la ricchezza della dottrina, l’ardore missionario. Come scrittore, persegue un duplice scopo: difendere la vera dottrina dagli assalti degli eretici, ed esporre con chiarezza le verità della fede. A questi fini corrispondono esattamente le due opere che di lui ci rimangono: i cinque libri Contro le eresie, e l’Esposizione della predicazione apostolica (che si può anche chiamare il più antico «catechismo della dottrina cristiana»). In definitiva, Ireneo è il campione della lotta contro le eresie. La Chiesa del II secolo era minacciata dalla cosiddetta gnosi, una dottrina la quale affermava che la fede insegnata nella Chiesa sarebbe solo un simbolismo per i semplici, che non sono in grado di capire cose difficili; invece, gli iniziati, gli intellettuali – gnostici, si chiamavano – avrebbero capito quanto sta dietro questi simboli, e così avrebbero formato un cristianesimo elitario, intellettualista. Ovviamente questo cristianesimo intellettualista si frammentava sempre più in diverse correnti con pensieri spesso strani e stravaganti, ma attraenti per molti. Un elemento comune di queste diverse correnti era il dualismo, cioè si negava la fede nell’unico Dio Padre di tutti, Creatore e Salvatore dell’uomo e del mondo. Per spiegare il male nel mondo, essi affermavano l’esistenza, accanto al Dio buono, di un principio negativo. Questo principio negativo avrebbe prodotto le cose materiali, la materia.  
Radicandosi saldamente nella dottrina biblica della creazione, Ireneo confuta il dualismo e il pessimismo gnostico che svalutavano le realtà corporee. Egli rivendicava decisamente l’originaria santità della materia, del corpo, della carne, non meno che dello spirito. Ma la sua opera va ben oltre la confutazione dell’eresia: si può dire infatti che egli si presenta come il primo grande teologo della Chiesa, che ha creato la teologia sistematica; egli stesso parla del sistema della teologia, cioè dell’interna coerenza di tutta la fede. Al centro della sua dottrina sta la questione della «Regola della fede» e della sua trasmissione. Per Ireneo la «Regola della fede» coincide in pratica con il Credo degli Apostoli, e ci dà la chiave per interpretare il Vangelo. Il Simbolo apostolico, che è una sorta di sintesi del Vangelo, ci aiuta a capire che cosa vuol dire, come dobbiamo leggere il Vangelo stesso.
 Di fatto il Vangelo predicato da Ireneo è quello che egli ha ricevuto da Policarpo, Vescovo di Smirne, e il Vangelo di Policarpo risale all’apostolo Giovanni, di cui Policarpo era discepolo. E così il vero insegnamento non è quello inventato dagli intellettuali al di là della fede semplice della Chiesa. Il vero Evangelo è quello impartito dai Vescovi, che lo hanno ricevuto in una catena ininterrotta dagli Apostoli. Questi non hanno insegnato altro che questa fede semplice, che è anche la vera profondità della rivelazione di Dio. Così – ci dice Ireneo – non c’è una dottrina segreta dietro il comune Credo della Chiesa. Non esiste un cristianesimo superiore per intellettuali. La fede pubblicamente confessata dalla Chiesa è la fede comune di tutti. Solo questa fede è apostolica, viene dagli Apostoli, cioè da Gesù e da Dio. Aderendo a questa fede trasmessa pubblicamente dagli Apostoli ai loro successori, i cristiani devono osservare quanto i Vescovi dicono, devono considerare specialmente l’insegnamento della Chiesa di Roma, preminente e antichissima. Questa Chiesa, a causa della sua antichità, ha la maggiore apostolicità, infatti trae origine dalle colonne del Collegio apostolico, Pietro e Paolo. Con la Chiesa di Roma devono accordarsi tutte le Chiese, riconoscendo in essa la misura della vera tradizione apostolica, dell’unica fede comune della Chiesa. Con tali argomenti, qui molto brevemente riassunti, Ireneo confuta dalle fondamenta le pretese di questi gnostici, di questi intellettuali: anzitutto essi non posseggono una verità che sarebbe superiore a quella della fede comune, perché quanto essi dicono non è di origine apostolica, è inventato da loro; in secondo luogo, la verità e la salvezza non sono privilegio e monopolio di pochi, ma tutti le possono raggiungere attraverso la predicazione dei successori degli Apostoli, e soprattutto del Vescovo di Roma. In particolare – sempre polemizzando con il carattere «segreto» della tradizione gnostica e notandone gli esiti molteplici e fra loro contraddittori – Ireneo si preoccupa di illustrare il genuino concetto di Tradizione apostolica, che possiamo riassumere in tre punti.
a) La Tradizione apostolica è «pubblica», non privata o segreta. Per Ireneo non c’è alcun dubbio che il contenuto della fede trasmessa dalla Chiesa è quello ricevuto dagli Apostoli e da Gesù, dal Figlio di Dio. Non esiste altro insegnamento che questo. Pertanto chi vuole conoscere la vera dottrina basta che conosca «la Tradizione che viene dagli Apostoli e la fede annunciata agli uomini»: Tradizione e fede che «sono giunte fino a noi attraverso la successione dei Vescovi» (Contro le eresie 3,3,3-4). Così successione dei Vescovi – principio personale – e Tradizione apostolica – principio dottrinale – coincidono.
b) La Tradizione apostolica è «unica». Mentre infatti lo gnosticismo è suddiviso in molteplici sètte, la Tradizione della Chiesa è unica nei suoi contenuti fondamentali, che – come abbiamo visto – Ireneo chiama appunto regula fidei veritatis: e così perché è unica, crea unità attraverso i popoli, attraverso le culture diverse, attraverso i popoli diversi; è un contenuto comune come la verità, nonostante la diversità delle lingue e delle culture. C’è una frase molto preziosa di sant’Ireneo nel primo libro Contro le eresie: «La Chiesa, benché disseminata in tutto il mondo, custodisce con cura [la fede degli Apostoli], come se abitasse una casa sola; allo stesso modo crede in queste verità, come se avesse una sola anima e lo stesso cuore; in pieno accordo queste verità proclama, insegna e trasmette, come se avesse una sola bocca. Le lingue del mondo sono diverse, ma la potenza della Tradizione è unica e la stessa: le Chiese fondate nelle Germanie non hanno ricevuto né trasmettono una fede diversa, né quelle fondate nelle Spagne o tra i Celti o nelle regioni orientali o in Egitto o in Libia o nel centro del mondo» (1,10,1-2). Si vede già in questo momento, siamo intorno all’anno 200, l’universalità della Chiesa, la sua cattolicità e la forza unificante della verità, che unisce queste realtà così diverse, dalla Germania, alla Spagna, all’Italia, all’Egitto, alla Libia, nella comune verità rivelataci da Cristo.
c) Infine, la Tradizione apostolica è – come lui dice nella lingua greca nella quale ha scritto il suo libro – «pneumatica», cioè guidata dallo Spirito Santo (in greco «spirito» si dice pneuma). Non si tratta infatti di una trasmissione affidata all’abilità di uomini più o meno dotti, ma allo Spirito di Dio, che garantisce la fedeltà della trasmissione della fede. E’ questa la «vita» della Chiesa, ciò che rende la Chiesa sempre fresca e giovane, cioè feconda di molteplici carismi. Chiesa e Spirito per Ireneo sono inseparabili: «Questa fede», leggiamo ancora nel terzo libro Contro le eresie, «l’abbiamo ricevuta dalla Chiesa e la custodiamo: la fede, per opera dello Spirito di Dio, come un deposito prezioso custodito in un vaso di valore ringiovanisce sempre e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene ... Dove è la Chiesa, lì è lo Spirito di Dio; e dove è lo Spirito di Dio, lì è la Chiesa e ogni grazia» (3,24,1).
Come si vede, Ireneo non si limita a definire il concetto di Tradizione. La Tradizione di cui egli parla, ben diversa dal tradizionalismo, è una Tradizione sempre internamente animata dallo Spirito Santo, che la rende viva e la fa essere rettamente compresa dalla Chiesa. Stando al suo insegnamento, la fede della Chiesa va trasmessa in modo che appaia quale deve essere, cioè «pubblica», «unica», «pneumatica», «spirituale». A partire da ciascuna di queste caratteristiche si può condurre un fruttuoso discernimento circa l'autentica trasmissione della fede nell’oggi della Chiesa. Più in generale, nella dottrina di Ireneo la dignità dell’uomo, corpo e anima, è saldamente ancorata nella creazione divina, nell’immagine di Cristo e nell’opera permanente di santificazione dello Spirito. Tale dottrina è come una «via maestra» per chiarire insieme a tutte le persone di buona volontà l’oggetto e i confini del dialogo sui valori, e per dare slancio sempre nuovo all’azione missionaria della Chiesa, alla forza della verità, che è la fonte di tutti i veri valori del mondo.   


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domenica 18 agosto 2019

I BARBARI VISTI DA VICINO-(Nessuno di noi è innocente) dalla meditazione di Alberto Asor Rosa

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testo  completo sta  in

https://francescomacri.wordpress.com/2019/08/13/i-barbari-visti-da-vicino/

Ho scelto le pericopi e i periodi che,distanziandosi dall'immediatezza politica e dalla valutazione di essa fatta da Asor Rosa(valutazione che condivido) assumono valore e rigore etico, e direi nel mio codice, ora e sempre proprio perchè Nessuno di noi è innocente 


I veri “barbari”, in Italia, non vengono più da fuori, come lamentavano e temevano Machiavelli e Guicciardini e tanti altri nella fase conclusiva del nostro Rinascimento, ma ora, — scrivo io, — sono qui da noi dappertutto, un’invasione cresciuta internamente, che rischia di diventare catastrofe. Naturalmente non si tratta — suppongo — di una citazione, ma di una coincidenza. Però anche le coincidenze hanno un loro peso e significato. Perciò, legittima è secondo me la domanda: è vero che siamo minacciati da “nuovi barbari”, da una nuova ondata barbarica? La mia risposta è senz’altro positiva.

l’Italia è stata sottoposta nel suo complesso, nel corso degli ultimi decenni, — come l’antica Roma, si potrebbe azzardare. — a un autentico processo di “barbarizzazione”. È assolutamente ovvio quello che sto per dire, ma devo dirlo, per concludere. Il capo barbaro rischia di prevalere, soprattutto perché, come ho già scritto altrove, la “barbarie” oggi è dappertutto, costumi, persuasioni etiche, forme della politica, rapporti umani, persino, come è stato più volte notato, usi e abitudini della lingua, impropriamente ormai, definita nazionale, ecc. ecc.


e non s’interviene a cambiare tutto questo (cominciare a cambiare), il barbaro avrà comunque il sopravvento, come accadde nell’antica Roma. Per farlo, non basta l’ampiezza formale della risposta. Bisogna cambiare le cose, tutte le cose, con idee, programmi, comportamenti… e una visibile, da chiunque inattaccabile buona fede. Lo raccomandava già cinquecento anni fa, dalla sua altezza di pensiero, Niccolò Machiavelli, possibile che non abbiamo ancora imparato questa semplice lezione?





Dal mio Archivio -Nona Domenica del Vangelo di Matteo- Nona dopo Pentecoste- Meditazione del Padre Daniele Marletta


http://www.orthodoxia.it/wp/2019/08/17/san-pietro-tra-fede-e-speranza/


“Uomo di poca fede”. È così che il Signore chiama San Pietro. E ci sembra quasi ingiusto: tra tutti i discepoli San Pietro è quello con la fede più pronta, assoluta. È lui a confessare per primo questa fede: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16). C’è poi quella sua prima confessione di fede sul lago di Gennesaret: “Allontanati da me, Signore, poiché sono un uomo peccatore!” (Lc 5, 8). San Pietro è forse, tra i Dodici, il primo a credere veramente.
Seguendo i fatti narrati negli Evangeli, potremmo ricordare di San Pietro tutte
le tremende intenzioni
le rapinose esitazioni

(rubo queste parole a una nostra poetessa del secolo scorso).
Le tremende intenzioni: la confessione di fede in Cristo, poi quel suo dire “da chi andremo, Signore? Solo tu hai parole di vita eterna” (Gv 6, 68).
San Pietro, che all’Ultima Cena dice “se anche tutti fossero scandalizzati, io non mi scandalizzerò!”. San Pietro, che, nell’orto del Getsemani, trae la spada per difendere il Signore e ferisce un servo del sommo sacerdote.
Poi le rapinose esitazioni: San Pietro che fuori dal Sinedrio rinnega il suo Maestro, si scandalizza di lui. E non è colpa da poco, se il Signore stesso aveva detto: “Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi” (Mc 9, 38).
Qual’è in fondo la differenza fra il tradimento di Giuda e quello di Pietro? L’uno consegna il Figlio di Dio agli uomini che lo vogliono morto, l’altro, davanti a quegli stessi uomini, lo sconfessa: “non conosco quell’uomo” (Mt 26, 72). Traditori entrambi, dunque. La differenza è nel dopo: Giuda capisce il suo peccato e dispera, si uccide; Pietro si pente. Pietro è un uomo di speranza. Si innalza nelle intenzioni, cade nell’esitazione, ma sempre si rialza.
Anche nella lettura di oggi si possono vedere queste caratteristiche di San Pietro. Egli è con gli altri discepoli sulla barca sbattuta dalle onde, quando vede il Signore camminare sulle acque. Anche gli altri lo vedono, ma lui è il solo a dire “Signore, se sei tu, comanda che io venga a te sulle acque” (Mt 14, 28). San Pietro non è un contemplativo, come San Giovanni, è un uomo d’azione, che subito cerca di mettere in opera, in azione la sua fede. Quando però si trova sbattuto dal vento esita, ha paura. Eppure sapeva che c’era il vento, visto che sino a poco prima, sulla barca con i suoi compagni, era stato sbattuto dal vento e dalle onde. Lo sapeva, ma aveva agito lo stesso, d’impulso, con entusiasmo, con fede pronta in Dio. Nella difficoltà, l’entusiasmo cede il posto all’esitazione. Pietro affonda, ma non dispera. Non cerca ti tornare alla barca a nuoto, perché sa che con le sue sole forze non potrebbe salvarsi. Invoca la salvezza da Dio: “Signore, salvami!” (Mt 14, 30). La fede per un attimo viene quasi meno, ma la speranza perdura.
Ed eccoci di nuovo a quella “poca fede” di cui il Signore accusa – bonariamente – San Pietro. Perché l’apostolo ha esitato? Perché le “tremende intenzioni”, le “rapinose esitazioni” sono nel cuore di ogni uomo: nel nostro come nel suo.
È abbastanza frequente che, nella nostra vita spirituale, noi facciamo una esperienza simile a quella di San Pietro sul lago di Gennesaret. Cominciamo un’opera, abbiamo grandi propositi, conosciamo tutte le difficoltà, ma appena quelle difficoltà ci si presentano materialmente, esitiamo. Una cosa è la teoria, altra cosa la pratica, verrebbe da dire. Qui non è però una questione di teoria e pratica. Qui la questione è più importante: è la questione della nostra fede. Avere fede vuol dire innanzitutto affidare la propria vita e la propria opera a Dio. Sarà Dio a decidere se l’opera è cosa sua o cosa nostra. Se le nostre intenzioni sono secondo la volontà di Dio, si avvereranno, altrimenti sono destinate a fallire. Per questo quando troviamo delle difficoltà esitiamo: abbiamo paura che quelle difficoltà siano un segno del fatto che le nostre intenzioni non siano secondo Dio. Ed è giusto avere questo dubbio, perché questo è un rischio reale, un rischio che corriamo sempre nella vita. Finché l’uomo non si è staccato dal suo amore per il mondo i suoi desideri sono legati al mondo. Nel dubbio, però, nella paura, non si deve disperare, ma dire come San Pietro “Signore salvami”.
La salvezza di cui ci parlano le Scritture non è qualcosa che interessa soltanto l’anima, come a volte si crede. L’uomo non è la sua anima. L’uomo ha un’anima, un corpo, delle opere, dei sentimenti.
“Signore, salvami” significa innanzitutto “Signore, sottraimi a questo mondo dominato dalla morte, dal dolore, dal peccato”.
“Signore, salvami” vuol dire “Signore predi tutto ciò che è tuo in me”. Prendi la mia anima, il mio corpo, i miei sentimenti, le mie intenzioni – quelle che ho portato a termine e quelle che non ho compiuto. Prendi il bene che ho fatto e lascia il male. Prendi il grano e disperdi al vento la pula
“Signore, salvami” significa “Signore, la mia vita appartiene a t

venerdì 9 agosto 2019

Italiani che odiano Italiani La viltà anonima dei vili forti con i deboli e schiavi dei forti





Si è ritrovato disabile  da un giorno all'altro, dopo un incidente sul lavoro, e dopo aver chiesto e ottenuto l'installazione di un ascensore più funzionale nel condominio, si è trovato sul pianerottolo insulti e minacce anonime. Tutto per aver reclamato un suo diritto. È questa l'agghiacciante e disumana vicenda che ha dovuto vivere Simone Rapisarda, 36enne, sposato e con due figli, che vive a Roma.


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https://www.leggo.it/italia/roma/roma_simone_rapisarda_disabile_insulti-4667534.html?fbclid=IwAR33_FjeR55V-W8-EJIRl_gTOjrJBLaMcmqRmims_sB5NCX5oAgzeBXGtdU

martedì 6 agosto 2019

Chiedere l’elemosina non può essere un reato-L'eredità di San Paolo VI continua. Sia Gloria a Dio


Milano Italia 12142015: Milano come gli altri grandi Comuni in tutto il mondo presenta grandi contrasti tra la ricchezza e la gioia per le vacanze e chrismats la povertà dei barboni che chiedono l'elemosina. Archivio Fotografico - 50392222


Chiedere l’elemosina non può essere un reato



(ll decreto sicurezza approvato dal Parlamento)"tuttavia, a nostro avviso, avere reintrodotto il reato di accattonaggio, seppur limitandolo alla condotte moleste, rappresenta un passo indietro. Significa illudersi, o far credere, che criminalizzando i poveri, la povertà possa scomparire.

Come già osservava negli anni ’90 l’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini, l’elemosina racchiude in sé dei rischi perché può «incoraggiare la pigrizia di chi la riceve» e in chi la compie «far nascere l’idea di sentirsi a posto, senza andare alla radice dei problemi», tuttavia osservava sempre Martini che l’elemosina ha in sé «il valore dell’intervento immediato, che non pretende di risolvere tutto, ma fa quello che è possibile al momento».

L’elemosina resta un diritto delle persone povere e, al contempo, un dovere di solidarietà sancito dalla Costituzione là dove obbliga la Repubblica (quindi non solo lo Stato, gli enti locali, le associazioni, ma anche i cittadini) a rimuovere gli ostacoli che, di fatto, impediscono l’uguaglianza tra le persone (art. 3, comma 2 della Costituzione).  

Proprio in virtù di questi valori la fattispecie dell’accattonaggio molesto va affrontata con umanità e intelligenza. Ci auguriamo che i Comuni, cui spetta di applicare la norma, sappiano farlo senza tradire questi principi. In questo senso bene ha fatto il Consiglio comunale di Milano ad escludere dal Daspo urbano chi chiede l’elemosina in strada. "
 
Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana

lunedì 5 agosto 2019

Non si vive per l'economia, anche se si deve vivere di economia


Risultati immagini per foto di Paolo VI con Maritain al Concilio

Monsignor Giovanni Battista Montini,(poi San Paolo VI Papa di Roma ) quale arcivescovo metropolita di Milano, il 4 ottobre 1958 in occasione del pellegrinaggio delle diocesi della Lombardia pronunciò ad Assisi un discorso 
Non si vive per l'economia, anche se si deve vivere di economia

https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/non-si-vive-per-l-economia-anche-se-si-deve-vivere-di-economia.html?fbclid=IwAR2fUFcBxESQZ8wGVW9xzxjzw5ywOYPP5ZlTCimKy7Wl3k0DVS1BOPgTaVc


Il link indicato presenta l'intero discorso  ..Pubblico la preghiera finale al Nostro Padre tra i Santi  Francesco monaco ad Assisi 

Francesco, aiutaci a purificare i beni economici dal loro triste potere di perdere Dio, di perdere le nostre anime, di perdere la carità dei nostri concittadini. Vedi, Francesco, noi non possiamo straniarci dalla vita economica, è la fonte del nostro pane e di quello altrui; è la vocazione del nostro popolo, che sale alla conquista dei beni della terra, che sono opere di Dio; è la legge fatale del nostro mondo e della nostra storia. È possibile, Francesco, maneggiare i beni di questo mondo, senza restarne prigionieri e vittime? È possibile conciliare la nostra ansia di vita economica, senza perdere la vita dello spirito e l'amore? È possibile una qualche amicizia con Madonna Economia e Madonna Povertà? O siamo inesorabilmente condannati, in forza della terribile parola di Cristo: «È più facile che un cammello passi per la cruna d'un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli»? (Mt. 19, 24). Anche il nostro sant’Ambrogio ci aveva detto quelle parole tremende: «O ricco, tu non sai quanto sei povero!» (De Nabuth, 2, 4), ma non le ricordiamo più: e non le abbiamo mai bene comprese. E anche Tu, Francesco, non hai insegnato ai tuoi figli a lavorare, a mendicare e a beneficiare, cioè a cercare ed a trattare quei beni economici, di cui la vita umana non può essere priva?

Non sono cose nuove, Francesco, quelle che ora ci predica, ma diventano Vangelo, per il nostro tempo. Non nuove per sé, ché derivano dalla dottrina di Cristo perennemente viva; ma, purtroppo, sempre nuove per noi che le sappiamo così male ricordare, e così male applicare. Non nuove, ma sempre sagge specialmente per noi, quando diventiamo amministratori del pubblico bene, che tante ricchezze richiede, tante maneggia, tante traffica e spende; e vuole le nostre mani monde e povere come le tue. Non nuove ma sempre difficili, e perciò bisognose di un esempio radicale e sublime come il Tuo, affinché noi riusciamo a meglio comprenderle ed a meglio seguirle, ed a ravvisarvi il principio di quella giustizia sociale, che forma l'aspirazione più nobile e più dinamica del nostro tempo.
Ecco, allora, Francesco, che la Tua Povertà ci diventa amica e maestra. Ecco che ammonisce coloro che mettono nei beni economici le loro somme speranze a mirare più in alto, a svincolare il cuore dall'amore delle cose terrene, e a saperle considerare come buone solo quando ci sono scala per salire le vie dello spirito e ci sono specchio per riflettere la bellezza, la bontà, la provvidenza di Dio; come Tu, povero, le hai viste, alla fine, cantandole, come libero poeta, nel Tuo cantico delle creature.


Così insegnaci, così aiutaci, Francesco, ad essere poveri, cioè liberi, staccati e signori, nella ricerca e nell'uso di queste cose terrene, pesanti e fugaci, perché restiamo uomini, restiamo fratelli, restiamo cristiani, noi Lombardi, noi Italiani.

sabato 3 agosto 2019

Senza umorismo, la vita diventa pericolosa- Meditazione del Patriarca Kirill di Mosca

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e testo
Premesse    Ho utilizzato la traduzione proposta dai social e ho cercato di renderla in  un accettabile italiano. Colloco pure ,per correttezza, il testo originale in russo 
Ringrazio il fratello in Cristo Andrea Della Lena Guidiccioni 


" Senza umorismo, la vita diventa pericolosa. La maggior parte delle persone cattive sono prive  del senso dell'umorismo. In primo luogo, l'umorismo aiuta ad abbassare il grado di conflitto umano, aiuta a rendere delicato il  piano del confronto reale, a cambiare coscienza,  a rompere un ambiente conflittuale e litigioso . Inoltre, l'umorismo crea una buona situazione   buonumore.

Allo stesso tempo, tutto questo è molto legato alla  interiorità  del cuore  delle persone.

E ' molto importante che l'umorismo sia luminoso per  ridurre  davvero il grado dei nostri conflitti, e semplicemente formare una visione ottimista del mondo 


Testo in Russo


Святейший Патриарх Московский и всея Руси Кирилл:
«Без юмора жизнь становится опасной. Большинство плохих людей лишены чувства юмора. Во-первых, юмор помогает понизить градус человеческого конфликта, помогает перевести его из плоскости реального противостояния, переключить сознание, что называется, разрядить обстановку. Кроме того, юмор создает хорошее расположение, хорошее настроение.
При этом все это очень тесно связано с внутренней культурой людей.
Очень важно, чтобы юмор был светлым и действительно снижал градус наших конфликтов, да и просто формировал оптимистичный взгляд на окружающий мир».

L'icona preghiera continua nel e con il fratello in Cristo il maestro Ivan Polverari

Nessuna descrizione della foto disponibile.

e l'odio reciproco continua quarta(ma ultima) puntata- L'odio reale,brutto,concreto,cattivo, ignobile di e in questo nostro paese ormai perduto e sicuramente senza possibilità di riscatto. Un paese dove il diavolo arriva non per comandare ma per andare a scuola di cattiveria come alunno di docenti italiani

Risultati immagini per foto della morte con la falce

NESSUNO E' INNOCENTE 

e l'odio reciproco  continua quarta  ed ultima puntata


Non c'è proprio niente da fare. Non ha neppure senso e speranza continuare a pubblicare gli eventi di odio reciproco ,di violenza verbale e non solo verbale che ha distrutto (in modo purtroppo definitivo) il cuore e l'anima della nostra Patria la cui stessa aria in ogni cielo d'Italia è ormai mefitica ed irrespirabile.. Si torna all'eremo.. dove leggeremo ogni giorno nell'ufficio delle letture la Dichiarazione di Barmen della Chiesa  Evangelica Confessante Tedesca  di fedeltà a Gesù Cristo contro la tirannia  nazista ed ogni tirannia, contro l'odio ed ogni odio .Non ci resta altro..

quarta ed ultima puntata  odio da sinistra


 prima puntata  odio da destra
http://paroleortodosse.blogspot.com/2019/07/lodio-realebruttoconcretocattivo.html  


seconda puntata odio da sinistra
http://paroleortodosse.blogspot.com/2019/07/e-lodio-continua-seconda-puntata-lodio.html


terza puntata  odio da destra
http://paroleortodosse.blogspot.com/2019/08/e-lodio-continua-terza-puntata-lodio.html

e la presente quarta ed ultima puntata odio da sinistra 


giovedì 1 agosto 2019

e l'odio continua terza puntata- L'odio reale,brutto,concreto,cattivo, ignobile di e in questo nostro paese ormai perduto e sicuramente senza possibilità di riscatto. Un paese dove il diavolo arriva non per comandare ma per andare a scuola di cattiveria come alunno di docenti italiani


Treno Milano-Verona, il passeggero al ragazzo: "Negro del ca...o. Fammi vedere il biglietto. Io pago, tu no






Il video che vedete è stato girato sul treno Trenord Milano Centrale-Verona e postato su Facebook da Delia Piavani, una studentessa di 24 anni. Un passeggero chiede insistentemente a un ragazzo di colore: "Hai fatto il biglietto? Fammi vedere il biglietto. Negro del ca...o. Io l'ho pagato, a voi non lo controllano perché siete colorati". L'altro gli chiede a sua volta: "Perché dovrei mostrarlo a te?". L'uomo sostiene che la maglietta verde è la sua divisa e accusa continuamente il ragazzo di non avere il biglietto. Finché il giovane non risponde più e decide di allontanarsi.
 
Racconta nel suo post Delia che la scena è continuata. "L'uomo se la prende anche con un altro nero: una spintonata, uno sputo, parolacce. Arriva il controllore, io sto per scendere, gli mostro il biglietto e gli dico quanto accaduto. La sua risposta: 'Sì, ogni giorno è sempre peggio, mi spiace'. Accanto a me nei sedili a fianco un signore di colore mi guardava, sconfortato. Avrei voluto dirgli che non siamo tutti così, ma non mi usciva una parola. Avrei voluto avere più coraggio per scendere e mettermi in mezzo. Tengo a precisare che quel 'signore' era perfettamente lucido, parlava al cellulare con la sua compagna in modo normalissimo, la sua frustrazione veniva sfogata così, nel modo più orribile, vederlo con i miei occhi mi ha scossa molto, sono scesa da quel treno con tanta rabbia, frustrazione e nausea e sensazione di impotenza".


Il post originale di Delia Pavani

Ore 12.45, treno MILANO CENTRALE - VERONA.
Avevo le cuffie e stavo guardando una serie tv ma in sottofondo sento una persona imprecare.
Le tolgo ed esattamente dietro di me nell’area dove ci sono le porte del treno sento che un uomo tra insulti razzisti vari (anche in bergamasco come si può sentire) chiede insistentemente il biglietto ad un ragazzo di colore, che io non vedo perché resta dietro al mio sedile.
“Hai fatto il biglietto? Fammi vedere il biglietto” il ragazzo gli chiede “perché dovrei mostrarlo a te?” e lui impazzisce dicendo che quella maglietta verde è la SUA divisa, e lo accusa continuamente di non avere il biglietto e quindi di non avere diritto ad essere sul treno. “È tua quella bici? Pure la bici hai. Ora è mia, spetta a me, sono italiano”.
Sento il ragazzo che inizia a non rispondere più, ma lui continua. Mi sposto nel sedile di fronte in modo da riuscire a vedere meglio. E inizia a prendersela anche con un altro, nell’altro vagone, come si vede nel video, una spintonata, uno sputo, parolacce, “questo è il MIO treno”, “a te non lo controllano solo perché sei colorato”.
La storia continua, ogni persona di colore che sale la accusa di non avere il biglietto, minaccia di fare una strage prima o poi, perché a lui “i neri gli stanno sui coglioni perché non lavorano”.
Alla fine il ragazzo esausto si allontana.
Arriva il controllore, io sto per scendere, gli mostro il biglietto e gli dico quanto accaduto.
La sua risposta “sì, ogni giorno è sempre peggio, mi spiace”.
Accanto a me nei sedili a fianco un signore di colore mi guardava, sconfortato. Avrei voluto dirgli che non siamo tutti così, ma non mi usciva una parola. Avrei voluto avere più coraggio per scendere e mettermi in mezzo. 
Risultati immagini per foto di Nelson Mandela
Tengo a precisare che quel “signore” era perfettamente lucido, parlava al cellulare con la sua compagna in modo normalissimo, la sua frustrazione veniva sfogata così, nel modo più orribile, vederlo con i miei occhi mi ha scossa molto, sono scesa da quel treno con tanta rabbia, frustrazione e nausea e sensazione di impotenza.

Prima puntata    sull'odio civile tra italiani e in Italia




Seconda Puntata sull'odio civile tra italiani e in Italia 



PS la foto di Mandela...Ovviamente