domenica 29 luglio 2018

Caro Giampiero ..a mio avviso se non è proprio finita..ci siamo quasi e ci siamo quasi dovunque

 Risultati immagini per foto dalla gola del leone

Caro Giampiero

Muovere una riflessione ecclesiale dalla situazione politica italiana stavolta non è per nulla provinciale e neppure per l'affanno per le mondane preoccupazioni di casa nostra ..anche perchè(e così entro subito nella faziosità dell'immediatezza..sto scrivendo a braccio...ma non sto pensando a braccio..) per quale motivo mai i cristiani tutti e tutte dovrebbero avere preoccupazione per le mondane situazioni politiche  totali e per quelle di casa nostra nello specifico ?

Non sta forse(ed infatti) scritto "E Gesù, chiamatili a sé, disse: «Voi sapete che i sovrani delle nazioni le signoreggiano e che i grandi esercitano il potere su di esse, 26 ma tra di voi non sarà così; anzi chiunque tra di voi vorrà diventare grande sia vostro servo; 27 e chiunque tra di voi vorrà essere primo sia vostro schiavo. 28 Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».(Matteo 20,25-28)

Ma la citazione evangelica non sposta assolutamente nulla,non colma,non calma,non libera e non dà alcuna direttiva e alcun orientamento nell'oggi del pianeta e della nostra nazione in particolare

Tra l'altro quel che accade in Italia all'interno delle chiese cristiane tutte accade da tempo alche in altre zone del pianeta e in tutte le chiese cristiane ivi presenti..

Se a livello giornalistico lo scontro Salvini-Famiglia Cristiana  ha inondato di sè le prime pagine dei quotidiani in qualsivoglia modalità di edizione e se (e purtroppo) il tifo da curva sud ultras per settori nemici ha invaso le chiese cristiane con il reciproco anatema tra fratelli e sorelle della stessa congregazionalità,con il gioco perverso e brutale di assegnare e/o di ritirare la patente di cristiano al nemico,in realtà esso scontro è molto misero,molto modesto, direi oscenamente minimo ma resta Bestemmia

I cristiani in tutte le loro chiese(e la mia stessa non fa eccezione alcuna... non capisco più ad esempio cosa possa rendere ancora in unità Kiril e Bartolomeo  con le rispettive chiese locali...) sono (al di là poi degli schieramenti ideologici.mondani e politici) tutti e tutte dentro la realizzazione piena ormai non più ostacolabile dell'unica ecclesiologia oggi possibile per i cristiani dato che i cristiani e le chise sono tutti e tutte figli e figlie dell'editto di Tessalonica

Il cristianesimo come religione civile... Il cristianesimo come garante teologico ed etico di proposta politico-economica e pure esistenziale. di governo e di egemonia  Insomma il cristianesimo come il bidone della sentinella di qualsivoglia ordine costituito...Una sòla insomma, una truffa,una menzogna /il principe della menzogna . Poco importa chi vincerà questa guerra..se i cristiani identitari, fondamentalisti, teo/con ...evangelici rinati, cattolici di Radio Maria,ortodossi slavofili ad oltranza o i cristiani diciamo così "dei e dai segni dei tempi" cattolici argentini, ecumenici ed ecumenisti, evangelici del Consiglio Ecumenico delle Chiese ,ortodossi che stanno con Bartolomeo

Poco importa chi vincerà o ha già vinto la guerra...
So chi l'ha persa.. L'ha persa quella fede in Cristo Signore Teantropo e Risorto dai morti

Generoso ieri il tentativo sul Fatto Quotidiano di Antonio  Padellaro https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/salvini-e-famiglia-cristiana-derby-della-falsa-devozione/

Generoso ma inutile ..Emozionante..Commovente.. Profetico ma ormai non solo sconfitto ma al cuore e degli uni e degli altri assolutamente patetico
Scrive Padellaro "Dio non è proprietà di Matteo Salvini. E neppure di Famiglia Cristiana. È veramente fastidioso, lo sappiano entrambi, assistere a questo derby della falsa devozione che trasforma la ricerca del sacro – che è percorso interiore e proposta di vita – nella sfida all’O.K. Corral.
Quelli che usano il crocifisso come simbolo obbligatorio da appendere negli edifici pubblici. E come corpo contundente da calare sul cranio del prossimo loro, possibilmente “buonista” (Salvini). E quelli che pensano di usare il Vangelo secondo le proprie convenienze, anche editoriali (FC). I quali, maramaldi, si approfittano della manifesta inferiorità sul campo del ministro."

Generoso  ma usa e presenta una grammatica di fede cristiana che i cristiani di oggi non solo non conoscono ma disprezzano,rifiutano ed odiano

E' finita fratello mio e finirà in modo osceno,vergognoso ,ci si sputerà in faccia davanti a tutti..cristiani useranno violenza in quanto e perchè tali contro altri cristiani tali e perchè tali ,la gogna reciproca ci aspetta,il dileggio, il disprezzo,l'uso bestemmiatore del Vangelo come clava e come martello,l'uso -ed è il peccato contro lo Spirito Santo- dei Santi Misteri come dato ideologico...A te si ..a Te no...  Ciascuno non solo sceglie la sua Chiesa ma all'interno di essa la sua sezione...il suo Partito..la sua corrente e la Santa Domenica non sarà più e non è più Demanio di Dio ma è il masturbarsi addosso con l'Attivo di Partito a destra come a sinistra con il prete/pastore celebrante e presidente che di quella sezione (di destra o di sinistra poco importa )è il Segretario e deve stare perfino attento...Ci sono sempre i teologi in servizio permanente effettivo ad essere a destra l'OVRA a sinistra il KGB nella locale sezione del noto quotidiano

Aveva già detto a noi tutti l'Apostolo Giovanni che il mondo ha il suo principe e stavolta sta vincendo..e vincendo alla grande...Cristo Signore di nuovo messo in croce e stavolta tutti noi cristiani e cristiane fatti e fatte furbi e furbe eviteremo che risorga..Il Grande Inquisitore  e l'Imperatore del Mondo possono ora cantare  il loro inno di vittoria... i cristiani si sono suicidati ed uccisi infra di loro e hanno castrato,stuprato e violentato lo stesso loro Signore e Dio

Non c'è più spazio per le fede cristiana che  invoca la pace che viene dall'alto,la salvezza delle anime nostre,la misericordia di Dio, il pentimento dei nostri peccati e delle nostte mancanze, l'ascesi,la lotta contro le tentazioni e contro le passioni..una fede cristiana di oltrepassamento di sè,una fede cristiana della e nella Grazia di Dio che si è fatto come noi per farci come Lui,la metanoia,il cambiamento,il cuore di carne......

Giampiero fratello mio amato è finita..è veramente finita   Si stavolta porta inferi praevalebunt

Cosa faremo ? Cosa farai ? Cosa farò? Ti dico subito che resto dove sono ,per il momento resto dove sono, certo che ancora a casa mia (nonostante l'imperialità mondanizzata e secolarizzata di tutti..di quelli che dicono  Viva La Terza Roma  e di quelli che dicono ..c'è il ministero unitario del patriarca ecumenico e di quelli che dicono  Tutti eretici..tutti ecumenisti,,,tutti traditori  ) (ma ancora per poco fratello mio) potrò sempre dire che la mia parrocchia(eh si ormai si ragiona e si deve ragionare in termini di sopravvivenza) è ancora il luogo storico della fede dei Padri ma  (e nessuna congregazione lo è più) rischia di perdere   la pienezza del luogo teologico.. Il luogo teologico è andato via sconfitto, ferito, debole e debilitato,insultato da tutti e dagli identitari refrattari e dai democratici progrediti avanzati.e costituzionali . E' andato via

Pare che non sia ancora morto e pare che si nasconda curato nelle ferite da pie donne silenziose ed oranti

Fratello mio dobbiamo cercarlo  o è inutile ? 

In Cristo
Padre Giovanni/Tanino


martedì 24 luglio 2018

Tudor Petcu intervista Olivier de Berranger




1.)   La chrétienté est une des racines les plus anciennes de la pensée européenne et on sait qu’elle a toujours joué un rôle très important dans les différents domaines de la connaissance. D’ailleurs, la spiritualité chrétienne a signifié non seulement une identité mais une manière de vivre et de comprendre la vie sur une période de longue durée pendant l’histoire de l’Europe. Cependant, aujourd’hui, me semble-t-il, cet héritage est répudié. Quelle est la principale raison pour laquelle les valeurs chrétiennes sont ainsi rejetées par les sociétés contemporaines ?



« Feu la chrétienté » : ce livre d’Emmanuel Mounier, dont le titre était emprunté à Miguel de Unamuno, fut publié après la Deuxième Guerre mondiale. Il prenait acte d’une crise de la culture européenne qui remontait bien plus haut mais que peu d’esprits reconnaissaient. Le christianisme comme « racine », auquel Péguy avait si bien donné le nom de « chrétienté », n’avait pas entièrement disparu. Mais sa sève n’irriguait plus la pensée, la spiritualité et les mœurs des Européens, au profit – qui s’en souvient ? – de « l’américanisme », condamné par Léon XIII dès la fin du XIXème siècle.

Péguy avait puisé son inspiration dans le génie du Moyen Age, son art, ses sources bibliques, la veine des saints. Il empruntait au souffle puissant de Victor Hugo et à un socialisme qui se voulait pur, fidèle au monde paysan de ses ancêtres et à celui, naissant, des périphéries ouvrières des grandes villes industrielles. Au prix d’un effort à la fois littéraire, social et politique qui voulait surmonter mille contradictions, il ne pouvait y avoir, selon lui,  dissociation entre le christianisme originel et ce socialisme-là.    

   Ces auteurs, parmi d’autres, permettent de se souvenir que le christianisme n’a pas d’abord légué à l’Europe le sens de la conscience individuelle. Il faut attendre pour cela de grands théologiens catholiques comme Newman, Möhler, Scheeben, aux côtés des Réformateurs, Luther, Calvin, et le philosophe Emmanuel Kant.

     La « conscience » léguée par la foi et la spiritualité chrétiennes, a d’abord un enracinement communautaire, comme Péguy et Mounier encore surent le mettre en lumière. Non une conscience sociale unilatérale, oublieuse du dogme, « américaniste », mais celle qui se forme dès la petite enfance dans la famille, la paroisse, la cité, au catéchisme et dans la prière, la rencontre des générations, le sens du Christ et de la communion des saints.

C’est cette conscience-là qui s’est obscurcie avec la prétention kantienne d’enfermer la connaissance dans l’épistémologie scientifique, abandonnant au « sujet » la faculté de « croire ». Depuis lors, il devint aventureux de défendre la métaphysique. Maritain, dans l’orbite de Bergson, puis de Thomas d’Aquin, s’y efforcera brillamment. Mais certains malentendus, durant et après le Concile Vatican II, limitèrent l’audience du « Paysan de la Garonne ».

Où en sommes-nous cinquante ans plus tard ? Le déclin des références chrétiennes dans le comportement, l’éducation, l’échelle des valeurs morales ou dans l’art n’a fait que s’accentuer. Parmi les causes immédiates, les principales ont été souvent analysées. Il suffit de les mentionner.

Même en « crise » permanente, nos sociétés ont substitué la performance et la compétitivité aux anciennes vertus humanistes et chrétiennes. Celles-ci sont encore pratiquées par des personnes de diverses classes sociales. Mais elles ne sont plus considérées comme normatives et passent au domaine privé, dans la mesure où l’Etat et l’Université laissent encore à la famille son mot à dire dans l’éducation.

Avec Heidegger ou Patocka, il faut aller plus loin et constater que ce qui fait « valeur » dans le monde occidental – mais aussi de plus en plus en Asie et même en Afrique – c’est ni plus ni moins que « le produit ». On parle beaucoup du « marché », alors qu’en réalité, si les cours de bourse et le CAC 40 font la une des medias, c’est l’étalon du produit qui domine le spectre de la « modernité ». La qualité de l’art même se mesure trop souvent à ce qu’il rapporte en espèces sonnantes et trébuchantes au producteur. Mais quelle qualité, sinon, comme en tout autre domaine, celle que « la persuasion clandestine » d’une publicité partout régnante et corrosive a imposée ?

Le pape François, depuis son élection, n’a cessé de dénoncer dans la « culture du déchet » l’une des conséquences les plus dramatiques de cette situation, à vrai dire « globalisée » :

« De même que le commandement de ‘ne pas tuer’ pose une limite claire pour assurer la valeur de la vie humaine, aujourd’hui, nous devons dire ‘non à une économie de l’exclusion et de la disparité sociale’. Une telle économie tue. Il n’est pas possible que le fait qu’une personne âgée réduite à vivre dans la rue meure de froid ne soit pas une nouvelle, tandis que la baisse de deux points en bourse en soit une…On ne peut plus tolérer le fait que la nourriture se jette, quand il y a des personnes qui souffrent de la faim. …Aujourd’hui, tout entre dans le jeu de la compétitivité et de la loi du plus fort, où le puissant mange le plus faible. Comme conséquence de cette situation, de grandes masses de population se voient exclues et marginalisées : sans travail, sans perspectives, sans voies de sortie. On considère l’être humain lui-même comme un bien de consommation, qu’on peut utiliser et ensuite jeter. Nous avons mis en route la culture du ‘déchet’, culture qui est même promue. Il ne s’agit plus simplement du phénomène de l’exploitation et de l’oppression, mais de quelque chose de nouveau : avec l’exclusion est touchée, dans sa racine même, l’appartenance à la société dans laquelle on vit – on ne se situe plus alors dans les bas-fonds, ni dans la périphérie, ou sans pouvoir, mais on est en-dehors. Les exclus ne sont plus des ‘exploités’, mais des déchets, ‘des restes ‘ »[1]

*

2.)   Parler de la conscience chrétienne est un sujet intéressant mais très sensible parce qu’il a à prendre en compte les exigences de la pensée contemporaine, selon laquelle, globalement, les démarches spirituelles ou métaphysiques ne sont plus pertinentes. Peut-être serait-il nécessaire  que les défenseurs des valeurs traditionnelles et surtout l’Eglise assument de nouvelles tâches pour un retour à une vraie conscience chrétienne. Croyez-vous que ce retour soit possible et comment, à votre avis, devrait-on comprendre la situation morale de la société contemporaine ?



Le penseur de l’ère moderne qui a le mieux plaidé pour « une vraie conscience chrétienne » vient de l’Eglise d’Angleterre. Même après son passage à l’Eglise Romaine en 1845 et sa promotion au cardinalat par Léon XIII en 1879, il n’a jamais renié sa « conversion » de 1816, alors qu’il était adolescent, focalisée sur la lumière du Créateur dans sa conscience, « Myself and my Creator ». Dans un ouvrage de grande ampleur, publié lorsqu’il a soixante neuf ans, il va jusqu’à reconnaître à la conscience un rôle majeur dans la connaissance :



« Je prends pour postulat que la conscience a une place légitime dans nos actes mentaux, place aussi réelle que l’action de la mémoire, du raisonnement, de l’imagination, ou bien que le sens du beau : que de même qu’il y a des objets qui, présentés à l’esprit, lui font éprouver chagrin, regret, joie ou désir, ainsi il est des choses qui excitent en nous approbation ou blâme, et qu’en conséquence nous appelons bonnes ou mauvaises ; des choses qui lorsque nous en avons une expérience personnelle, éveillent en nous ce sens spécifique du plaisir ou de la douleur qu’on appelle bonne ou mauvaise conscience. Ceci étant admis, j’essaierai de montrer que c’est dans ce sentiment spécial, consécutif à l’accomplissement de ce que nous appelons bien ou mal, que se trouvent les matériaux de l’appréhension réelle d’un Dieu Maître et Juge souverain. »[2]



Dans un siècle rationaliste, Newman, sans s’inspirer directement de Pascal, relativise clairement le rôle de la raison. Il ne nie pas l’importance du « raisonnement » dans l’assentiment mais ce rôle n’est ni primordial ni architectonique, comme chez les scolastiques. Il doit se conjuguer à celui de la mémoire, de l’imagination, du sens esthétique, et surtout de la conscience, dont il traite sans lui donner spécifiquement un fondement dans l’Epître aux Romains. Selon lui, la conscience transcende les cultures et les religions ; elle est un donné premier dont l’ignorance conduit à la négation du sens de l’homme dans son approche du réel, le mystère compris.



C’est dire que « la vraie conscience chrétienne » n’est pas, selon Newman, un article du Credo. Elle n’est pas « chrétienne » en ce sens-là. S’il est permis d’utiliser une expression heideggérienne, elle appartient au Dasein. Mais il est vrai que l’Eglise se doit de la défendre, et ici on est très loin de Heidegger. Le pape de Rome se voit même dévolu, chez Newman, un rôle unique au service de la conscience dans l’humanité. Je cite un passage célèbre de son œuvre :



« La conscience n’est pas un égoïsme calculé, ni un désir d’être cohérent avec soi-même ; mais elle est la messagère de Celui qui, dans le monde de la nature comme dans celui de la grâce, nous parle à travers le voile. La conscience est le Vicaire originel du Christ. Elle est le prophète qui nous révèle la vérité, le roi qui nous impose ses ordres, le prêtre qui nous anathématise et nous bénit ; et même si le sacerdoce éternel de l’Église venait à disparaître, en elle le principe sacerdotal survivrait et se poursuivrait…La défense de la loi morale et de la conscience est la raison d’être du pape. Sa mission répond aux plaintes de ceux qui souffrent de l’insuffisance de la lumière naturelle. Et l’insuffisance de cette lumière naturelle est la justification de sa mission. Le sens du bien et du mal est si subtil, si capricieux, si facilement détourné, obscurci, perverti, il est si délicat à manier, si marqué par l’éducation, par l’orgueil ou par la passion, il est si partial et d’un équilibre si peu assuré que, dans la lutte pour l’existence au milieu des travaux et des conquêtes de l’esprit humain, il devient le plus ardu et le plus obscur des guides. Voilà pourquoi, dans l’intention de Dieu, l’Église, la papauté, la hiérarchie répondent à un besoin profond…Si, après un dîner, j’étais obligé de porter un toast religieux – ce qui évidemment ne se fait pas – je boirais à la santé du pape, croyez-le bien, mais à la conscience d’abord, et ensuite au pape. »[3]

De par sa formation dans la common tradition anglaise d’une part, et chez les Pères de l’Eglise d’autre part, Newman ne s’est jamais senti à l’aise avec la métaphysique, dont l’enseignement, dans les universités catholiques de son temps, était déplorable. Il a peut-être précédé l’élan de la phénoménologie, mais ne s’inscrit évidemment pas dans ce courant. Il ne lira pas Brentano, dont va s’inspirer Husserl. Mais une fois reconnue l’originalité de son œuvre au sujet de la conscience, il n’est pas interdit de retrouver la nécessité d’une métaphysique, nourrie de  tous ces auteurs et libre par rapport à eux. A mon avis, il s’agit moins d’un « retour » ou d’une « défense de valeurs traditionnelles » que d’un effort pour dialoguer avec les postulats actuels en s’adressant à la conscience de ceux qui les promeuvent et à leur aspiration cachée de la vérité.

*

3.)   Etant donné le sujet de notre interview, j’aimerais que l’on fasse référence à la dimension philosophique de la spiritualité chrétienne. En étudiant l’évolution de la pensée chrétienne en Occident, on peut facilement remarquer une vocation philosophique originale par l’attention accordée à la présence de la raison dans l’horizon de la croyance. Croyez-vous qu’à l’heure actuelle l’Eglise ait besoin d’approfondir un peu plus sa vocation philosophique dans sa dimension historique, et d’avoir un dialogue plus consistant avec la philosophie pour mieux s’intégrer dans la société ?



Je n’ai pu éviter de faire allusion à la question philosophique dans mes brèves réponses précédentes. Je suis en effet convaincu de sa nécessité de par la nature même du christianisme et parce que, si la philosophie était délaissée, c’est tout l’édifice chrétien en Occident qui s’effondrerait. Les grandes interventions du pape Benoît XVI devant le monde de la culture, en France, en Allemagne ou en Grande Bretagne, l’ont démontré brillamment. Le risque est de s’y référer pour mémoire, sans poursuivre le débat qu’il a, chaque fois, proposé. En contrepoint de ce que j’écrivais plus haut à propos de Newman – dont Ratzinger a salué le rôle dans la façon de penser historiquement la théologie – il a, lui, dans l’ensemble de son œuvre, insisté sur la médiation rationnelle comme caractéristique du christianisme.

Personnellement, je ne trouve pas heureux de parler d’une « dimension philosophique de la spiritualité chrétienne ». Selon l’adage ancien, les orandi lex credendi, la spiritualité est l’expression de la foi. Autrement dit, on croit comme on prie. La spiritualité est le développement de la foi dans la prière de l’Eglise et dans l’âme chrétienne. Mais, à l’instar de la philosophie elle-même, comprise comme pensée dans le rayonnement du christianisme, elle émane du dogme. Ce dernier mot fait peur aujourd’hui, parce que les medias confondent dogme et dogmatisme, comme ils confondent, par ignorance, morale et moralisme. Il faut s’émanciper de ce prêt à penser et retrouver la rigueur des concepts, sous peine de ne pouvoir progresser dans la réflexion.

Le dogme, dans les premiers temps du christianisme, singulièrement au cours des grands conciles christologiques des IVème - VIIème siècles, est né du rapport qui s’y est établi entre la révélation hébraïque et la langue de la philosophie grecque, ce qui s’était en quelque sorte déjà esquissé à travers la traduction des textes massorétiques dans la langue de la Septante. Comme le Concile Vatican II a encouragé à le faire, le ressourcement catholique des études bibliques, ainsi que l’importance du dialogue noué depuis lors avec le judaïsme, font ressortir la racine juive du dogme et de la prière liturgique dans le christianisme. Un renouveau authentique de la philosophie devra s’en inspirer.

Prenons comme unique exemple le dogme de la création, totalement inconnu dans la pensée asiatique. Je suis convaincu que c’est par là que doit commencer la recherche interdisciplinaire entre exégètes, philosophes, théologiens et scientifiques si l’on veut reprendre à nouveaux frais le terrain laissé aux nihilistes en Occident.

Si l’homme et la femme se redécouvrent créés « à l’image de Dieu », selon la révélation de la Genèse, le monde de la gratuité s’ouvre à nouveau aux artistes, aux penseurs, aux chercheurs ou aux enfants. François d’Assise, qui ne s’est pas voulu savant, continue paradoxalement de parler dans le langage des diverses cultures, celles d’Asie et de l’islam comprises. Il a osé s’adresser, dans son « Cantique des Créatures », à  « notre sœur la Mort corporelle », sans ôter nulle splendeur à « notre Mère la terre ». Tous le comprennent, peu l’imitent : c’est que  « l’amour n’est pas aimé ». Or, selon le titre d’un petit livre de Hans Urs von Balthasar, « seul l’amour est digne de foi ». Et l’amour donne à penser.

Dans cette quête sur l’homme et d’un éclairement nouveau de la personne en relation, les chercheurs modernes ne devront pas s’arrêter à l’anthropologie. C’est seulement lorsque l’homme se sait dépassé par une transcendance qui le hausse au-dessus de lui-même de toutes parts, à la manière d’un marcheur en montagne,  qu’il commence à se comprendre comme être au monde et être pour Dieu. A la suite d’une Edith Stein, qui se risqua à une synthèse entre thomisme et phénoménologie, il s’agit de tenter de s’élever jusqu’au sens de l’être et de l’absolu surgi de l’amour indicible de Dieu, afin de saisir l’intelligibilité du réel, comme on déchiffre « les sons perdus d’une symphonie lointaine apportés par le vent ». [4]

*

4.) Être chrétien pourrait signifier la joie du « royaume de l’enfance ». D’autre part peut- être n’a-t-on pas le droit d’attribuer une signification à ce que, de nos jours, on appelle « le pragmatisme ». En tout cas, par tout ce que la société a expérimenté, l’ancienne moralité élémentaire s’est vu reléguer au profit de tendances hétérogènes et ironiques. Voilà un nouveau type de comportement moral qui ne peut pas être facilement défini. Mais je voudrais vous poser la question suivante : vivre en tant que chrétien et propager les valeurs chrétiennes signifierait-t-il le courage de faire face à la tentation de « vivre dangereusement », caractéristique, selon moi, de la nouvelle société ?



Replaçons l’expression « vivre dangereusement » dans son contexte nietzschéen : « Le secret pour moissonner l’existence la plus féconde et la plus grande jouissance de la vie, c’est de vivre dangereusement ! Construisez vos villes près du Vésuve ! Envoyez vos vaisseaux dans les mers inexplorées ! Vivez en guerre avec vos semblables et avec vous-mêmes ! Soyez brigands et conquérants, tant que vous ne pouvez pas être dominateurs et possesseurs, vous qui cherchez la connaissance ! Bientôt le temps passera où vous vous satisferez de vivre cachés dans les forêts comme des cerfs effarouchés ! Enfin la connaissance finira par étendre la main vers ce qui lui appartient de droit : – elle voudra dominer et posséder, et vous le voudrez avec elle ! » (Le Gai savoir, §283)

L’influence de Nietzche est-elle aujourd’hui si puissante ? Il m’est difficile d’en juger. Ce penseur a combattu ce qu’il croyait être la morale évangélique. Zarathoustra n’est pas Jésus. Et il est honnête de reconnaître qu’une interprétation erronée de l’Evangile a pu prêter à un moralisme étriqué, voire janséniste, qui a fait beaucoup de mal. Mais vouloir le remplacer par la violence verbale, le mépris des faibles, l’oubli d’une culture qui a produit des chefs-d’œuvre de beauté, conduit à des impasses pires encore.

Qu’est-ce que « l’ancienne moralité élémentaire », sinon l’amour du prochain ? Qui dira que cet amour-là se serait absenté de nos sociétés technicisées et toujours plus performantes dans le domaine de la santé ? Ce serait injuste. Les « dominateurs et possesseurs » invoqués par Nietzche sont plutôt à chercher dans les affaires et la politique, et c’est un grand malheur.

Le « pragmatisme », attribué depuis des lustres au caractère britannique, à moins d’être érigé en théorie d’une suffisance du bien-être matériel, n’est pas responsable des pires maux dont nous souffrons. Comme je l’ai dit plus haut, il faut se garder de le confondre avec « l’américanisme » qui a envahi la planète, lesté de bons sentiments.

S’il y a une façon juste d’interpréter l’appel nietzschéen à « vivre dangereusement », c’est d’oser l’aventure de la solidarité avec tous les laissés pour compte du « système » régnant. Il ne s’agit pas de « l’appel du héros », finalement narcissique, mais d’un engagement généreux et raisonné, associatif, politique – au sens noble rendu à ce terme – afin de réduire les inégalités nationales ou internationales, selon des compétences dûment éprouvées, sans faire peser je ne sais quelle morgue sur « les autres », considérés comme des « assistés » !

Le champ interculturel est vaste. Il faut encourager les jeunes générations à s’y impliquer, à apprendre les langues et à sortir de leur environnement familier pour se prêter à cette aventure plusieurs années de leur existence, voire durant une vie entière.

Kierkegaard, comparant l’humour et l’ironie, disait que l’humour est chrétien et l’ironie athée. L’humour laisse affleurer la légèreté de l’être, y compris dans ma propre personne, tandis que l’ironie, poussée jusqu’à la dérision, tue. Vivre « à la manière des petits enfants », comme Jésus y invite ceux qui désirent « entrer dans le Royaume des cieux », ce sera donc, demain comme hier, se faire petit pour servir son prochain sans se faire remarquer, et cultiver la joie d’être créés pour aimer et être aimé.

*

5.)   Un autre sujet très intéressant pour notre discussion serait la manière dont l’Eglise et les chrétiens devraient comprendre les trous de l’histoire, les blessures du passé. On parle d’une histoire et surtout d’une histoire récente qui n’a pas été trop décente (on ne peut pas oublier l’Holocauste et les Goulags communistes) et qui a détruit tant de consciences. Malheureusement, ces réalités ne sont pas bien connues aujourd’hui, et c’est sans doute pourquoi la nouvelle « conscience », tant individuelle que collective, tend à diluer les engagements moraux. L’Eglise et les théologiens ne devraient-ils pas lutter et travailler d’avantage sur la connaissance de l’histoire récente, afin que les individus puissent comprendre l’importance de la lutte contre le mal et contre l’ignorance morale ? 

Je suis parfaitement d’accord. Les chrétiens ne sont pas les seuls à avoir analysé les totalitarismes (pensons, entre autres, à Hannah Arendt). Mais, comme l’avaient reconnu les auteurs des deux tomes du « Livre noir du communisme », les papes successifs depuis Pie XI – l’Histoire rendra justice à Pie XII – les ont dénoncés de toute leur autorité. Quant à la Shoah,  nous nous trouvons moins ici devant une question de théologiens que face au sérieux de l’analyse historique, comme celle qui fut à l’origine, de la « Déclaration des Evêques de France » à Drancy le 30 septembre 1997.

Le « Catéchisme de l’Eglise catholique », rédigé après Vatican II, dit l’essentiel de ce qui reste à faire dans l’enseignement de cette histoire et ses conséquences doctrinales, ainsi que l’avait dit ce jour-là aux évêques Henri Hajdenberg, président du Conseil Représentatif des Institutions Juives de France.[5]

Pourtant, comme votre question le sous-entend, il est incontestable que l’histoire est inséparable de la théologie, et que celle-ci, à son tour, doit influer sur la formation de la conscience, tant individuelle que collective, et donc sur la pratique morale. Je crois qu’aujourd’hui, du moins en France, la formation historique des lycéens a fait des progrès considérables ces dernières années, bien davantage d’ailleurs au sujet de la Shoah que du communisme. Les adolescents rencontrent des témoins juifs qui ont survécu à ce « trou » de l’histoire, ils sont conduits à, Auschwitz et autres lieux rendus déserts par la folie nazie et la complicité ou l’aveuglément des gouvernements « alliés » et l’antisémitisme à l’est de l’Europe.

Mais il y a encore un immense travail de vérité à faire, aussi bien dans la société civile que dans les Eglises. D’une part, la critique du communisme n’a pas encore acquis le sérieux et l’objectivité que celle qui s’est appliquée au nazisme. On en devine les raisons : bien des épigones du « marxisme » sont encore en place dans les arcanes du pouvoir, en Europe, en Asie, en Afrique…Les anciens tenants de ces régimes, ou leurs soutiens, imprégnés du matérialisme « scientifique » des années noires, sont aujourd’hui les plus grands profiteurs du « capitalisme » qu’ils prétendaient combattre. Même en France par exemple, beaucoup n’ont pas fait repentance ni exercé l’esprit critique qu’ils prétendaient exiger de leurs adversaires.

C’est donc en effet aux Eglises de mettre en œuvre, inlassablement, un travail rigoureux d’analyse historique, sans épargner leurs représentants silencieux à l’heure où il eût fallu parler. Elles ont encore davantage à promouvoir une éducation des consciences et de la conscience, comme les textes cités plus haut de Newman lui en montrent prophétiquement la voie. Ce combat restera d’autant plus difficile, sinon parfois périlleux, qu’au niveau des Etats et des medias soi-disant bien-pensants, on refuse systématiquement de voir le rapport qui existe, de fait, entre la morale collective et la morale personnelle.       

+Olivier de Berranger







[1] Exhortation apostolique Evangelii Gaudium, 53. [24 novembre 2013]

[2] Grammaire de l’assentiment, traduit de l’anglais (1870), Paris, Ad Solem, 2010, p. 167-168.

[3] Lettre au duc de Norfolk  (1875), tr.fr. Paris, DDB,  1970, p. 239-253. 

[4] E. Stein, L’être infini et l’Etre éternel, essai d’une atteinte du sens de l’être, [1935], tr.fr. Nauwelaerts, Paris-Louvain, 1972, p. 119. 


[5] Voir tous les documents cités et analysés par J. Dujardin, L’Eglise catholique et le peuple juif, Calmann-Lévy, 2004 (563 p.)

lunedì 16 luglio 2018

Epistola del metropolita Hilarion dell'America orientale e di New York, primo ierarca della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia, nel centenario del martirio della famiglia imperiale


Ai miei eminenti fratelli arcipastori, onorevoli padri, cari fratelli e sorelle:
 
Il XX secolo è stato un periodo difficile per i cristiani ortodossi sul territorio dell'Impero Russo, che divenne l'Unione Sovietica dopo la grande guerra, la rivoluzione d'ottobre e la guerra civile. Ma più la Chiesa subiva la persecuzione, più luminose hanno rifulso le lanterne della fede e della pietà nella terra russa. Dallo tsar e dai membri della famiglia imperiale vicini a lui nello spirito, da arcipastori e semplici monaci, sacerdoti e diaconi fino ai laici, è emerso un potente esercito spirituale della Chiesa militante. Dal 1918, la Chiesa russa ha mostrato due tipi di podvig: quello del martirio e quello della confessione. Grazie a Dio, oggi vediamo come il sangue dei molti milioni della schiera dei martiri e dei confessori che ha arrossato la terra russa, è diventato il seme della salvezza per la rinascita spirituale del nostro popolo, in patria e nella diaspora.
Durante i miei anni di servizio alla Chiesa, ho incontrato diverse persone in Europa, America del Nord e del Sud, Australia e Nuova Zelanda, che hanno emulato l'archimandrita Nicholas (Gibbes), che un tempo fu il tutore inglese dello tsarevich Aleksej Nikolaevich. Testimone della profonda pietà della famiglia imperiale, della loro elevata nobiltà e degli esempi di spiritualità, si è gradualmente immerso nel cristianesimo ortodosso. Quando iniziò la prima guerra mondiale, rese testimonianza agli ideali di carità ed empatia della famiglia imperiale nei confronti dei soldati e dei loro vicini. Dopo la rivoluzione, il rovesciamento e la vilificazione senza precedenti dell'imperatore e della sua famiglia, lui, uno straniero, li accompagnò a Tobolsk, ma non gli fu permesso di proseguire con loro fino a Ekaterinburg. Nel 1934, nella lontana città di Harbin, in Cina, Alexej Gibbes fu tonsurato monaco per mano dell'arcivescovo missionario Nestor (Anisimov) di Kamchatka, che gli diede il nome di Nicholas in onore di San Nicola il Taumaturgo e in ricordo dello tsar-martire.
Oggi molti americani, tedeschi, francesi, australiani e cittadini di altre nazioni si stanno avvicinando alla soglia santificata della Chiesa di Cristo, così come fece l'archimandrita Nicholas ai suoi tempi, dopo aver appreso il meraviglioso esempio di fede, pazienza, umiltà e resistenza alla sofferenza senza lamentarsi dello tsar-martire Nicola e della sua augusta famiglia, confrontando le loro vite con quelle dei martiri della Chiesa antica. Grazie a Dio, anche tra la nostra gente, molti sono stati ispirati dal modo in cui i pii sofferenti della passione della famiglia imperiale hanno affrontato tranquillamente la prigionia, l'esilio, la sofferenza e la morte.
Non si può fare a meno di ricordare la lotta di altri martiri che hanno accettato la sofferenza per Cristo 100 anni fa: il santo metropolita Vladimir di Kiev, la cui mano incorrotta con un gesto di benedizione ha continuato a benedire i suoi assassini e tutti noi che lo pregiamo; il santo arcivescovo Andronik di Perm, un tempo assistente di san Nicola del Giappone, pari agli apostoli, e allievo del fondatore della Chiesa russa all'estero, il metropolita Antonij (Khrapovitskij); il santo arcivescovo Vasilij di Chernigov, inviato a Perm a capo di una commissione del Concilio locale pan-russo per indagare sull'omicidio dell'arcivescovo Andronik e per guadagnare in quella città la corona da martire insieme ad altri membri della delegazione. Quasi contemporaneamente, i bolscevichi uccisero il santo archimandrita Varlaam, abate del monastero Belogorskij della diocesi di Perm, che godette della speciale attenzione e della buona volontà della granduchessa Elizaveta Feodorovna e di san Giovanni di Kronstadt. Per misericordia divina, l'igumeno Serafim (Kuznetsov), ex capo di uno skit a Perm, insieme a molti altri suoi fratelli monaci, fu liberato dall'arresto e dall'esecuzione. Padre Serafim si prodigò nel trasferire le reliquie dei martiri di Alapaevsk: prima i princi martiri a Pechino, poi santa Elisabetta e la monaca Barbara in Terra Santa, dove egli stesso trovò poi l'ultimo luogo di riposo.
I santi nuovi martiri e confessori della Chiesa russa sono la nostra speranza nella misericordia divina. Sono stati i nostri antenati, le radici che ci nutrono con la grazia di Dio: senza il nostro legame orante con loro, senza preservare la loro memoria e il nostro attivo sforzo ed emulazione nelle nostre vite di fede e pazienza, non abbiamo futuro. Ecco perché dovremmo studiare questa ricca storia, apprendere amorevolmente le vite, le sofferenze e il retaggio dei santi nuovi martiri e confessori, e comunicare con loro nella preghiera, come sentiamo nel Contacio della festa: "affinché anche noi, ogni volta che ci troviomo nell'ora della prova, possiamo ricevere il dono del coraggio da Dio". Amen.
Con amore nel Signore,
 
+HILARION,
metropolita dell'America orientale e di New York,
primo ierarca della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia
4/17 luglio 2018.

 http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=29&id=6566

sabato 14 luglio 2018

Nella festa dei s. Quirico e Giulitta.. Icona del maestro Ivan Polverari

L'immagine può contenere: una o più persone e persone in piedi

Saints JULITTE, noble matrone d'Iconium, et CYRIQUE son fils, martyrs à Tarse en Cilicie sous Dioclétien (304). (Office traduit en français par le père Denis Guillaume au tome VII des Ménées.)


Domenica dei Padri del Concilio di Calcedonia ..Dal mio Archivio 2013

 

Nel nome del Padre del Figlio e del Santo Spirito

Celebriamo quindi la domenica del concilio di Calcedonia che insieme con i primi tre grandi concili statuì l'intera professione di fede che il Santo Spirito ha donato alla Chiesa una santa cattolica ed apostolica senza aggiungere e senza togliere nulla

Dentro questa memoria proprio perché la memoria non sia museo, non sia archeologia, non sia un viaggio di istruzione scolastico in un bel museo magari fatto distrattamente ma da fare perché appunto inserito nel calendario scolastico ,dobbiamo chiederci e riflettere insieme del perché e del per come i cristiani dell'una ed indivisa Chiesa del Signore della pienezza dell'ortodossia in oriente e in occidente pensano se stessi come la Chiesa dei Padri e delle Madri

Non c'è infatti giornale e rivista di cristiani ortodossi, siti in internet di cristiani ortodossi, omelie e prediche di patriarchi vescovi e preti ortodossi in cui e con cui i padri non vengano citati costantemente ed ampiamente.. direi totalmente

Il rischio c'è. .e lo attraversiamo tutti e tutte ed è lo stesso rischio che attraversiamo di fronte al Nuovo Testamento di Pietro Paolo Giacomo e Giovanni e di fronte al Vangelo del Signore di Matteo Marco e Luca Leggerli..citarli… conoscerli.. ma non viverli

Quando li citiamo e non li viviamo rendiamo noi stessi solo dotti conoscitori del passato, appunto visitatori di un museo.. Lo visitiamo. .ne restiamo anche meravigliati e stupiti per l'interesse e per la bellezza ma poi andiamo via .. usciamo dal museo ..e abbiamo concluso un semplice appuntamento

Ecco usciamo dal museo… quando invece nella Chiesa santa del Signore si entra e si resta se si vuole entrare e soprattutto se si vuole restare


Allora –e lo dico a me stesso per primo- i Padri e le Madri oggi ci invitano ad essere onesti e chiari nella Chiesa verso il Vangelo di Gesù Cristo che è insieme vero Dio e vero uomo. .uomo perfetto e Dio perfetto per restare a Calcedonia e questo è un valore non solo non negoziabile ma non è neppure come dire disponibile per eccezioni ..non è disponibile ..dico questo fatto …dell'assoluta Signoria del Signore nella nostra vita(se così non fosse…non saremmo e non siamo allora cristiani)..questo fatto non è dispobile ad essere come dire regolato ..fino a qui si… da questo confine però ci sono io…le mie idee.. le mie scelte… Questo per i cristiani non è possibile

Mettiamola così davanti al Vangelo del Signore per come ci è stato trasmesso dai Santi Padri apostolici e dei primi sette concili… La fede che è insieme un dono dello Spirito ma è anche scelta della nostra libertà. .è un pacchetto chiuso chiavi in mano ..E' un intero.. un tutt'uno …appunto un kath'olon

Siamo tutti chiamati alla santità ..proprio tutti e tutte e nessuno può dire .non è per me. o dire ancora  .la santità è cosa dei santi o peggio è cosa dei soli monaci e delle sole monache. .la santità è solo possibile solo in monastero.. Non è così ..qeusto spesso è un comodo alibi… e i Padri stessi… quasi tutti monaci ed ieromonaci ma guarda caso.. sono chiari …la santità è chiamata per tutti dentro il proprio stato di vita …Lo dice Paolo che visse ben prima dell'esperienza monastica e lo scrive il Padre autore anonimo di quel bellissimo testo cristiano che è la Didachè l'insegnamento degli apostoli

Ecco al capitolo primo
1. Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie.
2.. Ora questa è la via della vita: innanzi tutto amerai Dio che ti ha creato, poi il tuo prossimo come te stesso; e tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche tu non farlo agli altri
.
3. Ecco pertanto l'insegnamento che deriva da queste parole: benedite coloro che vi maledicono e pregate per i vostri nemici; digiunate per quelli che vi perseguitano; perché qual merito avete se amate quelli che vi amano? Forse che gli stessi gentili non fanno altrettanto? Voi invece amate quelli che vi odiano e non avrete nemici.
4. Astieniti dai desideri della carne. Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra e sarai perfetto; se uno ti costringe ad accompagnarlo per un miglio, tu prosegui con lui per due. Se uno porta via il tuo mantello, dagli anche la tunica. Se uno ti prende ciò che è tuo, non ridomandarlo, perché non ne hai la facoltà.
5. A chiunque ti chiede, da' senza pretendere la restituzione, perché il Padre vuole che tutti siano fatti partecipi dei suoi doni. Beato colui che dà secondo il comandamento, perché è irreprensibile. Stia in guardia colui che riceve, perché se uno riceve per bisogno sarà senza colpa, ma se non ha bisogno dovrà rendere conto del motivo e dello scopo per cui ha ricevuto.


Ed ancora l'altro bellissimo testo cristiano pure antico e di autore anonimo la lettera a Diogneto al capitolo V

V. — I Cristiani infatti non si distinguono dagli altri uomini nè per patria, nè per lingua, nè per nazionalità; giacchè non è che abitino in città a sè o si servano d'un linguaggio speciale o conducano un genere singolare di vita. Nè certo hanno trovato tale dottrina per cura ed investigazione d'uomini curiosi, sostenendo, come certuni fanno, un sistema filosofico umano . Invece risiedono tanto in città greche che barbare, secondo che ciascuno abbia avuto in sorte, ed osservanti delle costumanze locali quanto al mangiare, al vestire ed al rimanente della vita esterna danno esempio di una forma meravigliosa e veramente incredibile di costituzione sociale interna. Abitano la loro patria, ma come gente che vi si trovi di passaggio; partecipano di tutti gli oneri pubblici come cittadini e sopportano ogni persecuzione come stranieri, ogni paese straniero è patria per loro ed ogni patria come terra straniera. Si sposano come tutti gli altri, fanno figliuoli, ma non espongono i neonati. Apparecchiano una mensa comune, ma pura  Vivono nella carne, ma non secondo la carne(. Dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Vivono secondo le leggi stabilite, ma con la loro condotta morale superano le leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Li si condanna e non li si conosce; son uccisi ed è per essi come se si dia loro la vita. Son poveri e fanno ricchi gli altri, son privi di tutto ed hanno a sufficienza d'ogni cosa. Vengono disprezzati e gli spregi si trasformano loro in gloria; s'impreca contro di essi e pur si è costretti a render loro giustizia . Vengono ingiuriati e benedicono, s'insolentisce contro di loro e ricambiano con parole gentili  Mentre fanno del bene son puniti come malfattori, castigati gioiscono come se li si introduca nella vera vita. I Giudei li guerreggiano come eretici e gli Elleni li perseguitano; ma quelli che li odiano, non sono capaci di formulare il motivo del loro odio.


Io credo che veramente il pacchetto della fede è chiuso e direi chiavi in mano.. non c'è possibilità di interpretazione.. non c'è diritto alcuno a ragionamenti di comodo.. del tipo queste sono realtà per i monaci e per noi no …perché se questo diciamo non abbiamo capito nulla del nostro battesimo e della nostra ricezione allorquando comunque veniamo monasticamente tonsurati…si è vero queste cose sono cose dei monaci e quindi di tutti perché tutti siamo monaci.. siamo stati nel battesimo ed anche nella ricezione in diaspora tonsurati monaci e monache..

Il siamo insomma moderni contemporanei lucidi razionali del secolo XXI ..di cultura europea anglosassone ed atlantica… non regge….tutto questo porta sempre al compromesso… alla viltà del compromesso… Vedete la vera viltà di tutti noi oggi in questo nostro tempo sta nel non riconoscere che si può pure essere di buoni e seri comportamenti  ma restando,purtroppo,  nobilmente distanti dal Vangelo epperò pretendiamo l 'applauso del Vangelo. .pretendiamo cioè che quelle scelte che sappiamo essere nobilmente distanti dal Vangelo vengano però autenticate come evangeliche.. No. questo non è possibile
Il Signore Dio è si misericordioso ma non è buonista … non è persona di mediazione e di compromessi. .non è il teorico banale del tutto va bene madama la marchesa ..no.. Il Signore dice a noi con l'evangelista Giovanni che solo la verità rende liberi e con l'apostolo Paolo che essenziale e fondamentale è la carità ..ergo e quindi la prima carità è dire la verità.
E quindi  ..Calcedonia....