giovedì 19 dicembre 2019

I profeti e i santi che annunciano l'Incarnazione di Cristo di Manuel Nin






Praenotanda :lo pubblico senza problema alcuno 

Il sinassario bizantino nella quaresima di Natale

I profeti e i santi che annunciano
l'Incarnazione di Cristo

di Manuel Nin

Nella tradizione bizantina a metà novembre inizia la quaresima di Natale, una preparazione fatta in un modo discreto e umile. Diverse celebrazioni ne scandiscono il percorso:  il concepimento di sant'Anna; le commemorazioni di profeti, dottori, monaci, le due domeniche prima di Natale chiamate dei progenitori e dei santi Padri. La liturgia bizantina prepara l'umiliazione (kènosis) del Verbo di Dio nell'umiltà della liturgia. Nel sinassario di dicembre ricorrono la Madre di Dio, profeti, martiri, vescovi, monaci, come se la liturgia volesse radunare questi grandi cristiani - e noi con loro - per preparare e testimoniare il mistero dell'Incarnazione.
La Madre di Dio è presente nella festa del concepimento di sant'Anna, "madre della Madre di Dio", che contempla la benedizione di Dio verso Gioacchino e Anna, con la divina maternità di Maria:  "Una coppia di sposi produce la venerabile e divina giovenca dalla quale in modo inesprimibile procederà il vero vitello grasso, immolato per il mondo intero; lo straordinario mistero, profetizzato dall'eternità, si mostra oggi in un infante nei lombi della casta Anna:  è Maria, la bimba divina, preparata per divenire dimora dell'universale Re dei secoli e per riplasmare la nostra stirpe".
Cinque profeti - Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Daniele - vengono celebrati con i tre fanciulli Anania, Azaria e Misaele come coloro che hanno preannunciato l'avvento di Cristo:  "Stando sulla sua divina vedetta, il venerabile Abacuc ha udito il mistero ineffabile del tuo avvento fra noi, o Cristo, e profetizza l'annuncio che si farà di te, poiché vede in anticipo i sapienti apostoli come cavalli che sconvolgono il mare delle genti numerose". Daniele e i tre fanciulli sono presentati come modelli di vita integra e di virtù, "che, non d'oro per natura, si rivelano più provati dell'oro:  infatti, non li fuse il fuoco della fornace, ma li conservò illesi". E Daniele è cantato come profeta della divinità di Cristo e della divina maternità di Maria:  "Si onori ora Daniele, sommo tra i profeti:  egli vide infatti il Cristo Dio nostro come pietra tagliata, non per mano d'uomo, dal monte che è la pura Madre di Dio".
Quattro martiri - Barbara, Lucia, Sebastiano, Bonifacio - sono ricordati in dicembre. Per Barbara la liturgia bizantina sottolinea il ruolo della croce dove la martire, come Cristo, vince la morte. E di Lucia il tropario della festa mette in evidenza la dimensione sponsale della martire, della Chiesa e dell'anima di ogni cristiano:  "Te, mio sposo, io desidero, e per cercare te combatto, sono con te crocifissa e con te sepolta nel tuo battesimo; soffro con te, per poter regnare con te, e muoio per te, per vivere in te".
Grandi vescovi e Padri della Chiesa - Giovanni Damasceno, Nicola di Mira, Ambrogio di Milano, Spiridione e Ignazio di Antiochia - sono radunati in questo periodo. Il Damasceno è presentato come teologo e cantore della fede:  "Sapientissimo padre Giovanni, hai fatto bella la Chiesa con inni, cantando con alta ispirazione, toccando la tua cetra, o padre, per l'energia dello Spirito, a imitazione di quella armoniosissima di Davide". Di Nicola la tradizione bizantina mette in risalto la figura di taumaturgo e intercessore:  "Pastori e maestri, conveniamo insieme per lodare il pastore emulo del buon pastore; i malati facendo l'elogio del medico; quelli che sono nei pericoli, del liberatore; i peccatori, dell'avvocato; i poveri, del tesoro, gli afflitti, del conforto; i viaggiatori, del compagno di viaggio; quelli che sono in mare, del nocchiero".
Ambrogio, uno dei pochi Padri latini presenti nel sinassario bizantino, è presentato come difensore della vera professione di fede della Chiesa:  "Padre santo, Ambrogio sacratissimo, lira che canta per tutti noi la melodia salvifica delle dottrine ortodosse, cetra sonora del divino Paraclito; grande strumento di Dio, tu proclami con chiarezza un unico Figlio in due nature, fatto carne, che si è manifestato a noi dall'ignara di nozze, e che è consustanziale al Padre, al Padre coeterno e a lui naturalmente unito; hai così represso con la potenza dello Spirito la blasfema loquacità di Ario".
Ignazio di Antiochia viene celebrato alle porte del Natale con un intreccio di testi ispirati o presi dalle sue lettere:  "O ferito dalla carità perfetta, quando la folgorante passione infiammò la tua anima, o sacratissimo, affrettandoti, o padre, ad andare verso il Sovrano, gridasti quella parola degna d'esser celebrata:  Frumento del Creatore io sono, e bisogna che io sia macinato dai denti delle fiere, affinché io divenga purissimo pane per il Verbo Dio nostro".
Tra i santi monaci di questo periodo - Saba, Patapio, Daniele Stilita - in modo speciale viene celebrato san Saba, "simile agli angeli, compagno dei santi, consorte dei profeti, coerede dei martiri e degli apostoli, lampada inestinguibile della continenza, tersissimo luminare dei monaci, risplendente per i fulgori della carità". La Madre di Dio, i profeti, i martiri, i Padri e i monaci sono così i punti di riferimento verso la celebrazione e la contemplazione dell'Incarnazione del Verbo, il nuovo bambino e Dio prima dei secoli.

(© L'Osservatore Romano 13 dicembre 2009)

domenica 15 dicembre 2019

dal web Apologia della devozione popolare e delle feste patronali

“Nella testimonianza di un bambino ad una televisione nazionale sul senso di questa festa si copre l'essenza ludica di questo momento: «Vengo volentieri alla festa perchè guardando mi diverto.» Nella festa ci si diverte, si sta bene, si ritrova serenità, si scaricano le tensioni, ci si incontra, si dimenticano i problemi, si risanano le ferite, si chiede protezione e coraggio, si fa esperienza della sacralità della vita. C'è forse di meglio rispetto a questo crogiuolo di intenzionalità e di sentimenti pubblici?
Il bambino ha colto l'essenza della festa: non sono le dottrine e le pie intenzioni a salvare la festa, ma è la festa con l'esuberanza delle grida dei confratelli, con i fuochi d'artificio, con le bande e le parate folkloristiche a sorreggere il senso del sacro. La chiesa ufficiale, che insiste nell'evangelizzare queste feste nel tentativo di correggere gli abusi e di immetterle nel giusto binario con massicce dosi di discorsi biblici ed ecclesiastici, rischia di non cogliere la verità di queste manifestazioni. L'essenziale non è un'interiorità sganciata dall'esteriorità della festa. Questo procedimento dualistico è fonte di equivoci e di interventi fuori luogo perchè tendono a rimarcare una distanza tra la religiosità popolare e fede cristiana del tutto inesistente. Il richiamo continuo a Cristo o alla chiesa, invece di purificare la fede, rischia di diventare un tormentone nominalistico, che effettivamente non porta nulla di nuovo al senso sacrale vissuto dalla gente. E' già il contesto con la presenza dei fedeli e dei presbiteri, che dà il senso cristiano di una tradizione antica. Forse bisognerebbe comprendere che la razionalizzazione della fede in nome di un sacro senza festa distrugge la fede stessa e la società. I paesi come l'Olanda, la Francia, la Danimarca, che hanno eliminato i linguaggi simbolici del sacro e della festa si ritrovano completamente scristianizzati e secolarizzati.”
(Roberto Tagliaferri, Il cristianesimo «pagano» della religiosità popolare / )

venerdì 13 dicembre 2019

Vendredi 13 décembre Prières des Couronnes de l’ Avent -Livret de l’Avent



Saint du jour : Sainte Odile, vierge et abbesse, patronne de l’Alsace (720) Saint Lucie, martyre à Syracuse (304)


Ouverture
Seigneur ouvre mes lèvres
et ma bouche publiera ta louange !
Gloire au Père et au Fils et au Saint Esprit,
comme il était au commencement et maintenant et toujours et aux siècles des siècles. Amen !


O Dio vieni a salvarci-Signore Vieni presto in nostro aiuto- Gloria ed Onore a Dio Padre,Figlio e Santo Spirito come era sin dall'Inizio ora e sempre e nei secoli dei secoli Amen

Antienne
Aujourd’hui le monde se prépare à ton Avènement, ô Christ notre Dieu.
La désolation des hommes touche à son terme,
et
la mort est à l’agonie.
Tu viens en gloire juger les vivants et les morts,
et nous ressusciter par le Souffle de ton Père.
Fidèles, relevons la tête et clamons : alléluia, alléluia, alléluia !



Antifona

Oggi il mondo si sta preparando per il Tuo  Avvento, o Cristo nostro Dio.
La desolazione degli uomini sta volgendo al termine,
e la morte è in agonia.

 Tu Vieni  in gloria per giudicare i vivi e i morti,
e per dare a noi la resurrezione  con il  Soffio dello Spirito di tuo Padre.
Fedeli, alziamo la testa e cantiamo : alleluia, alleluia, alleluia!


Méditation pour préparer Sa venue
«C’est l’enseignement que nous donne l’apôtre Paul : un seul Esprit nous baigne, pour ainsi dire, nous « abreuve », nous anime. Dieu est en tous, « en Lui nous avons la vie, le mouvement et l’être », et nous formons un seul corps, dont tous les membres ne peuvent s’opposer l’un à l’autre, mais au contraire sont intimement unis en dépit des distinctions ou des spécialisations : œil, main, pied, tête ; quand un membre souffre, tous pâtissent en réalité ; quand un membre est honoré, tous s’en réjouissent.»

Mgr Irénée Winnaert (1880-1937)




Meditazione per preparare la Sua venuta

"Questo è l'insegnamento che ci è stato dato dall'apostolo Paolo: uno Spirito  immerge noi  dentro di Lui , per così dire, "ci copre  ". Dio è in tutto, "in Lui abbiamo la vita, il movimento e l'essere", e formiamo un corpo, in cui  tutti i membri non possono opporsi l'un l'altro, ma al contrario sono intimamente uniti nonostante le distinzioni o le specializzazioni: occhio, mano, piede , testa; Quando un membro soffre, tutti in realtà soffrono; quando un membro è onorato, tutti gioiscono."

Mons  Irenaeus Winnaert (1880-1937)
(su Mons  Irenaeus Winnaert   consultare 
http://eglise-orthodoxe-de-france.fr/mgr_irenee_winnaert.htm

Salmo 84(85 nella numerazione occidentale) 


Tu as été favorable à la terre, Seigneur,
Tu as ramené les captifs de Jacob.
Tu as pardonné l’iniquité de ton peuple,
Tu as couvert tous ses péchés.
Tu as retiré toute ta fureur, Tu es r
evenu de l’ardeur de ta colère. Convertis-nous, Dieu de notre salut et détourne de nous ta colère ! Contre nous seras-Tu irrité pour toujours ?
Prolongeras-
Tu ta colère d’âge en âge
O Dieu, Tu nous feras revenir à la vie
et ton peuple se réjouira en Toi.
Montre-nous, Seigneur, ta miséricorde et donne-nous ton salut.
J’écouterai ce que dit en moi le Seigneur mon Dieu,
car Il parle de paix à son peuple,
à son peuple et à ses fidèles,
à ceux qui tournent leur cœur vers Lui.
Oui, son salut est proche de ceux qui Le craignent
et sa gloire demeure parmi nous.
La miséricorde et la vérité marcheront ensemble,
la justice et la paix s’embrasseront.
La vérité germera sur la terre, la justice regardera du haut des cieux. Oui, le Seigneur nous accordera ses bienfaits
et notre terre donnera son fruit.
La justice marchera devant Lui, et le salut sur la trace de ses pas. 






O SIGNORE, tu sei stato propizio alla tua terra,
hai ricondotto Giacobbe dalla deportazione.
2 Hai perdonato l'iniquità del tuo popolo,
hai cancellato tutti i suoi peccati. [Pausa]
3 Hai placato il tuo sdegno,
hai desistito dalla tua ira ardente.
4 Ristoraci, o Dio della nostra salvezza,
fa' cessare la tua indignazione contro di noi.
5 Sarai adirato con noi per sempre?
Prolungherai la tua ira d'età in età?
6 Non tornerai forse a darci la vita,
perché il tuo popolo possa gioire in te?
7 Mostraci la tua bontà, SIGNORE,
e concedici la tua salvezza.
8 Io ascolterò quel che dirà Dio,
il SIGNORE:
egli parlerà di pace al suo popolo e ai suoi fedeli,
purché non ritornino ad agire da stolti!
9 Certo, la sua salvezza è vicina a quelli che lo temono,
perché la gloria abiti nel nostro paese.
10 La bontà e la verità si sono incontrate,
la giustizia e la pace si sono baciate.
11 La verità germoglia dalla terra
e la giustizia guarda dal cielo.
12 Anche il SIGNORE elargirà ogni bene
e la nostra terra produrrà il suo frutto.
13 La giustizia camminerà davanti a lui,
e seguirà la via dei suoi passi



LECTURES
Ancien Testament : Isaïe 52, 1 à 6
Réveille-toi, Sion, réveille-toi ! Montre ta puissance ! Jérusalem, ville sainte, mets tes vêtements magnifiques ! En effet, les étrangers, les gens impurs ne viendront plus jamais chez toi. Secoue la poussière qui te couvre. Lève-toi et reprends ta place, Jérusalem, la prisonnière! Enlève les chaînes de ton cou, Sion, la prisonnière! Voici ce que le SEIGNEUR dit à son peuple : « Vous avez été vendus comme esclaves pour rien, vous serez rachetés sans argent. » Le Seigneur DIEU dit encore : « Au début, mon peuple est allé se réfugier en Égypte. À la fin, c'est l'Assyrie qui l'a écrasé. Et maintenant, qu'est-ce que je gagne ? déclare le SEIGNEUR. Mon peuple a été emmené prisonnier pour rien. Ceux qui le dominent poussent des cris de victoire, et sans cesse, ils insultent mon nom. C'est pourquoi, un jour, mon peuple va savoir qui je suis. Oui, il va savoir que c'est moi qui dis : j'arrive ! »



Isaia 52,1-6


1 Risvègliati, risvègliati, rivèstiti della tua forza, Sion!
Mettiti le tue più splendide vesti, Gerusalemme, città santa!
Poiché da ora in poi non entreranno più in te, né l'incirconciso né l'impuro.
2 Scuotiti di dosso la polvere, àlzati,
mettiti seduta, Gerusalemme!
Sciogliti le catene dal collo,
figlia di Sion che sei in schiavitù!
3 Infatti così parla il SIGNORE:
«Voi siete stati venduti per nulla
e sarete riscattati senza denaro».
4 Poiché così parla il Signore, DIO:
«Il mio popolo discese già in Egitto per abitarvi;
poi l'Assiro lo oppresse senza motivo.
5 Ora che faccio io qui, dice il SIGNORE,
quando il mio popolo è stato deportato per nulla?
Quelli che lo dominano lanciano urli», dice il SIGNORE,
«e il mio nome è del continuo, tutti i giorni insultato;
6 perciò il mio popolo conoscerà il mio nome;
perciò saprà, in quel giorno,
che sono io che ho parlato. Eccomi!»



Evangile selon saint Matthieu 1, 18 à 21
Voici de quelle manière arriva la naissance de Jésus Christ. Marie, sa mère, ayant été fian- cée à Joseph, se trouva enceinte par la vertu du Saint-Esprit, avant qu’ils n’aient habité ensemble. Joseph, son époux, qui était un homme de bien et ne voulait pas la diffamer, se proposa de se séparer d’elle secrètement. Il y réfléchissait lorsqu’un ange du Seigneur lui apparut en songe et lui dit : “Joseph, fils de David, ne crains pas d’accueillir chez toi Marie,
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ton épouse : l’enfant qu’elle a conçu vient de l’Esprit Saint. Elle va mettre au monde un fils à qui tu donneras le nom de Jésus, car c’est Lui qui sauvera son peuple de ses péchés”.


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Matteo 1,18-21

18 La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo.
Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. 20 Ma mentre aveva queste cose nell'animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. 21 Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati».



Intention de prière (litanies wisigothiques)
Entre tes mains Seigneur, je remets mon esprit !
Pour que nous fassions entendre, mêlés aux habitants du ciel,
le cantique triomphal
d’allégresse : « Béni soit Celui qui vient au Nom du Seigneur », demandons au Seigneur. Accorde, Seigneur !
Pour que le Dieu, qui nous a rachetés par son Avènement et illuminés par sa Nativité, éclaire notre intelligence, demandons au Seigneur !
Accorde, Seigneur !



Intenzione di preghiera (litania visigotica)


Nelle tue mani Signore, consegno il mio spirito 

Affinché   si possa cantare con una sola voce insieme con con gli abitanti del cielo,
l'inno trionfale  di gioia: "Beato Colui che viene nel Nome del Signore", chiediamo al Signore. 

Concedi, Signore!
Affinche Dio, che ci  annuncia la salvezza  con il Suo Avvento  e ci rende Luce con la   Sua Santa Nascita , possa illuminare la nostra mente , chiediamo  al Signore!
Concedi, Signore!





Clôture
Viens nous délivrer Seigneur !
Montre-nous ta Face et nous serons sauvés !
Montre-nous Seigneur ta miséricorde et donne-nous ton salut !

Que le Seigneur qui était, qui est et qui vient,
par la prière de la toute sainte Mère de Dieu et toujours vierge Marie, nous donne sa paix et la vie éternelle!
Amen. 



Vieni a liberarci Signore! Mostraci il tuo volto e  noi saremo salvati! Mostraci la Tua misericordia e donaci  la tua salvezza!  E così  il Signore che è stato , che è e che viene, attraverso la preghiera della Santa Madre di Dio e sempre Vergine Maria, ci doni la sua pace e la sua vita eterna! Amen






tratto da  COMMUNION DES ÉGLISES
ORTHODOXES OCCIDENTALES
    


https://www.eof.fr

mercoledì 11 dicembre 2019

Jeudi 12 décembre Prières des Couronnes de l’ Avent

Risultati immagini per immagini foto e icone di «Venite, saliamo al monte del SIGNORE, alla casa del Dio di Giacobbe
Ouverture

 Ô Dieu vient vite à mon aide ! Seigneur hâte toi de me secourir ! Gloire et honneur à Dieu, Père, Fils et Saint-Esprit, comme au commencement, maintenant et toujours et au siècle des siècles. Amen !

O Dio vieni a salvarci-Signore Vieni presto in nostro aiuto- Gloria ed Onore a Dio Padre,Figlio e Santo Spirito come era sin dall'Inizio ora e sempre e nei secoli dei secoli Amen

 Prière du Temps de l’Avent 
Jésus, je peux voir de quel amour spécial, tu entoures ceux qui ont si peu de place dans ce monde. Ouvre mon cœur pour qu’il soit rempli de compassion, pour ceux qui ont faim et sans dignité. Accorde-moi la capacité de vivre simplement, et de te voir dans le visage, de tous ceux qui m’entourent. Amen.


Gesù, possa io  vedere   con  quale amore speciale  Tu circondi ed abbracci  coloro che non  hanno posto alcuno   in questo mondo. Apri il mio cuore affinché sia riempito di compassione, per coloro che hanno fame e  sono  privati della stessa loro s dignità. Concedimi la possibilità di vivere con semplicità , e di vedere  nel tuo volto   tutti coloro che mi stanno accanto . Amen.

Isaïe 2, 2-5 

Il arrivera dans la suite des temps que la montagne de la maison du Seigneur sera établie en tête des montagnes et s’élèvera au-dessus des collines. Alors toutes les nations afflueront vers elle, alors viendront des peuples nombreux qui diront : « Venez, montons à la montagne du Seigneur, à la maison du Dieu de Jacob, qu’il nous enseigne ses voies et que nous suivions ses sentiers. » Car de Sion vient la Loi et de Jérusalem la parole du Seigneur. Il jugera entre les nations, il sera l’arbitre de peuples nombreux. Ils briseront leurs épées pour en faire des socs et leurs lances pour en faire des serpes. On ne lèvera plus l’épée nation contre nation, on n’apprendra plus à faire la guerre. Maison de Jacob, allons, marchons à la lumière du Seigneur.

Isaia 2,2-5

2 Avverrà, negli ultimi giorni,
che il monte della casa del SIGNORE
si ergerà sulla vetta dei monti,
e sarà elevato al di sopra dei colli;
e tutte le nazioni affluiranno a esso.
3 Molti popoli vi accorreranno, e diranno:
«Venite, saliamo al monte del SIGNORE,
alla casa del Dio di Giacobbe;
egli ci insegnerà le sue vie,
e noi cammineremo per i suoi sentieri».
Da Sion, infatti, uscirà la legge,
e da Gerusalemme la parola del SIGNORE.
4 Egli giudicherà tra nazione e nazione
e sarà l'arbitro fra molti popoli;
ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d'aratro,
e le loro lance, in falci;
una nazione non alzerà più la spada contro un'altra,
e non impareranno più la guerra.
5 Casa di Giacobbe,
venite, e camminiamo alla luce del SIGNORE!

Prière à la Mère de Dieu 

Réjouis-toi, glèbe qui produis l’abondance du rachat, Réjouis-toi, table sainte et propitiation pour le péché, Réjouis-toi, car tu plantes pour nous un jardin délicat, Réjouis-toi, car tu prépares à nos âmes un hâvre de paix.

Gioisci ,  tu sei   la terra che produce l'abbondanza delle redenzione e del nostro riscatto , Gioie, tavola santa  che hai dato a noi la nostra liberazione dal peccato , Gioisci, tu pianti  per noi un giardino delicato, Gioisci , tu  prepari  per la nostra anima un  porto sicuro  di pace.

Clôture

Viens nous délivrer Seigneur ! Montre-nous ta Face et nous serons sauvés ! Montre-nous Seigneur ta miséricorde et donne-nous ton salut ! Que le Seigneur qui était, qui est et qui vient, par la prière de la Toute Sainte Mère de Dieu et toujours Vierge Marie, nous donne sa paix et la vie éternelle ! Amen.

Vieni a liberarci Signore! Mostraci il tuo volto e  noi saremo salvati! Mostraci la Tua misericordia e donaci  la tua salvezza!  E così  il Signore che è stato , che è e che viene, attraverso la preghiera della Santa Madre di Dio e sempre Vergine Maria, ci doni la sua pace e la sua vita eterna! Amen


Église Orthodoxe Celtique
http://eocf.free.fr/compression/2019_Livret_Prieres_Couronne_Avent.pdf



martedì 10 dicembre 2019

La couronne de l'Avent (et son livret de prières)


Bénédiction des couronnes de l'Avent dans une paroisse orthodoxe


La couronne se présente avec 4 bougies pour les catholiques et 6 bougies pour les orthodoxes (une par dimanche de l'Avent). Ces dernières sont allumées dans les maisons chrétiennes, une à la fois, chaque samedi soir précédant les 4 ou dimanches de l'Avent, de manière à marquer les étapes de la période jusqu'à Noël.





Santo Natale

http://www.seraphim-marc-elie.fr/2019/11/la-couronne-de-l-avent.html

https://it.aleteia.org/2014/11/30/che-cosa-significa-la-corona-dellavvento/


http://www.umanesimocristiano.org/it/details-articles/la-corona-dell’avvento/25796380/






Église Orthodoxe Celtique   Prières des Couronnes de l’ Avent

http://eocf.free.fr/compression/2019_Livret_Prieres_Couronne_Avent.pdf


Mercredi 11 décembre

 Ouverture Ô Dieu vient vite à mon aide ! Seigneur hâte toi de me secourir ! Gloire et honneur à Dieu, Père, Fils et Saint-Esprit, comme au commencement, maintenant et toujours et au siècle des siècles. Amen !

O Dio vieni a salvarci-Signore Vieni presto in nostro aiuto- Gloria ed Onore a Dio Padre,Figlio e Santo Spirito come era sin dall'Inizio ora e sempre e nei secoli dei secoli Amen


Prière du Temps de l’Avent 

Seigneur, comme un ami, tu m’offres ta main réconfortante et tu me dis de ne pas avoir peur. Aide-moi à attendre ta venue avec patience et à écouter ce que tu me demandes. Je voudrais tellement être l’un des tiens et vivre ma vie en toi. Je te remercie pour la façon dont tu bénis ma vie. Je te remercie d’avoir écouté mes prières et d’avoir mis au profond de mon cœur la certitude qu’avec toi, rien n’est impossible. Amen.

Signore, come  un amico,  tu mi offri la tua mano  che consola e conforta  e mi dici  di non avere paura. Aiutami ad aspettarti pazientemente e ad  ascoltare  quello che mi stai chiedendo di fare. Desidero  tanto essere uno dei tuoi e vivere la mia vita in te. Ti ringrazio per  come tu  benedici la mia vita. Ti ringrazio per aver ascoltato le mie preghiere e per aver messo nel   profondo del mio cuore la certezza che con Te  nulla è impossibile. Amen.


 Isaïe 58, 10-11

Si tu te prives pour l’affamé et si tu rassasies l’opprimé, ta lumière se lèvera dans les ténèbres, et l’obscurité sera pour toi comme le milieu du jour. Le Seigneir sans cesse te conduira, il te rassasiera dans les lieux arides, il donnera la vigueur à tes os, et tu seras comme un jardin arrosé, comme une source jaillissante dont les eaux ne tarissent pas.



Isaia 58,10

se tu supplisci ai bisogni dell'affamato, e sazi l'afflitto,
la tua luce spunterà nelle tenebre,
e la tua notte oscura sarà come il mezzogiorno;

Isaia 58,11

il SIGNORE ti guiderà sempre,
ti sazierà nei luoghi aridi,
darà vigore alle tue ossa;
tu sarai come un giardino ben annaffiato,
come una sorgente la cui acqua non manca mai.


 Prière à la Mère de Dieu

Toi, Mère de la lumière, tu es honorée du lever au coucher du soleil ; tu es glorifié, Très Sainte Mère de Dieu, deuxième ciel, parce que tu es la fleur éclatante et immuable, et la mère toujours vierge : le Père te choisit, le Saint-Esprit te couvrît de son ombre, le Fils daigna prendre chair en toi. Demande-lui d’accorder le salut au monde qu’il a créé et de le sauver. Chantons-lui un chant nouveau et bénissons-le maintenant et à jamais pour les siècles des siècles. Amen.


Tu , Madre di Luce, sei  onorata  dall'alba al tramonto; sei  glorificata , Tutta Santa  Madre di Dio, porta del cielo , perché sei il fiore luminoso e sempre luminoso , e la madre  sempre vergine: il Padre Ti ha scelto , lo Spirito Santo Ti ha adombrato  con la sua ombra, il Figlio  ha scelto e voluto   il prendere carne in Te. Chiedigli di concedere la salvezza al mondo che ha creato e di salvarlo. Cantiamo a Lui un canto nuovo  e lo benediciamo ora e per sempre per secoli. Amen.

Clôture Viens nous délivrer Seigneur ! Montre-nous ta Face et nous serons sauvés ! Montre-nous Seigneur ta miséricorde et donne-nous ton salut ! Que le Seigneur qui était, qui est et qui vient, par la prière de la Toute Sainte Mère de Dieu et toujours Vierge Marie, nous donne sa paix et la vie éternelle ! Amen

Vieni a liberarci Signore! Mostraci il tuo volto e  noi saremo salvati! Mostraci la Tua misericordia e donaci  la tua salvezza!  E così  il Signore che è stato , che è e che viene, attraverso la preghiera della Santa Madre di Dio e sempre Vergine Maria, ci doni la sua pace e la sua vita eterna! Amen



lunedì 9 dicembre 2019

Sull’umiltà (Paisio Olaru di Romania (estratto)-testo inglese completo

p. Paisio Olaru di Romania (1897-1990)



Un vegliardo che era solito vagare in inverno, a piedi scalzi nella neve e con la testa scoperta, mi chiese una volta: “Padre Paisio, cos’è l’orgoglio, e come sopraggiunge?” “Fratel Giorgio, l’orgoglio è quando ti consideri più importante di altri, migliore di altri…” “Povero me, Padre Paisius, ho mai qualcosa di buono?” Rimase otto anni con me… padre Gennadius Avatamanitei. E ci vedeva poco, come me.
Guarda, questo è l’orgoglio: quando consideri di sapere più di altri, che puoi fare qualcosa meglio di altri. Questo è l’orgoglio. Ed è molto pericoloso, perché Dio non ama quest’orgoglio. Se stimi di sapere di più, che sei più capace, che può fare di più, fai attenzione a non diventare come quell’uomo che rifletteva su tutte le cose che sapeva realizzare, sulle cose che poteva mettere a posto e sul suo digiuno, mentre il suo vicino di stanza piangeva battendosi il petto perché non aveva fatto niente di buono. Quel vicino ha ottenuto più di quello che ha creduto di essere qualcosa. Questa è la storia del Pubblicano e del Fariseo (cfr. Lc 18,10-14).
Poiché il nostro Salvatore dice: “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10).
[...]
Quando ero giovane, l’abate mi mise alla prova. Cantavo nel coro e avevo cantato a modo mio “Gesù, Figlio di Dio, abbi misericordia di me” e mi sembrava che cantassi così bene. Ero diventato orgoglioso nel cuore. Una volta l’abate entrò e, uditomi, mi diede un colpo nel fianco e mi disse: “Vai via! Fuori di qui, asino che non sei altro! Cos’è questo ragliare?”. Pensavo che stessi cantando benissimo, e invece guarda cosa mi è capitato. Ancora oggi penso: O orgoglio insidioso, come ti intrufoli dappertutto!
[...]
L’umiltà ti sembra difficile, mio caro. Ma prova ad alzare una roccia e solo allora dici: “Non ci riesco”. L’umiltà del cuore sgorga dall’amore di Dio.
Paisio (Olaru) di Romania (1897-1990†)tradotto da The Orthodox Word, n.272/2010, pp. 126-127


intero testo in inglese 

ON HUMILITY
An old man once asked me, “Fr. Paisius, what is pride, and how does it come?” (This man wandered about in winter, barefoot in the snow with his head uncovered.) “Brother George, pride is when you consider yourself something more than another, that you are better, nicer than another.. .. ” “Poor me, Fr. Paisius, do I have anything good?” He stayed eight years with me … Fr. Gennadius Avatamanitei. And he had poor eyesight, like me.
Look, this is pride: when you consider that you know more than another, that you can do something better than another. This is pride. And it’s very dangerous, because God does not like this pride. If you consider that you know more, that you’re more capable, that you can do more, take care that you don’t become like the man who pondered on all that he was able to accomplish, on the things that he could set aright, and on his fasting, while the one near the door wept and beat his chest because he had done nothing good. That one near the door obtained more than the one who thought to himself that he was something. This is the story of the Publican and the Pharisee (cf. Luke 18:10-14).
For the Savior says, When ye shall have done all those things which are commanded you, say, we are unprofitable servants: we have done that which was our duty to do (Luke 10:17).
No matter how many times you get angry, anger will not bring about God’s righteousness. When you get angry, know that there is the spirit of rebellion, the spirit of pride, and the spirit of vainglory. It urges you not to humble yourself but to think: “Why, I’m not so bad after all!”
You see, I can say about myself: “Listen, my good men, I am more sinful, stupid, and wicked than any other person.” But if someone starts to call me stupid and ugly, just see how puffed up and angry with him I become. “What is that to you? Why are you concerned with me?” And so on. So, is this humility? When another person insults you and humbles you against your will, then see if you can say: “He had to do this to me-he had to-God commanded him to do this because I have insulted someone else.” This is true humility; not when I myself say that I’m stupid. When another person insults you, then prove your humility and quickly say, “God commanded him to insult me.” When someone takes something from you by force, say, “God commanded him to take it from me because I have also taken from someone else.” When someone forces you to move from one place to another, say, “God has changed my location in order to change my bad habits and ways.” This would be true humility. If someone asks for your coat, give him also your shirt. If someone hits you on your right side, turn to him the other also (cf. Matt. 5:39-40, Luke 6:29). See if you can do this, because we must follow the commandments of Christ. But if someone hits us across the face and we turn around and hit him back four times, we have returned to him fourfold, and we have not followed Christ’s commandment.
When I was younger, the abbot put me to the test. Once he kicked me out of the church. I had been singing in the choir, and I had sung in my own way, “Jesus, Son of God, have mercy on me;’ and it seemed to me that I sang so beautifully. I had become prideful in my heart. And one time the abbot came in, and when he heard me he gave me a jab in the ribs and said: “Get outside! Get out, you donkey, what is this bellowing?” I thought I was singing so nicely, and then look what I experienced. And I think to myself even now: 0 insidious pride, how it clings to all the seams!
A young man once came to me here. He was of a somewhat delicate appearance. He had come from Bucharest to ask me, “Are you Fr. Paisius?” Well, I answered him, “There may be others, too-I can’t be the only one.” And he said: “I have heard about you, and I came to see you.” Then I said to him this word:
Do not believe all that you hear.
Do not do all that you can.
Do not say all that you know.
Do not give all that you have.
 Woe to that man who receives praise that exceeds his life and deeds.
Humility springs forth out of love, because if you love someone you don’t upbraid him so that he’s disgusted with himself. You don’t get angry with him so that he languishes, because if you get someone angry, the poor thing can’t even eat, pray, or sleep. Therefore, make sure that in no way do you anger anyone. But it’s impossible to never anger anyone! Perhaps without realizing it, you’ve said a troubling word. So, when you meet the one you’ve angered, immediately make a bow to him, “Forgive me, my dear, for angering you.” And when you’ve said, “Forgive me;’ all the anger goes away at once. It’s completely broken, nothing at all remains. And when the devil looks there, he sees that he was fooled. There’s nothing written there anymore.
Never even think of pleasing men. To be dishonored by men-this is good. And what if people say that you have sins? Don’t you? We must endure insults, my dear, because the Savior Christ praised us for this:
Blessed are ye) when men shall revile you) and persecute you) and shall say all manner of evil against you falsely for My sake (Matt. 5:11). We must endure everything with humility, my dear, endure with humility for the love of Christ, so we can just win not all of Paradise but only a little corner, however small.
Humility seems difficult to you, my dear. But try to lift the rock first and only then say, “I can’t.” Humility of heart springs forth from the love for God, my dear. 
[Elder Paisius (Olaru) with Elder Cleopa (Ilie) on right]

sabato 30 novembre 2019

Domani 1 dicembre 2019 i cristiani d'occidente tutti iniziano il percorso e il cammino d'Avvento verso il Santo Natale. Una meditazione seria di e da casa loro per tutti ma proprio per tutti e per tutte

La fontaine de vie. Évangéliaire de Charlemagne.
Cette enluminure est une reproduction du folio 3v d’un manuscrit du VIIIe siècle intitulé « Evangéliaire de Charlemagne » aujourd’hui conservé à la Bibliothèque nationale de France.

CELEBRAZIONE DEI VESPRI PER L’INIZIO DEL TEMPO DI AVVENTO
OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI (2009)
Basilica Vaticana
Sabato, 28 novembre 2009


Cari fratelli e sorelle,
con questa celebrazione vespertina entriamo nel tempo liturgico dell’Avvento. Nella lettura biblica che abbiamo appena ascoltato, tratta dalla Prima Lettera ai Tessalonicesi, l’apostolo Paolo ci invita a preparare la “venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (5,23) conservandoci irreprensibili, con la grazia di Dio. Paolo usa proprio la parola “venuta”, in latino adventus, da cui il termine Avvento.
Riflettiamo brevemente sul significato di questa parola, che può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto. I cristiani adottarono la parola “avvento” per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui, quanti credono nella sua presenza nell’assemblea liturgica. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi.
Il significato dell’espressione “avvento” comprende quindi anche quello di visitatio, che vuol dire semplicemente e propriamente “visita”; in questo caso si tratta di una visita di Dio: Egli entra nella mia vita e vuole rivolgersi a me. Tutti facciamo esperienza, nell’esistenza quotidiana, di avere poco tempo per il Signore e poco tempo pure per noi. Si finisce per essere assorbiti dal “fare”. Non è forse vero che spesso è proprio l’attività a possederci, la società con i suoi molteplici interessi a monopolizzare la nostra attenzione? Non è forse vero che si dedica molto tempo al divertimento e a svaghi di vario genere? A volte le cose ci “travolgono”. L’Avvento, questo tempo liturgico forte che stiamo iniziando, ci invita a sostare in silenzio per capire una presenza. E’ un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi. Quanto spesso Dio ci fa percepire qualcosa del suo amore! Tenere, per così dire, un “diario interiore” di questo amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita! L’Avvento ci invita e ci stimola a contemplare il Signore presente. La certezza della sua presenza non dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi? Non dovrebbe aiutarci a considerare tutta la nostra esistenza come “visita”, come un modo in cui Egli può venire a noi e diventarci vicino, in ogni situazione?
Altro elemento fondamentale dell’Avvento è l’attesa, attesa che è nello stesso tempo speranza. L’Avvento ci spinge a capire il senso del tempo e della storia come “kairós”, come occasione favorevole per la nostra salvezza. Gesù ha illustrato questa realtà misteriosa in molte parabole: nel racconto dei servi invitati ad attendere il ritorno del padrone; nella parabola delle vergini che aspettano lo sposo; o in quelle della semina e della mietitura. L’uomo, nella sua vita, è in costante attesa: quando è bambino vuole crescere, da adulto tende alla realizzazione e al successo, avanzando nell’età, aspira al meritato riposo. Ma arriva il tempo in cui egli scopre di aver sperato troppo poco se, al di là della professione o della posizione sociale, non gli rimane nient’altro da sperare. La speranza segna il cammino dell’umanità, ma per i cristiani essa è animata da una certezza: il Signore è presente nello scorrere della nostra vita, ci accompagna e un giorno asciugherà anche le nostre lacrime. Un giorno, non lontano, tutto troverà il suo compimento nel Regno di Dio, Regno di giustizia e di pace.
Ma ci sono modi molto diversi di attendere. Se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l’attesa rischia di diventare insopportabile; se si aspetta qualcosa, ma in questo momento non c’è nulla, se il presente cioè rimane vuoto, ogni attimo che passa appare esageratamente lungo, e l’attesa si trasforma in un peso troppo grave, perché il futuro rimane del tutto incerto. Quando invece il tempo è dotato di senso, e in ogni istante percepiamo qualcosa di specifico e di valido, allora la gioia dell’attesa rende il presente più prezioso. Cari fratelli e sorelle, viviamo intensamente il presente dove già ci raggiungono i doni del Signore, viviamolo proiettati verso il futuro, un futuro carico di speranza. L’Avvento cristiano diviene in questo modo occasione per ridestare in noi il senso vero dell’attesa, ritornando al cuore della nostra fede che è il mistero di Cristo, il Messia atteso per lunghi secoli e nato nella povertà di Betlemme. Venendo tra noi, ci ha recato e continua ad offrirci il dono del suo amore e della sua salvezza. Presente tra noi, ci parla in molteplici modi: nella Sacra Scrittura, nell’anno liturgico, nei santi, negli eventi della vita quotidiana, in tutta la creazione, che cambia aspetto a seconda che dietro di essa ci sia Lui o che sia offuscata dalla nebbia di un’incerta origine e di un incerto futuro. A nostra volta, noi possiamo rivolgergli la parola, presentargli le sofferenze che ci affliggono, l’impazienza, le domande che ci sgorgano dal cuore. Siamo certi che ci ascolta sempre! E se Gesù è presente, non esiste più alcun tempo privo di senso e vuoto. Se Lui è presente, possiamo continuare a sperare anche quando gli altri non possono più assicurarci alcun sostegno, anche quando il presente diventa faticoso.
Cari amici, l’Avvento è il tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno. Proprio per questa ragione è, in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia interiorizzata, che nessuna sofferenza può cancellare. La gioia per il fatto che Dio si è fatto bambino. Questa gioia, invisibilmente presente in noi, ci incoraggia a camminare fiduciosi. Modello e sostegno di tale intimo gaudio è la Vergine Maria, per mezzo della quale ci è stato donato il Bambino Gesù. Ci ottenga Lei, fedele discepola del suo Figlio, la grazia di vivere questo tempo liturgico vigilanti e operosi nell’attesa. Amen!


mercoledì 20 novembre 2019

Torino. L'eremo nelle celle dei terroristi: «Il silenzio strada per la misericordia»

Juri Nervo, educatore 43enne, ha creato un’oasi di pace nell’ex prigione Le Nuove a Torino: «Gabbie e catene sono in tutti noi: il silenzio e la preghiera ci portano a quell’abbraccio di misericordia»


L’Eremo del silenzio all’interno dell’ex carcere Le Nuove a Torino

L’Eremo del silenzio all’interno dell’ex carcere Le Nuove a Torino


Non un eremitaggio depotenziato, un “vorrei ma non posso” costruito sull’imitazione dei padri del deserto, ma una risposta concreta alle esigenze di persone, di laici che vivono nel mondo e vogliono fare esperienza di silenzio e di preghiera. Qualcosa di nuovo, di originale, di adatto alle nostre città. Nasce da qui l’idea che ha condotto Juri Nervo, nel 2009 a fondare a Torino “L’eremo del silenzio” il cui motto è: «Stare davanti a Dio per stare meglio davanti agli uomini».
Le parole chiave sono silenzio, deserto, preghiera, accoglienza, perdono. «Deserto - scrive Juri nella Regola che si è dato nel 2016 - è la ricerca del Padre nel silenzio». E non è una fuga dalla realtà perché, aggiunge, «Non è fuggendo che trovo il padre più facilmente, ma è cambiando il mio cuore che vedrò le cose diversamente. Il deserto nella città è possibile solo a questo patto: vedere le cose con un occhio nuovo, toccarle con uno spirito nuovo, amarle con un cuore nuovo... perché la realtà è il vero veicolo sul quale il Padre cammina verso di me».
La Regola di Juri la si può trovare nel libro che lui stesso ha scritto con Ilaria Nava: L’eremo del silenzio. Cercare la pace dentro il rumore della città (San Paolo, pagine 153, euro 15). Lui ha 43 anni ed è sposato con Luciana, insegnante di religione. Lo abbiamo incontrato a Torino, nell’ala femminile dell’ex carcere Le Nuove, oggi diventato Museo. L’Eremo sorge nelle celle edificate per la detenzione delle terroriste rosse. Sono adiacenti alla torretta del muro di cinta sotto la quale il 15 dicembre 1978 un commando assassinò i poliziotti Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu. Oggi, all’ingresso dell’eremo, una piccola tavola alla parete ricorda che la bellezza e il silenzio sono fragili e vanno custoditi e condivisi nella preghiera.
Come mai un eremo in un carcere?
«A conclusione degli studi, diventato educatore, apro un’associazione vicina al mondo salesiano e veniamo invitati a lavorare con i giovani del carcere minorile Ferrante Aporti. Una scuola di vita. Lì ho capito che puoi aprirti alla conoscenza degli altri solo se ammetti l’errore e il bisogno di essere perdonati. Come fa a cambiare vita uno che ha sbagliato se noi lo condanniamo in partenza? Lì è nato il mio cammino e ha iniziato a maturare l’idea dell’eremo. Qualche tempo dopo ho scoperto Le Nuove. Sono diventato amico del direttore del Museo Felice Tagliente che mi ha affidato questo luogo. Qui, nelle celle che ho pulito e ridipinto ho cominciato a vivere il silenzio che pian piano ha preso forma con la suggestione dell’Abbraccio benedicente di Rembrandt. Nel luogo in cui le persone venivano relegate dal giudizio della società ho scoperto che carcere, gabbie e catene sono in ognuno di noi: prendono forma dalle ferite della vita, le creiamo con le nostre mani, gli altri le costruiscono intorno a noi. Ho capito che il silenzio e la preghiera sono la strada per giungere a quell’abbraccio di misericordia che è il segreto della vera libertà. Quella strada è il fondamento dell’esperienza dell’eremo».
Che nel tempo è diventato un riferimento...
«Qui sono passate persone di tutti i tipi che chiedono ascolto e un punto saldo da cui ripartire. Persone che sentono di dover cercare qualcosa ma non sanno cosa e sperano di trovarla negli incontri. Io stesso a un certo punto della mia vita ero stufo di risposte approssimative, ero stufo dell’andare in chiesa senza profondità. Così ho cominciato a frequentare l’Istituto superiore di scienze religiose... Quando da qui sono arrivate le risposte che cercavo e quell’abbraccio di misericordia che smonta ogni forma di giudizio e di pregiudizio ho interrotto il percorso di studi. Ho capito che cosa vuol dire quella frase di Agostino nelle Confessioni: "Tardi ti amai... Sì, perché Tu eri dentro di me e io fuori. E lì ti cercavo". Viviamo nelle nostre gabbie desiderando l’infinito. E quell’infinito è già dentro di noi».
La strada per trovarlo?
«Fare silenzio. Chi viene qui trova accoglienza, condivisione e un invito al silenzio. Il silenzio costringe a fare i conti con te stesso. Per questo tanta gente cerca il rumore. Nel rumore siamo bravi a illudere noi e gli altri su quello che siamo. Ma nel silenzio non puoi mentire. Ti mette a nudo e sei obbligato a confrontarti col tuo dolore, a essere vero. Allora riesci a sentire anche un richiamo lontano, capisci che se il dolore è “finito”, quel richiamo è infinito... Nel momento in cui riconosco il mio errore accetto e cerco l’azione di Dio».
Quando ha deciso di darsi una Regola?
«Quando ho capito che diventi pienamente capace di accogliere se sai perfettamente chi sei, se conosci i tuoi limiti, le paure che hai nel superarli. La regola fornisce le giuste abitudini per strutturarti e stabilizzarti in quello che sei».
E poi?
«È stato un percorso lungo. È stata scritta fra il 2014 e il 2016 e mi ha seguito don Paolo Ripa che all’epoca era referente della vita consacrata nella diocesi di Torino (anche l’arcivescovo Nosiglia è passato dall’Eremo). Il punto di svolta è però arrivato nel 2015. Quell’estate, come sempre, sono andato qualche settimana in Calabria nel paese di mia moglie. In quei giorni ho incontrato l’eremita Frédéric Valmorel, a Caulonia che mi ha invitato a seguire l’originalità della mia vocazione. Quindi, essendo il mio eremo in un carcere, mi ha consigliato di conoscere le suore Domenicane di Betania fondata dal beato Lataste. Mi sono informato e ho scoperto che l'unica casa che hanno in Italia è proprio a Torino. Sono andato e ho conosciuto suor Silvia, che mi ha raccontato di come è nata in padre Lataste l’idea di fondare una congregazione per affiancare e aiutare i carcerati: era andato a parlare di Eucarestia in un carcere femminile e ne era uscito sconfitto in tutti i suoi pregiudizi. Molte delle prime suore erano proprio ex carcerate. Con suor Silvia è nata una collaborazione. Sua è l’idea di organizzare una volta al mese un’Adorazione eucaristica nell’Eremo (nella cappella dell’ala femminile dell’ex carcere) guidata dagli scritti di padre Lataste. Adesso, come lui penso che «Dio non ci chiede che cosa siamo stati. Egli è toccato solo da ciò che siamo. Non importa essere stati puri o virtuosi se non lo siamo più; non importa essere stati colpevoli se abbiamo riconquistato la virtù».
Le Nuove sono il carcere dove ha lavorato come cappellano il francescano padre Ruggero Cipolla, un anticipatore del percorso di reintegrazione dei carcerati.
«Mi sono molto ispirato a lui. Così nel 2015 prende vita, con l’amico Matteo Defedele l’associazione 'Essere umani Onlus' per l’assistenza e la sensibilizzazione sui problemi delle carceri e della sofferenza che disumanizza partendo dai concetti di giustizia, legalità, accoglienza, perdono, rieducazione. E mi sono stupito quando qualche tempo dopo la nascita dell’Eremo mi è capitato di incontrare un francescano, padre Zeno, col quale abbiamo organizzato alcuni incontri su san Francesco. Poi abbiamo cominciato a fare incontri sui Vangeli, sulle Lettere di Paolo... Ogni giovedì sera... Questo succede quando ti affidi...»
A che ora comincia la sua giornata?
«Sveglia alle 5,50. Alle 6.30, in tram, faccio le Lodi. Alle 7 vado a Messa nella chiesa dei padri della Consolata. Alle 7,40, all’Eremo, comincia la giornata di lavoro e di incontri sempre sul filo della Liturgia delle ore e della preghiera del cuore. Non uso l’auto e mi sposto solo a piedi e in tram per dedicare più tempo alla meditazione, agli incontri, alle cose che capitano, al progetto che Dio ha per me. In un mondo che corre riscopro la lentezza. In questo modo riesco a liberarmi di tanto superfluo... Il mio progetto è diventare santo cercando di riempire con l’amore ogni passo della vita...»
E sua moglie?
«Lei è fondamentale, mi aiuta. Viene agli incontri, alle preghiere, sostiene la mia Regola. Condividiamo la vocazione al matrimonio, ma non quella all’eremo, che pure, lo so con certezza, solo insieme a lei poteva nascere».

venerdì 15 novembre 2019

Benigno Zaccagnini


zaccagnini

“Vengo dalla Resistenza, sento ancora oggi l’orgoglio di aver partecipato attivamente a quella straordinaria ed esaltante stagione della nostra storia, e mi onoro di aver combattuto il fascismo. Vengo dalla Costituente e ancora ripenso con nostalgia e commozione al clima politico e umano di quei tempi, quando su tutto prevalse un grande, libero confronto di opinioni, e le idealità della Democrazia Cristiana riuscirono a compenetrare così profondamente la nostra carta costituzionale. Mi sento e mi sforzo di essere cattolico, anche se mi accorgo che è molto difficile esserlo davvero. Sono arrivato alla politica da una milizia di carattere religioso, ed ho cercato di essere fermo e coerente, di non muovermi, di non spostarmi da queste mie premesse. Ho dovuto talvolta constatare, tuttavia, che — forse a causa di un troppo lungo esercizio del potere — il partito, la realtà concreta del partito si stava gradualmente attestando in posizioni tali, assumendo compiti di conservazione o trascurando di interpretare le novità della società italiana, da correre io il pericolo di trovarmi, a un certo momento, a sinistra, o addirittura all’estrema sinistra. Il guaio è che quando si rimane coerentemente ancorati a certe posizioni personali, quando si resta fedeli alla propria coscienza, questi rischi, questi pericoli si corrono”. “La logica propria delle istituzioni non può mai essere agganciata alla logica del potere dei partiti senza, con questo, far venir meno le garanzie di imparzialità e di obiettività delle istituzioni stesse, che non possono mettersi a servizio dei partiti, dovendo essere unicamente al servizio dei cittadini. Io sono sicuro che i cittadini si attendono dai partiti soprattutto questo: che essi usino il potere come un servizio da rendere alla collettività”.

https://www.sermig.org/idee-e-progetti/nuovo-progetto/articoli/per-una-politica-scalza.html

“Perché la politica è questo: la politica è cercare di capire le grandi cose, per dare ad esse un senso, per intervenire possibilmente affinché si svolgano secondo un fine, nella consapevolezza che tutto è strumento (anche il partito è strumento) e lo strumento si nobilita in relazione al fine che si vuole raggiungere. (…)Uso consapevolmente il termine di “vocazione” perché essa è ciò che ha caratterizzato l’avvio al nostro impegno politico, è ciò che oggi, a questo livello, può richiamare, deve richiamare, la necessità di recuperare l’aspetto più profondamente umano della politica.(ultimo intervento pubblico a Cesena )

«Non possiamo accontentarci, in politica, di essere cristiani solo quel poco che ci verrà concesso dagli interessi e dai pregiudizi dei nostri protettori borghesi»(al Consiglio Nazionale della DC nel 1975) 


"Penso che la società italiana di questi anni abbia bisogno, forse più di ieri, dell’opera politica di cattolici di fermi principi democratici. Cattolici educati alla lezione di Maritain, cattolici che fanno della democrazia il loro valore di riferimento"


Risultati immagini per Nell’ultimo intervento dell’On. Benigno Zaccagnini del 20 ottobre 1989 nella Sala del Ridotto del Teatro Bonci di Cesena, si legge:


mercoledì 23 ottobre 2019

Santa Maria del Grafeo icon © Silvana Raffa 2019.

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Santa Maria del Grafeo icon © Silvana Raffa 2019.
Egg tempera and 23 kt gold leaf on pinstriped wood support. Unique piece 35x 50 cm.