domenica 22 aprile 2018

L’Apparizione del Risorto alla Madre e la festa della Risurrezione


 Le donne 'mirofore' al sepolcro di Cristo - Icona d'inizio sec. XIX: la più vicina alla tomba vuota, in primo piano, è "Santa Maria, Madre di Dio".

 Le donne ‘mirofore’ al sepolcro di Cristo – Icona d’inizio sec. XIX:
la più vicina alla tomba vuota, in primo piano, è "Santa Maria, Madre di Dio".

L’Apparizione del Risorto alla Madre
e la festa della Risurrezione

 http://www.stpauls.it/madre06/0604md/0604md11.htm


Una ricca e abbondante Ufficiatura della Liturgia Siro-Occidentale, espressa pure nell’iconografia, testimonia che la Risurrezione di Cristo fu partecipata anzitutto a sua Madre Maria.
La Chiesa Siro-Occidentale festeggia e celebra con rara bellezza e solennità il mistero pasquale che culmina con la Risurrezione di Cristo dai morti. I testi liturgici, di una grande finezza poetica e teologica, ispirati al grande Dottore mariano Efrem Siro (+ 373), offrono ai fedeli di questa Chiesa, rinati a Pasqua dal fonte battesimale, una non comune esperienza teologica e mistica immersa alla luce del mistero di morte e vita di Cristo e illuminata dalla luce del suo Volto.

Qui di seguito riportiamo solo alcuni testi tratti dalla ricca e abbondante Ufficiatura, piena di spunti teologici e spirituali sul senso della festa e contenenti un’interessante testimonianza sull’Apparizione del Risorto alla Madre.

La Risurrezione di Cristo è una nuova creazione

La Liturgia sira saluta la Risurrezione di Cristo come l’aurora novella di un giorno nuovo che viene per dissipare le tenebre dell’antica notte che pesava sull’umanità e far splendere l’aurora senza fine, illuminata dall’astro della fede e dal sole della carità e dell’amore. Questa idea è messa in rilievo in molti testi, come i seguenti:

"La prima Domenica, che è il primogenito dei giorni, la nostra creazione è nata; dalla bontà di Dio suo Creatore, ciò che non era è venuto all’esistenza.

In questo giorno fu creata la luce, e le tenebre furono dissipate, per permettere ad ogni essere di venire all’esistenza e di rivestire la somiglianza e l’ornamento d’ogni bellezza.

La nostra umanità è stata rinnovata e la creatura è stata di nuovo ricreata tramite una seconda generazione, quella del Battesimo.

Le tenebre dell’ignoranza si sono dissipate e allontanate da noi; siamo stati illuminati dalla luce della Santa Trinità, nella persona del suo Capo dei viventi, lui, il Maestro della gloria, che è morto nella carne per vivere secondo lo Spirito".

Il contrasto dei giorni trascorsi con la gloria odierna fa ancora meglio risaltare lo splendore di questo giorno.

Ieri si vedevano sulla santa umanità di Cristo le devastazioni causate dal peccato. Tutte le sofferenze della Passione non erano altro che il sigillo impresso dal peccato sulla carne del Salvatore. Oggi, questa orrenda scena del Golgota si è trasformata in un trionfo. Cristo confonde i suoi avversari e tutti i suoi aguzzini, essendo ormai al riparo dai loro oltraggi; le stimmate delle loro brutali aggressioni non sono altro che cicatrici che mettono in rilievo il trionfo del Maestro:

"Oggi è stata rinnovata ogni natura che era invecchiata dalla concupiscenza dell’albero.

Oggi il Gigante ha spogliato i tesori del potente e riportato il bottino.

Oggi la cattività che durava da secoli ha messo fine e il canto del ritorno è stato udito nella gioia.

Oggi la tristezza ed i pianti della notte che avevano oppresso i discepoli, si sono dissipati.

Oggi la voce dei messaggeri della pace e araldi della gioia fa udire a Sion questo grido: ‘Alzati, città della Redenzione, e vestiti della forza del braccio del Signore!’ ".

Questi e altri benefici della festa di Pasqua li troviamo espressi con forza nel seguente Sedro [preghiera sacerdotale] , cantata nella notte pasquale:

"In questo giorno, o amati, i nostri pensieri esultano, i nostri sensi sussultano e noi così esprimiamo la nostra gioia: ‘Salve, aurora nuova che hai dissipato l’antica notte!
Salve, primogenito dei giorni che adorni i due mondi!
Salve, fiore della risurrezione che hai fatto precipitare la morte mortifera d’Adamo!
Salve, domenica santa della risurrezione che rallegri i provati, doni coraggio agli afflitti e consoli i rattristati!
Salve, alba radiosa che nessun crepuscolo rattristerà!
Salve mattino splendente che la sera non sfiorerà più!’.

Questo giorno chiude il ciclo delle sofferenze, e le cose di questo mondo sono trasformate in celesti. Ieri il Pastore era colpito e le pecore erano disperse; oggi esse si raccolgono con gioia e allegrezza.[ ...] Oggi la strada del sepolcro rimbomba di messaggi, il colle del Golgota è pieno di tristezza. Oggi la sentinella esclama: è terribile, è caduta la Babilonia dei giganti, e lo sheol dei morti è stato devastato.[. ..] Oggi il piedistallo della morte è crollato e la sua corona è stata ridotta in polvere. Oggi, con San Paolo, il narratore delle cose celesti, noi possiamo dire: ‘Ieri sono stato crocifisso con Cristo, oggi sono glorificato con lui; ieri, ero sepolto con lui, oggi io risuscito con lui. Avendo avuto bisogno che Dio muoia nella carne, con lui noi siamo morti, con lui siamo stati purificati, con lui siamo risuscitati; e noi lo glorifichiamo, lui e suo Padre e il suo Spirito Santo! Amen".

Aprile, mese dell’antica e della nuova creazione

La Liturgia sira è rimasta molto vicina alla terra e alle diverse trasformazioni con il passare dei giorni, delle settimane e delle stagioni. Di questo abbiamo avuto una prova in quello che abbiamo detto sull’istituzione delle Feste mariane a carattere agricolo.

Ne vogliamo segnalare qui un altro elemento segnalato da Sant’Efrem Siro, il grande Dottore mariano di questa Chiesa. Tra la sua sconfinata opera poetica ci è pervenuto un Inno [Madrosho] che è cantato tuttora nell’Ufficio festivo della Domenica di Pasqua.

Egli si sofferma sul mese d’Aprile, da lui considerato insieme il mese della prima creazione in Paradiso e quello della seconda creazione realizzata da Cristo tramite la sua Risurrezione. Parlando di quest’ultima, egli associa anche l’evento della sua concezione per mezzo di Maria, facendo della Madre del Risorto la testimone della sua discesa sulla terra e della sua Risurrezione il giorno della Pasqua.

Di questo inno, composto dal Sant’Efrem per essere cantato alla fine del digiuno, riportiamo le seguenti strofe:

"Gloria a te, o Cristo, all’inizio del nostro digiuno e anche ora alla sua fine.

Ecco Aprile carico di frutti che rimanda i digiunatori alla terra delle delizie, che toglie dalla spalla di quanti hanno faticato e vegliato il giogo del digiuno: uomini e animali, egli li rimanda al loro cibo; o fratelli, mangiando, non rassomigliamo agli animali; non è perché il mangiare ci è permesso che dobbiamo commettere eccessi di gola: il nostro digiuno era fatto con misura, che il nostro piacere sia regolato, o voi fratelli che potete capire.

Signore benedetto, regalami qualcosa della tua ricchezza in questo mese che arricchisce tutto; in Aprile i tuoi doni sono sparsi su tutto: i monti sono ricolmi e decorati di erbe, i campi di semi, il mare di vita e la terra di frutti, le alture di luci splendidi e le profondità di corolle: Aprile orna la terra della sua bellezza e la festa di Aprile adorna la santa Chiesa.

Aprile intreccia alla terra un abito di tutti i colori e la natura è vestita di un abito di fiori, tappezzata di rose; la madre di Adamo per la festa di Aprile riveste un mantello non confezionato da mani di uomo; essa si rallegra perché il suo Signore è disceso e ha innalzato suo figlio: la terra ha due feste e si è rivestita di due ornamenti nello stesso tempo: quello del suo Signore e quello di suo figlio.

In Aprile il Signore è sceso dalle alture e Maria lo ha accolto; in Aprile egli è risuscitato e si è elevato, e anche Maria lo vide, lei che si era accorta che era disceso negli abissi della morte; e anche, per prima, lei lo vide risuscitato; ora alture e profondità vedono il nome di Maria. Benedetto sei, Aprile, per aver visto il concepimento, la morte e la risurrezione di nostro Signore.

Signore, nella tua misericordia ci siano dati mesi di gioia; e che anni fortunati ci siano prodigati nella pace, Signore: Aprile e i suoi fiori, Maggio ed i suoi gigli, Giugno i suoi fasci di spighe, Luglio ed i suoi covoni di grano, Agosto e Settembre con i loro canestri di grappoli, Ottobre, al frantoio, doni appuntamento a Novembre suo compagno, Dicembre e Gennaio per il riposo; Febbraio e Marzo per il digiuno. Gloria a te, Signore".

Apparizione di Cristo Risorto alla Madre

Come si è visto, Sant’Efrem fa allusione all’Apparizione del Risorto alla Madre, sostenendo anche che lei fu la prima a vederlo. Questa opinione, non suffragata dai racconti evangelici, è frequente nella tradizione orientale in generale e sira in particolare. Il documento più antico che si può addurre in proposito è quello di Taziano, apologeta del secolo II dopo Cristo, autore del Diatessaron, o Vangelo Concordato. Nel commento che ne ha fatto Efrem Siro (+ 373), vediamo che l’Apparizione di Gesù alla Madre va da sé, anche se la Madonna è confusa con Maria Maddalena di cui parla Giovanni [cfr. Gv 20, 1-18]. Riferendosi invece alla risposta di Cristo alla Madre a Cana ["Il mio tempo non è ancora giunto" (Gv 2, 4)] e rintracciandovi una certa resistenza di Gesù, Efrem ne trova un parallelo nel rifiuto del Risorto di lasciarsi toccare.

La liturgia siro-occidentale ci offre altre testimonianze al riguardo. In una strofa cantata nei Vespri, l’Autore anonimo così dice:

"La Domenica, Maria corse al sepolcro dell’Unigenito, piangendo e versando lacrime sul figlio ucciso dai cattivi. Vide però il Sepolcro vuoto ed un Angelo seduto di lato. Questi aprì la bocca ignea e annunciò gioioso alla tutta benedetta: ‘Il Figlio del Re è risuscitato, egli siede alla sua destra e gli spiriti eccelsi cantano al Dio risuscitato dal sepolcro: Tu sei benedetto!’".
In un altro Inno cantato nell’Ufficio notturno, si sostiene che Maria si reca al sepolcro con le altre donne:

"Maria e le compagne giunsero al Sepolcro vivificante; videro quindi un Angelo che disse loro: ‘Cristo è risorto con gloria dai morti!’".

La Domenica, al mattino, Maria si reca al Sepolcro con le compagne piangendo. Il Signore allora apparve a loro e disse: ‘La pace sia con voi! Sono io, non temete; andate e annunciate ciò ai miei discepoli!’".

Testimonianza dell’iconografia

La pia credenza ha trovato una sua espressione iconografica in Oriente e in Occidente. L’iconografia orientale è rimasta legata all’immagine delle donne mirofore [portatrici di aromi] che si recano con i profumi al Sepolcro la mattina della Domenica. Questa immagine è per gli Orientali l’unica ammessa per il fatto storico della Risurrezione. Vi sono rappresentate due o tre donne che si recano al Sepolcro sul quale siedono uno o due Angeli; a loro ap-pare il Risorto raffigurato dicendo: "Noli me tangere", e anche "Chairete" o "Salve". Una delle donne non è altro che la Madonna, resa riconoscibile spesso con le iniziali del suo nome MPHY [ossia Meter Theou o Madre di Dio], ma anche dal nimbo che le circonda il capo, dai suoi vestiti tradizionali presenti in tutte le immagini che la riguardano, e anche dalle tre stelle disegnate sulla sua fronte e sulle sue spalle quali simboli della perpetua verginità.

Una delle prime immagini conosciute si ritrova nel Battistero di Dura-Europos e risale all’anno 230 circa. Poi viene un pannello della porta istoriata di Santa Sabina a Roma, del secolo V. Al secolo VI appartengono importanti monumenti, come un mosaico di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna e alcune ampolle, dette di Monza, provenienti dalla Terra Santa. A quello stesso VI secolo [e più precisamente all’anno 586, data della copia del libro in lingua sira] appartiene una miniatura del cosiddetto "Vangelo di Rabbula", contenente, fra l’altro, due immagini: quella superiore raffigura una Crocifissione in cui Maria è la sola nimbata fra le donne; nella scena inferiore si vedono ai lati del Sepolcro custodito dai soldati due diverse scene: a sinistra un Angelo seduto che saluta due donne in piedi; a destra Cristo in piedi e vestito di bianco che benedice con la mano destra alzata due donne cadute a terra davanti a lui: nelle due scene la Madonna è riconoscibile dal nimbo dorato posto attorno al capo.

George Gharib






È convinzione della Chiesa orientale che la Vergine non abbia dovuto essere esclusa dal privilegio delle pie donne e sia stata forse la prima a vedere il Figlio risorto» (G. Gharib, Le Icone festive della Chiesa ortodossa, Milano 1985, pag. 186).

Ma anche nella tradizione latina, stando alla testimonianza di san Girolamo di Stridone (347-420 circa), Maria, dopo l’Ascensione del Figlio, «conversatur autem cum testibus sanctae resurrectionis et ipsa testis»(Epistola 9,4 in Patrologia Latina 30,129; cf n. 3-4, col. 128-130): «ella, in verità, conversa con i testimoni della santa risurrezione, ed è essa stessa la prima testimone della risurrezione» .

sabato 21 aprile 2018

La domenica delle Mirofore..Dal mio Archivio anno 2013


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Nella domenica delle Mirofore restiamo ancora dentro la certezza pasquale che l’  inferno è stato annientato. I morti sono risuscitati e Cristo è IL Datore di vita. La Resurrezione segno della Grande Misericordia e la Resurrezione come dono totale alla nostra fragilità e alla nostra debolezza. .Eppure nessuno della cerchia degli apostoli , nessuno del gruppo dei settanta , nessuna delle donne sembra attendere la Resurrezione. Non avevano capito? Non avete bene inteso? Avete pensato che fosse una fabula ..una consolazione psicologica da parte  del Maestro?
 
Nessuo di loro attende la Resurrezione ed infatti
 
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. [2]Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. [3]Esse dicevano tra loro: "Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?".[
 
Ma il sepolcro era vuoto e si presero e subirono il rimprovero dell’ Angelo
 
Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E' risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. [7]Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea
 
Ed allora il messaggio e l’ annuncio angelico è radicale e spiazza ogni nostra dinamica di vita…  Se ancora –stupidamente - cerchiamo solo il Crocifisso in quanto e perché tale…  Egli non è più ..non c’è..   Il crocifisso è stato come dire superato,, reso penultima puntata e non più ultima dall’ evento definitivo, totale, ultimativo della Resurrezione per un nuovo inizio e per un nuovo incontro ,
 
.......per la ricapitolazione generale e totale della Parousia del Risorto il cui primo luogo, il cui tempo iniziale sta in Galilea dove egli è già giunto,ci attende perché ci ha preceduti .Egli ha preceduto ,è andato avanti verso la Galilea delle genti,verso i gentili,verso di noi ,appunto precedendo il residuo santo dello stesso israele che pur nella sequela al suo Rabbì ancora non si era aperto allo evento della resurrezione e gli stessi apostoli si aprirono all  ’annuncio della resurrezione solo dopo che venne verificata la testimonianza( oltremodo spiazzante..    oltremodo atipica…   delle donne mirofore ,della loro paura ,del loro timore, del loro sepolcro vuoto    …
 
Ecco siamo chiamati a non dimenticare mai che Egli è Risorto e ci precede sempre in Galilea e noi suo popolo e sua gente ne invochiamo con gemiti totali il suo ritorno, la sua parousia  …il Nostro continuo grido Signore Non tardare     ..
 
Il Signore non tarderà e verrà a sconfiggere le tenebre,i principati e i poteri e le potenze del maligno e della malvagità e ne farà ancora una volta corteo di prigionieri al suo carro trionfale  di vittoria e in ultimo e per ultimo sconfiggerà l’ultimo nemico che è la morte  e l'anticristo che è il figlio legittimo dell'ampklesso osceno tra diavolo e morte  ed allora avendo tutto riconquistato, tutto riconciliato e tutto unito ,tutto egli presenterà al Padre nello Spirito affinchè il mistero e l’evento di Dio tre volte santo sia tutto in tutti

domenica 15 aprile 2018

Dichiarazione dei Patriarchi di Antiochia Greco-Ortodosso, Siro-Ortodosso e Greco-Melkita Cattolico sull'attacco a Damasco

 
 Damasco, 14 aprile 2018


Dieu est avec nous ; écoutez toutes les nations et soumettez-vous !


Noi, i Patriarchi: Giovanni X°, Patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l'Oriente, Ignazio Aphrem II°, Patriarca Siriaco Ortodosso di Antiochia e di tutto l'Oriente, e Giuseppe Absi, Patriarca Melchita-greco cattolico di Antiochia, Alessandria e Gerusalemme, condanniamo e denunciamo la brutale aggressione che ha avuto luogo questa mattina contro il nostro prezioso Paese, la Siria, da parte degli Stati Uniti, dalla Francia e dal Regno Unito, con l'accusa secondo cui il governo siriano avrebbe usato armi chimiche. Leviamo le nostre voci per affermare quanto segue:
1. Questa brutale aggressione è una chiara violazione delle leggi internazionali e della Carta delle Nazioni Unite, perché è un assalto ingiustificato a un paese sovrano, membro dell'ONU.
2. Ci provoca grande dolore che questo attacco provenga da Paesi potenti a cui la Siria non ha causato alcun danno in alcun modo.
3. Le accuse degli Stati Uniti e di altri paesi secondo cui l'esercito siriano starebbe usando armi chimiche e che la Siria è un Paese che possiede e usa questo tipo di arma, sono affermazioni ingiustificate e non supportate da prove sufficienti ed evidenti.
4. Il tempismo di questa ingiustificata aggressione contro la Siria, quando la Commissione internazionale indipendente di inchiesta stava per iniziare il suo lavoro in Siria, mina il lavoro di questa commissione.
5. Questa aggressione brutale distrugge le possibilità di una soluzione politica pacifica e porta a un'escalation e a maggiori complicazioni.
6. Questa ingiusta aggressione incoraggia le organizzazioni terroristiche e dà loro lo slancio per continuare nel loro terrorismo.
7. Chiediamo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di svolgere il suo ruolo naturale nel portare la pace piuttosto che contribuire all'escalation delle guerre.
8. Facciamo appello a tutte le Chiese dei Paesi che hanno partecipato all'aggressione, perché adempiano ai loro doveri cristiani, secondo gli insegnamenti del Vangelo, e condannino questa aggressione, richiamando i loro governi a impegnarsi per la protezione della pace internazionale.
9. Salutiamo il coraggio, l'eroismo e i sacrifici dell'Esercito Arabo Siriano che coraggiosamente protegge la Siria e fornisce sicurezza alla sua popolazione. Preghiamo per le anime dei martiri e per il riabilitazione dei feriti. Siamo fiduciosi che l'esercito non si piegherà davanti alle aggressioni terroristiche esterne o interne, ma continuerà a combattere coraggiosamente contro il terrorismo fino a quando da ogni centimetro della terra siriana sarà sradicato il terrorismo. Allo stesso modo, lodiamo la coraggiosa posizione di Paesi che sono amichevoli nei confronti della Siria e della sua popolazione.
Offriamo le nostre preghiere per la sicurezza, la vittoria e la liberazione della Siria da ogni tipo di guerra e terrorismo. Preghiamo anche per la pace in Siria e in tutto il mondo e chiediamo di rafforzare gli sforzi della riconciliazione nazionale per proteggere il paese e preservare la dignità di tutti i Siriani.
 
http://oraprosiria.blogspot.it/2018/04/dichiarazione-dei-patriarchi-di.html

sabato 14 aprile 2018

Dal mio Archvio (citazione dal web) per la Domenica di Tommaso




Domenica del rinnovamento. I temi: la porta chiusa eppure violata ('Non ti hanno resistito, o Cristo, né le 

porte della morte, né i sigilli della tomba, né i serrami alle porte della casa') / il terribile toccare ('Con la 

sua destra indiscreta Tommaso ha esaminato, o Cristo Dio, il tuo vivificante costato' 'Chi impedì che la 

mano del discepolo si fondesse, quando l'accostò al fianco infuocato del Signore? Chi le diede l'ardire e 

la forza di tastare ossa fiammeggianti? Fu il costato stesso che egli toccò. Se quel costato non avesse 

trasmesso il potere a una destra di fango, come avrebbe potuto toccare il segno dei patimenti che 

avevano scosso le regioni superiori e inferiori?') / la primavera ('Oggi è la primavera delle anime, perché 

Cristo dalla tomba come il sole il terzo giorno ha brillato, fugando il cupo inverno del nostro peccato' 'La 

regina delle stagioni, splendidamente scortando il fulgido re dei giorni, delizia l'eletto popolo' 'Oggi esala 

profumo la primavera, e la nuova creazione danza. Oggi sono tolti i serrami delle porte e dell'incredulità') 

[dai tropari della Liturgia]

La domenica di Tommaso di noi cristiani ortodossi attraverso il venerato ieromonaco eremita cristiano ma non in comunione (purtroppo...) con noi cristiani ortodoss








"Dio ama ognuno di noi con una profondità e intensità che non possiamo neppure immaginare. Egli ci conosce intimamente, conosce ogni nostra capacità ed ogni nostro errore. Poiché egli ci ama così tanto, egli desidera purificarci dai nostri errori e rafforzare le nostre virtù così che possiamo avere vita in abbondanza. Quando ci richiama perché qualche cosa nelle nostre vite dispiace a lui, non ci rifiuta, ma ci chiede di cambiare e divenire più perfetti. [...] Dio non rifiuta nessuno. E la Chiesa non rifiuta nessuno. Tuttavia, nel suo grande amore, Dio sfida ciascuno di noi a cambiare e diventare più perfetti."

sabato 7 aprile 2018

Diocesi Ortodossa Romena in Italia-Vescovo Siluan.. Vezi harta interactivă a parohiilor ortodoxe românești din Italia » Lettera Pastorale nella Gloriosa e Luminosa Solennità Della Resurrezione del Signore Anno della salvezza 2018


 

Metropolia Ortodossa Romena Europa Occidentale e Meridionale Lettera Pastorale Pasqua 2018 Metropolita Josif


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Sans la Croix, point de Résurrection !

LETTRE PASTOR LE POUR LA RÉSURRECTION
DU SEIGNEUR 2018
À TOUT LE CLERGÉ, AUX MOINES ET AU PEUPLE ORTHODOXE
DE TOUT L’ARCHEVÊCHÉ

« Celui qui a connu le mystère de la croix et du tombeau, a connu les raisons des figures et des créatures. Mais celui qui a été initié à la puissance ineffable de la Résurrection a connu le but dans lequel, au commencement Dieu a constitué toutes choses »[1]


Très-Révérends et Révérends Pères,
Révérendes Mères,
Frères et Sœurs bien-aimés,

Le Christ est ressuscité !

Le mystère de la Passion, de la Souffrance et de la Crucifixion de notre Seigneur Jésus Christ, nous ne le pouvons vivre et comprendre que dans le mystère de Sa mort sur la Croix, puis dans celui de Son relèvement du tombeau, c’est-à-dire de Sa Résurrection d’entre les morts.
L’offrande que le Seigneur Jésus Christ nous apporte par sa Résurrection des morts est ineffable. Elle relève, non de cette vie éphémère, mais de ce qui est éternel et incorruptible, intemporel et céleste : c’est pour cela que nous recevons le Seigneur en plein cœur de la nuit, les mains pleines de lumière et le cœur disposé à L’accueillir, les portes de notre âme grand ouvertes, sachant bien qu’Il a vaincu les ténèbres les plus redoutées par l’homme : la mort !
Pour devenir participants à Son œuvre, nous Le recevons par le jeûne et la prière, sachant que c’est par ses Souffrances et sa Passion que nous sont parvenus la miséricorde d’En-Haut et l’amour du Père céleste.
Nous Le recevons, assoiffés de vie, impuissants que nous sommes à nous réconcilier avec la mort, qui est également devenue pour nous le plus lourd fardeau. Ce fardeau, le Seigneur est venu Lui-même le soulever de nos épaules : Il est venu mourir de notre mort et ouvrir pour Lui-même la porte de notre âme, ce qui fit dire au Bienheureux Augustin : « Tu nous as faits pour Toi, Seigneur, et notre cœur est sans repos tant qu’il ne demeure en Toi »[2].
Crucifiés par nos passions et notre péché, par nos asservissements, nous L’attendons et Le recevons, comme Il nous en conjure : Venez à Moi, vous tous qui êtes fatigués et chargés, et Je vous soulagerai [3], sachant bien que personne ni rien de ce monde ne peut nous en décharger, sinon Lui seul, le Ressuscité. Comme se dissipe la fumée, comme fond la cire en face du feu [4], c’est ainsi que depuis la nuit de la Résurrection jusqu’à présent, face à sa Croix et son Tombeau vide, périssent également en nous les péchés et passions que nous Lui révélons et que nous déposons à ses pieds.
Nous Le recevons désespérés, car la mort ne semble pas nous laisser hors de ses filets, ni nous ni nos enfants ni ceux qui nous sont chers, mais voilà qu’aujourd’hui, elle est contrainte de relâcher sa proie la plus convoitée : notre vie !
Nous Le recevons l’âme enténébrée, presque aveuglés par ce péché que nous chérissons tant, bien qu’il nous aveugle, mais que Lui pulvérise en un instant sur la Croix, tout comme celui du larron repentant crucifié à sa droite. En un mot, le Crucifié nous ouvre les portes de sa miséricorde dispensatrice de lumière, nous arrachant aux ténèbres. « Maintenant tout est empli de lumière, le ciel, la terre et les enfers »[5].
Nous Le recevons et L’attendons chargés des soucis du monde qui se sont accumulés dans nos cœurs, et que Lui nous demande de déposer aux pieds de sa Croix, puis à chaque célébration de la Divine Liturgie : « déposons tous les soucis du monde », abandonnons-les à ses soins, Il les portera tous avec nous.
Nous Le recevons imprégnés de doutes quant à ce que nous sommes et à ce que nous devenons dans ce monde où nous vivons. Quant à Lui, Il nous charge de Le recevoir, de nous approcher de Lui et de nous abandonner à sa volonté : osons, car, dit-Il, J’ai vaincu le monde[6].
Nous Le recevons accablés de souffrances qui font croître en nous la peur de la mort et de la solitude, mais celles-ci également, Il les prend sur ses épaules avec la Croix. Mon Dieu, mon Dieu, pourquoi M’as-Tu abandonné ? [7] Depuis ce cri qu’Il a laissé retentir sur la Croix, il n’existe plus de solitude pour celui qui L’appelle par son Nom, comme Lui-même, face à la mort, appela le Père, qu’Il a rapproché de nous pour l’éternité, nous qui de fait L’avions abandonné. Le Verbe incarné, humainement, a parcouru avec nous le chemin de la solitude face au mal et à la mort qu’Il n’avait pas créés[8].

Frères et sœurs bien-aimés,
Nous attendons et recevons le Christ Crucifié et Ressuscité, imbus de nous-mêmes, sans même voir notre prochain qui gît dans l’oubli. Or le Seigneur nous ouvre yeux et oreilles afin de voir et entendre notre prochain comme notre frère. « On disait alors d’un esclave qu’il est aprosôpos, “sans visage”. Et voici que “le plus beau des fils des hommes” n’est plus que cet esclave torturé qu’on voit d’autant moins qu’on le torture, qu’on torture d’autant plus qu’on le voit moins. Ainsi s’est-Il iden­tifié, pour quelle mystérieuse consolation, et surtout pour nous appeler à les voir, à tous les “sans-visage” du monde, ceux qu’on frappe pour voler leur âme, ceux qu’on contraint à d’épuisants travaux, ceux qu’on désire sans les aimer »[9]. Car J’étais affamé et vous M’avez donné à manger ; J’étais assoiffé et vous M’avez donné à boire ; étranger et vous M’avez accueilli ; nu et vous M’avez revêtu ; malade et M’avez rendu visite ; prisonnier et vous êtes venu vers Moi… En vérité, Je vous le dis, toutes les fois que vous avez fait cela à l’un de ces plus petits de mes frères, c’est à Moi que vous l’avez fait [10].
Nous recevons le Christ, l’esprit imprégné de ce monde soumis à la mort, tandis que Lui l’élève vers la beauté qu’Il y a cachée par la création, qui de plus se reflète – si nous ne les détruisons pas de notre propre liberté – dans toutes les créatures qui nous entourent : le ciel, la terre, le soleil et la lune, les étoiles et les nuages, les oiseaux et les animaux sauvages, les insectes et toutes les espèces d’eau douce et de la mer, toutes créatures surpassées cependant par la beauté de l’homme, créé à Son image et à Sa ressemblance.
Nous L’attendons et Le recevons, les yeux pétris du jugement que nous portons sur notre prochain à qui nous imputons toute la faute de ce monde. Or le Christ Seigneur, en se chargeant de notre faute, nous amène à voir la vérité et à nous charger nous aussi du fardeau de notre prochain, à porter ses fautes comme si c’était les nôtres, à Son exemple. « Si le Christ a daigné prendre le visage de chaque pauvre et s’Il s’est Lui-même assimilé à tout pauvre, c’est dans ce but : c’est pour que nul parmi ceux qui croient en Lui ne s’élève au-dessus de son frère et que chacun, considérant son frère et son prochain comme son Dieu, s’estime inférieur par rapport à son frère comme par rapport à Dieu qui l’a fait, et qu’ainsi il l’accueille comme Lui, l’honore et épuise toutes ses ressources pour son service comme le Christ notre Dieu a versé tout son sang pour notre salut »[11].
Nous L’attendons et Le recevons ensevelis dans nos pensées, incertitudes et craintes. Lui nous relève et nous ressuscite par son amour et sa confiance en l’homme, en nous : Il nous étreint amoureusement contre Son sein, comme une mère qui enserre son enfant nouveau-né, lui procurant toute la chaleur qui peut le maintenir en vie, avec la confiance que peut-être en lui croîtra également l’amour, bien que, en dehors des bras de ses parents, tout ne soit pour lui qu’hostilité.
Pourtant, frères et sœurs bien-aimés, nous Le recevons en même temps foisonnants d’espoir. À notre tour, à la suite des Apôtres à qui le Seigneur avait demandé pourquoi ils ne L’avaient pas quitté – comme beaucoup d’autres de son entourage le firent, égarés qu’ils étaient de L’avoir entendu promettre comme nourriture et breuvage pour la vie éternelle son Corps et son Sang –, nous disons : Seigneur, auprès de qui nous en irons-nous ? Tu as les paroles de la vie éternelle. Et nous avons cru, et nous avons connu que Tu es le Christ, le Fils du Dieu vivant[12].
Nous L’attendons et Le recevons avec amour, notre étroit amour humain, éprouvé et blessé par tous les échecs que nous rencontrons dans notre vie, mais qui grandit dans l’amour de la Mère de Dieu qui, également en notre nom, reçut en son sein le Fils de Dieu qui par elle se fit homme. Par l’amour maternel de la Mère de Dieu, notre amour à nous grandit également ; aussi nous remplissons-nous, à sa suite, de l’amour du Christ ressuscité. Comment le Christ-Dieu en tant qu’homme aurait-Il pu grandir sans l’amour humain de sa Mère ? Comment pourrions-nous grandir, nous les hommes, dans l’éternité, sans l’amour divin du Dieu-Homme qui par ses Souffrances et sa Croix et par la force de son amour a vaincu pour nous la mort et nous a inondés de lumière ?

Fidèles bien-aimés,
Je prie le Christ-Seigneur qui nous a relevés, nous a fait passer de la mort à la vie en nous confiant que ce n’est pas la Croix que nous devrions redouter – car sans la Croix, point de Résurrection –, de conduire vos pas sur les sentiers de la vie en vue de toute œuvre bonne et de vous bénir !

Le Christ est ressuscité !

Votre intercesseur en vue de tout bien,

† Le Métropolite Joseph
Paris, Pâque 2018



[1] Saint Maxime le Confesseur, Centuries sur la Théologie, 1, 66, PG 91, 1152.
[2] PL 32, 662.
[3] Mt 11, 28.
[4] Ps 67, 3.
[5] Canon pascal, 3e ode.
[6] Jn 16, 33.
[7] Mt 27, 46 et Mc 15, 34.
[8] Cf. Olivier Clément, Christ est ressuscité, Desclée de Brouwer, Paris 2000, pp. 39-40.
[9] Ibid. p. 40.
[10] Mt 25, 34-40.
[11] Saint Syméon le Nouveau Théologien, Chapitres théologiques, gnostiques et pratiques, 3, 96, Cerf, SC no 51 bis, Paris, 1996, p. 111.
[12] Jn 6, 68-69.


6 Avril 2018


testo in lingua romena 
 http://www.mitropolia.eu/ro/stiri/1899/scrisoarea-pastorala-a-inaltpreasfintitului-parinte-mitropolit-iosif-la-praznicul-invierii-domnului-2018.htm
 

Messaggio di S.S. il Patriarca Ecumenico Messaggio Patriarcale per la Santa Pasqua 2018




B A R T O L O M E O
PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA GRAZIA, PACE E MISERICORDIA
DA CRISTO GLORIOSAMENTE RISORTO

***

Fratelli e Figli amati nel Signore,
L’esperienza della Resurrezione di Cristo, della suprema salvifica vittoria della Vita sulla Morte, è il nocciolo della fede, del culto divino, dell’ethos e della cultura del popolo ortodosso di Dio, portatore del nome di Cristo. La vita dei fedeli Ortodossi, in tutte le sue manifestazioni e dimensioni, è imbevuta e si nutre della fede nella Resurrezione, costituisce una Pasqua quotidiana. Questa esperienza pasquale non è semplicemente un ricordo della Resurrezione del Signore, ma anche un modo di vivere del nostro personale rinnovamento e una solida certezza riguardo alla fine escatologica di tutte le cose.
Soprattutto nella Liturgia Eucaristica, che è legata indissolubilmente con “l’adunanza e il santo giorno” della Domenica, la Chiesa Ortodossa festeggia questa esistenziale partecipazione alla Resurrezione di Cristo e l’assaggio pratico delle benedizioni del Regno di Dio. Colpisce il carattere pasquale e gioioso della Divina Eucarestia, la quale si celebra sempre in una atmosfera di letizia e allegria e raffigura il finale rinnovamento delle cose che realmente esistono, la gioia completa, la pienezza della vita, la futura sovrabbondanza dell’amore e della conoscenza.
Si tratta della visione redentrice del presente alla luce della Cose Ultime e del potenziale cammino verso il Regno, della relazione indistruttibile e del tessere insieme della presenza e del carattere escatologico della salvezza in Cristo dell’uomo e del mondo, che dà alla vita ecclesiastica un potenziale unico e funziona per i fedeli come uno stimolo per una buona testimonianza nel mondo. Il fedele Ortodosso ha un motivo particolare e un forte movente per combattere contro il male sociale, perché vive intensamente l’antitesi tra le Coste Ultime e i dati storici ogni volta. Dal punto di vista Ortodosso, il servizio filantropico, l’aiuto al fratello privo del necessario, secondo il Principio: “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, (Mt. 25,40) e l’amore tangibile del Buon Samaritano (v. Lc. 30,37), e in accordo anche con il Paterikon: “Conduci naturalmente colui che è prossimo, il bisognoso, e procedi spontaneo per aiutarlo” (Isidoro di Peliusio), costituiscono una conseguenza e una espressione dell’ethos eucaristico della Chiesa, rivelazione che l’amore è la quintessenza esperienziale della vita in Cristo, nel presente e nel Regno delle Cose Ultime.
In tale nesso si comprende anche il fatto che la vita liturgica nella Chiesa Ortodossa viene mossa dalla vita della “comune salvezza”, del dono “della comune libertà” e del “comune Regno” e dall’attesa della “comune resurrezione”. Prevalgono il “noi”, la comunità della vita, la com-partecipazione e l’essere insieme, l’identità santificante della libertà in Cristo, con l’amore sacrificale e glorificante. Questo è anche il messaggio sconvolgente dell’immagine tutta splendente della Resurrezione, della Discesa di Cristo agli Inferi. Il Signore della gloria, scendendo nei sotterranei della terra e spezzando le porte dell’Ade, sorge vincitore e splendente dalla tomba e non solo portando il labaro della vittoria, ma insieme con Adamo ed Eva, risorgendo insieme, tenendoli a sé, e rendendoli forti e nella loro persona, tutto intero il genere umano e l’intero creato.
Il Vangelo della Resurrezione, della “comune festa di tutti”, dell’Amore potentissimo che ha distrutto il potere della morte, risuona oggi in un mondo di ingiustizia sociale che avanza fieramente, d’indebolimento della persona umana, in una terra come Golgota universale di profughi e di migliaia di bambini innocenti. Annuncia dal profondo che, davanti a Dio, la vita degli uomini ha un valore assoluto. Proclama che le sofferenze e le sventure, la croce e il Golgota, non hanno l’ultima parola. Non è possibile che i crocifissori trionfino sulle loro tragiche vittime. Nella Chiesa Ortodossa, la Croce si trova al centro della misericordia, non è tuttavia l’ultima realtà, ciò che delimita anche il segno finale dell’orientamento della vita della Chiesa. Il significato sostanziale della Croce è che costituisce una via verso la Resurrezione, verso la pienezza della nostra fede. Su queste basi, come Ortodossi esclamiamo: “Ecco, è giunta attraverso la Croce la gioia in tutto il mondo”. È caratteristico che nell’Ortodossia, la Funzione della Passione non sia deprimente, ma Croce e Resurrezione insieme, in quanto la Passione si approccia e si vive per mezzo della Resurrezione, la quale è “lavacro della tristezza”. Per la sensibilità Ortodossa, il legame saldo di Croce e Resurrezione è incompatibile con ogni forma di fuga interna verso misticismi o verso un pietismo autocompiacente, che spesso sono indifferenti alle sofferenze e alle vicissitudini dell’uomo nella storia.
Il messaggio della Croce e della Resurrezione si trova, nella nostra epoca, anche faccia a faccia, tanto con l’arrogante autoesaltazione dell’odierno uomo secolarizzato, razionalista, persuaso dalla strapotenza della scienza, incentrato su se stesso e attaccato alle cose terrene ed effimere, l’uomo privo di desiderio di eternità, quanto anche con la repulsione di tutto l’insieme della Divina Economia dell’Incarnazione e dello “scandalo” della Croce, nel nome della assoluta trascendenza di Dio e del divario incolmabile tra cielo e terra.
In tutto ciò, noi Fedeli Ortodossi, onoratissimi fratelli e amatissimi figli nel Signore, colmi dell’esperienza della Resurrezione abbagliante, prendendo luce dalla luce che non ha tramonto, grati in tutto, pensando alle cose di lassù, avendo quindi ora la caparra e il pegno della pienezza escatologica della Divina Economia, esclamiamo, in Assemblea, il “Cristo è Risorto!”, supplicando che il Signore, il quale ha patito, è stato sepolto ed è risorto, illumini le menti, i cuori e tutta la nostra vita, elevi i nostri passi verso ogni opera buona e rafforzi il Suo popolo nel testimoniare il Vangelo d’Amore “fino ai confini della terra” (At. 1,8), a gloria del Suo nome “che è al di sopra di ogni nome”.

Fanar, Santa Pasqua 2018
+ Il Patriarca di Costantinopoli
Bartolomeo
Fervente intercessore
presso il Cristo Risorto per voi tutti
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venerdì 6 aprile 2018

MESSAGGIO DI SUA EMINENZA REVERENDISSIMA IL METROPOLITA D’ITALIA E MALTA GENNADIOS IN OCCASIONE DELLA SANTA PASQUA 2018


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GENNADIOS
PER MISERICORDIA DI DIO ARCIVESCOVO ORTODOSSO D’ITALIA E MALTA
ED ESARCA PER L’EUROPA MERIDIONALE
A TUTTO IL SACRO CLERO E AL PIO POPOLO
DELLA NOSTRA SACRA ARCIDIOCESI ORTODOSSA D’ITALIA E MALTA

Pio e devoto popolo della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta!
“Festa delle Feste e Solennità delle Solennità” è, secondo San Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli, la Resurrezione del nostro Dio e Signore Gesù Cristo. Cristo non è solo Colui che è risorto dai morti, ma anche Colui che desta i morti.
Questo cambiamento dell’uomo è la più chiara dimostrazione della Resurrezione. L’uomo è destato, risorge con la forza della metanoia, della fede e della speranza.
La resurrezione del corpo e il cambiamento dell’anima sono due punti saldi della nostra Fede: per la resurrezione del corpo non si presenta nessuna resistenza, tuttavia per il cambiamento dell’anima c’è la resistenza della volontà dell’uomo peccatore.
La Resurrezione del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo reca al mondo la dolcezza e la letizia, l’esultanza dell’anima e l’autentica gioia e giubilo, poiché abbiamo il trionfo della vita contro la morte, il trionfo di Cristo contro gl’Inferi, della gioia contro il dolore, della verità contro la menzogna. L’amore e l’unità dominano e, di conseguenza, “I Cieli giustamente si allietino, la terra gioisca, festeggi il mondo, sia visibile che tutto quello invisibile, Cristo, infatti, nostro eterno giubilo, è risorto” (Canone di Pasqua). Gli straordinari e celesti messaggi della Resurrezione siano per tutti noi e per tutti i Fratelli Ortodossi benedizione e grazia, per portare Cristo e Dio, per divenire partecipi della natura divina (cfr. 2 Pietro 1,4), partecipi di Cristo e così mostrarci figli ed eredi del suo Regno.

CRISTO E’ RISORTO! E’ VERAMENTE RISORTO!

Venezia, Santa Pasqua 2018
+ il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta ed
Esarca per l’Europa Meridionale

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