martedì 4 dicembre 2018

Quaresima di Natale..periodo di Avvento..Meditazione orante del pastore evangelico Dietrich Bonhoefferucciso dai nazisti a 39 anni, il 9 aprile 1945, pochi giorni prima della resa della Germania

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Celebrare l’Avvento significa saper attendere:
attendere è un’arte che il nostro
tempo impaziente ha dimenticato.
Esso vuole staccare il frutto maturo 
non appena germoglia; 
ma gli occhi ingordi vengono soltanto illusi, 
perché un frutto apparentemente così squisito
è dentro ancora verde,
e mani prive di rispetto gettano via ingrate
ciò che le ha deluse. 
Chi non conosce la beatitudine acerba dell’attendere,
cioè la rinuncia a qualcosa nella speranza, 
non potrà mai gustare tutta la benedizione dell’adempimento.

Chi non conosce la necessità
di lottare con le domande più profonde della vita,
della sua vita e nell’attesa
non tiene aperti gli occhi con desiderio finché la verità non gli si rivela,
costui non può figurarsi nulla della magnificenza
di questo momento in cui risplenderà la chiarezza;
e chi vuole ambire all’amicizia
e all’amore di altro, 
senza attendere che la sua anima si apra
all’altro fino ad averne accesso,
a costui rimarrà eternamente nascosta
la profonda benedizione di una vita 
che si svolge tra due anime.

Nel mondo dobbiamo attendere le cose
più grandi, più profonde, più delicate,
e questo non avviene in modo tempestoso, 
ma secondo la legge divina 
della germinazione, della crescita e dello sviluppo.

 [Barcellona, 2 dicembre 1928]

Nota: 
Questa riflessione è tratta da: Dietrich Bonhoeffer Voglio vivere questi giorni con voi
Queriniana, Brescia 2008, p. 379.

lunedì 3 dicembre 2018

La speranza ecclesiale e cristica dell 'arciprete Vladimir Zelinski (Patriarcato Ecumenico-Arcivescovado per le Chiese Ortodosse Russe in Europa Occidentale



Il modello della Chiesa Ortodossa all’estero che «serviva» solo i connazionali delle loro patrie rispettive mi pare francamente vetusto. Naturalmente lo affermo sulla base della mia esperienza italiana, nel paese più “ortodosso” in Europa Occidentale (siamo 2 milioni circa) (...)

Vi è anche un problema ecclesiologico. Bisogna confessare che noi ortodossi viviamo nella nostra piccola assurdità canonica, assai confortevole certo, alla quale siamo così abituati da considerarla assolutamente normale. In ogni paese occidentale c’è un pugno di vescovi ortodossi, ognuno dei quali si presenta come pastore del suo popolo nel senso nettamente etnico che prevale sul principio ortodosso: un territorio - un vescovo. «La chiesa di Dio che è a Corinto» - come dice San Paolo, ma questa chiesa di Dio può esistere anche in Italia, in Francia, in Olanda, o nell’Europa Occidentale nel suo insieme. Non delle Chiese al plurale. Da un secolo o anche di più, dopo il grande esodo dei greci di Asia Minore e dei russi dall’URSS, dalla creazione di grandi enclave etniche in Occidente, le diaspore si sono create in quanto figlie delle loro Chiese- madri. O come Chiesa ortodossa fuori dalla Russia (L’Eglise Russe-hors-frontières).
Ora, che si voglia o no, questo secolo di diaspore, di simpatici ghetti volge al suo termine Stiamo diventando troppo numerosi per rimanere nei nostri spazi chiusi di ortodossi in Occidente; la globalizzazione o mondializzazione, così spesso maledetta dai conservatori, con il loro stesso esempio negativo, ci richiama all’universalità, alla cattolicità nel senso strettamente ortodosso della parola. La mentalità di ghetto ci è quasi inerente : come se la Chiesa esistesse solo per i «suoi». Mi rendo conto che nulla dipende da noi, salvo la coscienza che l’unità visibile della Chiesa deve maturare dapprima tra gli ortodossi. Non abbiamo praticamente nessun ostacolo per sentirci la Chiesa unita, salvo la nostra predilezione per le madri lontane. Io credo che questa «globalizzazione» delle diaspore ortodosse in Europa, questo radicamento dell’Oriente in Occidente potrebbe fare nascere una nuova Ortodossia, antica e solida nella sua Tradizione, europea e aperta nel suo spirito  (...) 

Siamo giunti ad una situazione paradossale: l’aflusso di emigrati che sono naturalmente molto legati agli ambienti da cui provengono contribuisce alla crescita degli ortodossi in una proporzione così massiccia che la creazione di una Chiesa sola senza divisioni nazionali s’impone come una  necessità storica, ecclesiale , umana.


La  riflessione completa del Padre Vladimir "

Modernità e pratica pastorale 

in
http://www.exarchat.eu/spip.php?rubrique201


(edizione in lingua italiana ) 

sabato 1 dicembre 2018

XIV Domenica di Luca Archivio 2011 Meditazione del Padre Seraphim Patriarcato di Mosca parroco a Bologna


Nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito. Amen.


Molti pensano che il cristianesimo sia una religione compita e da bravi bambini, come quando eravamo piccoli e la mamma ci portava in chiesa o ad una festa importante, vestiti tutti per bene, quelle orribili feste dove non ti potevi muovere per non sporcare il vestito buono. Questa è un’idea totalmente sbagliata del cristianesimo, il cristianesimo in realtà è “radost” – “gioia” la gioia di sapere che Cristo nostra Pasqua è risorto dai morti e non muore più! La morte non ha più alcun potere su di lui! In virtù della sua obbedienza al Padre, in virtù della sua Santa Passione, in virtù della sua Gloriosa Resurrezione Egli è il medico delle nostre anime e dei nostri corpi. Le nostre anime ferite dal peccato e dalle sue conseguenze, le nostre anime tristi per le difficoltà di questo mondo, le nostre anime ferite per gli abbandoni degli uomini, le nostre anime atterrite dal pensiero morte trovano in lui riposo, gioia e guarigione. I nostri corpi che non possono sottrarsi alla malattia e alla morte, i nostri corpi che spesso non ci obbediscono e ci spingono a fare ciò che in realtà non vorremmo fare sono da Lui guariti con un balsamo celeste che va oltre ogni speranza.
Che gioia fratelli e sorelle essere cristiani, appartenere a Cristo! Che gioia, che amore, che speranza eterna ci riempie il cuore quando Cristo è con noi! E allora gridiamo con Fede, con Speranza e con Amore come il cieco mendicante: “Gesù Figlio di Davide, abbi pietà di me!”, se il mondo cerca di zittirci gridiamo ancora più forte con ancora più Fede: “Gesù Figlio di Davide, abbi pietà di me!”, non dubitate Egli ci ascolterà, si avvicinerà a noi, ci toccherà e ci guarirà. Il mondo non ci capirà, ci giudicherà matti, pazzi di Cristo come Santa Xenia di Pietroburgo, come San Basilio di Mosca, ma Cristo sarà con noi e la nostra gioia sarà piena ed eterna.
Buona Domenica a tutti.



p. Seraphim